Savona. Il Comune ha a disposizione 216.438 euro per aiutare gli inquilini a pagare l’affitto, e c’è tempo fino alle 13 del 1° dicembre per chiederne una quota. Il contributo riguarda i canoni pagati nel 2025, ma si rivolge a una platea definita in modo stretto: l’Isee ordinario 2026 del nucleo deve essere compreso fra 4.000 e 7.000 euro. Non è soltanto un tetto, è anche un pavimento: chi sta sotto la soglia minima resta fuori esattamente come chi la supera.
Per capire quanto quella forbice sia stretta bisogna partire da chi mette i soldi. Per il 2026 la legge di bilancio dello Stato non ha previsto nulla per il Fondo sociale affitti; a sopperire è stata la Regione Liguria, che con un decreto di agosto ha destinato due milioni di euro di risorse proprie, riservandoli ai ventitré Comuni liguri ad alta tensione abitativa o assimilati. In provincia di Savona sono quattro: oltre al capoluogo, Loano con 48.516,95 euro, Albenga con 24.070,30 e Cairo Montenotte con 17.588,04. La Regione ha fissato i paletti massimi: Isee del nucleo fino a 16.700 euro, canone annuo fino a 7.800 — elevabile dai singoli Comuni fino a 8.400 — e contributo pari al 40 per cento del canone, fra un minimo di 300 e un massimo di 2.800 euro.
Savona si è mossa dentro quella cornice scegliendo di restringerla: non ha alzato la soglia del canone, ferma a 7.800 euro, e ha portato il limite di Isee a meno della metà di quello regionale. È il terzo anno che l’amministrazione interviene sulla fascia: nel 2024 il contributo andava a chi aveva un Isee fra zero e 4.000 euro, nel 2025 la fascia è stata spostata fra 4.001 e 6.500, quest’anno è stata allargata fra 4.000 e 7.000.
Lo spostamento, scrive la giunta nella delibera che ha approvato i criteri, ha portato l’intervento «dalla fascia di maggiore disagio economico verso una platea caratterizzata da condizioni di vulnerabilità economica medio-bassa», e viene rivendicato con i numeri del confronto fra le due annualità. La percentuale di copertura del fabbisogno dei richiedenti idonei è salita dal 64,71 al 74,54 per cento; il contributo medio per nucleo è passato da circa 1.217 a circa 1.425 euro, con un aumento del 17 per cento; le domande sono scese da 184 a 169 e i beneficiari effettivi da 168 a 152. In quella platea il canone medio annuo è di circa 5.257 euro, a fronte di un Isee medio di 5.317.
Il rovescio della medaglia è esplicito nella stessa delibera: l’obiettivo è sostenere nuclei «che, pur non rientrando nelle condizioni di maggiore povertà economica, versano in una situazione di significativa vulnerabilità rispetto alla sostenibilità dei costi di locazione». Chi ha un Isee inferiore ai 4.000 euro — la fascia che fino al 2024 era l’unica destinataria — da due anni non rientra più fra i beneficiari di questa misura.
Gli altri requisiti seguono lo schema consueto. Serve la residenza anagrafica nell’alloggio in affitto, un contratto registrato a uso abitativo di prima casa non stipulato con parenti o affini entro il secondo grado. Restano esclusi gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, quelli nelle categorie catastali di pregio — A/1, A/7, A/8, A/9 e A/10 — e le case oltre i 110 metri quadrati netti, che diventano 120 per i nuclei con più di cinque componenti. Nessun componente deve possedere immobili per un valore complessivo superiore a 93.373 euro. Sono invece ammessi i contratti per i quali pende lo sfratto per finita locazione, se è corrisposta l’indennità di occupazione.
Il contributo vale il 40 per cento del canone annuo, rapportato ai mesi effettivamente pagati, fra 300 e 2.800 euro, e viene decurtato di quanto il nucleo abbia già ricevuto allo stesso titolo nel 2025: contributi dei servizi sociali per il mantenimento dell’alloggio, detrazione fiscale per l’affitto, quota destinata alla locazione dell’Assegno di inclusione. Sono verifiche che il Comune fa d’ufficio. Se le domande ammesse superano i fondi, gli importi vengono ridotti in proporzione.
La domanda si presenta soltanto in quattro modi: dallo sportello telematico del Comune con Spid, carta d’identità elettronica o carta nazionale dei servizi; via posta elettronica certificata a posta@pec.comune.savona.it; per raccomandata con ricevuta di ritorno al Comune di Savona, corso Italia 19, con la causale «Bando affitti 2026» sulla busta; oppure tramite un Caf convenzionato. Fra gli allegati obbligatori, oltre all’attestazione Isee e all’Iban, servono il contratto, la ricevuta di registrazione e del rinnovo annuale, e la prova dei pagamenti del 2025: ricevute in regola con l’imposta di bollo oppure una dichiarazione del proprietario su carta resa legale con marca da due euro, con il suo documento d’identità.
I tempi non saranno brevi: il Comune si dà 180 giorni dalla scadenza per concludere il procedimento. L’elenco degli ammessi e dei non ammessi sarà pubblicato sul sito per quindici giorni e, per ragioni di riservatezza, i richiedenti vi compariranno non con il proprio nome ma con il codice di protocollo della dichiarazione Isee, quello che sull’attestazione compare in alto a destra nella forma «INPS-ISEE-2026-».
Gli altri Comuni del savonese che hanno aperto il bando in questi giorni si sono regolati diversamente. Loano, ha adottato i massimi consentiti dalla Regione: Isee fino a 16.700 euro e canone fino a 8.400. Pietra Ligure, che da alcuni anni non rientra più in quella classificazione e quindi non accede al fondo, finanzia il proprio bando con 100 mila euro di risorse comunali, applicando le stesse soglie di Loano.
Per informazioni, il Servizio promozione sociale di via Quarda Inferiore 4 risponde dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30 al numero 019 83105500.
(effe)
