Politica / Sanità | Il dibattito oggi (9 dicembre) nel Consiglio regionale della Liguria ha riguardato la discussione sul contestato Disegno di legge n. 85, volto a introdurre un riordino complessivo del servizio sanitario regionale, unico punto generico sul quale esiste consenso comune. Il provvedimento si propone di riformare la governance della sanità ligure con l’obiettivo dichiarato di migliorarne l’efficienza, la qualità e la prossimità ai cittadini. Il Consiglio resta diviso e il Ddl emendato domani finirà di essere approvato a maggioranza. Rimasti critici anche i sindacati Cgil e Cisl Liguria che hanno organizzato per mercoledì un presidio di protesta davanti al Consiglio regionale, denunciando l’assenza di un reale confronto sulla riforma sanitaria e sottolineando la carenza di personale e le condizioni difficili in cui operano i lavoratori.
Il presidente della II Commissione Salute, Marco Frascatore (Orgoglio Liguria-Bucci presidente), ha illustrato oggi il Ddl come il culmine di un percorso iniziato con la riforma dell’Azienda ligure sanitaria (A.Li.Sa.). Frascatore ha sottolineato l’intenzione di creare un modello di governance unitaria che veda la Regione in sinergia con due grandi poli pubblici di erogazione: un’unica azienda territoriale e un’unica azienda ospedaliera per l’area metropolitana di Genova. Tale struttura dovrebbe superare la frammentazione storica del sistema, migliorare l’efficacia dell’offerta sanitaria, rispondendo alle esigenze di un territorio piccolo ma con una popolazione in rapido invecchiamento. La riforma prevede inoltre la riduzione del numero di aziende sanitarie per concentrare le risorse e uniformare i servizi sul territorio regionale. Frascatore ha evidenziato come oltre 170 interlocutori istituzionali e categorie interessate siano state consultate durante l’iter in Commissione.
Le critiche alla riforma sono state numerose e articolate, partendo dall’opposizione. Enrico Ioculano (PD), vicepresidente della stessa commissione, ha contestato il metodo e i tempi della riforma, giudicandoli inadeguati per un confronto approfondito. Ha criticato in particolare la centralizzazione decisionale e la scelta della dirigenza senza dati aggiornati sui bisogni della popolazione. Ioculano ha proposto un modello articolato in tre macro-aree sovra-aziendali (Ponente, Area metropolitana e Levante) per mantenere un equilibrio fra centralità e specificità territoriali e ha sottolineato la necessità di superare i commissariamenti nell’edilizia sanitaria e di una transizione digitale coordinata. Ha inoltre richiesto un piano sociale-sanitario integrato e ha presentato emendamenti per rafforzare il ruolo delle Conferenze dei sindaci e garantire competenze specifiche ai dirigenti.
Jan Casella (Avs) ha evidenziato un approccio top-down della riforma, introdotta con tempi ristretti e con un ruolo consultivo marginale per i sindaci. Secondo lui, la riforma accentua l’accentramento, trasferendo poteri di programmazione, gestione e acquisti a un’unica direzione generale, riducendo drasticamente l’autonomia delle aziende sanitarie locali e dei distretti. Questa scelta, a suo avviso, indebolisce la democrazia locale, aumenta la mobilità sanitaria interna e confonde i ruoli tra committenza pubblica ed erogazione. Casella ha inoltre denunciato la mancanza di una quantificazione dei costi della riforma e di una strategia chiara per la prevenzione.
Gianni Pastorino (Andrea Orlando Presidente) ha espresso critiche forti, sostenendo che la riforma si limita a modificare la governance senza partire dai reali bisogni della comunità ligure, profondamente cambiati soprattutto dopo la pandemia da Covid-19. Pastorino ha sottolineato le caratteristiche peculiari del territorio ligure, quali l’accessibilità difficile e la popolazione distribuita tra costa e entroterra, che richiederebbero un approccio più articolato. Ha inoltre ipotizzato che la tempistica ristretta della riforma sia motivata più da ragioni politiche e tattiche, volte a evitare un commissariamento statale, che da una reale volontà di rinnovamento strutturale. Ha infine evidenziato le difficoltà legate all’unificazione dei contratti del personale e ai sistemi informatici, prevedendo un possibile aumento della mobilità del personale.
Nel pomeriggio, Stefano Giordano (Mov5Stelle) ha presentato l’ultima relazione e ha ribadito che sebbene gli obiettivi della riforma siano condivisibili, permangono dubbi sull’efficacia e sulle conseguenze negative di una forte centralizzazione. Ha messo in guardia contro la standardizzazione che potrebbe ridurre la flessibilità e la prossimità dei servizi, e contro una tempistica di attuazione troppo rapida che non consente fasi progressive di adattamento. Ha inoltre evidenziato l’assenza di un’adeguata attenzione alla gestione del personale e alla sostenibilità economica, sottolineando che i risparmi amministrativi previsti sono marginali rispetto ai costi reali di transizione. Sul piano ospedaliero, ha riconosciuto i vantaggi di una maggiore coordinazione a Genova, ma ha segnalato il rischio di accentuare le diseguaglianze tra la città metropolitana e le province.
Il successivo dibattito ha visto interventi critici da parte di esponenti del PD e di Avs, che hanno messo in luce le carenze del testo, in particolare l’accentramento e la mancanza di risposte ai problemi reali, la scarsa partecipazione del territorio e la possibile espansione della sanità privata nel sistema pubblico. La maggioranza, rappresentata da esponenti di Orgoglio Liguria, Vince Liguria, Lega e Forza Italia, ha difeso la riforma, sostenendo che essa rappresenta un passo necessario per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi, garantendo la territorialità e la sostenibilità economica. Sono stati inoltre evidenziati gli sforzi per evitare sprechi e per avviare un processo di risanamento del sistema sanitario regionale.
L’assessore alla sanità Massimo Nicolò ha concluso illustrando le ragioni e gli obiettivi della riforma. Ha definito il sistema attuale frammentato e inefficiente, con duplicazioni amministrative e disomogeneità territoriali. La creazione dell’Azienda Tutela Salute Liguria mira a semplificare, unificare e ridurre gli sprechi, mantenendo però la prossimità attraverso le cinque aree sociosanitarie locali e rafforzando la collaborazione con i sindaci e i servizi sociali. Ha sottolineato il ruolo centrale dei Distretti sociosanitari come luoghi di presa in carico integrata della persona e ha annunciato l’adozione di tecnologie innovative come la telemedicina e piattaforme interoperabili. Infine, ha prospettato un’unificazione dei piani sociali e sanitari in un unico testo normativo, evidenziando che la riforma non è un mero riordino amministrativo ma una scelta di responsabilità per garantire un sistema sanitario più semplice da governare, moderno e vicino ai cittadini.
In breve, il dibattito oggi ha messo in luce la già nota forte polarizzazione tra maggioranza e opposizione, con un consenso limitato sulle modalità di riforma e soprattutto sulle tempistiche e sul grado di centralizzazione previsto. Le critiche principali riguardano l’accentramento del potere decisionale, la scarsa attenzione alle specificità territoriali e ai processi partecipativi, la gestione del personale e la sostenibilità economica. Dall’altro lato, la maggioranza sostiene che la riforma è necessaria per superare una situazione di frammentazione e inefficienza, rispondendo alle mutate esigenze demografiche e sociali della Liguria. Il dibattito no ha risolto le divergenze. Dopo l’intervento dell’assessore Nicolò, sono già stati approvati 7 articoli su 37 del disegno di legge, con voto contrario della minoranza. Sono stati presentati 30 emendamenti e 6 ordini del giorno, di cui uno approvato. Le votazioni proseguiranno domani (mercoledì 10 dicembre) a oltranza.
(effe / Red. Corsara)
RIFORMA DELLA SANITÀ IN LIGURIA
In Consiglio regionale dibattito e votazione su emendamenti e testo finale nelle sedute di martedì 9 dicembre e mercoledì 10 dicembre, con seduta a oltranza del consiglio.
Red. Corsara
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SOMMARIO
IL DIBATTITO IN CONSIGLIO REGIONALE

Le relazioni di maggioranza e minoranza
Il Consiglio regionale discute la riforma sanitaria ligure tra critiche su governance, tempi e necessità di confronto più ampio. Presentate le 5 relazioni di maggioranza e minoranza.

Le controversie maggioranza-opposizione
Riforma sanità Liguria: dibattito acceso tra maggioranza e opposizione su governance, territori e sostenibilità economica.

L’assessore Nicolò e la replica della Giunta
Assessore Nicolò replica: nasce ATS per semplificare e migliorare servizi. Votazioni in corso tra critiche e sostegni politici.
LE CONTRARIETÀ ALLA RIFORMA

Riforma sanità in Liguria, sindacati contrari e critici: mercoledì presidio in Consiglio regionale
Liguria riforma sanità con ATSL unica, protesta sindacati contro metodo e merito; presidio in Consiglio il 10 dicembre.

Riforma sanitaria ligure sotto accusa: Ioculano (Pd, Commissione Sanità)
Ioculano (PD) critica la riforma sanitaria ligure: centralizzazione a Genova, esclusione territori, serve coinvolgimento locale.

Riforma sanitaria ligure sotto accusa: Pastorino (Linea Condivisa)
Pastorino critica la riforma sanitaria ligure: fatta in fretta, senza ascolto, rischia caos e danneggia cittadini e operatori.

Riforma sanitaria ligure sotto accusa: Giordano (M5S)
Giordano (M5S) boccia Ddl sanità Liguria: riforma inefficace, emergenze non risolte, serve più ascolto e risorse reali.

Riforma sanitaria ligure sotto accusa: Gruppo Partito Democratico
PD Liguria critica la riforma sanitaria di Bucci: centralizzazione e tagli mettono a rischio servizi e diritto alle cure per i cittadini.
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