Pfas nell’acqua, un mese di emergenza: a Borgio Verezzi i filtri slittano a fine gennaio

Revocato solo il divieto di Villanova d'Albenga: restano Pietra Ligure, Loano e ora Roccavignale

bottiglia di acqua

Borgio Verezzi. Sono passate cinque settimane da quando, il 23 settembre, il sindaco di Borgio Verezzi ha vietato di bere l’acqua dell’acquedotto comunale per la presenza di Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche. Da allora il divieto si è allargato ad altri comuni del Savonese, uno solo è riuscito a revocarlo, e nel caso più pesante — quello di Borgio — la soluzione tecnica individuata non sarà pronta prima della fine di gennaio.

Dove vale il divieto

A Borgio Verezzi l’ordinanza riguarda l’intero territorio comunale, con l’eccezione di via delle Chiappelle, che è allacciata alla rete di Pietra Ligure. A Pietra Ligure il divieto è scattato il 13 ottobre, anche lì su tutto il territorio, e il 27 ottobre il Comune ha confermato che restano operative ventiquattr’ore su ventiquattro le tre autobotti di viale della Repubblica, via Crispi e via XXV Aprile. A Loano il provvedimento interessa trentacinque utenze di via Costino di Monte Carmelo e via San Damiano, alimentate dai pozzi pietresi. Dal 28 ottobre si è aggiunta Roccavignale, in Val Bormida, con una parte del territorio: lì la rete e il gestore sono altri, e il valore rilevato è di 0,157 microgrammi per litro contro un limite di 0,10.

L’unico caso chiuso è quello di Villanova d’Albenga, dove il divieto, imposto il 13 ottobre, è stato revocato il 20: il pozzo «Fontana Capoluogo» è stato isolato e messo fuori servizio, e la rete è stata alimentata con un’interconnessione sui pozzi Lerrone dell’acquedotto San Lazzaro. A Ceriale non sono state adottate limitazioni.

I filtri, e un collegamento provvisorio con Gorra

A Borgio i nuovi controlli del 13 ottobre hanno confermato valori ancora fuori norma. La soluzione individuata dal gestore Servizi Ambientali è un impianto di filtrazione nell’area Maria Luisa, la stessa dei pozzi da cui è partita la vicenda: un intervento impegnativo non solo da installare ma anche da gestire, viste le concentrazioni rilevate. Il 20 ottobre, in un tavolo tecnico con Acque Pubbliche Savonesi — il futuro gestore unico del servizio idrico —, Sca, il Consorzio per la depurazione delle acque di scarico del Savonese, l’Acquedotto San Lazzaro e i Comuni di Pietra Ligure e Borgio Verezzi, la società ha illustrato tempi e costi. Il sindaco Renato Dacquino ne ha tratto una previsione: l’impianto potrà entrare in funzione entro la fine di gennaio 2027, e non entro fine anno come le indicazioni tecniche lasciavano intendere fino a pochi giorni prima.

Perché i mezzi pesanti con i filtri possano raggiungere l’area, il 22 ottobre la giunta ha confermato l’interesse ad acquisire circa 460 metri quadri di terreni privati necessari ad allargare via Maria Luisa, sottoscrivendo subito dopo un accordo preventivo con la proprietà. Nel frattempo si valuta una soluzione ponte: una condotta provvisoria di collegamento con la rete di Finale Ligure, nella zona di Gorra, da tenere in esercizio indicativamente sei o sette mesi per restituire acqua potabile almeno a una parte del paese. Sono in corso le verifiche su fattibilità tecnica, tempi di posa, costi ed effettiva capacità. «Lavorare da subito su tutte le soluzioni concretamente percorribili, senza attendere il completamento di un intervento per avviarne un altro», è la richiesta che il sindaco dice di aver ribadito al gestore.

Le cause, la salute, i risarcimenti

Sul fronte delle cause Arpal sta costruendo una mappa delle acque presenti sul territorio e dei relativi flussi, con il supporto del Comune, di Servizi Ambientali, dell’Asl 2, dei proprietari di pozzi privati e della Delegazione speleologica ligure, coinvolta per la conoscenza del sottosuolo carsico della zona. Le ipotesi al vaglio, elencate dal sindaco, vanno dall’effetto combinato di siccità e concentrazione delle sostanze nelle acque alle possibili fonti di inquinamento segnalate, fino all’accumulo storico di Pfas e ai limiti della rete idrica locale.

Il 27 ottobre il caso è arrivato al tavolo con la Regione: all’incontro hanno partecipato l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò, il direttore generale dell’area Salute Paolo Bordon, il direttore generale di Ats Liguria Marco Damonte Prioli, la direttrice dell’Area 2 Monica Cirone, la direttrice dell’Igiene degli alimenti e della nutrizione dell’Asl 2 Maria Carlotta Fantino, Dacquino, il consigliere comunale Gabriele Murrighile e l’amministratore delegato di Servizi Ambientali Alessandro Vignola. È stata condivisa la necessità di uno screening sulla popolazione, da concordare con l’Istituto superiore di sanità, e di incontri fra specialisti e cittadini sui possibili rischi per la salute; Regione e Ats si sono impegnate a sollecitare il gestore perché acceleri.

Dall’Asl 2 sono arrivate anche le indicazioni pratiche: l’acqua prelevata dalle autobotti va bollita, per i tempi di permanenza nelle cisterne, e i filtri domestici non autorizzano a derogare al divieto se non sono a carboni attivi ad alte prestazioni o a osmosi inversa. Intanto si è mosso il territorio: a metà ottobre le associazioni del paese, riunite su iniziativa dell’Aba, hanno sottoscritto una lettera aperta a Servizi Ambientali per ottenere il cronoprogramma degli interventi; con le associazioni dei consumatori è stato avviato un tavolo per un protocollo d’intesa che dovrebbe riguardare la trasparenza delle informazioni, le misure per alleviare il disagio degli utenti, l’individuazione dei responsabili dell’inquinamento e la gestione di reclami e richieste di risarcimento, così da evitare il contenzioso giudiziario.

Sul piano politico la vicenda ha prodotto, nelle settimane scorse, atti di quasi tutti i gruppi: l’interrogazione della Lega, quella del Movimento 5 Stelle, la mozione di Alleanza Verdi e Sinistra e la richiesta del Partito democratico di una cabina di regia regionale e di un’indagine ministeriale.

(effe)

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