La Coppa America di Pietro Sibello. La seconda vita del grande velista alassino

di Guglielmo Olivero – Per poter comprendere la seconda vita di Pietro Pietroi SibelloSibello, grande velista alassino, è necessario, seppur sinteticamente, ripercorrerne la prima che ne ha fatto un’icona, insieme al fratello Gianfranco, dei personaggi che danno confidenza al mare. È l’agosto del 2008, quando Pietro e Gianfranco entrano nel golfo vicino a Pechino per puntare ad una medaglia olimpica nei 49er. Il terzo posto appare sicuro, ma i due alassini, puntano ad un metallo ancor più prezioso non sapendo che su di loro sta per abbattersi una delle più grande ingiustizie di questo sport, come si legge ancor oggi nella stampa specializzata.

Al termine di un’ultima regata combattuta Pietro e Gianfranco sono medaglia di bronzo e le immagini televisive irradiate in tutto il mondo mostrano due volti felici. Pochi minuti dopo, con una decisione scandalosa, i due scendono però al quarto posto a scapito dell’equipaggio danese che, rotta la sua imbarcazione, ne “affitta” un’altra, come se una regata velica fosse gestita da una concessionaria.

Rimane il fatto che, per una beffa atroce, Pietro e Gianfranco rimangono fuori dal podio e poco importa che, un paio d’anni dopo, il Coni consegni loro una simbolica medaglia di bronzo per il torto subìto. Pietro pensa di ritirarsi ma il tempo, anche nello sport, è in grado di lenire le ferite, anche quelle più acute. E così, due anni dopo, dimenticando il passato si preparano per i Giochi di Londra, assaporando una rivincita, e anche una dolce vendetta.

Ma il destino si mette di traverso perché a Pietro viene riscontrato un grave problema di salute che, per i regolamenti del Coni, lo mette fuori dalla squadra olimpica. Un’altra mazzata ed anche qui poco importa se il velista alassino comprova, con grandi luminari, che non vi è rischio nell’andar per mare. Una seconda tegola che porta Pietro ad un passo dal ritiro.

E qui finisce la prima vita perché, pochi mesi dopo, l’estate scorsa arriva una di quelle telefonate che risollevano il morale: la convocazione per partecipare, con Luna Rossa, alla Coppa America. Pietro risponde entusiasta e da alcuni mesi è impegnato con la squadra azzurra per la sfida più importante della vela mondiale. Una sfida che, per aumentarne il fascino, si svolgerà nel Triangolo delle Bermude, la cui storia, con le scomparsa dai radar di numerosi aerei, è nota a tutti.

Pietro non ha tempo per interviste, ma al Corsara, dedica un attimo di attenzione: «Non avete idea dei ritmi di lavoro che dobbiamo svolgere ogni giorno. Dobbiamo curare ogni dettaglio, nei minimi particolari perché la Coppa America è qualcosa di grande. Io sono felice perché comunque vadano a finire le cose potrò raccontare ai nipoti che un giorno ho messo il mio nome sulla più importante regata velica mondiale». Da far dimenticare, con un soffio di vento, le delusioni e le ingiustizie subìte nella sua prima vita.

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