Villanova d’Albenga. L’acqua del rubinetto torna potabile. Il sindaco Pietro Balestra ha revocato l’ordinanza del 13 ottobre che vietava di bere e cucinare con l’acqua della rete nel capoluogo, nella frazione Coasco e a Borgoverde, dopo che i nuovi controlli hanno dato esito conforme ai parametri di legge, Pfas compresi.
Il divieto era scattato quando il laboratorio Arpal aveva rilevato, nel punto di prelievo «VI449 Fontana Capoluogo», una somma di Pfas di 0,05 microgrammi per litro, contro un limite di legge di 0,02. Nei giorni successivi la società SCA Servizi Comunali Associati ha sezionato e messo fuori servizio quel pozzo, isolando completamente la fonte, e ha realizzato un’interconnessione di rete con un nuovo punto di emungimento dell’acquedotto San Lazzaro, in località Lerrone, la cui acqua risultava già conforme a tutti i parametri.
Il 16 ottobre il personale tecnico del Servizio sanitario locale ha prelevato due campioni, uno alla Fontana Capoluogo e uno al pozzo Lerrone, per verificare l’efficacia delle misure adottate. Gli esiti, analizzati dal laboratorio Arpal, sono arrivati oggi: tutti conformi. Con la stessa nota l’Asl 2, dipartimento di Prevenzione dell’Area sociosanitaria locale, ha chiesto al Comune la revoca del divieto e il ripristino della potabilità nelle zone interessate.
Il Comune aveva nel frattempo imposto all’acquedotto San Lazzaro una serie di prescrizioni: attivare tutte le interconnessioni necessarie, garantire un bypass non inferiore a due pollici e mezzo dotato di contatore, valvola di non ritorno e dispositivi di protezione dalle contaminazioni incrociate, e assicurare l’approvvigionamento alternativo di tutte le utenze comunali spingendo i pozzi Lerrone fino a una portata massima di 40 litri al secondo, in luogo del limite ordinario di 22,2, per la sola durata dell’emergenza. Restano in vigore i campionamenti con analisi dei Pfas a cadenza mensile, o secondo le indicazioni dell’autorità sanitaria, con l’obbligo di trasmettere gli esiti al Comune e all’Asl entro ventiquattro ore e di segnalare immediatamente qualsiasi non conformità.
Resta aperto il fronte più ampio della contaminazione nel Savonese: a Pietra Ligure il divieto di uso alimentare era stato esteso a tutto il territorio comunale, con le autobotti attive giorno e notte, a Borgio e a Loano, dove aveva riguardato trentacinque utenze servite dai pozzi pietresi. Sul caso sono stati presentati atti in Regione e un’interrogazione al ministro della Salute.
