Alassio perde il Sindaco: condanna per Melgrati nel processo “spese pazze”

di Fabrizio Pinna – Alassio / Genova. È arrivata oggi da Genova la sentenza di condanna per il processo delle cosiddette “spese pazze”, le spese illecite – ad uso personale – fatte passare come “spese istituzionali” contestate ai vari gruppi consiliari della Regione Liguria negli anni 2010/2012. L’indagine fin dal suo avvio alcuni anni fa, tra la fine del 2013 e il 2014, fece molto scalpore portando alle dimissioni di molti consiglieri regionali e già nel gennaio 2014 anche all’arresto di Scialfa. Era un filone di inchieste che su scala nazionale aveva coinvolto una quindicina di Regioni, quasi tutte dunque, dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia, sotto i riflettori della Magistratura per reati analoghi. Oggi inizia anche per la Liguria l’epilogo vero e proprio, sanzionato con questo primo grado di giudizio del tribunale. Fra i condannati, oltre al caso nazionale del ministro leghista Edoardo Rixi – che si è dimesso oggi a seguito della sentenza a 3 anni e 5 mesi per peculato e falso – c’è anche l’attuale sindaco di Alassio, Marco Melgrati: peculato il reato contestato, per il quale la sentenza è stata per lui una condanna a 2 anni, 11 mesi e 15 giorni. Da qui la sospensione oggi dal suo incarico.


Per chi ha condanne di reclusione superiori a due anni la cosiddetta Legge Severino prevede infatti l’incandidabilità o, quando la sentenza di pena arriva durante un mandato, la sospensione o la decadenza dall’incarico amministrativo o politico nei quali si è stati eletti. È questo appunto il caso dell’attuale sindaco di Alassio Marco Melgrati che quindi risulta sospeso dall’incarico per i prossimi 18 mesi, in attesa della sentenza di ricorso alla Corte di Appello. Se la condanna sarà confermata anche in secondo grado, il Comune sarà commissariato e si andrà a nuove elezioni. In questo periodo tra i due gradi di giudizio l’attuale vicesindaco, l’assessore al Turismo Angelo Galtieri, subentrerà nel ruolo di Sindaco e l’amministrazione proseguirà, a meno che il Consiglio comunale non decida altre vie per andare ad elezioni anticipate. Il sindaco Marco Melgrati si è sempre dichiarato fiducioso che il processo si sarebbe risolto positivamente per lui, come gli era accaduto in decine di altre occasioni, anche recenti, tanto è vero che solo qualche giorno fa aveva ironizzato sulla trentunesima assoluzione “per non aver commesso il fatto” in un altro processo in cui era stato coinvolto. Ma oggi così non è stato.

La reazione del Sindaco Melgrati e del Vicesindaco Angelo Galtieri. “Diciannove a giudizio e diciannove condanne. Sicuramente una sentenza contro la politica” è stato il commento di Marco Melgrati subito dopo la lettura del provvedimento che lo riguarda e che coinvolge anche “nomi illustri della politica nazionale”. “Ero sereno prima di entrare in aula, uno dei pochi che stamattina ha voluto essere presente alla lettura della sentenza. Presente e a testa alta, anche dopo la sentenza. Sono sempre stato onesto, l’onestà è nel mio DNA. E lo dimostrerò nei diversi gradi di giudizio, nelle opportune sedi, innanzitutto presentando ricorso al Tar. Poi farò richiesta di congelamento del provvedimento che, in base alla Legge Severino prevede la mia sospensione dalla carica di Sindaco, come peraltro hanno già ottenuto altri sindaci prima di me”. “Questa sera – conclude Melgrati – nel rispetto delle disposizioni di legge, non prenderò parte al Consiglio Comunale. Sarò comunque presente per rispondere a qualsiasi domanda o chiarimento​”. Il vicesindaco Angelo Galtieri da parte sua non entra nel merito della sentenza di primo grado: “C’è solo un Sindaco ad Alassio. Si chiama Marco Melgrati. Io ero il suo vice ieri come lo sono oggi dopo la sentenza di primo grado del Tribunale di Genova”, dichiara però Galtieri riferendosi al fatto che attualmente si è ancora in attesa dell’ennesimo pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità della Legge Severino per quanto attiene la sospensione dalle cariche pubbliche negli Enti Locali con condanne non definitive. (effe)

Le condanne hanno travolto una ventina di ex consiglieri regionali un po’ di tutti i Gruppi rimasti coinvolti in quell’epoca (NB: si segnala l’appartenenza politica riferita al periodo dei reati, alcuni oggi militano in altre forze politiche o si sono “ritirati”): Alessandro Benzi (Sel), 3 anni e 1 mese; Marylin Fusco (Idv), 2 anni 8 mesi e 15 giorni; Francesco Bruzzone (Lega), 2 anni e 10 mesi; Edoardo Rixi (Lega), 3 anni e 5 mesi; Armando Capurro (Noi con Burlando) 2 anni e 11 mesi; Michele Boffa (Pd), 3 anni; Nino Miceli (Pd), 3 anni; Gino Garibaldi (FI), 2 anni e 10 mesi; Roberta Gasco (FI), 2 mesi + condanna precedente di 2 anni e 2 mesi; Marco Melgrati (FI) 2 anni, 11 mesi e 15 giorni; Matteo Rosso (FI), 3 anni, 2 mesi e 15 giorni; Aldo Siri (Lista Biasotti) 3 anni e 1 mese; Marco Limoncini (Udc), 3 anni; Alessio Saso (Ncd), 2 anni e 10 mesi; Luigi Morgillo (FI), 3 anni e 1 mese; Raffaella della Bianca (FI) 2 anni e 10 mesi; Giacomo Conti (RC), 2 anni e 1 mese.

Dopo le sentenze…

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