di Fabrizio Pinna. Quando si dice che un consigliere regionale ha cambiato casacca si possono intendere due fatti diversi, che hanno cause diverse, tempi diversi e conseguenze diverse. Questo saggio ricostruisce e interpreta i casi di party switching verificatisi nel Consiglio regionale della Liguria nella XI legislatura (2020-2024) e nella XII (dal 2024, in corso al momento in cui si scrive). La quinta parte allarga temporaneamente lo sguardo alle due legislature precedenti, la IX e la X (2010-2020).
Sommario
Il problema.
Un’anomalia apparente
Nel settembre 2024, a Consiglio ormai sciolto, una testata genovese contava nove consiglieri regionali liguri, su trenta seggi elettivi, che nel corso della legislatura avevano lasciato il partito con cui erano stati eletti, e osservava che la composizione ufficiale dell’assemblea risultava «piuttosto lontana dalla realtà».1 Il dato colpisce: quasi un terzo dell’assemblea. Colpisce ancora di più se si considera che la legislatura appena conclusa era la prima interamente svolta sotto una legge elettorale regionale nuova, congegnata per produrre maggioranze nette, e che si era aperta con un risultato elettorale privo di ambiguità.
Eppure, se si guarda al solo indicatore che conta per la vita di un governo regionale — il rapporto numerico fra chi sostiene il Presidente della Giunta e chi gli si oppone — quella legislatura si chiude esattamente come si era aperta: diciannove a dodici. Nessuno dei consiglieri che hanno cambiato appartenenza ha attraversato la linea che separa la maggioranza dall’opposizione. Nella legislatura successiva, aperta nel novembre 2024 e tuttora in corso, il quadro si ripete con la stessa nettezza: tre passaggi formali di gruppo, un gruppo nuovo, un Gruppo Misto che nasce dal nulla, e un rapporto di forze che resta diciotto a tredici dal primo giorno a oggi.
Si tratta di un’anomalia solo in apparenza. La coesistenza di una mobilità individuale elevata e di una stabilità perfetta degli equilibri di coalizione non è un paradosso: è la firma di un assetto istituzionale preciso, e merita di essere spiegata come tale.
L’oggetto e il suo confine
Questo saggio ricostruisce e interpreta i casi di party switching verificatisi nel Consiglio regionale della Liguria nella XI legislatura (2020-2024) e nella XII (dal 2024, in corso al momento in cui si scrive). L’espressione inglese è qui preferita al più antico e più carico termine italiano — trasformismo — per una ragione che non è di eleganza ma di precisione: trasformismo designa insieme un comportamento e un giudizio su quel comportamento, mentre party switching designa un evento osservabile e databile, e consente di misurare prima di valutare.2 Il giudizio, se verrà, verrà dopo.
La tesi che si intende sostenere è la seguente (nel corso del saggio vedremo se e come potrà meglio essere specificata). Nel Consiglio regionale della Liguria il cambio di gruppo non è uno strumento per modificare la maggioranza di governo: è uno strumento per ridistribuire posizioni all’interno della coalizione che governa. Questa non è una peculiarità ligure né un tratto caratteriale della classe politica locale. Alle ragioni di appartenenza, che valgono ovunque e su cui si tornerà al cap. 24, si aggiungono qui due fattori istituzionali: l’architettura costituzionale del governo regionale, che toglie valore di scambio alla defezione in uscita dalla maggioranza, e le regole interne dell’Assemblea, che non impediscono l’uscita ma ne prescrivono la forma. Le due legislature qui esaminate forniscono, su questo, un materiale insolitamente pulito, perché comprendono uno scioglimento anticipato, una tornata elettorale, la dissoluzione di un partito personale e la comparsa di due soggetti politici nuovi.
Da questa tesi discendono tre conseguenze che il saggio verifica separatamente. La prima è che la frequenza dei passaggi dipende dalla disponibilità di posizioni da ridistribuire, e che tali posizioni sono governative in corso di legislatura ed elettorali alla sua fine: nelle due legislature qui esaminate otto eventi su nove avvengono dentro il centrodestra, che è il campo che governa, mentre nella IX legislatura, con il centrosinistra al governo e la mobilità addensata alla vigilia del voto, i due campi si muovono in misura simile. La seconda è che le regole dei gruppi non riducono la mobilità ma ne selezionano la geometria, spingendo chi esce da solo verso il Gruppo Misto e chi esce in coppia verso la fondazione di un gruppo nuovo. La terza è che il ritorno del bipolarismo descritto dalla letteratura sul voto regionale del 2024 non è in contraddizione con la moltiplicazione dei gruppi consiliari, ma ne è la condizione: poiché in Italia il polo è un’alleanza di partiti e non un partito, ciò che si muove dentro un polo non altera la competizione fra i poli, e può perciò muoversi liberamente. Il numero dei gruppi consiliari, in Liguria, non diminuisce mai.
Restano fuori dal perimetro tre questioni contigue. Non si discute qui la fondatezza delle imputazioni che hanno condotto alla fine anticipata della XI legislatura: quella vicenda entra nel ragionamento solo per i suoi effetti istituzionali, che sono automatici e non dipendono dall’esito del processo.3 Non si propone una valutazione morale dei singoli passaggi, né si attribuisce ai protagonisti un movente che non abbiano dichiarato. E non si avanza una proposta di riforma: la parte finale indica dove il diritto vigente lascia aperte questioni non risolte, ma non le risolve.
Come è organizzato il saggio
La prima parte definisce l’oggetto, distinguendo due registri che nel linguaggio corrente si confondono — l’appartenenza a un partito e l’iscrizione a un gruppo consiliare — e mostrando perché in Liguria essi divergano in modo quantitativamente rilevante. La seconda parte ricostruisce analiticamente i casi della XI legislatura e ne calcola il saldo. La terza espone le regole che governano la formazione e la vita dei gruppi nell’Assemblea legislativa ligure, e mostra come esse diano forma alle uscite. La quarta applica lo stesso apparato alla legislatura in corso.
La quinta parte allarga temporaneamente lo sguardo alle due legislature precedenti, la IX e la X, non per farne oggetto di analisi ma per usarle come termine di controllo: fra il 2010 e il 2015 la Regione era governata dal centrosinistra, e il confronto permette di verificare quali delle regolarità osservate dipendano dal sistema e quali dalla congiuntura. È in quella sede che si esamina l’unico attraversamento del confine documentato nel periodo.
La sesta parte propone l’interpretazione: perché il confine fra maggioranza e opposizione sia permeabile in una sola direzione, perché il livello nazionale fornisca quasi sempre la destinazione, chi si muove e quando, e che cosa resti della sanzione elettorale.
PARTE PRIMA. DUE REGISTRI E UN’UNITÀ DI MISURA
1. Che cosa significa «cambiare».
Quando si dice che un consigliere regionale ha cambiato casacca si possono intendere due fatti diversi, che hanno cause diverse, tempi diversi e conseguenze diverse. Il primo è l’abbandono del partito o del movimento politico con cui il consigliere si è candidato, e l’eventuale adesione a un altro: è un atto che si compie fuori dall’assemblea, con una lettera a un segretario o una dichiarazione pubblica, e che non produce di per sé alcun effetto sull’organizzazione dei lavori consiliari. Il secondo è la variazione dell’iscrizione a un gruppo consiliare: è un atto che si compie dentro l’assemblea, mediante comunicazione al Presidente del Consiglio, e che produce effetti immediati e misurabili sulla consistenza dei gruppi, sulla composizione delle commissioni, sulla ripartizione delle risorse e sulla conferenza dei capigruppo.
I due registri comunicano ma non coincidono. Un consigliere può lasciare il proprio partito restando iscritto al gruppo che quel partito esprime, e ciò accade regolarmente quando il partito si trasforma, cambia nome o si dissolve senza che il gruppo consiliare segua la trasformazione. Può, all’inverso, cambiare gruppo senza cambiare partito, come avviene quando un gruppo si scioglie o quando il consigliere è nominato a una carica incompatibile. Può infine cambiare l’uno e l’altro, ma in momenti distinti e talvolta molto distanti fra loro.
La distinzione non è pedanteria classificatoria. È la condizione perché il fenomeno sia misurabile. Il registro dei partiti è ricostruibile soltanto attraverso dichiarazioni e cronache; il registro dei gruppi è documentato da atti dell’assemblea. Il primo produce numeri che variano a seconda di chi conta e di quando conta; il secondo produce numeri verificabili. Il saggio adotta perciò il secondo come unità di analisi principale, e tratta il primo come contesto necessario per capire perché il secondo si muova.
2. Perché in Liguria i due registri divergono.
Nel caso ligure la divergenza fra i due registri raggiunge un’ampiezza notevole. Le due grandezze vanno misurate sulla stessa unità, e conviene contare le persone. Nella XI legislatura i consiglieri che hanno mutato appartenenza partitica sono dieci; quelli che hanno mutato iscrizione al gruppo sono quattro, cinque contando il caso ibrido di cui si dirà, e i loro spostamenti producono cinque variazioni formali. Il rapporto fra i due registri è dunque di due a uno. Nella XII, alla data in cui si scrive, i due registri quasi coincidono — tre mutamenti partitici, tre variazioni di gruppo — ma per una ragione contingente: la legislatura è ancora giovane e non ha attraversato uno scioglimento.
Le cause della divergenza sono tre, e conviene enumerarle perché ritornano in tutta l’analisi. La prima è la fisiologica inerzia dei gruppi rispetto ai partiti: il gruppo consiliare è un organo dell’assemblea, con una denominazione depositata, un regolamento interno, un bilancio e un personale, e non muta ogni volta che muta il soggetto politico di cui è proiezione. La Corte costituzionale ha riconosciuto ai gruppi consiliari una natura duplice, di proiezione dei partiti in assemblea e insieme di uffici necessari e strumentali alla formazione degli organi interni del Consiglio.4 Il gruppo denominato Cambiamo! con Toti Presidente, per fare l’esempio ligure più evidente, ha conservato quel nome dall’autunno 2020 al 25 luglio 2024, quando è stato ridenominato Lista Toti Liguria, mentre il soggetto politico nazionale da cui prendeva nome attraversava nello stesso quadriennio una serie di trasformazioni e confluenze.
La seconda causa è lo scioglimento anticipato, che congela il registro dei gruppi mentre lascia libero quello dei partiti. Fra il 26 luglio e il 27 ottobre 2024 i consiglieri liguri hanno continuato a cambiare partito — perché si preparavano le liste per le elezioni imminenti — senza che alcuna variazione potesse essere iscritta a verbale, perché il Consiglio non esisteva più come organo deliberante. È in questa finestra che si produce lo scarto denunciato dalla cronaca citata in apertura.
La terza causa è la soglia minima per costituire un gruppo, che in Liguria è di due consiglieri. Chi lascia il proprio partito da solo non può portare con sé un gruppo: o entra in un gruppo già esistente, o confluisce nel Gruppo Misto. Nel primo caso la variazione di gruppo può essere differita finché la destinazione non è pronta ad accoglierlo; nel secondo essa è immediata ma non corrisponde a un’adesione partitica. In entrambi i casi il momento politico e il momento istituzionale si scollano.
3. L’unità di analisi, il periodo, le esclusioni.
L’unità di analisi è l’evento di variazione formale dell’iscrizione a un gruppo consiliare imputabile a una scelta del consigliere. Questa definizione esclude tre classi di eventi che pure modificano la composizione dei gruppi, e l’esclusione va motivata.
Sono escluse anzitutto le surroghe, cioè i subentri del primo dei non eletti a un consigliere cessato. In Liguria esse sono frequenti perché la prassi costante, in entrambe le legislature esaminate e senza eccezioni, vuole che il consigliere nominato assessore si dimetta dal seggio: nella XI legislatura ciò è accaduto sei volte, nella XII cinque.5 La surroga muta la persona ma non l’appartenenza: il subentrante proviene dalla stessa lista e si iscrive di norma al gruppo che quella lista esprime. Non è una defezione.
È escluso poi il cambio di denominazione di un gruppo, anche quando ha un evidente movente politico. La ridenominazione di Cambiamo! con Toti Presidente in Lista Toti Liguria, annunciata in aula nell’ultima seduta della XI legislatura, non ha spostato nessuno: ha soltanto adeguato il nome dell’organo consiliare al nome della lista con cui i suoi componenti si sarebbero presentati.
Sono esclusi infine i mutamenti nelle cariche interne — dimissioni da capogruppo, avvicendamenti alla presidenza di un gruppo, rinunce a vicepresidenze di commissione — che sono spesso il sintomo anticipatore di una defezione, e come tali verranno segnalati nella ricostruzione, ma non ne sono la misura. Le dimissioni di Angelo Vaccarezza da capogruppo della Lista Toti, nel gennaio 2024, precedono di un mese la sua uscita dal gruppo: sono un indizio, non l’evento.
Un caso resiste alla classificazione e va trattato a parte, perché è il più istruttivo di tutti: quello di Barbara Ratti, che nel gennaio 2024 subentra a un consigliere eletto in una lista e si iscrive al gruppo di un’altra. È insieme una surroga e una variazione, e sarà esaminato al cap. 7.
Il periodo osservato va dalla seduta di insediamento della XI legislatura, il 27 ottobre 2020, al 10 settembre 2026. La data finale non è arbitraria: è il giorno successivo al debutto in aula dell’ultimo passaggio registrato, e coincide con il termine della rilevazione documentaria su cui il saggio si fonda. Il denominatore adottato per le percentuali è la consistenza dell’assemblea, trentuno componenti, e non il numero delle persone che vi hanno seduto, che nel corso della XI legislatura è stato superiore per effetto delle surroghe.
Un’ultima avvertenza riguarda la portata delle conclusioni. Gli eventi disponibili sono nove nelle due legislature analizzate, e una trentina se si includono le due di controllo: è un numero che consente di ricostruire un meccanismo, non di stimarne la frequenza. Ciò che si sosterrà nella sesta parte riguarda perciò il funzionamento del dispositivo — che cosa l’architettura istituzionale rende conveniente e che cosa rende inutile — e non la previsione di quanti passaggi ci si debba attendere.
PARTE SECONDA. LA XI LEGISLATURA: CINQUE USCITE E UN EQUILIBRIO FERMO
4. Il punto di partenza.
Le elezioni regionali del 20-21 settembre 2020 consegnano alla Liguria un esito privo di incertezza. Giovanni Toti è rieletto Presidente con uno scarto di circa diciassette punti sul candidato del centrosinistra, e la sua coalizione dispone di diciannove seggi su trentuno, contro i dodici dell’opposizione. L’assemblea è composta da trenta consiglieri più il Presidente della Giunta; il candidato presidente arrivato secondo entra di diritto, occupando uno dei seggi.6
Compiute le surroghe rese necessarie dalla nomina di cinque consiglieri ad assessori, i gruppi che si costituiscono nel novembre 2020 sono otto. Nella maggioranza: Cambiamo! con Toti Presidente, nove componenti, capogruppo Angelo Vaccarezza; Lega Liguria-Salvini, sei, capogruppo Stefano Mai; Fratelli d’Italia, tre, capogruppo Stefano Balleari; Forza Italia-Liguria Popolare, uno, Claudio Muzio. Nell’opposizione: Partito Democratico-Articolo Uno, sei, capogruppo Luca Garibaldi; Lista Ferruccio Sansa Presidente, tre; Movimento 5 Stelle, due, con presidenza a rotazione semestrale; Linea Condivisa, uno, Giovanni Battista Pastorino, che le cronache indicano anche come Gianni Pastorino.7
Due elementi di questo assetto iniziale meritano attenzione perché condizionano tutto ciò che segue. Il primo è la presenza, fin dall’origine, di due gruppi monocomponente — Forza Italia e Linea Condivisa — corrispondenti a liste che avevano conquistato un solo seggio. Il secondo è l’assenza del Gruppo Misto: nella XI legislatura ligure il Misto non nasce con l’assemblea, ma soltanto quando il primo consigliere ne ha bisogno.
Il gruppo largamente maggiore della coalizione vincente è quello che porta il nome del Presidente. È una circostanza che la letteratura sulla presidenzializzazione della politica regionale italiana ha imparato a leggere come un indicatore: dall’introduzione dell’elezione diretta, il presidente regionale concentra il potere di nomina e agisce come negoziatore di coalizione, con effetti di cartellizzazione e di stratarchia nei rapporti fra livello regionale e livello nazionale dei partiti.8 Un gruppo consiliare che coincide con la lista personale del Presidente è la forma consiliare di quella concentrazione. È anche, come si vedrà, la sua fragilità.
5. Settembre 2022: l’apertura del Misto.
Il primo passaggio della legislatura avviene a fine settembre 2022, in coincidenza con le elezioni politiche nazionali. Stefano Anzalone, eletto nella lista di Toti e vicepresidente del relativo gruppo, lascia il partito del Presidente e confluisce nel Gruppo Misto, dichiarando di proseguire il proprio percorso sotto un’altra insegna e di restare a sostegno della Giunta.9
L’evento ha tre caratteristiche che si ritroveranno in quasi tutti i casi successivi. È intra-coalizionale: chi esce dichiara contestualmente di non uscire dalla maggioranza, e il conteggio dei sostegni alla Giunta non cambia. È individuale: non trascina con sé altri, non produce una scissione ma una sottrazione. Ed è istituzionalmente necessitato nella forma: Anzalone non poteva costituire un gruppo proprio, perché la soglia è di due consiglieri, e la sola destinazione disponibile per un consigliere solo che non voglia iscriversi a un gruppo esistente è il Misto.
Da questo momento e fino allo scioglimento la XI legislatura ha nove gruppi anziché otto. È la prima manifestazione di una regolarità che attraversa entrambe le legislature: i gruppi in Liguria si moltiplicano, non si riducono.
6. Settembre 2023: l’unica uscita nell’opposizione.
Un anno dopo, nel settembre 2023, il fenomeno tocca per la prima e unica volta il campo avverso. Sergio Rossetti, eletto nel Partito Democratico, annuncia l’8 settembre, insieme a un consigliere comunale genovese e ad altri amministratori, la propria adesione ad Azione — partito nazionale fondato nel 2019 e in quei mesi impegnato a costruire in Liguria una rete di rappresentanti locali; nelle settimane successive comunica al Consiglio il passaggio al Gruppo Misto.10
Il caso è simmetrico a quello di Anzalone nella meccanica e opposto nella collocazione: anche qui un consigliere solo, anche qui il Misto come unica destinazione disponibile, anche qui nessuno spostamento del rapporto di forze, perché Rossetti resta all’opposizione. Ma il movente osservabile è diverso. Anzalone si stacca da un soggetto politico in via di trasformazione; Rossetti si sposta verso un soggetto politico che in Liguria si sta strutturando allora per la prima volta. Il primo movimento avviene per dissoluzione dell’insegna di origine, il secondo per comparsa di un’insegna di destinazione.
Che l’unica defezione dell’opposizione ligure in quattro anni sia coincisa con la comparsa di un’offerta partitica nuova, e non con un dissenso su una politica regionale, è un dato che tornerà utile. Da qui in avanti, nella XI come nella XII legislatura, il campo del centrosinistra resterà immobile: un’immobilità che non va però letta come una proprietà di quel campo, perché la quinta parte mostrerà che nella IX legislatura, quando il centrosinistra governava, esso si muoveva quanto l’avversario.
7. Gennaio 2024: la surroga discordante.
Il 21 dicembre 2023 muore improvvisamente Sauro Manucci, consigliere eletto nella lista di Fratelli d’Italia nella circoscrizione della Spezia. Il 9 gennaio 2024 gli subentra Barbara Ratti, prima dei non eletti della medesima lista. Ratti, però, non si iscrive al gruppo di Fratelli d’Italia: entra nel gruppo Cambiamo! con Toti Presidente.11
L’effetto è duplice e istruttivo. Sul piano numerico, Fratelli d’Italia scende da tre a due componenti e il gruppo del Presidente sale da otto a nove: un seggio conquistato da una lista viene contabilizzato, senza alcuna elezione intermedia, a favore di un’altra. Sul piano concettuale, il caso mostra con nettezza che il seggio, una volta attribuito, è nella disponibilità del consigliere che lo occupa e non della lista che lo ha conquistato, e che la scelta del gruppo è un atto libero e immediato, esercitabile fin dal primo giorno di mandato.
È qui che il problema del mandato affiora nella sua forma più cruda. Il consigliere subentrato non ha ricevuto un solo voto in più rispetto a quelli che gli elettori avevano attribuito alla lista di Fratelli d’Italia; nondimeno, il primo atto del suo mandato consiste nel collocare quel seggio altrove. Non esiste, nell’ordinamento ligure come in quello della generalità delle Regioni italiane, alcuna norma che lo impedisca; e il divieto di mandato imperativo, di cui si dirà al cap. 28, opera semmai in senso opposto, come garanzia della libertà di quella scelta.
Il caso di Ratti è dunque, tecnicamente, una surroga; politicamente, un passaggio; analiticamente, il punto in cui i due registri distinti al cap. 1 si toccano nel modo più visibile.
8. Febbraio-luglio 2024: la ricomposizione attorno a Forza Italia.
Il 2024 concentra in pochi mesi la parte quantitativamente più consistente della mobilità della legislatura, e le dà una direzione riconoscibile.
Il 16 gennaio Angelo Vaccarezza si dimette da capogruppo della Lista Toti. Il 14 febbraio lascia il gruppo e aderisce a Forza Italia, che passa così da uno a due componenti e cessa di essere un monogruppo.12 Il 19 marzo Mabel Riolfo, entrata in Consiglio nel novembre 2020 come subentrante della Lega e vicepresidente di quel gruppo, ne esce e confluisce nel Gruppo Misto, dichiarando espressamente di restare in maggioranza a sostegno della Giunta.13 Il 5 luglio lascia il Misto e si iscrive a Forza Italia, che arriva a tre.14
Il percorso di Riolfo — un gruppo, poi il Misto, poi un altro gruppo — non è una tergiversazione: è la traduzione esatta della regola. Un consigliere che esce da solo e non ha ancora una destinazione concordata non ha altra collocazione possibile che il Misto, e vi resta finché la destinazione non è disponibile. Il Gruppo Misto funziona qui come una camera di compensazione, un luogo di transito che consente di separare il momento dell’uscita da quello dell’ingresso. Dei quattro consiglieri che nella XI legislatura mutano iscrizione, tre passano dal Misto, e due vi si trovano ancora allo scioglimento.
La direzione del movimento è univoca. Fra il febbraio e il luglio 2024 Forza Italia triplica la propria consistenza consiliare, da uno a tre componenti, senza che un solo elettore si sia espresso: è l’unico gruppo dell’assemblea a crescere in termini netti nel corso della legislatura. La Lega, che nel 2020 aveva ottenuto il 17,1 per cento e sei seggi, perde un componente di gruppo per defezione e resta a cinque fino allo scioglimento: gli altri due distacchi che la riguardano, come si vedrà, maturano quando il Consiglio non esiste più e non incidono sul gruppo. Il gruppo del Presidente perde due componenti e ne guadagna uno. Fratelli d’Italia ne perde uno senza recuperarlo.
Si delinea così, dentro la maggioranza e prima ancora delle urne, la ricomposizione che il voto dell’ottobre 2024 confermerà: il centrodestra ligure si riorganizza attorno a Fratelli d’Italia e a Forza Italia a spese della Lega e del partito personale del Presidente. I passaggi individuali anticipano il risultato elettorale, e ne preparano il terreno organizzativo.
9. Maggio-luglio 2024: la sospensione, lo scioglimento, il registro congelato.
Il 7 maggio 2024 Giovanni Toti è sottoposto agli arresti domiciliari. Ne consegue di diritto la sospensione dalla carica, ai sensi dell’art. 8, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 2012, n. 235, che collega la sospensione all’applicazione delle misure coercitive previste dagli artt. 284, 285 e 286 del codice di procedura penale.15 La stessa disposizione stabilisce, al comma 3, che nel periodo di sospensione il soggetto sospeso, «fatte salve le diverse specifiche discipline regionali», non è computato ai fini della verifica del numero legale né per la determinazione di qualsivoglia quorum. Poiché in Liguria il Presidente della Giunta è componente dell’Assemblea, e in assenza di una disciplina regionale difforme, per quasi tre mesi i quorum consiliari andavano calcolati su trenta e non su trentuno. Le funzioni presidenziali sono esercitate dal vicepresidente Alessandro Piana.
Il 26 luglio 2024 Toti rassegna le dimissioni. L’effetto è automatico e non discrezionale: l’art. 126, terzo comma, della Costituzione stabilisce che le dimissioni volontarie del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. Si apre il regime di prorogatio, che lo Statuto ligure disciplina prorogando i poteri della precedente Assemblea fino all’insediamento della nuova, e le elezioni sono indette per il 27-28 ottobre.16
Da quel momento, e per tre mesi, il registro dei gruppi è congelato. Quello dei partiti non lo è affatto. Il 28 agosto Brunello Brunetto comunica al segretario regionale l’uscita dalla Lega; il 29 agosto lo fa Gianmarco Medusei, che nella Lega era stato eletto e che presiede il Consiglio regionale.17 Nelle settimane successive Lilli Lauro e Daniela Menini aderiscono a Fratelli d’Italia, Chiara Cerri e Barbara Ratti a Forza Italia, mentre Fabio Tosi, ancora formalmente iscritto al Movimento 5 Stelle, si candida in una lista civica a sostegno del candidato del centrosinistra.
Nessuno di questi mutamenti produce una variazione di gruppo consiliare, perché non esiste più un’assemblea presso cui registrarla. Lo scarto fra composizione ufficiale e appartenenze reali che la cronaca rilevava in quelle settimane non è dunque un difetto di trasparenza: è l’effetto meccanico di un istituto costituzionale che sospende la registrazione del mutamento politico senza sospendere il mutamento politico. La prorogatio mantiene in vita i poteri dell’organo e ne fotografa la composizione a una data anteriore a quella in cui i suoi componenti hanno smesso di essere ciò che la fotografia dice.
10. Il saldo: molta mobilità, nessuno spostamento.
Conviene ora fare i conti, distinguendo con rigore i due registri.
Sul registro dei gruppi, la XI legislatura registra cinque variazioni formali imputabili a una scelta del consigliere — Anzalone al Misto, Rossetti al Misto, Vaccarezza a Forza Italia, Riolfo al Misto e poi Riolfo a Forza Italia — più il caso ibrido di Ratti. Sono coinvolti quattro consiglieri su trentuno, cioè il 12,9 per cento dell’assemblea; cinque, il 16,1 per cento, includendo Ratti.
Sul registro dei partiti, i consiglieri che nel corso della legislatura hanno lasciato il soggetto politico con cui erano stati eletti, o al quale erano stati associati al momento del subentro, sono dieci: ai quattro appena citati si aggiungono Brunetto, Medusei, Lauro, Menini, Cerri e Ratti, che compare in entrambi gli elenchi.18 Sono il 32,3 per cento dell’assemblea.
La differenza fra il 16 e il 32 per cento è interamente spiegata dai due meccanismi già descritti — l’inerzia dei gruppi e il congelamento da scioglimento — e misura esattamente quanto sia rischioso usare i due registri come se fossero uno.
La composizione dei gruppi allo scioglimento è la seguente: Lista Toti Liguria otto, Lega cinque, Partito Democratico cinque, Forza Italia tre, Lista Sansa Presidente tre, Fratelli d’Italia due, Movimento 5 Stelle due, Gruppo Misto due, Linea Condivisa uno. Il rapporto fra sostenitori e oppositori della Giunta è diciannove a dodici, identico a quello di novembre 2020. I due componenti del Misto appartengono a schieramenti opposti e si annullano.
Il saldo, in altri termini, è questo: quattro anni di mobilità hanno ridisegnato per intero la geografia interna della maggioranza e non hanno spostato di un’unità il confine fra maggioranza e opposizione. È un risultato che la letteratura sul livello regionale italiano aveva anticipato in termini generali. Studiando quattro assemblee regionali su un arco quarantennale, Bianchi ha distinto un trasformismo lato sensu, cioè il passaggio al Gruppo Misto, empiricamente rilevante, da un trasformismo stricto sensu, cioè il passaggio dalla maggioranza all’opposizione (o viceversa), quantitativamente trascurabile; e ha collocato nell’introduzione dell’elezione quasi diretta dei presidenti, nel 1995, la cesura che ne ha ridotto lo spazio.19 Il vincolo giuridico pieno del simultaneo destino, di cui si dirà al cap. 24, arriva però quattro anni più tardi, con la riforma costituzionale del 1999: la sequenza spiega perché l’effetto si consolidi nel decennio successivo. Il caso ligure ne offre una versione estrema, e la parola va scelta con cura: nel periodo osservato il trasformismo stricto sensu non è raro, è assente — un dato che riguarda questa Regione e questi sei anni, non una legge generale.
Perché lo sia, e perché la forma delle uscite sia quella che si è descritta, dipende dalle regole. Alle regole è dedicata la parte che segue.
PARTE TERZA. LE REGOLE CHE DANNO FORMA ALLE USCITE
11. La soglia dei due.
La disposizione attorno a cui ruota l’intera meccanica ligure è l’art. 13, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa, approvato con deliberazione consiliare 9 giugno 2006, n. 18, e coordinato con le modifiche successive fino a quelle del 28 aprile 2026.20 Essa merita di essere letta nel testo:
Dopo la seduta di insediamento del Consiglio regionale a seguito delle elezioni, i Consiglieri sono tenuti a dichiarare tempestivamente, per iscritto, al Presidente del Consiglio a quale Gruppo consiliare intendono aderire. Un Gruppo deve essere formato da almeno due Consiglieri.21 L’Ufficio di Presidenza del Consiglio autorizza la costituzione di Gruppi formati anche da un solo Consigliere che risultino così composti già all’esito delle elezioni o che, costituitisi all’esito delle elezioni, si siano ridotti nel corso della Legislatura ad un unico componente. I Consiglieri non facenti parte di Gruppi costituiti saranno iscritti al Gruppo Misto.
La norma va letta al contrario, guardando a ciò che esclude. Il gruppo monocomponente è ammesso in due sole ipotesi, entrambe ancorate all’esito elettorale: il gruppo che nasce con un solo componente perché la lista ha ottenuto un seggio soltanto, e il gruppo che, nato con più componenti, si è ridotto a uno per erosione. Non è ammessa la terza ipotesi: il gruppo monocomponente costituito ex novo, in corso di legislatura, da un consigliere che abbandoni il proprio.
La soglia non è un’innovazione recente. Nel testo originario del Regolamento, pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione nel giugno 2006, il secondo periodo del comma è identico parola per parola: «Un Gruppo deve essere formato da almeno due Consiglieri». Ciò che la deliberazione del 10 marzo 2015 ha riscritto è l’eccezione, non la regola. Nel 2006 il gruppo monocomponente era ammesso per il consigliere «eletto, per la quota proporzionale, nelle liste di un partito o di un movimento che abbia presentato con il medesimo contrassegno candidati in tutti i collegi circoscrizionali della Regione, purché assuma e mantenga tale contrassegno»: una clausola costruita sulle categorie del sistema elettorale allora vigente, che le riforme successive della legge elettorale regionale hanno reso inservibile. Al suo posto è subentrato il criterio odierno, ancorato non più al modo dell’elezione ma al suo esito, e integrato dall’ipotesi del gruppo ridottosi a un componente in corso di legislatura. La soglia dei due accompagna dunque l’Assemblea ligure per tutto il periodo esaminato in questo saggio e per il decennio che lo precede.22
L’effetto è di indirizzare, non di impedire. Chi lascia il proprio gruppo da solo dispone di due sole strade: entrare in un gruppo già costituito, oppure confluire nel Misto. Non può fondarne uno. La regola non innalza il costo dell’uscita — non toglie il seggio, non fa decadere da cariche, non priva del diritto di parola — ma sottrae al consigliere che esce lo strumento con cui altrove si capitalizza la defezione, cioè la creazione di un’insegna consiliare propria, con nome, capogruppo e dotazioni.
La soglia dei due delimita, in modo puntuale, l’insieme degli esiti possibili, che sono tre. Chi esce da solo può iscriversi a un gruppo già costituito, come fa Vaccarezza nel febbraio 2024 e come fa Riolfo nel luglio successivo; oppure confluire nel Misto, come fanno Anzalone, Rossetti, la stessa Riolfo in una prima fase e, nella legislatura successiva, Medusei. Chi esce accompagnato da almeno un altro può fondare un gruppo nuovo, come fanno Bozzano e Boitano nel gennaio 2026.
Le regole, si badi, non determinano quale dei tre esiti si verifichi: circoscrivono l’insieme entro cui la scelta si compie. Il consigliere che esce in due non è obbligato a fondare un gruppo, e quello che esce da solo sceglie fra il Misto e l’iscrizione altrove secondo criteri che il Regolamento non governa. Ciò che il Regolamento esclude è un quarto esito — l’insegna consiliare personale — e questa esclusione, come si vedrà, non riduce le uscite ma ne cambia l’aspetto.
12. Il Gruppo Misto come camera di compensazione.
Lo Statuto ligure, all’art. 28, stabilisce che i consiglieri che non facciano parte dei gruppi costituiti confluiscono in un unico Gruppo misto, «nel quale sono specificamente garantite, ai fini organizzativi e di funzionamento, le singole componenti politiche». Il Regolamento interno dà attuazione a questa garanzia consentendo ai consiglieri iscritti al Misto di chiedere al Presidente del Consiglio la formazione di componenti politiche al suo interno, e imponendo che le dotazioni attribuite al Misto siano determinate avendo riguardo al numero e alla consistenza delle componenti in esso costituite.23
Il Misto ligure non è dunque un residuo. È un contenitore articolabile, dotato di un proprio regolamento — che deve essere approvato all’unanimità dei componenti e riapprovato ogni volta che vi entri un nuovo iscritto — e capace di riconoscere formalmente al suo interno soggettività politiche distinte.24 L’articolazione è documentata in modo continuo. L’archivio storico dei gruppi registra per la IX legislatura cinque componenti politiche distinte e nominate, quattro di maggioranza e una di opposizione.25 E i rendiconti annuali sottoposti al controllo della Corte dei conti mostrano che anche nella XI il Misto si è articolato: nell’esercizio 2022 figura come voce unica; nel 2023 come Misto – Progresso Ligure e Misto – Azione; nel 2024 come Gruppo Misto – Progresso Ligure, Gruppo Misto – Azione e Gruppo Misto – Liberale. Le tre denominazioni corrispondono, nell’ordine, ad Anzalone, a Rossetti e a Riolfo nei mesi in cui vi transitò.26
Questa configurazione produce una conseguenza che è centrale per l’argomento del saggio. Il Misto consente di separare il momento dell’uscita da quello dell’ingresso, e quindi di uscire senza avere ancora deciso, o senza avere ancora concordato, dove entrare. Il percorso di Mabel Riolfo — Lega a marzo, Misto da marzo a luglio, Forza Italia da luglio — è la forma pura di questa funzione. Il Misto è il luogo dove si sosta.
Ma ne produce anche una seconda, meno ovvia. Poiché le componenti politiche del Misto sono riconosciute e finanziate in ragione della loro consistenza, e poiché — come si vedrà al cap. 14 — ciascuna di esse ha diritto a un rappresentante in ogni commissione, il Misto non è una diminuzione di status. È un’alternativa organizzativa. Chi vi confluisce conserva l’essenziale di ciò che aveva, e perde soltanto ciò che dipendeva dall’appartenenza a un gruppo di partito.
13. Il prezzo dell’uscita.
Sostenere che l’uscita sia priva di costi sarebbe inesatto. I costi esistono, sono di natura patrimoniale e organizzativa, e sono disegnati con una certa precisione dalla legge regionale che disciplina il funzionamento dei gruppi, e il cui assetto attuale discende dall’adeguamento regionale alla normativa statale del 2012 in materia di controllo della Corte dei conti sui rendiconti dei gruppi consiliari.27
Il primo costo è l’esclusione dalla contribuzione. L’art. 2, comma 3, della l.r. 19 dicembre 1990, n. 38, nel testo vigente, dispone:
È esclusa, in ogni caso, la contribuzione per partiti o movimenti politici, nonché per Gruppi composti da un solo Consigliere, salvo per quelli che risultino così composti già all’esito delle elezioni o che, costituitisi all’esito delle elezioni, si siano ridotti ad un unico componente, nonché per il Gruppo misto costituitosi in corso di legislatura.
La norma è il gemello finanziario dell’art. 13 del Regolamento, e ne conferma la logica: il monogruppo creato in corso di legislatura non solo non può nascere, ma non sarebbe finanziato se nascesse. Il Gruppo Misto costituitosi in corso di legislatura, invece, è espressamente finanziato. L’ordinamento ligure, in altri termini, chiude una porta e ne apre un’altra: rende impraticabile la micro-frammentazione in gruppi personali e rende praticabile, e sostenuta, la confluenza nel contenitore unitario.
Il secondo costo riguarda il personale, ed è immediato. La stessa legge stabilisce che i contratti del personale dei gruppi cessano allo scadere della legislatura «ovvero anteriormente in caso di cessazione dalla carica o mutamento d’appartenenza al Gruppo consiliare del Consigliere che ne ha proposto al Presidente del Gruppo il conferimento».28 Chi cambia gruppo perde, con effetto immediato, i collaboratori che aveva fatto assumere. È la sanzione più concreta che l’ordinamento regionale ligure connette alla defezione, e non riguarda il seggio ma la struttura che lo assiste.
Il terzo costo non è normativo ma convenzionale, e consiste nella restituzione degli incarichi ottenuti in quota di gruppo. I presidenti e i vicepresidenti di commissione sono eletti dalle commissioni stesse e restano in carica per l’intera legislatura, salvo il rinnovo che può essere chiesto, non prima che sia trascorsa metà legislatura, da un numero di commissari pari a un quarto dei consiglieri regionali; nessuna norma ne prevede la decadenza automatica in caso di cambio di gruppo, mentre i gruppi possono in qualsiasi momento variare la propria rappresentanza in commissione.29 Che il consigliere, cambiando gruppo, restituisca comunque l’incarico è dunque una prassi, non un obbligo — e proprio per questo, quando accade, è una dichiarazione politica.
Nel complesso, il regime ligure appartiene alla famiglia delle discipline che la letteratura definisce anti-defezione deboli: strumenti che agiscono sulle risorse e sulla forma organizzativa, non sul mandato. Studiando il caso italiano a livello parlamentare, dove dal 2018 regole anti-defezione sono state introdotte in un solo ramo, Pinto ha mostrato che tali regole non riducono né la mobilità fra gruppi né la formazione di nuovi gruppi, ma ne modificano la distribuzione nel tempo, concentrando i passaggi nelle fasi di transizione fra un governo e l’altro.30
La prima metà di questa conclusione trova nel caso ligure una conferma diretta: la soglia dei due non ha impedito una sola uscita, ne ha soltanto stabilito il canale. La seconda non è verificabile qui. Il solo passaggio ligure che si collochi in una fase di transizione dell’esecutivo è quello di Bozzano e Boitano, immediatamente successivo al rimpasto del gennaio 2026; e nove eventi in due legislature sono troppo pochi perché la loro distribuzione temporale costituisca un test di alcunché. Va escluso, in particolare, il grappolo di mutamenti dell’estate 2024, che come si è visto al cap. 9 non ha prodotto alcuna variazione formale di gruppo.
14. Presenza garantita, voto proporzionale.
Resta da esaminare l’aspetto che più direttamente determina la convenienza dell’uscita: che cosa accade, dopo il passaggio, nel luogo dove il lavoro consiliare si svolge davvero, cioè nelle commissioni.
L’art. 21 del Regolamento interno stabilisce che il numero dei componenti di ciascuna commissione e la partecipazione a essa di ogni gruppo «per numero di Consiglieri e per voti» sono deliberati dal Consiglio in modo che vi sia rispecchiata la proporzione dei gruppi, «fatto salvo il diritto per ognuno, indipendentemente dalla propria consistenza, di designare un rappresentante in ciascuna Commissione». Il comma 5 obbliga ciascun consigliere a far parte di almeno due fra le Commissioni I, II, III e IV, e gli consente di far parte anche della V e della VI «in considerazione delle loro speciali funzioni»; il comma 6 stabilisce che il consigliere unico componente di un gruppo è componente di tutte le commissioni; il comma 8 estende l’intera disciplina alle componenti politiche del Gruppo Misto, precisando che alla componente formata da un solo consigliere si applica il comma 6.31
La regola è applicata, ed è verificabile. Le Commissioni permanenti dell’Assemblea ligure sono oggi sei, e i due consiglieri che dall’inizio della XII legislatura costituiscono un gruppo monocomponente — Giovanni Battista Pastorino per la lista del candidato presidente sconfitto e Stefano Giordano per il Movimento 5 Stelle — risultano componenti di tutte e sei, a fronte di un obbligo minimo di due fra le quattro commissioni di merito.32
Il congegno opera però su due grandezze distinte, e va descritto per intero. La presenza è garantita in misura super-proporzionale, secondo quanto si è appena visto. Il peso del voto resta invece proporzionale: la partecipazione è deliberata anche «per voti», formula che si intende comunemente nel senso di un voto ponderato sulla consistenza dei gruppi, benché non sia stato possibile riscontrarne l’applicazione su una delibera di composizione.
Ne segue una conclusione che va enunciata senza esagerarla. L’uscita non conferisce potere deliberativo aggiuntivo: chi esce non pesa di più. Ma moltiplica le sedi in cui il consigliere è titolato a sedere, a parlare, a chiedere audizioni e a intervenire sui testi. In un’assemblea di trentuno componenti, dove la distanza fra il singolo consigliere e la decisione è breve, la differenza fra due commissioni e sei è di ordine pratico prima che simbolico.
Il quadro complessivo delle regole liguri è dunque il seguente. Uscire non costa il seggio; costa i collaboratori e, per prassi, gli incarichi. Uscire da soli non consente di fondare nulla, ma consente di confluire in un contenitore finanziato e articolabile. Uscire in due consente di fondare un gruppo. E in tutti i casi la presenza istituzionale è preservata, mentre il peso del voto resta quello che era. È un sistema che non scoraggia la defezione: la incanala, la rende ordinata e la rende visibile. Ciò che esso davvero preclude non riguarda la forma dell’uscita, ma la sua direzione — ed è il tema della sesta parte.
PARTE QUARTA. LA XII LEGISLATURA: LA FRAMMENTAZIONE DENTRO IL POLO
15. Un voto più bipolare, un’aula più articolata.
Le elezioni anticipate del 27-28 ottobre 2024 producono l’esito più competitivo che la Liguria abbia conosciuto da quando il Presidente della Regione è eletto direttamente. Marco Bucci prevale su Andrea Orlando con il 48,8 per cento contro il 47,4, uno scarto di appena 1,4 punti e di poco più di ottomila voti, a fronte di circa diciassette punti nel 2020. L’affluenza scende dal 53,4 al 46 per cento, il dato più basso mai registrato in una consultazione regionale ligure. Nessuno degli altri sette candidati alla presidenza supera l’uno per cento: l’indice di bipolarismo — la somma delle quote delle due maggiori coalizioni — tocca il 96,2 per cento in termini di voti e il 100 per cento in termini di seggi.33
Cerruto legge questo risultato, insieme a quelli emiliano e umbro dello stesso anno, come un ritorno del bipolarismo, accompagnato da una personalizzazione crescente — tutti e tre i presidenti eletti erano sindaci in carica — e da un calo strutturale della partecipazione. Sul piano dell’offerta, la ristrutturazione è netta: venti liste presentate, nove ammesse alla rappresentanza. Fratelli d’Italia sale dal 10,9 al 15,1 per cento e diventa il primo partito della coalizione; la Lega crolla dal 17,1 all’8,5; il Partito Democratico è il primo partito in assoluto con il 28,5 per cento e otto seggi.
L’assemblea che ne esce conta nove gruppi costituiti il 12 dicembre 2024: Partito Democratico con nove componenti, Fratelli d’Italia con cinque, Vince Liguria-Noi Moderati con quattro, Forza Italia con tre, Lega con tre, Orgoglio Liguria-Bucci Presidente con tre, Alleanza Verdi e Sinistra con due, e due monogruppi corrispondenti a liste che avevano ottenuto un solo seggio, Andrea Orlando Presidente e Movimento 5 Stelle. Il rapporto di forze è diciotto a tredici.
Conviene fermarsi un momento sul significato di questi numeri, perché è il punto in cui l’analisi rischia l’equivoco più comune. Bipolarismo non è bipartitismo. Un polo, nella definizione che ne danno Vassallo e Verzichelli, è un’area politica — un partito o, assai più spesso in Italia, un’alleanza di partiti — dotata di un consenso sufficiente a competere con qualche possibilità di vincere.34 L’unità della competizione bipolare è dunque la coalizione, non il partito; e il bipartitismo, cioè un sistema in cui due soli partiti si contendono il governo, non è mai esistito in Italia, né a livello nazionale né a livello regionale. L’indice che Cerruto calcola somma, coerentemente, le quote delle due maggiori coalizioni.
Ne segue che la molteplicità dei partiti dentro ciascun polo non è un’anomalia rispetto al bipolarismo: ne è la forma normale. Nove gruppi consiliari contro gli otto iniziali della legislatura precedente, e una coalizione di maggioranza articolata in cinque tronconi di cui due civici, non contraddicono affatto la diagnosi di Cerruto. La contraddicono così poco che, come si sosterrà nella sesta parte, è proprio la solidità della struttura bipolare a rendere poco costosa la mobilità interna al polo: se l’unità della competizione è la coalizione, spostarsi da un partito all’altro della stessa coalizione non modifica l’allineamento competitivo, e non incontra perciò le resistenze — di appartenenza, di elettorato, di coalizione — che si oppongono al passaggio fra i poli.
16. Gennaio 2026: due bastano.
Il passaggio del gennaio 2026 è l’unico dell’intera serie ligure di cui si conosca con precisione tanto la preparazione quanto l’innesco, e conviene ricostruirlo per intero, perché mostra all’opera il meccanismo che la sesta parte generalizzerà.
La preparazione è di natura partitica e si svolge nei due mesi precedenti: Noi Moderati tiene il proprio congresso regionale a Genova nel novembre 2025, e il 20 dicembre Alessandro Bozzano — consigliere regionale della lista civica del Presidente — ne è eletto coordinatore provinciale a Savona, dichiarando di puntare a «una coabitazione leale e costruttiva tra civici e partiti».35 La destinazione, in altri termini, viene costruita prima che serva.
L’innesco è invece regionale, e riguarda la distribuzione dei posti nell’esecutivo. Una riforma della legge statutaria approvata in prima lettura il 4 marzo 2025 e in seconda lettura il 17 giugno, entrambe le volte con diciotto voti favorevoli e dodici contrari, aggancia il numero massimo degli assessori al limite fissato dalla legge statale, con adeguamento automatico alle sue variazioni. La prima lettura conteneva anche l’istituzione della figura dei sottosegretari, fino a quattro, nominabili anche fra i consiglieri regionali; la seconda l’ha soppressa.36 Il 16 gennaio 2026 il Presidente Bucci si avvale del nuovo margine: Claudia Morich e Alessio Piana entrano in Giunta, che passa da sette a nove componenti; Simona Ferro sostituisce Alessandro Piana alla vicepresidenza; il consigliere Angelo Vaccarezza riceve un incarico di supporto che gli consente di partecipare alle sedute della Giunta senza diritto di voto.37 Nessuna delle due liste civiche ottiene nulla.
Il 19 gennaio, tre giorni dopo, è depositata al Consiglio regionale la richiesta di costituzione del gruppo Noi Moderati, formato da Bozzano e da Giovanni Boitano, capogruppo di Orgoglio Liguria-Bucci Presidente: i vertici delle due liste civiche della coalizione. La motivazione è dichiarata dai protagonisti e non richiede di essere ricostruita: «Abbiamo rappresentato finora una parte civica che costituiva un terzo dei consiglieri del centrodestra e un terzo degli elettori», e «le recenti scelte hanno privilegiato i partiti tradizionali e non questa componente civica».38
L’evento è il primo dell’intera serie ligure a produrre un gruppo nuovo, ed è il solo che poteva farlo: due consiglieri sono esattamente la soglia dell’art. 13. Che il numero sia il minimo consentito non è una coincidenza da sottolineare con ironia; è la condizione di possibilità dell’operazione. Se Bozzano e Boitano fossero usciti separatamente, entrambi sarebbero finiti nel Misto e non avrebbero avuto né insegna propria, né capogruppo proprio, né seggio proprio nella conferenza dei capigruppo. Il contenuto politico è la sostituzione di due etichette civiche costruite attorno al nome del candidato presidente con l’etichetta di un partito nazionale; la coordinatrice regionale di quel partito ha rivendicato il primato del nuovo gruppo come il solo, in quel Consiglio, a portarne nome e simbolo in modo distinto e autonomo.39
Bozzano ha dichiarato in aula che il gruppo opererà nella maggioranza, nel rispetto del programma, ma che il sostegno alla Giunta «non è più scontato»; il Presidente ha replicato che la maggioranza dispone sempre degli stessi voti.40 Entrambe le affermazioni sono, a rigore, vere, e la loro coesistenza è precisamente il fenomeno che questo saggio descrive. La maggioranza ha gli stessi voti perché nessuno l’ha lasciata; il sostegno non è più scontato perché la sua struttura interna è cambiata.
Il 27 gennaio, con l’insediamento del subentrante dell’assessore Piana, il Consiglio prende atto del riassetto e discute l’ampliamento della Giunta, che l’opposizione qualifica come una manovra di partito: Andrea Orlando sostiene che la scelta tradisca l’apporto civico della maggioranza; il Presidente replica che l’ampliamento discende dalla legge nazionale e che «civismo significa servizio ai cittadini e non spartizione di incarichi».41 Matteo Campora torna alla guida del gruppo Vince Liguria, che perde la denominazione composita; Orgoglio Liguria passa a Marco Frascatore, Noi Moderati a Boitano. I gruppi sono dieci.
17. Settembre 2026: un Misto iscritto alla maggioranza.
Il 9 agosto 2026 Gianmarco Medusei annuncia di lasciare Fratelli d’Italia per aderire a Futuro Nazionale, il soggetto politico promosso da Roberto Vannacci e costituito il 7 febbraio 2026, dichiarando contestualmente che continuerà a sostenere il programma della Giunta Bucci.42 Il passaggio diventa efficace il 1° settembre; il 9 settembre Medusei debutta in aula come iscritto al Gruppo Misto, di cui è unico componente, vota a favore della deliberazione in materia di autonomia differenziata e annuncia di lasciare la vicepresidenza della V Commissione permanente.43
Anche qui la forma è dettata dalla regola, e in modo persino più stringente che negli altri casi: il partito di destinazione non esisteva alle elezioni del 2024 e non poteva quindi esprimere alcun gruppo consiliare. Un consigliere solo, che non si iscrive ad alcun gruppo esistente, ha come unica collocazione il Misto — che nella XII legislatura, come nella XI, nasce soltanto quando serve. E anche qui la sostanza è intra-coalizionale: il rapporto di forze resta diciotto a tredici. La reazione dell’opposizione ha investito la natura del nuovo soggetto politico piuttosto che la meccanica del passaggio.44
Due elementi del caso meritano però di essere isolati, perché non hanno precedenti nella serie ligure qui esaminata.
Il primo è la motivazione dichiarata dal protagonista, il quale distingue con nettezza fra il consenso elettorale, che considera proprio e conserva, e l’incarico politico, che considera derivato dal gruppo e restituisce. È una teoria del mandato enunciata in prima persona, e vi si tornerà al cap. 28. Vale la pena notare che, alla data in cui si chiude questa rilevazione, la scheda ufficiale della V Commissione registra ancora Medusei come vicepresidente: la restituzione è stata annunciata in aula ma non ha ancora prodotto l’atto che la iscrive a registro — un’ulteriore, minuta conferma dello scarto fra i due piani descritto nella prima parte.
Il secondo è un fatto documentale. L’elenco ufficiale dei gruppi dell’Assemblea legislativa classifica il Gruppo Misto — composto dal solo Medusei — come gruppo di maggioranza.45 Il Misto, che nella teoria classica è il contenitore neutro dei non allineati, è qui iscritto a registro con una collocazione politica esplicita. Non è una novità ligure in assoluto: l’archivio storico dell’Assemblea attribuisce da tempo a ciascuna componente politica del Misto l’indicazione di maggioranza o di opposizione. Ma il caso del 2026 la porta al limite, perché la componente coincide con il gruppo e il gruppo coincide con una sola persona.
Ne discende un’osservazione che tocca il cuore dell’argomento. In Liguria l’istituzione non si limita a registrare il mutamento di gruppo: ne registra anche la direzione politica. Il Consiglio, cioè, riconosce e certifica che un consigliere uscito dal partito con cui è stato eletto continua a sostenere la Giunta. È la conferma istituzionale, e non soltanto giornalistica, che la mobilità ligure si svolge dentro il perimetro della maggioranza.
18. L’aritmetica dei diciotto.
Alla data del 10 settembre 2026 il Consiglio regionale della Liguria conta undici gruppi. Nella maggioranza: Fratelli d’Italia quattro, Forza Italia tre, Lega tre, Vince Liguria tre, Orgoglio Liguria due, Noi Moderati due, Gruppo Misto uno. Nell’opposizione: Partito Democratico nove, Alleanza Verdi e Sinistra due, Andrea Orlando Presidente uno, Movimento 5 Stelle uno.46
Undici gruppi per trentuno consiglieri significa una dimensione media di 2,8 componenti. Nove liste avevano ottenuto rappresentanza e nove gruppi si erano costituiti, senza che la coincidenza numerica implicasse una corrispondenza: il candidato presidente sconfitto si iscrisse infatti al gruppo del Partito Democratico anziché a quello della lista che portava il suo nome. I gruppi sono ora undici. Il numero dei gruppi è cresciuto di due in ventuno mesi, e in nessun momento è diminuito.
Il rapporto fra maggioranza e opposizione, come si è detto, non è mutato. Ma la struttura interna della maggioranza sì, e in modo che ha un effetto aritmetico verificabile. Lo Statuto ligure stabilisce che l’Assemblea delibera con l’intervento della maggioranza dei suoi componenti: il quorum strutturale è dunque di sedici presenti su trentuno.47 I cinque gruppi che componevano la maggioranza all’atto della costituzione, e che oggi contano complessivamente quindici consiglieri — Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Vince Liguria, Orgoglio Liguria — non raggiungono da soli quel quorum. Per raggiungerlo occorre almeno uno dei due gruppi nati dalla mobilità interna, Noi Moderati o il Misto.
Va detto con precisione che cosa questo significhi e che cosa non significhi. Non significa che la maggioranza abbia perso voti: i diciotto consiglieri sono gli stessi diciotto, e nessuno di essi ha annunciato il passaggio all’opposizione. Non significa che una crisi sia in corso. Significa che il potere di condizionamento all’interno della coalizione si è ridistribuito, e che i due soggetti che detengono la differenza fra quindici e il quorum sono precisamente i due che il party switching ha creato. Chi esce non riduce la maggioranza: ne diventa una parte più visibile e più necessaria.
Resta da chiarire in che rapporto stia tutto questo con la diagnosi del ritorno del bipolarismo. Il rapporto non è di contraddizione, come si è già avvertito al cap. 15, ma di implicazione. Il bipolarismo ligure è reale e misurato: l’indice di bipolarismo tocca il 96,2 per cento in termini di voti e il 100 per cento in termini di seggi, e nessun terzo polo si affaccia. Poiché però il polo è un’alleanza di partiti e non un partito, la sua articolazione interna è materia libera: la legge elettorale premia chi si coalizza, ma nulla, una volta conquistata la maggioranza, premia chi resta indistinto dentro la coalizione. Al contrario, le regole dei gruppi e la distribuzione delle posizioni esecutive premiano chi si distingue, perché soltanto un soggetto distinto ha un capogruppo, un’insegna e un titolo per sedersi al tavolo in cui i posti si assegnano.
Il numero dei gruppi cresce, dunque, non malgrado il bipolarismo ma al riparo di esso. Finché la competizione si gioca fra due poli, ciò che accade dentro un polo non ha conseguenze sull’esito della competizione — e proprio per questo può accadere senza costo.
PARTE QUINTA. DUE LEGISLATURE DI CONTROLLO (2010-2020)
19. Perché guardare indietro.
Nove eventi in due legislature non consentono di stabilire se ciò che si è osservato sia una proprietà del sistema ligure o una particolarità del periodo 2020-2026. Le due legislature immediatamente precedenti offrono un termine di paragone utile, e per una ragione che va oltre la semplice estensione della serie: nella IX legislatura (2010-2015) la Regione era governata dal centrosinistra, mentre nella X (2015-2020) e nelle due successive lo è stata dal centrodestra. Il campo che governa cambia una volta, e questo permette di verificare se la mobilità segua il governo o il colore. C’è poi la specificità della X legislatura connotata dal tripolarismo e non dal bipolarismo. Inoltre, sebbene in questo saggio non ce ne occupiamo con analisi specifiche, allargare lo sguardo ci aiuta comunque indirettamente a ricordare a colpo d’occhio quanto sia mutata la galassia dei partiti negli ultimi sedici anni.
La base documentale non è omogenea. L’archivio dei consiglieri e l’archivio dei gruppi consiliari pubblicati dal Consiglio regionale coprono la IX legislatura in modo analitico, indicando per ciascun consigliere il gruppo di appartenenza e lo schieramento, e per ciascun gruppo la data di costituzione e i componenti; per la X legislatura la copertura dell’archivio è invece frammentaria, e la ricostruzione si appoggia in misura maggiore alla cronaca e ad altre fonti.48 Le due parti che seguono vanno lette con questa differenza in mente.
20. La IX legislatura: mobilità simmetrica.
Le elezioni del 28-29 marzo 2010 confermano Claudio Burlando con il 52,15 per cento contro il 47,85 di Sandro Biasotti. L’assemblea conta allora quaranta componenti, venticinque di maggioranza e quindici di opposizione: la riduzione a trenta più il Presidente, disposta dalla riforma statutaria del 2013 in attuazione di un vincolo posto dalla legislazione statale, si applicherà solo dalla legislatura successiva.49
Le variazioni formali di gruppo documentate dall’archivio ufficiale sono nove.
Nella maggioranza: Matteo Rossi passa da Sinistra Ecologia e Libertà al gruppo Federazione della Sinistra-Rifondazione il 15 luglio 2014; Alessandro Benzi, lo stesso giorno, lascia lo stesso gruppo di origine per il Gruppo Misto, dove costituisce la componente L’Altra Sinistra per la Liguria; Ezio Chiesa, vicepresidente del gruppo del Partito Democratico, e Armando Ezio Capurro costituiscono il 18 febbraio 2015 il gruppo Liguria Cambia.
Nell’opposizione: Raffaella Della Bianca, eletta nel Popolo della Libertà, confluisce il 1° marzo 2012 nel Gruppo Misto, componente Riformisti Italiani; Lorenzo Pellerano e Luigi Morgillo costituiscono il 18 febbraio 2015 il gruppo Liguria Libera; Matteo Rosso, proveniente da Forza Italia, ed Edoardo Rixi, proveniente dalla Lega Nord e già capogruppo di quel gruppo, costituiscono il 10 marzo 2015 il gruppo Lista Rixi Presidente.
A questi si aggiungono tre casi che ripetono, con otto e dieci anni di anticipo, la figura che al cap. 7 si è chiamata surroga discordante: Carmen Patrizia Muratore, subentrata il 1° luglio 2014, si colloca alla testa della componente Percorsi in Liguria anziché nel gruppo dell’Italia dei Valori, espresso dalla lista con cui era stata eletta; Andrea Stimamiglio, entrato il 15 luglio 2014 in sostituzione di un consigliere dimessosi, si iscrive direttamente al Gruppo Misto, componente Lavoro, Salute e Cultura; Angelo Barbero, entrato il 21 ottobre 2014, aderisce alla componente Indipendente del Misto.50
Il dato decisivo è che nessuno di questi dodici movimenti attraversa il confine fra maggioranza e opposizione. Il secondo dato è che la loro distribuzione fra i due campi è sostanzialmente simmetrica: quattro variazioni formali nella maggioranza e cinque nell’opposizione, due surroghe discordanti a favore della maggioranza e una dell’opposizione.
Questo secondo risultato non conferma la proposizione, formulata sulla base delle due legislature recenti, secondo cui la mobilità si concentra nel campo che governa; e va detto con chiarezza, perché è il punto su cui il confronto corregge il saggio anziché confermarlo. Si vedrà al cap. 23 come vada riformulata quella proposizione.
Il contesto in cui la mobilità del 2014-2015 si produce è, del resto, particolare, e va richiamato perché fornisce l’elemento che manca. La legislatura è attraversata dall’inchiesta sulle spese dei gruppi consiliari, che colpisce consiglieri di entrambi gli schieramenti e produce dimissioni; ed è la legislatura al termine della quale il centrosinistra deve scegliere il successore di Burlando e il centrodestra il proprio candidato. La posta in gioco, negli ultimi mesi, non è più governativa: è elettorale. E le posizioni elettorali si distribuiscono da entrambi i lati.
21. Tre gruppi da due, nell’ultimo trimestre.
La concentrazione temporale è impressionante e merita di essere isolata. Il 18 febbraio 2015 nascono due gruppi nello stesso giorno, uno per parte: Liguria Cambia nella maggioranza, Liguria Libera nell’opposizione. Il 10 marzo ne nasce un terzo, Lista Rixi Presidente, sei giorni dopo che il centrodestra ha indicato Edoardo Rixi come proprio candidato alla presidenza per le elezioni di maggio.51
Ciascuno dei tre ha esattamente due componenti.
Che tre gruppi nuovi nascano nel trimestre che precede il voto, e che nessuno di essi modifichi di un’unità il rapporto di forze, indica con precisione a che cosa serva un gruppo consiliare in quella fase. Non serve a governare diversamente: serve a esistere sulla scheda. Il gruppo dà un nome, un capogruppo, una dotazione, un seggio nella conferenza dei capigruppo e una riga nei resoconti; e sono tutte cose che si spendono in campagna elettorale. È la stessa funzione che si è osservata, nella XII legislatura, nella costituzione del gruppo Noi Moderati e che si vedrà meglio nei movimenti della X legislatura.
22. La X legislatura e il caso Pisani.
Le elezioni del 31 maggio 2015 producono il primo Consiglio da trentuno componenti e l’unica competizione realmente tripolare della serie: Giovanni Toti si afferma con il 34,45 per cento contro il 27,85 di Raffaella Paita e il 24,85 di Alice Salvatore per il Movimento 5 Stelle.52 La maggioranza dispone di sedici seggi contro quindici: un voto di scarto, il margine più stretto dell’intero periodo. I gruppi costituiti sono otto, cinque di maggioranza e tre di opposizione; due contano un solo componente, Rete a Sinistra e il Gruppo Misto, nel quale si iscrive Andrea Costa, eletto nel listino del presidente senza un proprio simbolo, dando vita alla componente Ncd-Area Popolare.53
La serie degli eventi segue il tracciato già noto, e per questa legislatura è ricostruibile con una fonte di qualità particolare: i rendiconti annuali dei gruppi consiliari, pubblicati in adempimento degli obblighi di trasparenza e sottoposti al controllo di regolarità della Sezione regionale della Corte dei conti. Ciascun esercizio restituisce l’elenco certificato dei gruppi allora esistenti, e consente perciò di datare nascite e denominazioni senza affidarsi alla sola cronaca.54
Nel febbraio 2017 Francesco Battistini lascia il gruppo del Movimento 5 Stelle e confluisce nel Misto, componente Libera-Mente Liguria, classificata dall’archivio come opposizione; nell’aprile successivo costituisce con Giovanni Battista Pastorino un gruppo nuovo, Rete a Sinistra & Libera-Mente Liguria — di nuovo due componenti — che il 3 ottobre 2019 i medesimi due consiglieri rifondano sotto il nome di Linea Condivisa, dichiarando di voler aprire un dialogo con le altre forze di opposizione in vista delle elezioni del 2020.55 È un caso che merita di essere tenuto a mente: Linea Condivisa si presenterà effettivamente alle regionali del 2020 e otterrà un seggio, e il gruppo consiliare nato nel 2019 sarà così diventato una lista.
La componente di Andrea Costa nel Misto, classificata come maggioranza, muta due volte denominazione: da Ncd-Area Popolare a Liguria Popolare, e nel gennaio 2018 a Liguria Popolare-Noi con l’Italia. Nell’ottobre-novembre 2019 si formano due gruppi nuovi, entrambi da due: Cambiamo!, con Angelo Vaccarezza e Marco Scajola provenienti da Forza Italia, e Italia Viva, con Juri Michelucci e Valter Ferrando provenienti dal Partito Democratico. Nel marzo 2020 Vittorio Mazza lascia la Lega per il Misto dichiarando che continuerà a sostenere la Giunta; nel maggio successivo Alice Salvatore e Marco De Ferrari escono dal Movimento 5 Stelle e costituiscono il gruppo Il Buonsenso — ancora due.56
In mezzo a questa serie ordinaria si colloca l’evento che una formulazione assoluta della tesi avrebbe dichiarato impossibile.
Il 12 dicembre 2018 Gabriele Pisani, eletto nel 2015 nella lista del Movimento 5 Stelle, annuncia il proprio passaggio alla componente Liguria Popolare-Noi con l’Italia, di cui diventa capogruppo, dichiarando il sostegno alla Giunta Toti; l’iscrizione decorre dal 1° gennaio 2019. La maggioranza passa da sedici a diciassette seggi e l’opposizione da quindici a quattordici.57 Il gruppo di provenienza reagisce sostenendo che il consigliere, «eletto con il Movimento e titolare della fiducia di non pochi elettori», abbia ceduto alle lusinghe, e definendolo la pedina aggiuntiva di una maggioranza che disponeva di un solo voto di scarto.
È l’unico attraversamento del confine fra maggioranza e opposizione documentato nelle quattro legislature qui considerate, dal 2010 al 2026: uno su circa una trentina di eventi. Ed è un attraversamento che non si può liquidare come marginale: avviene nella legislatura in cui la maggioranza è più fragile, ne porta il margine da uno a tre seggi, e frutta al suo protagonista la guida della formazione che lo accoglie.
Vale la pena aggiungere ciò che quell’arrivo produsse dal lato di chi accoglieva. Liguria Popolare era fino ad allora una componente interna al Gruppo Misto, perché Andrea Costa era solo; con Pisani i componenti diventano due, e i rendiconti del 2020 la registrano come gruppo consiliare autonomo, distinto dal Misto. Il passaggio, in altri termini, non portò soltanto un voto a una maggioranza che ne aveva bisogno: portò a chi lo accolse il secondo componente necessario a superare la soglia dell’art. 13. La regola esaminata nella terza parte spiega dunque anche l’attrattività dell’operazione per il destinatario, e non soltanto la forma dell’uscita per chi parte.
Alla fine della legislatura il conto è documentato con precisione dai rendiconti dell’esercizio 2020, che per il periodo fino al 26 ottobre elencano dodici gruppi consiliari: Cambiamo con Toti Presidente, Cambiamo!, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Gruppo Misto, Il Buonsenso, Italia Viva, Lega Nord Liguria-Salvini, Liguria Popolare, Linea Condivisa, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.58 Dagli otto iniziali se ne sono aggiunti quattro, e nessuno si è estinto. Il caso limite è quello di Forza Italia, che dopo la doppia partenza verso Cambiamo! resta con un solo componente e sopravvive come gruppo — precisamente in forza della clausola dell’art. 13 che ammette il gruppo ridottosi a un componente nel corso della legislatura.
23. Che cosa il confronto conferma e che cosa corregge.
Il confronto mette a disposizione tre osservazioni nuove e obbliga a riformulare due proposizioni. Conviene però sgombrare preliminarmente il campo da ciò che osservazione non è.
Che cosa non prova nulla. Che nessun consigliere uscito da solo abbia mai fondato un gruppo non è un risultato: è ciò che l’art. 13 vieta. Contare le volte in cui una regola vincolante è stata rispettata non aggiunge conoscenza, e il saggio non ne ricava alcun argomento. Ciò che la regola lascia libero — e che quindi può dire qualcosa — è la dimensione del gruppo che si costituisce: la soglia è un minimo, non un massimo, e nulla impedirebbe a tre, quattro o cinque consiglieri di uscire insieme.
Che cosa si osserva. Nei sedici anni esaminati questo non è mai accaduto: i nove gruppi costituiti in corso di legislatura — Liguria Libera, Liguria Cambia, Lista Rixi Presidente, Rete a Sinistra & Libera-Mente Liguria poi Linea Condivisa, Liguria Popolare, Cambiamo!, Italia Viva, Il Buonsenso, Noi Moderati — hanno tutti esattamente due componenti, mai uno di più. Sarebbe però sbagliato leggere in tutte le coppie la stessa figura. In almeno tre casi si tratta di una scissione vera e propria, cioè di due consiglieri che escono insieme dal medesimo gruppo: Vaccarezza e Scajola da Forza Italia per fondare Cambiamo!, Michelucci e Ferrando dal Partito Democratico per fondare Italia Viva, Salvatore e De Ferrari dal Movimento 5 Stelle per fondare Il Buonsenso. In altri la coppia riunisce invece consiglieri di provenienza diversa, che separatamente non avrebbero potuto costituire nulla: Rosso viene da Forza Italia e Rixi dalla Lega Nord, Costa dal Gruppo Misto e Pisani dal Movimento 5 Stelle, Bozzano dalla lista del Presidente e Boitano dalla seconda lista civica. Le due figure coesistono, e la soglia non distingue fra loro: le ammette entrambe e preclude soltanto la terza, il gruppo di uno. Ciò che resta costante è il tetto di fatto, cioè che nessuna uscita ha mai coinvolto più di due consiglieri insieme. Nove casi sono pochi, e l’osservazione resta descrittiva; ma è l’unica parte del comportamento osservato che le regole non prescrivevano.
Restano poi due elementi di continuità già noti e che il decennio precedente conferma. Il primo è la funzione del Gruppo Misto come camera di compensazione e come contenitore articolabile: le cinque componenti della IX legislatura e le due della X ne fanno l’istituto più continuamente usato dell’intero sistema. Il secondo è l’effetto a cricchetto: i gruppi nascono e non muoiono, e Forza Italia, ridotta nella X legislatura a un solo componente, sopravvive come gruppo.
Vanno riformulate, invece, le due proposizioni più forti del saggio.
La prima è quella sull’attraversamento. Nella formulazione assoluta — la defezione trasversale non si verifica — essa è smentita dal caso Pisani. Ciò che il confronto suggerisce non è però di abbandonarla, ma di renderla direzionale, ed è quanto si farà al cap. 24: l’art. 126 della Costituzione priva di valore la defezione che esce dalla maggioranza, non quella che vi entra. Chi lascia la maggioranza non può costruire un governo alternativo e ottiene soltanto la prospettiva di elezioni anticipate; chi vi entra ottiene l’accesso a tutto ciò che una maggioranza distribuisce. Il solo attraversamento del decennio va nella direzione redditizia, e frutta immediatamente una carica: non è un’anomalia rispetto al meccanismo, ne è la verifica.
La seconda è quella sulla concentrazione della mobilità nel campo che governa. La IX legislatura mostra una distribuzione sostanzialmente simmetrica fra i due campi, e dunque non conferma la proposizione nella forma in cui l’evidenza recente l’aveva suggerita. La riformulazione che rende conto di tutte e quattro le legislature è più astratta e, per questo, più esatta: si muove chi ha posizioni da ridistribuire. Durante la legislatura le posizioni sono governative — assessorati, deleghe, presidenze — e allora si muove chi governa, come nella XI e nella XII. Nel suo ultimo tratto le posizioni diventano elettorali — candidature, insegne, visibilità — e allora si muovono entrambi i campi, come nel febbraio-marzo 2015. La moneta cambia; la regola secondo cui ci si muove dove c’è qualcosa da spartire non cambia.
PARTE SESTA. PERCHÉ LA LIGURIA SI MUOVE COSÌ
24. Il confine e la sua direzione.
La domanda che l’evidenza impone è perché il confine fra maggioranza e opposizione, in Liguria, venga attraversato così di rado: mai nelle due legislature oggetto di questo saggio, una sola volta nelle quattro esaminate.
Una parte della risposta non richiede alcuna analisi istituzionale, e conviene metterla per prima, perché trascurarla è l’errore metodologico più comune in questo genere di studi. Fra i due campi corrono differenze di programma, di storia, di linguaggio e di appartenenza che per la maggior parte degli eletti non sono negoziabili. Chi è stato eletto a sinistra non passa a destra, e viceversa, prima di tutto perché non lo vuole e perché non lo vuole chi lo ha votato; se così non fosse, per la gran parte degli eletti, non esisterebbe alcun bipolarismo, dal momento che i poli sono fatti precisamente delle fedeltà che li tengono insieme. Ridurre la condotta politica al calcolo di convenienza dell’attore economico significa trattare come scelta ciò che in larga misura è identità: è l’obiezione che Pareto muoveva più di un secolo fa a chi estendeva alla politica lo schema dell’azione logica, contrapponendovi la sfera assai più ampia delle azioni non logiche e dei sentimenti che chiamava «residui della persistenza degli aggregati».59
Le istituzioni, dunque, non spiegano la rarità dell’attraversamento. Spiegano qualcosa di più circoscritto e, proprio per questo, verificabile: perché quella rarità non sia simmetrica. Se operassero soltanto le barriere di appartenenza, ci si dovrebbe attendere che i pochi attraversamenti si distribuissero nei due sensi, come accade nei sistemi in cui pure esistono. Se operasse soltanto il calcolo delle convenienze, ci si dovrebbero attendere, in entrata nella maggioranza, molti più passaggi di quanti se ne osservino. Il quadro reale — pochissimi passaggi, e tutti nello stesso verso — richiede entrambi i fattori: l’appartenenza rende raro il passaggio; l’architettura istituzionale ne rende privo di frutto uno dei due sensi. È del secondo fattore, e soltanto di quello, che questo capitolo si occupa.
Nei sistemi parlamentari le maggioranze si formano e si disfano in aula, e la defezione individuale può concorrere a formarne una diversa: è per questa ragione istituzionale, e non per una particolare inclinazione degli eletti, che il cambio di gruppo vi funziona come risorsa negoziale. Che il fenomeno sia intenso lo ha mostrato la letteratura sul caso italiano: studiando la Camera dei deputati fra il 1996 e il 2001, Heller e Mershon hanno rilevato che quasi un quarto dei deputati aveva cambiato gruppo almeno una volta, e ne hanno spiegato la frequenza con la scarsa informatività delle etichette di partito, con la competizione intra-partitica nel servizio agli elettori e con l’aumento dell’incertezza sulle prospettive elettorali.60 Sono spiegazioni della scelta individuale, non della sua utilità di governo; ma presuppongono un contesto in cui quella scelta ha un valore di scambio.
Nell’ordinamento regionale disegnato dalla riforma costituzionale del 1999 questa possibilità non esiste. L’art. 126, terzo comma, della Costituzione lega la sorte dell’assemblea a quella del Presidente eletto direttamente: l’approvazione della mozione di sfiducia, la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie del Presidente comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. La stessa norma aggiunge che i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.
Le conseguenze per il calcolo del singolo consigliere sono nette, ma — ed è il punto — sono asimmetriche. Non esiste una maggioranza alternativa che possa essere costruita in corso di legislatura: la sfiducia al Presidente non apre una crisi, apre una campagna elettorale. Un gruppo di consiglieri che volesse rovesciare l’esecutivo regionale otterrebbe come unico risultato la fine anticipata del proprio mandato. La regola del simultaneo destino priva di valore di scambio la defezione che esce dalla maggioranza, perché la trasforma da arma di governo in arma di autodistruzione.
Su chi entra nella maggioranza, invece, quella regola non dice nulla, e l’incentivo si rovescia: chi arriva porta un voto a un esecutivo che non può essere sostituito e che dispone di posizioni da assegnare per l’intera durata della legislatura. Il caso Pisani, ricostruito al cap. 22, è la verifica di questa asimmetria e non la sua smentita: l’unico attraversamento del decennio va nella direzione redditizia, si produce nella legislatura in cui la maggioranza aveva un solo voto di margine — cioè quando quel voto valeva di più — e frutta al suo autore la guida della componente che lo accoglie. Se il confine ligure fosse impermeabile in entrambi i sensi, il caso Pisani sarebbe inspiegabile; se fosse permeabile in entrambi, ci si dovrebbe attendere anche il movimento inverso, che in sedici anni non si registra mai.
Si aggiunga che la legge elettorale rafforza il vincolo dal lato dell’origine. Sei dei trenta seggi liguri sono attribuiti come premio al gruppo di liste collegate al candidato presidente vincente: una parte non trascurabile della maggioranza esiste, materialmente, in quanto collegata a quel presidente. Chi ha ottenuto il seggio grazie al premio e volesse passare all’opposizione si troverebbe a esercitare un mandato la cui base numerica dipende dalla vittoria che intende sconfessare.
Non se ne deve concludere che uscire dalla maggioranza non produca proprio nulla. Chi lo facesse otterrebbe comunque alcuni beni: la prospettiva di una candidatura nel campo avverso alla tornata successiva, la visibilità che accompagna un gesto clamoroso, l’accesso alle risorse di un gruppo di opposizione più consistente, e un potere di condizionamento di grado inferiore alla sfiducia — l’astensione su un provvedimento, il voto contrario su un bilancio. Sono però beni che l’ordinamento ligure rende disponibili anche a chi resta: la Regione garantisce a ogni gruppo, e a ogni componente del Misto, presenza e parola, e un consigliere che condiziona da dentro la maggioranza dispone di un interlocutore che ha bisogno di lui, laddove chi condiziona da fuori dispone soltanto di un interlocutore che non ne ha bisogno. La domanda non è se l’uscita produca qualcosa, ma se produca più della permanenza; e per il consigliere già disposto a muoversi la risposta che sedici anni di comportamenti liguri suggeriscono è negativa.
La XI legislatura ha fornito, per una via non voluta, la dimostrazione sperimentale del vincolo. Quando esso si è rotto — non per una defezione, ma per le dimissioni del Presidente — l’assemblea è caduta con lui, integralmente e automaticamente, dopo meno di quattro anni. Ciò che nessuna combinazione di passaggi individuali aveva potuto fare in quarantacinque mesi, un atto unilaterale del vertice dell’esecutivo lo ha fatto in un mattino.
25. La cinghia di trasmissione.
Se la direzione della mobilità è fissata dall’architettura costituzionale, la sua destinazione è quasi sempre nazionale. Ogni passaggio ligure documentato in questo saggio ha per approdo un’insegna che opera su scala nazionale, e nessuno è stato motivato con un dissenso su una legge o su una politica regionale. Il che non significa che l’occasione sia sempre nazionale: come si è visto al cap. 16, il passaggio del gennaio 2026 è stato innescato da una vicenda tutta regionale, cioè dalla spartizione dei posti in Giunta. Destinazione e innesco vanno tenuti distinti.
L’elenco è istruttivo nella sua monotonia. Anzalone esce nel settembre 2022, mentre il partito personale del Presidente attraversa la sua fase di maggiore instabilità nazionale. Rossetti esce nel settembre 2023, in coincidenza con la strutturazione locale di un partito nazionale fondato quattro anni prima. Vaccarezza e Riolfo si iscrivono al gruppo di Forza Italia fra il febbraio e il luglio 2024, e Cerri e Ratti aderiscono allo stesso partito in settembre, a Consiglio sciolto e senza variazione di gruppo, mentre la lista personale del Presidente si avvia alla dissoluzione e Forza Italia si offre come contenitore dotato di un’insegna durevole. Brunetto e Medusei lasciano la Lega nell’agosto 2024, mentre quel partito attraversa la fase di declino che il voto regionale di ottobre confermerà dimezzandone il consenso. Bozzano e Boitano lasciano le liste civiche nel gennaio 2026 per assumere il nome di un partito nazionale del quale, nelle settimane precedenti, avevano contribuito a costruire la struttura regionale. Medusei lascia Fratelli d’Italia nell’agosto 2026 per aderire a un soggetto politico nazionale costituito sei mesi prima.
In nessuno di questi casi la motivazione dichiarata riguarda una legge regionale, un bilancio, una scelta sanitaria o infrastrutturale. La mobilità consiliare ligure funziona come una cinghia di trasmissione: registra, con un ritardo di mesi e nella forma di scelte individuali, la ricomposizione dell’offerta partitica nazionale. I consiglieri non abbandonano una coalizione; vengono riallocati fra le insegne di una stessa coalizione, mentre quelle insegne cambiano di valore.
Questa lettura si salda con l’analisi che Vassallo e Verzichelli hanno proposto del sistema partitico nazionale uscito dal decennio populista. La loro tesi è che il bipolarismo italiano sia asimmetrico: un polo esistente, capace di competere su tutto il territorio e relativamente solido, e un polo alternativo diviso o assente, con un’asimmetria che discende dal diverso modo in cui destra e sinistra hanno riassorbito l’ondata populista.61 A destra, osservano gli autori, quel riassorbimento si è compiuto recuperando l’elettorato che aveva abbandonato il centrodestra.
La distinzione da tenere ferma, però, non è fra due scale o fra due insiemi di attori: è fra due arene. Il bipolarismo di cui parlano Vassallo e Verzichelli, e di cui parla Cerruto per la Liguria nello stesso significato, è una proprietà dell’arena elettorale: descrive come l’offerta si struttura davanti agli elettori e come i voti si distribuiscono fra due coalizioni. Il party switching appartiene all’arena assembleare, e accade dopo che gli elettori hanno votato. Le due arene hanno regole diverse, attori legittimati in modo diverso e tempi diversi; e nulla di ciò che accade nella seconda modifica la prima, fino alla tornata successiva. Per la Liguria, in particolare, il quadro elettorale che Cerruto documenta non è alterato da nessuno dei passaggi qui ricostruiti.
Ciò che collega le due arene è un oggetto solo, che passa dall’una all’altra: l’insegna. La lista con cui si è eletti nasce nell’arena elettorale; il gruppo ne è la proiezione in assemblea. Chi cambia gruppo modifica la proiezione senza toccare l’originale, e soltanto il voto successivo riallinea le due cose.
Da qui, e soltanto in questa forma circoscritta, si può dire che il gruppo consiliare anticipi qualcosa. Non anticipa il bipolarismo, che resta quello misurato da Cerruto; anticipa la composizione dell’offerta. La ricomposizione delle insegne del centrodestra attorno a Fratelli d’Italia e a Forza Italia si era manifestata in aula, un consigliere alla volta, nei mesi che hanno preceduto il voto dell’ottobre 2024, e le liste che gli elettori hanno trovato sulla scheda erano già quelle. In questo senso — e senza che ne discenda alcuna conseguenza sulla struttura della competizione — l’osservazione dei gruppi registra in continuo un mutamento che il voto registra a scadenze quinquennali e per aggregati.
26. Chi ha posizioni da ridistribuire.
Un’asimmetria diversa, e più sorprendente, riguarda la distribuzione dei passaggi fra i due campi. Delle nove variazioni formali di gruppo registrate nelle due legislature — cinque nella XI, tre nella XII, più il caso ibrido di Ratti — otto avvengono all’interno del centrodestra e una sola all’interno del centrosinistra. Nella legislatura in corso il campo dell’opposizione non ha prodotto, in ventuno mesi, un solo passaggio; e il gruppo del Partito Democratico, che con nove componenti è il più numeroso dell’assemblea e che a livello nazionale è notoriamente attraversato da correnti, è rimasto integro.
A prima vista il dato sembra rovesciare l’asimmetria nazionale: nel quadro descritto da Vassallo e Verzichelli il polo esistente è quello di centrodestra e il campo progressista è diviso o assente, mentre in Liguria è il campo compatto a moltiplicare i propri gruppi e quello diviso a restare immobile. Il rovesciamento, però, è soltanto apparente, e scioglierlo richiede di tenere ferma la distinzione richiamata al cap. 15.
Un polo è un’alleanza; e un’alleanza, a differenza di un partito, ha un interno. Ciò che rende poco costoso muoversi dentro quell’interno non è però la semplice esistenza di una coalizione — anche il centrosinistra ligure si è presentato coalizzato in tutte le tornate qui considerate — bensì la stabilità e la riconoscibilità del suo perimetro. Quando l’insieme degli alleati si ripete da un’elezione all’altra, spostarsi da un’insegna a un’altra dello stesso insieme è un movimento entro un confine noto: l’elettore che ha scelto il polo lo ritrova intatto, e il passaggio gode di una copertura politica che non richiede spiegazioni.
È esattamente su questo punto che verte l’asimmetria di cui parlano Vassallo e Verzichelli, e che nel dibattito pubblico ha preso il nome di questione del «campo largo»: non l’assenza di coalizione da un lato, ma l’incertezza su quali forze ne facciano parte. Nel periodo esaminato il perimetro del centrodestra si ripete con poche variazioni da una tornata all’altra; quello dell’area progressista viene rinegoziato ogni volta, e l’appartenenza di alcune forze è di volta in volta in discussione. Dove il perimetro è stabile, il movimento intra-polare è coperto; dove è incerto, lo stesso movimento non lo è allo stesso modo, perché non è dato per acquisito che origine e destinazione saranno ancora alleate al voto successivo.
Va aggiunto, per non semplificare, che la concorrenza fra alleati non scompare affatto dentro un polo stabile: i partiti della coalizione di centrodestra competono fra loro per i seggi, per le preferenze e per le posizioni di governo, e buona parte della mobilità qui descritta è precisamente il prodotto di quella concorrenza. La differenza non è fra concorrenza e assenza di concorrenza, ma fra una concorrenza che si svolge entro un’alleanza data per scontata e una che si svolge mentre l’alleanza stessa è in discussione.
L’evidenza ligure, allora, non contraddice la tesi del bipolarismo asimmetrico: ne mostra un effetto al livello del ceto politico. L’asimmetria nella stabilità dei perimetri si traduce in un’asimmetria nel costo della mobilità interna.
A questa ragione strutturale se ne aggiunge una di opportunità, che il confronto con la IX legislatura obbliga però a formulare con più cura di quanto la sola evidenza recente suggerirebbe.
Nelle due legislature qui esaminate ciò che si redistribuisce attraverso un cambio di gruppo è un insieme di beni che esistono soltanto dal lato di chi governa: l’accesso al Presidente, il peso nella trattativa su un rimpasto, e — come mostra con evidenza il gennaio 2026 — la partecipazione alla spartizione degli assessorati. Il passaggio di Bozzano e Boitano è avvenuto tre giorni dopo un ampliamento della Giunta da cui la componente civica era stata esclusa, e i due lo hanno detto: le scelte compiute avevano privilegiato i partiti tradizionali.
Ma nella IX legislatura, come si è visto al cap. 20, la mobilità si distribuisce quasi equamente fra i due campi, e la sua parte più consistente si addensa nel trimestre che precede il voto. Là il bene conteso non era governativo: era la candidatura, l’insegna, la visibilità utile alla compilazione delle liste. La proposizione che regge su tutte e quattro le legislature non è dunque che si muova chi governa, ma che si muova chi ha posizioni da ridistribuire — e le posizioni sono governative nel corso della legislatura, elettorali alla sua fine. Nella XI e nella XII legislatura la mobilità è stata in prevalenza di primo tipo, e si è concentrata nel campo che governa; nella IX è stata in prevalenza di secondo tipo, e ha toccato entrambi i campi. Dove nessuna delle due monete circola, l’uscita costa i collaboratori e gli incarichi e non produce nulla in cambio.
Due obiezioni vanno considerate. La prima è che il centrodestra ligure disponeva semplicemente di più consiglieri, e che un numero maggiore genera meccanicamente più eventi: ma la sproporzione osservata, otto contro uno, eccede largamente il rapporto fra le consistenze, che nelle due legislature è stato di circa tre a due. La seconda è che il centrodestra ligure ha attraversato una turbolenza di insegne — la dissoluzione di un partito personale, il crollo di un alleato — che il centrosinistra non ha conosciuto: obiezione fondata, ma che non è alternativa alla spiegazione proposta, bensì la completa. La turbolenza dell’offerta fornisce l’occasione; la disponibilità di posizioni fornisce il movente. L’unico passaggio a sinistra, quello di Rossetti, si è prodotto quando la prima condizione si è verificata da sola, e non ha avuto seguito.
27. La sanzione elettorale, e chi la amministra.
Resta da chiedersi se la defezione sia punita. La XI legislatura offre l’unico banco di prova disponibile, perché è l’unica finora conclusasi con un voto.
Dei dieci consiglieri che nel corso di quella legislatura hanno lasciato il soggetto politico con cui erano stati eletti o associati, otto si sono ricandidati nell’ottobre 2024 e quattro sono rientrati in Consiglio: due eletti direttamente — Angelo Vaccarezza per Forza Italia a Savona e Gianmarco Medusei per Fratelli d’Italia alla Spezia — e due subentrati per surroga nel dicembre successivo, Lilli Lauro e Chiara Cerri.62 Due non si sono ricandidati: Brunello Brunetto per scelta dichiaratamente personale, e Mabel Riolfo perché non inserita in lista.
Il tasso di rientro — quattro su otto ricandidati, quattro su dieci contando anche chi non si è presentato — non consente da solo di concludere alcunché, perché manca il termine di paragone: il rinnovo complessivo dell’assemblea nel 2024 è stato consistente, e senza un tasso di riconferma calcolato sui consiglieri che non avevano cambiato appartenenza il confronto è privo di significato. Anche senza addentrarci in questa ulteriore analisi si può però stabilire con sicurezza che la defezione non ha impedito il rientro, e in un caso è stata seguita da una promozione: nel luglio 2026 Vaccarezza, che nel febbraio 2024 aveva lasciato la lista del Presidente per Forza Italia, è divenuto capogruppo di quel partito in Consiglio regionale.63
Il punto analiticamente più rilevante riguarda però non l’esito del voto, ma il filtro che lo precede. Il caso di Riolfo è, sotto questo profilo, il più eloquente: uscita dalla Lega nel marzo 2024 e approdata a Forza Italia in luglio, non è stata candidata nell’ottobre e ha reagito pubblicamente invitando gli elettori a scrivere il suo nome sulla scheda.64 È l’unico caso, fra i dieci, in cui una defezione risulti seguita dall’esclusione dalle liste; e in quel caso la sanzione non è stata inflitta dagli elettori, ma da chi le liste le compila.
Ne segue un’ipotesi che vale oltre il caso ligure, e che il caso ligure illustra senza poterla dimostrare. In un sistema in cui il partito controlla la candidatura e l’elettore esprime una preferenza soltanto fra i candidati che il partito ha selezionato, il dispositivo anti-defezione potenzialmente più efficace non è normativo ma organizzativo, e consiste nella mancata ricandidatura. È un dispositivo discrezionale, non pubblico, non motivato e non impugnabile; ed è anche, per costruzione, un dispositivo che il partito di destinazione può neutralizzare, accogliendo in lista chi il partito di origine ha escluso. Che tutti e quattro i defezionisti liguri rientrati in aula vi siano rientrati sotto l’insegna acquisita, e nessuno sotto quella di origine, indica in quale direzione andrebbe cercata la verifica: la sanzione può essere azionata, ma è amministrata da un attore che ha un concorrente.
28. Consenso personale e incarico politico.
Ogni defezione, per giustificarsi, deve rispondere a una domanda di legittimità: a chi appartiene il seggio. La risposta che i protagonisti liguri hanno dato è convergente, e in un caso è stata formulata con una nitidezza che merita di essere presa sul serio. Nel settembre 2026 Medusei ha distinto il consenso elettorale, che ha considerato acquisito alla propria persona e ha conservato, dall’incarico politico — la vicepresidenza di commissione — che ha considerato derivato dal gruppo e ha restituito.
La distinzione è, dal punto di vista del diritto vigente, corretta. Il seggio non è revocabile: nessuna norma dell’ordinamento ligure, e nessuna della generalità degli ordinamenti regionali italiani, collega la perdita del mandato all’abbandono del gruppo. L’incarico interno, invece, deriva da un’elezione in commissione in cui il gruppo ha pesato, e la sua restituzione — come si è visto al cap. 13 — è una prassi, non un obbligo.
Sul piano del diritto positivo, anzi, la libertà di quella scelta è protetta in modo più robusto di quanto l’assenza di un riferimento costituzionale esplicito lascerebbe supporre. L’art. 67 della Costituzione enuncia il divieto di mandato imperativo per i soli membri del Parlamento; ma per il livello regionale lo stesso divieto è imposto come principio fondamentale vincolante per il legislatore regionale dall’art. 4 della legge 2 luglio 2004, n. 165, attuativa dell’art. 122, primo comma, della Costituzione. Lo Statuto ligure lo enuncia a sua volta, all’art. 30, in tre righe: «Il Consigliere regionale rappresenta la comunità regionale ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».
Questa struttura delle fonti spiega perché i dispositivi anti-defezione regionali siano tutti indiretti. Una Regione non potrebbe stabilire la decadenza dal seggio del consigliere che abbandoni il proprio gruppo, perché violerebbe un principio fondamentale posto da legge statale in attuazione della Costituzione. Può soltanto agire sui contorni: negare risorse, vietare la costituzione di gruppi personali, regolare le denominazioni. È esattamente ciò che la Liguria fa. Il perimetro dell’intervento possibile è ristretto per costruzione, e ciò che vi si può collocare produce effetti sulla forma della defezione, non sulla sua ammissibilità.
Questa conclusione non è però pacifica. Camerlengo ha sostenuto che il silenzio della Costituzione sui consiglieri regionali non apra una lacuna da colmare per analogia, ma costituisca un rinvio tacito agli statuti, e che spetti quindi al legislatore statutario decidere se, come e in quale misura garantire la libera esplicazione del mandato consiliare, contestando l’estensione dell’art. 67 come principio di applicazione universale.65 Se questa lettura fosse accolta, il margine di manovra regionale sarebbe assai più ampio di quanto la prassi lasci supporre. Le ricerche condotte per questo lavoro non hanno individuato pronunce della Corte costituzionale sulla legittimità di clausole regionali dirette a penalizzare il cambio di gruppo; e alcune Regioni ne hanno introdotte, di natura numerica o denominativa, senza che ne risulti derivato alcun contenzioso costituzionale.66
Vi è poi un dato empirico che complica la premessa maggiore del ragionamento. Il «consenso elettorale» che il defezionista rivendica come proprio presuppone che gli elettori abbiano scelto lui e non la lista. In Liguria questo presupposto è debole: nelle regionali del 2024 il tasso medio di preferenza rilevato è stato di 0,26, con una punta di 0,40 per una singola lista.67 Circa un quarto dei votanti, dunque, ha espresso una preferenza; per la restante parte il seggio è stato determinato dal voto di lista e dall’ordine dei risultati, cioè da grandezze che appartengono al partito e non alla persona.
L’osservazione non toglie legittimità giuridica alla scelta di chi cambia gruppo, che resta pienamente lecita. Ne indebolisce la giustificazione narrativa. Il defezionista ligure invoca un mandato personale in un sistema elettorale che gliene attribuisce uno solo parzialmente personale, e la sproporzione fra la premessa invocata e il dato disponibile è essa stessa un elemento del fenomeno che si sta descrivendo.
29. Conclusione.
Il party switching nel Consiglio regionale della Liguria, fra il 2020 e il 2026, si lascia riassumere in tre proposizioni verificate.
La prima è che esso è frequente e innocuo per gli equilibri di governo. Dodici consiglieri, in due assemblee di trentuno componenti ciascuna, hanno cambiato gruppo o partito; il rapporto fra maggioranza e opposizione non è mutato di una sola unità, né nella XI né nella XII. Nel linguaggio della letteratura, il trasformismo lato sensu è consistente e quello stricto sensu è assente. Allargando lo sguardo alle due legislature precedenti, l’assenza diventa rarità: un solo attraversamento del confine su una trentina di eventi in sedici anni. La rarità si spiega anzitutto con ciò che separa i due campi e che non è negoziabile; l’asimmetria del verso, invece, si spiega con l’art. 126 della Costituzione, che priva di valore di scambio la defezione in uscita dalla maggioranza e non quella in entrata — ed è appunto in entrata che l’unico attraversamento si è prodotto.
La seconda è che le regole interne dell’Assemblea ligure non riducono la mobilità: ne prescrivono la forma. La soglia di due consiglieri per costituire un gruppo, l’esclusione del monogruppo creato in corso di legislatura, il finanziamento del Gruppo Misto costituitosi in corso di legislatura e la garanzia di un rappresentante per gruppo in ogni commissione compongono un dispositivo coerente, che rende impraticabile la frammentazione in insegne personali e praticabile, ordinata e visibile la confluenza nel contenitore unitario. Chi esce da solo si iscrive a un gruppo esistente o confluisce nel Misto; chi esce accompagnato può fondarne uno nuovo. Le regole non stabiliscono quale dei tre esiti si verifichi: ne delimitano l’insieme, e da quell’insieme è escluso il quarto, cioè l’insegna consiliare personale.
La terza è che la mobilità si concentra dove vi sono posizioni da ridistribuire e ha per destinazione il livello nazionale. Otto eventi su nove sono avvenuti dentro il centrodestra, che è il campo che governa; nessuno è stato motivato con un dissenso su una legge o su una politica regionale; tutti hanno per approdo un’insegna nazionale, anche quando l’occasione — come nel gennaio 2026 — è stata offerta da una vicenda interna alla coalizione regionale. Il confronto con la IX legislatura mostra però che il campo non conta di per sé: quando a governare era il centrosinistra, si muoveva il centrosinistra, e quando la posta è diventata elettorale si sono mossi entrambi. Il gruppo consiliare registra questa ricomposizione prima e più finemente di quanto possa fare il voto, che interviene a scadenze quinquennali e per aggregati.
Da queste tre proposizioni discende un’osservazione conclusiva sul rapporto fra il voto e l’aula, che va formulata evitando l’equivoco più diffuso in materia. La lettura del 2024 come ritorno del bipolarismo è fondata sui dati: l’indice che somma le quote delle due maggiori coalizioni raggiunge il 96,2 per cento in termini di voti e il 100 per cento in termini di seggi, senza che alcun terzo polo si sia affacciato. Che nel frattempo i gruppi consiliari passino da nove a undici non smentisce quella diagnosi, perché il bipolarismo italiano non è mai stato un bipartitismo: i suoi poli sono coalizioni, e una coalizione ha un interno che può ricomporsi senza che la competizione fra i poli ne risenta.
Anzi, il rapporto è di implicazione. La legge elettorale premia chi si coalizza, e chi si coalizza vince; ma, una volta vinta l’elezione, nulla premia più chi resta indistinto dentro la coalizione, mentre le regole dell’aula e la distribuzione delle posizioni esecutive premiano chi si distingue. Venti liste presentate diventano nove liste rappresentate, nove liste rappresentate diventano nove gruppi, e nove gruppi diventano undici. La compressione è opera della competizione fra i poli; la dilatazione successiva è opera della vita interna del polo vincente, e avviene al riparo della prima.
Se una questione resta aperta, non è quella della moralità dei singoli passaggi, che questo saggio ha deliberatamente evitato. È quella della responsabilità, e si colloca esattamente là dove il bipolarismo non arriva. La struttura bipolare garantisce all’elettore un’informazione robusta e una sanzione effettiva su un oggetto solo: il polo. Su quell’oggetto, in Liguria, nulla si è mosso in sei anni. Ma l’elettore non vota un polo: vota una lista, e dentro quella lista una persona. È al livello della lista — cioè della sotto-unità del polo — che tutta la mobilità qui descritta si svolge, ed è a quel livello che l’ordinamento non gli offre nulla: nessun limite sostanziale al mutamento di gruppo, la certificazione a registro della sola direzione politica del passaggio, e come unica sanzione la decisione discrezionale di un partito di non ricandidare, che un partito concorrente può rovesciare. Che la maggioranza non cambi non rende la questione meno rilevante. La rende soltanto meno visibile.
APPENDICE
Tavola A. Variazioni formali di gruppo consiliare imputabili a scelta del consigliere
| Legislatura | Data | Consigliere | Gruppo di provenienza | Gruppo di destinazione | Schieramento |
|---|---|---|---|---|---|
| XI | set. 2022 | Stefano Anzalone | Cambiamo! con Toti Presidente | Gruppo Misto | invariato (maggioranza) |
| XI | set. 2023 | Sergio Rossetti | Partito Democratico | Gruppo Misto | invariato (opposizione) |
| XI | 9 gen. 2024 | Barbara Ratti | (subentro da lista FdI) | Cambiamo! con Toti Presidente | invariato (maggioranza) |
| XI | 14 feb. 2024 | Angelo Vaccarezza | Cambiamo!/Lista Toti | Forza Italia | invariato (maggioranza) |
| XI | 19 mar. 2024 | Mabel Riolfo | Lega | Gruppo Misto | invariato (maggioranza) |
| XI | 5 lug. 2024 | Mabel Riolfo | Gruppo Misto | Forza Italia | invariato (maggioranza) |
| XII | gen. 2026 | Alessandro Bozzano | Vince Liguria-Noi Moderati | Noi Moderati (nuovo) | invariato (maggioranza) |
| XII | gen. 2026 | Giovanni Boitano | Orgoglio Liguria-Bucci Presidente | Noi Moderati (nuovo) | invariato (maggioranza) |
| XII | 1° set. 2026 | Gianmarco Medusei | Fratelli d’Italia | Gruppo Misto | invariato (maggioranza) |
Gli eventi sono nove: otto variazioni formali di gruppo e il caso ibrido di Barbara Ratti. Non sono computate le surroghe per nomina in Giunta, le ridenominazioni di gruppo e le variazioni di cariche interne. Il caso di Barbara Ratti è riportato in corsivo nella colonna di provenienza perché si tratta di un subentro con collocazione in gruppo diverso da quello espresso dalla lista di elezione.
Tavola B. Il decennio precedente: eventi di mobilità nella IX e X legislatura
| Legislatura | Data | Consigliere | Provenienza | Destinazione | Schieramento |
|---|---|---|---|---|---|
| IX | 1° mar. 2012 | Raffaella Della Bianca | Popolo della Libertà | Misto, Riformisti Italiani | invariato (opposizione) |
| IX | 1° lug. 2014 | Carmen Patrizia Muratore | (subentro da lista IdV) | Misto, Percorsi in Liguria | invariato (maggioranza) |
| IX | 15 lug. 2014 | Matteo Rossi | Sinistra Ecologia e Libertà | Federazione della Sinistra-Rifondazione | invariato (maggioranza) |
| IX | 15 lug. 2014 | Alessandro Benzi | Sinistra Ecologia e Libertà | Misto, L’Altra Sinistra per la Liguria | invariato (maggioranza) |
| IX | 15 lug. 2014 | Andrea Stimamiglio | (subentro) | Misto, Lavoro, Salute e Cultura | invariato (maggioranza) |
| IX | 21 ott. 2014 | Angelo Barbero | (subentro) | Misto, Indipendente | invariato (opposizione) |
| IX | 18 feb. 2015 | Ezio Chiesa | Partito Democratico | Liguria Cambia (nuovo) | invariato (maggioranza) |
| IX | 18 feb. 2015 | Armando Ezio Capurro | — | Liguria Cambia (nuovo) | invariato (maggioranza) |
| IX | 18 feb. 2015 | Lorenzo Pellerano | — | Liguria Libera (nuovo) | invariato (opposizione) |
| IX | 18 feb. 2015 | Luigi Morgillo | Popolo della Libertà | Liguria Libera (nuovo) | invariato (opposizione) |
| IX | 10 mar. 2015 | Matteo Rosso | Forza Italia | Lista Rixi Presidente (nuovo) | invariato (opposizione) |
| IX | 10 mar. 2015 | Edoardo Rixi | Lega Nord Liguria | Lista Rixi Presidente (nuovo) | invariato (opposizione) |
| X | 1° mar. 2017 | Francesco Battistini | Movimento 5 Stelle | Misto, Libera-Mente Liguria | invariato (opposizione) |
| X | 11 apr. 2017 | Francesco Battistini e Giovanni Battista Pastorino | Misto / Rete a Sinistra | Rete a Sinistra & Libera-Mente Liguria (nuovo) | invariato (opposizione) |
| X | 3 ott. 2019 | Francesco Battistini e Giovanni Battista Pastorino | Rete a Sinistra & Libera-Mente Liguria | Linea Condivisa (rifondazione) | invariato (opposizione) |
| X | 2017 | Andrea Costa | — | Misto, Liguria Popolare | invariato (maggioranza) |
| X | 1 gen. 2019 | Gabriele Pisani | Movimento 5 Stelle | Misto, Liguria Popolare-Noi con l’Italia | OPPOSIZIONE → MAGGIORANZA |
| X | ott.-nov. 2019 | Angelo Vaccarezza e Marco Scajola | Forza Italia | Cambiamo! (nuovo) | invariato (maggioranza) |
| X | 1° nov. 2019 | Juri Michelucci e Valter Ferrando | Partito Democratico | Italia Viva (nuovo) | invariato (opposizione) |
| X | 3 mar. 2020 | Vittorio Mazza | Lega | Gruppo Misto | invariato (maggioranza) |
| X | mag. 2020 | Alice Salvatore e Marco De Ferrari | Movimento 5 Stelle | Il Buonsenso (nuovo) | invariato (opposizione) |
I dati della IX legislatura provengono dall’archivio ufficiale dei consiglieri e dei gruppi; quelli della X dai rendiconti annuali dei gruppi sottoposti al controllo della Corte dei conti, integrati dalla stampa per le date. Ogni gruppo costituito ex novo nel decennio nasce con esattamente due componenti.
Tavola C. Consistenza dei gruppi: inizio e fine legislatura
| XI legislatura (nov. 2020) | XI legislatura (lug. 2024) | XII legislatura (dic. 2024) | XII legislatura (set. 2026) | |
|---|---|---|---|---|
| Gruppo del Presidente | 9 | 8 | 4 | 3 |
| Fratelli d’Italia | 3 | 2 | 5 | 4 |
| Forza Italia | 1 | 3 | 3 | 3 |
| Lega | 6 | 5 | 3 | 3 |
| Seconda lista civica | — | — | 3 | 2 |
| Noi Moderati | — | — | — | 2 |
| Gruppo Misto | — | 2 | — | 1 |
| Partito Democratico | 6 | 5 | 9 | 9 |
| Lista del candidato sconfitto | 3 | 3 | 1 | 1 |
| Verdi e Sinistra / Linea Condivisa | 1 | 1 | 2 | 2 |
| Movimento 5 Stelle | 2 | 2 | 1 | 1 |
| Totale gruppi | 8 | 9 | 9 | 11 |
| Maggioranza / opposizione | 19 / 12 | 19 / 12 | 18 / 13 | 18 / 13 |
Nella XI legislatura il gruppo del Presidente è Cambiamo! con Toti Presidente, ridenominato Lista Toti Liguria il 25 luglio 2024; nella XII è Vince Liguria, inizialmente Vince Liguria-Noi Moderati. La «seconda lista civica» della XII legislatura è Orgoglio Liguria-Bucci Presidente. Nel Gruppo Misto della XI legislatura i due componenti appartenevano a schieramenti opposti e sono computati ciascuno nel proprio.
Nota sulle fonti e sui limiti
Tutte le fonti normative e istituzionali citate sono state consultate direttamente nei giorni tra il 9 e il 13 settembre 2026 in fase di ultime verifiche. In particolare: lo Statuto della Regione Liguria e la legge regionale 19 dicembre 1990, n. 38, nei testi coordinati vigenti della Raccolta normativa regionale; il Regolamento interno dell’Assemblea legislativa nell’edizione coordinata vigente pubblicata dal Consiglio regionale, che reca le modifiche fino alla deliberazione 28 aprile 2026, n. 8, e il cui art. 13 è stato riscontrato sia sull’edizione a stampa con note a margine del 2020, dove è identico, sia sulla redazione originaria pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria del 21 giugno 2006; di quell’edizione coordinata va segnalata un’incoerenza interna che non tocca le disposizioni qui utilizzate: il frontespizio data al 2 febbraio 2010 e lascia senza numero una deliberazione che la nota all’art. 1 data al 3 febbraio 2010, n. 1, e indica come n. 3 la deliberazione del 24 novembre 2015, che le note agli artt. 26 e 118 indicano come n. 38; il d.lgs. 235/2012 nel testo vigente pubblicato in Normattiva; la legge regionale elettorale 21 luglio 2020, n. 18. La composizione dei gruppi consiliari della XII legislatura, comprese la classificazione del Gruppo Misto fra i gruppi di maggioranza e le cariche interne di ciascun gruppo, è stata letta sulle schede ufficiali del Consiglio regionale il 10 settembre 2026; quella della XI legislatura sul comunicato ufficiale di costituzione dei gruppi; le componenti politiche del Gruppo Misto nelle legislature anteriori sull’archivio storico dei gruppi. La composizione delle sei Commissioni permanenti è stata letta sulle rispettive schede ufficiali alla medesima data. Per la IX legislatura, esaminata nella quinta parte come termine di controllo, sono stati consultati l’archivio dei consiglieri e l’archivio dei gruppi consiliari, che indicano per ciascun consigliere il gruppo e lo schieramento e per ciascun gruppo la data di costituzione e i componenti. Per la X legislatura, che l’archivio dei gruppi non copre, e per le componenti politiche del Gruppo Misto nella XI, sono stati usati i rendiconti annuali dei gruppi consiliari pubblicati ai sensi dell’art. 28 del d.lgs. 33/2013 e le corrispondenti deliberazioni di regolarità della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, che restituiscono per ciascun esercizio l’elenco certificato dei gruppi e delle componenti esistenti. I risultati elettorali del 2010 sono quelli dell’Archivio storico delle elezioni del Ministero dell’Interno. È stata inoltre consultata la Guida per il Consigliere regionale (XI legislatura), curata dal Servizio Assemblea del Consiglio regionale nell’ottobre 2020, che descrive organi, procedure e adempimenti dell’Assemblea: non ha fornito elementi che modifichino la ricostruzione, e conferma per altra via che le Commissioni permanenti «a partire dalla XI Legislatura, sono sei».
La ricostruzione dei singoli eventi di mobilità, delle loro date e delle dichiarazioni dei protagonisti si fonda invece su fonti giornalistiche, utilizzate esclusivamente per i dati di fatto e mai per la loro interpretazione. Ove disponibile, si è preferita la cronaca di AlbengaCorsara, che copre con continuità le sedute del Consiglio regionale e ne riporta per esteso gli atti e le dichiarazioni; per gli eventi che quella testata non ha trattato si è ricorso ad ANSA e alla stampa locale ligure. Per non appesantire eccessivamente gli apparati e le note, si è data indicazione sintetica, senza riportare collegamenti diretti, delle fonti primarie e secondarie anche quando reperibili in rete in forma digitale; il lettore che avesse necessità di consultare la webgrafia dettagliata può farne richiesta all’autore.
Quattro limiti vanno dichiarati.
Le date di efficacia formale. Ai fini delle argomentazioni di questo saggio non sono necessarie cronologie precise al minuto secondo e variazioni di qualche giorno non sono influenti. Per questa ragione i resoconti stenografici delle sedute non sono stati consultati. Le date indicate per i singoli passaggi sono quelle dell’annuncio pubblico o della seduta in cui il passaggio è stato comunicato all’Assemblea, e possono discostarsi di alcuni giorni dalla data di iscrizione a verbale della variazione. Ciò riguarda in particolare i passaggi di Anzalone e Rossetti, per i quali la data esatta di efficacia non è stata accertata.
Le componenti politiche del Gruppo Misto nella XII legislatura. I rendiconti documentano le componenti costituite nella XI — Progresso Ligure, Azione e Liberale — ma l’esercizio 2026 non è ancora rendicontato: non è quindi accertato se Medusei abbia costituito formalmente una componente denominata all’interno del Misto o si sia limitato a iscriversi al gruppo.
I dati elettorali. Le cifre di affluenza, di risultato e di preferenza sono state verificate su Eligendo. Le preferenze individuali dei singoli candidati, per le quali le fonti secondarie divergono di alcune decine di voti, non sono state utilizzate in alcun calcolo.
La X legislatura. L’archivio ufficiale dei gruppi consiliari non contiene schede per i gruppi costituiti fra il 2015 e il 2020, con l’eccezione delle due componenti del Gruppo Misto. L’elenco dei gruppi esistenti è stato ricavato dai rendiconti annuali, che sono fonte certa per la denominazione e l’esercizio ma non per la data di costituzione né per la composizione nominativa: queste ultime provengono dalla stampa. Dell’assetto iniziale sono documentati il numero dei gruppi, la loro ripartizione fra maggioranza e opposizione, i due gruppi monocomponente e l’iscrizione di Andrea Costa al Misto; la composizione nominativa degli altri gruppi non è stata accertata.
Riferimenti bibliografici
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Fonti normative
Costituzione della Repubblica italiana, artt. 67 e 122, e art. 126, come sostituito dall’art. 4 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1.
Legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, art. 5.
Legge 2 luglio 2004, n. 165, art. 4.
Decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, art. 8 (testo in vigore dal 5 gennaio 2013).
Decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, art. 1.
Corte costituzionale, sentenze n. 1130 del 1988, n. 187 del 1990 e n. 39 del 2014; Corte di cassazione, Sezioni Unite civili, n. 3335 del 2004.
Statuto della Regione Liguria (legge regionale statutaria 3 maggio 2005, n. 1), artt. 15, 23, 25, 28, 30, 42 bis e 44 bis, nel testo coordinato vigente, come modificato dalla legge statutaria approvata in doppia deliberazione conforme il 4 marzo e il 17 giugno 2025.
Regolamento interno del Consiglio regionale-Assemblea legislativa della Liguria, approvato con deliberazione consiliare 9 giugno 2006, n. 18, artt. 13, 20, 21 e 22, nel testo coordinato con le modifiche fino alla deliberazione 10 marzo 2015, n. 10.
Legge regionale Liguria 19 dicembre 1990, n. 38, art. 2, nel testo sostituito dall’art. 3 della legge regionale 20 dicembre 2012, n. 48 e successivamente modificato.
Legge regionale Liguria 21 luglio 2020, n. 18, artt. 1 e 3.
NOTE (cliccare sui numeri per ritornare al testo)
1Genova24, In consiglio regionale la parata dei «transfughi»: 9 su 30 hanno lasciato il loro partito, settembre 2024. Il conteggio è quello della testata a quella data; l’enumerazione adottata in questo saggio, esposta al cap. 10, è autonoma e leggermente più ampia, perché include anche i mutamenti maturati dopo lo scioglimento del Consiglio.
2Sulla persistenza e sull’utilità analitica della categoria di trasformismo nella letteratura italiana e anglosassone si veda G. Sabbatucci, Il trasformismo come sistema. Saggio sulla storia politica dell’Italia unita, Roma-Bari, Laterza, 2003, e, per l’applicazione alle assemblee regionali, D.G. Bianchi, «Trasformismo» in Italian regional assemblies: a systemic interpretation, in «Journal of Modern Italian Studies», 20 (2015), 4, pp. 547-566.
3Il procedimento penale a carico di Giovanni Toti è stato successivamente definito con applicazione della pena su richiesta delle parti. Come si argomenta al cap. 9, l’effetto istituzionale rilevante ai fini di questo saggio — lo scioglimento del Consiglio — discende dalle dimissioni del Presidente e non dall’esito processuale.
4Corte costituzionale, sentenza n. 39 del 2014, che qualifica i gruppi consiliari come organi del Consiglio e proiezioni dei partiti politici in assemblea regionale, ovvero come uffici comunque necessari e strumentali alla formazione degli organi interni del consiglio. Sulla duplice natura si vedano anche Corte cost. n. 187 del 1990 e Cass. civ., Sez. Un., n. 3335 del 2004.
5XI legislatura: Alessandro Piana, Giacomo Giampedrone, Marco Scajola, Gianni Berrino e Ilaria Cavo (10 novembre 2020), Alessio Piana (dicembre 2023). XII legislatura: Simona Ferro, Luca Lombardi, Alessandro Piana e Marco Scajola (3 dicembre 2024), Alessio Piana (gennaio 2026). Il Presidente della Giunta, invece, siede in Assemblea e non è soggetto a questa prassi.
6Statuto della Regione Liguria, art. 15, che fissa la composizione in non più di trenta consiglieri oltre al Presidente della Giunta. La ripartizione dei seggi è disciplinata dalla l.r. 21 luglio 2020, n. 18: ventiquattro seggi assegnati proporzionalmente nelle quattro circoscrizioni provinciali, sei attribuiti come premio al gruppo di liste collegate al candidato presidente eletto, e ingresso di diritto del candidato presidente secondo classificato.
7Consiglio regionale della Liguria, Tutti i gruppi dell’Assemblea legislativa, comunicato n. 213, novembre 2020. Sull’insediamento e sulle surroghe del 10 novembre si vedano AlbengaCorsara, Seduta di insediamento del Consiglio Regione Liguria: i primi atti, 27 ottobre 2020, e Liguria, avvicendamenti in Consiglio regionale: entrano Riolfo, Menini, Cerri, Russo e Boitano, 10 novembre 2020.
8A. Wilson, Direct election of regional presidents and party change in Italy, in «Modern Italy», 20 (2015), 2, pp. 185-198. Sul processo di presidenzializzazione delle Regioni italiane si veda F. Musella, Governi monocratici. La svolta presidenziale nelle regioni italiane, Bologna, il Mulino, 2009.
9ANSA, Elezioni: consigliere regionale ligure Lista Toti lascia partito, 28 settembre 2022.
10AlbengaCorsara, Pippo Rossetti lascia il Partito Democratico: «Oggi si conclude la mia esperienza nel Pd, aderisco ad Azione», 8 settembre 2023; ANSA, medesima data; IVG, Consiglio regionale, Rossetti nel gruppo misto, settembre 2023. La data di efficacia formale del passaggio al Misto non è stata verificata sui resoconti di seduta.
11Telenord, Liguria, ecco le due consigliere regionali. Barbara Ratti s’iscrive alla Lista Toti, 9 gennaio 2024; Città della Spezia, Barbara Ratti entra in Consiglio regionale, i totiani guadagnano un consigliere a scapito di FdI, 9 gennaio 2024. Nella stessa seduta subentra Sonia Viale ad Alessio Piana, nominato assessore: quella è una surroga ordinaria, senza discordanza di gruppo.
12GenovaToday e Città della Spezia, 14 febbraio 2024; IVG, gennaio 2024, per le dimissioni da capogruppo.
13AlbengaCorsara, Consiglio regionale: Mabel Riolfo lascia il gruppo della Lega e aderisce al Gruppo misto, 19 marzo 2024; Genova24 e Primocanale, medesima data.
14ANSA, Consiglio Liguria, Forza Italia cresce con l’ex leghista Riolfo, 5 luglio 2024.
15D.lgs. 31 dicembre 2012, n. 235, art. 8, commi 2 e 3, nel testo in vigore dal 5 gennaio 2013 e non successivamente modificato.
16Statuto della Regione Liguria, artt. 25, 42 bis e 44 bis. Lo Statuto disciplina la prorogatio ma non fissa un termine proprio per le nuove elezioni: il termine di tre mesi comunemente indicato è riconducibile all’art. 5 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1. La formula «entro novanta giorni», largamente circolata nel dibattito pubblico dell’estate 2024, non trova riscontro testuale nelle fonti regionali liguri.
17Savonanews e IVG, 28 agosto 2024, per Brunetto; ANSA, Il presidente del Consiglio della Liguria lascia la Lega, 29 agosto 2024, per Medusei.
18Non è compreso nel conteggio Fabio Tosi, che alle elezioni del 2024 si candidò in una lista civica collegata al candidato del centrosinistra pur restando formalmente iscritto al Movimento 5 Stelle, dal quale uscì il 14 dicembre 2024, quando non era più consigliere. Includerlo porterebbe il totale a undici e la quota al 35,5 per cento.
19D.G. Bianchi, «Trasformismo» in Italian regional assemblies, cit., pp. 547-566.
20Regolamento interno del Consiglio regionale-Assemblea legislativa della Liguria, approvato con deliberazione del Consiglio regionale 9 giugno 2006, n. 18, nell’edizione coordinata vigente pubblicata dal Consiglio, che reca le modifiche di cui alle deliberazioni 1° febbraio 2007, n. 4, 29 luglio 2008, n. 36, 30 luglio 2009, n. 19, febbraio 2010, 25 gennaio 2011, n. 1, 10 marzo 2015, n. 10, 24 novembre 2015, 21 maggio 2019, n. 7, e 28 aprile 2026, n. 8. Il comma 1 dell’art. 13 risulta modificato dalla sola deliberazione del 10 marzo 2015; le modifiche del 2019 e del 2026 hanno riguardato, rispettivamente, le Commissioni permanenti e il procedimento legislativo.
21Il neretto, qui e nelle altre citazioni normative del saggio, è di chi scrive.
22Deliberazione del Consiglio regionale 9 giugno 2006, n. 18, Regolamento interno del Consiglio regionale, in «Bollettino Ufficiale della Regione Liguria», anno XXXVII, supplemento straordinario al n. 25 del 21 giugno 2006, parte II, pp. 1228 ss.; l’art. 13 è alle pp. 1232-1233. Nella redazione del 2006 l’organo di vertice del gruppo è denominato Capogruppo: la denominazione di Presidente del Gruppo e la figura del Vice Presidente sono introdotte in seguito, così come i commi 5 bis e 5 ter sul regolamento del Gruppo Misto, inseriti nel 2008.
23Statuto della Regione Liguria, art. 28, commi 2 e 3; Regolamento interno, art. 13, commi 5 e 7.
24Regolamento interno, art. 13, commi 5 bis e 5 ter, inseriti con deliberazione del Consiglio regionale 29 luglio 2008, n. 36. In assenza di approvazione unanime si applica il regolamento predisposto dall’Ufficio di Presidenza.
25Consiglio regionale della Liguria, archivio dei gruppi consiliari, scheda Gruppo Misto, consultata il 10 settembre 2026. Nella IX legislatura vi risultano costituite, con l’indicazione dello schieramento di ciascuna, le componenti Riformisti Italiani (opposizione), Percorsi in Liguria, Lavoro, Salute e Cultura e L’Altra Sinistra per la Liguria (maggioranza) e Indipendente (opposizione).
26Consiglio regionale della Liguria, Rendiconti dei gruppi consiliari, esercizi 2022, 2023 e 2024, XI legislatura, con le deliberazioni di regolarità della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti.
27D.l. 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla l. 7 dicembre 2012, n. 213, art. 1; l.r. Liguria 20 dicembre 2012, n. 48, art. 3, che ha sostituito l’art. 2 della l.r. 38/1990 con la decorrenza fissata dall’art. 12 della medesima l.r. 48/2012. Sulla disciplina statale è intervenuta Corte cost. n. 39 del 2014, che ha salvato l’obbligo di rendicontazione e l’obbligo di restituzione delle somme non regolarmente rendicontate, censurando il meccanismo sanzionatorio automatico della decadenza dal finanziamento.
28L.r. 38/1990, art. 2, comma 4, lettera a), nel testo sostituito dall’art. 9 della l.r. 12 novembre 2015, n. 18.
29Regolamento interno, art. 22: il comma 2 disciplina la durata e il rinnovo delle cariche, il comma 3 la variazione della rappresentanza dei gruppi in commissione, previa comunicazione al Presidente del Consiglio. Il quarto richiesto per il rinnovo è calcolato sui consiglieri regionali e non sui componenti della commissione.
30L. Pinto, Anti-defection rules and party switching in the Italian Parliament, in «Party Politics», 31 (2025), 1, pp. 123-136.
31Regolamento interno, art. 21, commi 1, 5, 6 e 8; i commi 5 e 6 sono stati sostituiti con deliberazione del Consiglio regionale 10 marzo 2015, n. 10, e il comma 5 ulteriormente modificato con deliberazione 21 maggio 2019, n. 7, che vi ha aggiunto la VI Commissione.
32Regolamento interno, art. 20, comma 1, che istituisce sei Commissioni permanenti, e schede delle sei Commissioni pubblicate dal Consiglio regionale, consultate il 10 settembre 2026. La VI Commissione — Antimafia: protezione del territorio da infiltrazioni mafiose, contrasto al radicamento dei fenomeni esistenti, monitoraggio dell’azione di contrasto — è stata istituita con deliberazione del Consiglio regionale 21 maggio 2019, n. 7, approvata all’unanimità; la nota all’art. 20 precisa che «le modifiche relative all’istituzione della VI Commissione consiliare entrano in vigore dalla XI Legislatura». Cfr. AlbengaCorsara, Regione Liguria: nasce la Commissione Antimafia, 21 maggio 2019. Le competenze della VI sono dettagliate ai commi 5 bis, 5 ter e 5 quater; l’art. 22, comma 4, riserva la presidenza della V e della VI a un rappresentante delle minoranze.
33M. Cerruto, Il ritorno del bipolarismo: le elezioni in Liguria, Emilia-Romagna e Umbria, in «Istituzioni del Federalismo», XLV (2024), 3, pp. 771-801. I dati di affluenza e di risultato sono stati riscontrati sull’Archivio storico delle elezioni del Ministero dell’Interno (Eligendo). Per gli eletti e le preferenze si veda AlbengaCorsara, Elezioni regionali Liguria. I 30 Consiglieri regionali eletti e le preferenze, 29 ottobre 2024.
34«Se per poli si intendono aree politiche, partiti o alleanze tra partiti, dotate di un consenso sufficiente a consentire loro di competere in una dinamica elettorale maggioritaria con qualche chance di vincere»: S. Vassallo e L. Verzichelli (a cura di), Il bipolarismo asimmetrico. L’Italia al voto dopo il decennio populista, Bologna, il Mulino, 2023, capitolo conclusivo.
35AlbengaCorsara, Noi Moderati: Congresso a Genova, 14 novembre 2025, e Noi Moderati, a Savona Bozzano coordinatore provinciale e rilancio del civismo, 20 dicembre 2025.
36AlbengaCorsara, Regione Liguria, modifiche alla legge statutaria: sottosegretari, composizioni e funzioni della giunta, 4 marzo 2025, e Modifiche allo Statuto Liguria: nuove deleghe e riorganizzazione della Giunta regionale, 17 giugno 2025. Le leggi statutarie regionali richiedono due deliberazioni conformi a distanza non inferiore a due mesi.
37AlbengaCorsara, Liguria, Bucci nomina due nuovi assessori e riorganizza la Giunta, 16 gennaio 2026, e Consiglio: rimpasto in Regione Liguria con due nuovi assessori e cambio di vicepresidenza, 20 gennaio 2026. Il conteggio «da sette a nove» è quello riportato dalla fonte e comprende Presidente e Vice Presidente.
38AlbengaCorsara, Noi Moderati forma un nuovo gruppo nel Consiglio regionale ligure, 19 gennaio 2026, da cui sono tratte le dichiarazioni citate; Primocanale, 19 gennaio 2026; Città della Spezia e Genova24, 20 gennaio 2026. La data del 19 gennaio è quella del deposito della richiesta. Bozzano risulta capogruppo di Vince Liguria-Noi Moderati al momento dell’uscita, mentre alla costituzione dei gruppi del dicembre 2024 quella carica era attribuita a Matteo Campora: l’avvicendamento intermedio non è stato datato.
39Dichiarazione della coordinatrice regionale di Noi Moderati, Ilaria Cavo, in AlbengaCorsara, 19 gennaio 2026. Le cariche interne del nuovo gruppo — Boitano presidente, Bozzano vicepresidente — risultano dalla scheda ufficiale del gruppo.
40Genova24, Terremoto in Regione, Bozzano show in aula, e Bucci archivia il caso Bozzano, gennaio 2026.
41AlbengaCorsara, Nuova Giunta Liguria, acceso dibattito in Consiglio regionale, 27 gennaio 2026.
42ANSA, 9 agosto 2026; Primocanale, GenovaToday, La Voce di Genova, medesima data.
43AlbengaCorsara, Autonomia differenziata Liguria, Medusei (FnV): «Votiamo a favore ma il risultato concreto è lontano dalle aspettative» e Consiglio regionale: dibattito sulla proposta di autonomia differenziata in Liguria (2). Approvata a maggioranza, 9 settembre 2026; La Voce di Genova e Savonanews, Medusei debutta nel gruppo misto e lascia la vicepresidenza della commissione, medesima data; Telenord, medesima data. Alcune testate hanno indicato la Commissione Antimafia, che è la VI: la scheda ufficiale della V Commissione — Controlli, verifica attuazione delle leggi, pari opportunità — registra Medusei come vicepresidente, mentre nella VI egli figura fra i componenti.
44Liguria24, 9 settembre 2026, per le dichiarazioni del gruppo del Partito Democratico. Le qualificazioni politiche ivi contenute sono riportate come posizioni di parte e non sono fatte proprie in questa sede.
45Consiglio regionale della Liguria, Gruppi consiliari, scheda Gruppo Misto della XII legislatura, consultata il 10 settembre 2026.
46Ibid., schede dei singoli gruppi, consultate alla medesima data. Il totale è di trentuno componenti, comprensivo del Presidente della Giunta, iscritto al gruppo Vince Liguria, e del candidato presidente secondo classificato, iscritto al gruppo del Partito Democratico e non al gruppo monocomponente Andrea Orlando Presidente, del quale è unico componente Giovanni Battista Pastorino.
47Statuto della Regione Liguria, art. 23, secondo cui l’Assemblea delibera con l’intervento della maggioranza dei suoi componenti e a maggioranza dei voti favorevoli sui contrari, salvi i casi di maggioranza qualificata.
48Consiglio regionale della Liguria, Archivio consiglieri e Archivio gruppi consiliari, consultati il 10 settembre 2026. Le schede dei consiglieri indicano per ciascuno il gruppo e lo schieramento per legislatura; le schede dei gruppi indicano data di costituzione, schieramento e componenti. L’archivio dei gruppi non contiene schede per i gruppi costituiti nella X legislatura, ad eccezione delle due componenti del Gruppo Misto.
49La riduzione a trenta consiglieri oltre al Presidente è stata disposta con legge statutaria del 2013 e si applica dalla X legislatura; discende dai vincoli sul numero dei componenti delle assemblee regionali posti dalla legislazione statale del 2011. Il risultato del 2010 è quello dell’Archivio storico delle elezioni del Ministero dell’Interno (Eligendo).
50Le date e le collocazioni sono quelle delle schede ufficiali dei singoli consiglieri e della scheda del Gruppo Misto. La stampa segnala inoltre un passaggio del consigliere Basso dal gruppo del Popolo della Libertà al Gruppo Misto nell’ottobre 2010, che non trova riscontro nell’archivio ufficiale e che non è stato quindi computato.
51La designazione di Edoardo Rixi come candidato del centrodestra è del 4 marzo 2015; la candidatura passerà successivamente a Giovanni Toti.
52Archivio storico delle elezioni del Ministero dell’Interno (Eligendo), regionali del 31 maggio 2015, Liguria. L’affluenza fu del 50,68 per cento.
53Genova24, Regione Liguria, 8 i gruppi consiliari: 5 di maggioranza e 3 di opposizione, 10 luglio 2015, da cui sono tratti anche il dato sui due gruppi monocomponente e l’iscrizione di Costa al Misto. La composizione nominativa degli altri gruppi iniziali della X legislatura non è stata accertata.
54Consiglio regionale della Liguria, Rendiconti dei gruppi consiliari, pubblicati ai sensi dell’art. 28 del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33, con le deliberazioni di regolarità della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti; consultati il 11 settembre 2026. L’elenco dei gruppi per ciascun esercizio è desunto dalle deliberazioni, che indicano legislatura, anno e denominazione del gruppo.
55AlbengaCorsara, Regione Liguria, Pastorino e Battistini: nasce il gruppo «Linea Condivisa», 3 ottobre 2019. I promotori dichiarano una scelta «in continuità con il lavoro svolto negli ultimi 4 anni con Rete a Sinistra e, poi, LiberaMente Liguria».
56Consiglio regionale della Liguria, archivio dei gruppi consiliari, schede Gruppo Misto Libera-Mente Liguria e Gruppo Misto Liguria Popolare – Noi con l’Italia, da cui risultano le rispettive collocazioni; per gli altri eventi, ANSA, IVG, Telenord e Riviera24 alle date indicate.
57ANSA Liguria, M5s Liguria, Pisani va con Ncd e sostiene Toti, 12 dicembre 2018; IVG, dicembre 2018; Primocanale, 12 dicembre 2018. La fonte indica la maggioranza a sedici voti contro quindici prima del passaggio e a diciassette dopo; poiché l’assemblea conta trentuno componenti, l’opposizione scende corrispondentemente a quattordici.
58Consiglio regionale della Liguria, Rendiconti dei gruppi consiliari, pubblicati ai sensi dell’art. 28 del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33, con le deliberazioni di regolarità della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti; consultati il 11 settembre 2026. L’elenco dei gruppi per ciascun esercizio è desunto dalle deliberazioni, che indicano legislatura, anno e denominazione del gruppo.
59V. Pareto, Trattato di sociologia generale, Firenze, Barbèra, 1916, per la distinzione fra azioni logiche e non logiche e per la teoria dei residui.
60W.B. Heller e C. Mershon, Party Switching in the Italian Chamber of Deputies, 1996-2001, in «The Journal of Politics», 67 (2005), 2, pp. 536-559. Sul quadro comparato si veda, degli stessi autori, il volume curato Political Parties and Legislative Party Switching, New York, Palgrave Macmillan, 2009, e in particolare il capitolo di C. Mershon e O. Shvetsova, Timing Matters: Incentives for Party Switching and Stages of Parliamentary Cycles.
61S. Vassallo e L. Verzichelli (a cura di), Il bipolarismo asimmetrico, cit., capitolo conclusivo.
62Elenchi delle liste e dei candidati pubblicati da Liguria Business Journal e La Voce di Genova, settembre-ottobre 2024; risultati e surroghe del 3 dicembre 2024 da AlbengaCorsara e Città della Spezia. I dieci sono Anzalone, Rossetti, Vaccarezza, Riolfo, Ratti, Brunetto, Medusei, Lauro, Menini e Cerri; Anzalone, Rossetti, Menini e Ratti si sono candidati senza rientrare. Sull’esclusione di Fabio Tosi dal conteggio si veda la nota al cap. 10.
63IVG e Genova24, luglio 2026.
64Riviera24, ottobre 2024. Dopo due anni trascorsi fuori dai partiti, Mabel Riolfo ha di recente annunciato l’adesione a Fratelli d’Italia.
65Q. Camerlengo, Riflessioni controcorrente sul divieto di mandato imperativo negli ordinamenti regionali, in Liber Amicorum per Pasquale Costanzo. Diritto costituzionale in trasformazione, Consulta OnLine. Per la ricognizione degli statuti e dei regolamenti consiliari si veda G. Mazzola, I gruppi consiliari regionali: realtà e prospettive, LUISS, 2010.
66Secondo la ricognizione di Mazzola, cit., vincoli di questo tipo risultavano previsti in Campania, dove i nuovi gruppi sono ammessi solo con denominazione corrispondente a gruppi parlamentari nazionali, e nel Lazio, con una soglia minima di due consiglieri analoga a quella ligure. Il dato risale al 2010 e non è stato aggiornato in questa sede.
67M. Cerruto, Il ritorno del bipolarismo, cit., tab. 9 e relativa definizione. Il valore massimo ligure, 0,40, è della lista Liguri a testa alta. Distinto da questo è l’indice di personalizzazione (tab. 8), che misura il rapporto fra i voti al candidato presidente e quelli alle liste collegate, e che in Liguria è pari a 1,07 per il candidato eletto e a 1,05 per lo sfidante.
