Genova. Selena Candia, capogruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, e il consigliere Jan Casella annunciano la presentazione di una mozione in Consiglio regionale per chiedere il divieto di produzione, impiego e commercializzazione di tutti i Pfas, compreso il Tfa, l’acido trifluoroacetico.
Le richieste contenute nell’annuncio sono diverse. I due consiglieri chiedono controlli prioritari sull’acqua erogata in scuole, asili nido, mense, strutture sanitarie e socio-sanitarie, con forniture alternative sicure per tutta la durata dell’emergenza; di accertare le cause della contaminazione e avviare la mappatura delle possibili fonti di inquinamento; di garantire, attraverso il sistema sanitario regionale, assistenza alle persone esposte, con particolare attenzione alle donne in età fertile. Chiedono inoltre che la Regione sostenga i Comuni liguri rimasti senza acqua potabile e che si sostengano «la ricerca e l’innovazione per riconvertire i processi produttivi verso scelte alternative».
Sul piano sanitario, Candia e Casella affermano che l’acido trifluoroacetico «può causare danni al feto e compromettere la fertilità, interferisce pesantemente col sistema immunitario e col funzionamento della tiroide», e sostengono che il problema riguardi «il nostro territorio e i nostri concittadini, in particolare le donne».
Lo studio dei Verdi europei
L’annuncio si appoggia a uno studio promosso dal gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, fra i cui promotori c’è l’eurodeputata Cristina Guarda, presentato a Bruxelles il 1° ottobre. L’indagine ha analizzato il sangue di 110 volontari di nove Paesi dell’Unione, fra cui l’Italia: il Tfa è risultato presente nel 100 per cento dei campioni, con una concentrazione mediana di 21,2 nanogrammi per millilitro, circa quattro-cinque volte i 4,6 nanogrammi per millilitro misurati per quattro Pfas di vecchia generazione messi insieme. Al prelievo volontario hanno partecipato anche la stessa Candia e Giorgia Parodi, co-portavoce genovese di Europa Verde.
Il Tfa è il più piccolo dei Pfas, e si forma dalla degradazione di sostanze come i gas refrigeranti, alcuni pesticidi e le schiume antincendio. Mentre lo studio era in corso l’Agenzia europea per le sostanze chimiche lo ha classificato come tossico per la riproduzione.
Va precisato che le ordinanze finora adottate nel Savonese — a Pietra Ligure, a Borgio Verezzi, a Villanova d’Albenga e per alcune utenze di Loano — fanno riferimento al superamento del limite di legge per la somma dei Pfas, senza indicare quali composti siano all’origine del dato.
Il caso dei Pfas nelle acque savonesi è già arrivato in Consiglio regionale martedì scorso, con un’interrogazione della capogruppo della Lega Sara Foscolo.
