Spese pazze in Regione Liguria, anche Melgrati assolto perché “il fatto non sussiste”

"La clamorosa vicenda ligure impone una revisione legge Severino, la cui disciplina viola nei confronti dei pubblici amministratori il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva"

Marco Melgrati

Spese pazze sì ma anche no: la barocca giustizia italiana ha sempre i suoi tempi (molto, molto lunghi) e non manca talvolta di riservare qualche grottesco coup de théâtre. Già scontata la pena della condanna in primo grado, la Corte d’Appello di Genova stamani ha infatti pronunciato e pubblicato la sentenza di assoluzione perché “il fatto non sussiste”. Per i 19 appellanti del cosiddetto processo delle Spese Pazze in Regione Liguria “è la fine di un incubo”, per Marco Melgrati anche “un nuovo record di 34 assoluzioni con formula piena”.

A fine maggio del 2019 c’era stata la sentenza di condanna per il processo delle cosiddette “spese pazze”, le spese illecite – ad uso personale – fatte passare come “spese istituzionali” contestate ai vari gruppi consiliari della Regione Liguria negli anni 2010/2012. L’indagine fin dal suo avvio, tra la fine del 2013 e il 2014, fece molto scalpore portando alle dimissioni di molti consiglieri regionali e già nel gennaio 2014 anche all’arresto di Scialfa. Era un filone di inchieste che su scala nazionale aveva coinvolto una quindicina di Regioni, quasi tutte dunque, dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia, sotto i riflettori della Magistratura per reati analoghi.  Fra la ventina di condannati in Liguria, oltre al caso nazionale del ministro leghista Edoardo Rixi – che si era dovuto dimettere – c’era anche l’attuale sindaco di Alassio, Marco Melgrati che per effetto della legge Severino, come si sa, è stato sospeso dal suo incarico fino al primo dicembre 2020, quando ha ripreso le sue funzioni amministrative.

“Sono un innocente seriale – le prime parole al rientro da Genova del sindaco Melgrati – Lo speravo, da sempre, da subito perché ho sempre dichiarato la mia innocenza. Sinceramente pensavo di dover arrivare in Cassazione per vedermela riconosciuta, invece oggi ho ascoltato le parole più belle: assolto perché il fatto non sussiste. Sono felice ringrazio ovviamente i giudici, le persone che mi sono state vicino in questa lunga attesa e soprattutto il mio avvocato Franco Vazio”.

È lo stesso Vazio ad emettere subito una nota stampa: “La sentenza pronunciata questa mattina dalla Corte di Appello di Genova, con coraggio ed equilibrio – scrive infatti – ​ha restituito all’arch. Marco Melgrati la serenità che un processo lungo e complesso gli aveva tolto; con imputazioni plurime e gravissime per reati di falso e di peculato. Un’assoluzione che accoglie le tesi difensive che erano state messe in campo sin dal primo momento: il fatto non sussiste. Marco Melgrati esce anche da questo processo a testa alta. Leggeremo nei prossimi giorni le motivazioni, ma non posso che essere felice per questa decisione che corona un enorme lavoro fatto nella convinzione che Marco Melgrati fosse innocente ed estraneo alle accuse allo stesso contestate”. 

“Resta il ‘vulnus’ della sospensione dalle funzioni di Amministratore – la conclusione di Vazio – che ha privato la città di Alassio del Sindaco eletto; certo questo è il passato, e davanti lui ora c’è solo una sentenza coraggiosa e giusta che restituisce futuro e speranza. Però sul ‘vulnus’, sulle procedure automatiche di sospensione dalle cariche elettive, senza valutazioni di merito e di gravità, una riflessione sarebbe necessaria svolgerla”.

Dello stesso parere i deputati Pierantonio Zanettin e Roberto Cassinelli di Forza Italia, componenti della Commissione Giustizia di Montecitorio: “La corte di Appello di Genova oggi ha assolto, perché il fatto non sussiste, tutti gli imputati già condannati in primo grado per le c.d. ‘spese pazze’ in Regione Liguria. Chi risarcirà ora i politici coinvolti e le loro comunità? Sindaci di importanti comuni delle province di Genova e Savona e consiglieri regionali, allora in carica, per effetto della sentenza di primo grado, furono sospesi per un anno e mezzo dalle loro funzioni. Al comune di Zoagli fu imposto il commissariamento con successive elezioni. La clamorosa vicenda ligure impone una revisione legge Severino, la cui disciplina viola nei confronti dei pubblici amministratori il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva”.

Soddisfazione per la sentenza della Corte d’Appello è stata espressa anche da Carlo Bagnasco, coordinatore regionale ligure di Forza Italia, partito di cui Melgrati è coordinatore provinciale: “Ho accolto con soddisfazione la sentenza di appello che con la formula ‘il fatto non sussiste’ ha assolto gli ex consiglieri regionali coinvolti nel processo delle ‘spese pazze’, tra cui il coordinatore provinciale di Forza Italia a Savona e sindaco di Alassio, Marco Melgrati. Sull’amico Marco non ho mai avuto dubbi e la mia fiducia nei suoi confronti è sempre stata massima. Ricordo inoltre che il nostro movimento politico fa da sempre del garantismo una bandiera e la sentenza odierna conferma la bontà di questa nostra impostazione. Colgo l’occasione per salutare tutti gli ex consiglieri assolti quest’oggi e per esprimere il mio affetto in particolare per Edoardo Rixi, segretario della Lega Liguria, per Matteo Rosso, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, oltre che per gli altri amici che nel 2010-2012 facevano parte del gruppo del Popolo della Libertà: Gino Garibaldi, Roberta Gasco, Luigi Morgillo, Franco Rocca, Alessio Saso. L’assoluzione – conclude Bagnasco –è davvero una buona notizia per la Liguria e, più in generale, per chi crede ancora nell’impegno politico”

Intanto, tornando ad Alassio, proseguono le polemiche sul “rimpasto” che qualcuno vede all’orizzonte. “Mi spiace che in questi giorni si siano fatte congetture sul destino di questa amministrazione – riprende Melgrati – si è parlato di arditi rimpasti e ancor più improbabili defenestrazioni. È vero, qualora avessi dovuto scontare una nuova sospensione, avevo predisposto affinché la macchina amministrativa comunale fosse schierata al meglio per gestire la situazione. Lo stesso Rocco Invernizzi, che come me, nei mesi scorsi è passato attraverso un duro processo, per il quale aveva responsabilmente rimesso le proprie deleghe assessorili, uscendone poi con assoluzione con formula piena, merita di rientrare in ruoli attivi di responsabilità. Ora però abbiamo modo di compiere le scelte necessarie in armonia e serenamente senza Spade di Damocle incombenti. Questa è una grande squadra, l’ha dimostrato nel periodo più difficile della storia amministrativa alassina. Ed ora, lo sarà ancora di più”. (effe)


Le condanne in primo grado (30 maggio 2019) avevano travolto in Liguria una ventina di ex consiglieri regionali un po’ di tutti i Gruppi rimasti coinvolti in quell’epoca (NB: si segnala l’appartenenza politica riferita al periodo dei reati contestati per gli anni 2010/2012; alcuni oggi militano in altre forze politiche o si sono “ritirati”): Alessandro Benzi (Sel), 3 anni e 1 mese; Marylin Fusco (Idv), 2 anni 8 mesi e 15 giorni; Francesco Bruzzone (Lega), 2 anni e 10 mesi; Edoardo Rixi (Lega), 3 anni e 5 mesi; Armando Capurro (Noi con Burlando) 2 anni e 11 mesi; Michele Boffa (Pd), 3 anni; Nino Miceli (Pd), 3 anni; Gino Garibaldi (FI), 2 anni e 10 mesi; Roberta Gasco (FI), 2 mesi + condanna precedente di 2 anni e 2 mesi; Marco Melgrati (FI) 2 anni, 11 mesi e 15 giorni; Matteo Rosso (FI), 3 anni, 2 mesi e 15 giorni; Aldo Siri (Lista Biasotti) 3 anni e 1 mese; Marco Limoncini (Udc), 3 anni; Alessio Saso (Ncd), 2 anni e 10 mesi; Luigi Morgillo (FI), 3 anni e 1 mese; Raffaella della Bianca (FI) 2 anni e 10 mesi; Giacomo Conti (RC), 2 anni e 1 mese.



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