Minori, affidamento temporaneo: abuso o tutela? Brambilla: “occorre forma efficace di controllo sulle case famiglia”

“Una forma efficace di controllo sulle case famiglia, attraverso un Affidamento temporaneo abuso o tutela Roma 13-2-2014monitoraggio quantitativo e qualitativo”. È l’obiettivo della proposta di legge dell’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza, illustrata oggi a Roma durante l’evento “Affidamento temporaneo: abuso o tutela?” – il fenomeno degli “allontanamenti facili”, che si è tenuto questa mattina nella sala Moro della Camera dei deputati.

“Il rischio – dice la parlamentare responsabile del Dipartimento per il sociale e la solidarietà di Fi – è che, in assenza di informazioni e di opportune verifiche, i minori passino dalla condizione giuridica di «allontanati» a quella effettiva di «abbandonati». Inoltre, stabilire che un ambiente familiare non sia più idoneo e decidere per l’allontanamento di un bambino o di un adolescente e la conseguente accoglienza in una famiglia affidataria o in una comunità residenziale, vuol dire comunque, anche nei casi più gravi, compiere un passo estremo, certificare una resa: non tanto e non solo di quella famiglia, ma della mano pubblica che alla famiglia non ha saputo dare i sostegni e gli aiuti necessari a risolvere i suoi problemi senza arrivare ad un intervento traumatico”. “Insomma – continua – credo che ogni bambino tolto ai genitori rappresenti la certificazione del fallimento dello Stato. E proprio perché l’allontanamento dei minori dalle famiglie d’origine è una pratica che sta registrando numeri in costante e preoccupante aumento, non voglio solo evidenziare lacune e debolezze del sistema ma chiedere a tutte le forze politiche di appoggiare la mia proposta concreta d’intervento, la mia proposta di legge che prevede l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulle case famiglia”.

“Essenziale – sottolinea l’on. Brambilla – è prevedere un sistema di verifica e dotare l’osservatorio degli opportuni poteri. Ciò che conta è avere finalmente una conoscenza adeguata della quantità e qualità delle strutture, uno strumento efficienti di valutazione e risposte rapide e risolutive da parte delle istituzioni quando emergono carenze o abusi, nonché avere anche la possibilità di intervenire con efficacia”.

“L’ Osservatorio indipendente – prosegue la responsabile del Dipartimento per il sociale e la solidarietà di Fi – potrebbe essere costituito da non più di quindici esperti nominati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini e scelti tra magistrati, avvocati, medici chirurghi, psicologi e assistenti sociali di comprovata esperienza nel settore del diritto di famiglia e minorile. Avrebbe in generale il compito di “vigilare” sulle condizioni dei minori nelle case famiglia e sulla rispondenza di tali strutture ai requisiti di legge, raccogliere dati ed elaborare studi e proposte diretti a favorire una più efficiente gestione delle case famiglia e a tutelare i diritti dei minori. Ma potrebbe anche “intervenire”, avvalendosi di tutte le collaborazioni necessarie per l’espletamento delle sue funzioni, compresa quella delle forze dell’ordine”.

Nello specifico, tra le altre cose, l’Osservatorio dovrebbe effettuare un censimento, da aggiornare annualmente, finalizzato alla rilevazione delle residenze protette presenti su tutto il territorio nazionale; controllare la costante sussistenza da parte delle comunità censite dei requisiti previsti dalla legge, adeguati alle necessità educative-assistenziali dei bambini e degli adolescenti ospitati, istituendo opportune sedi di confronto con le Regioni e gli Enti locali; vigilare sullo stato delle case famiglia nel territorio nazionale, introducendo, di concerto con le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, un sistema di rilevazione sistematica dei dati sulla condizione dei bambini fuori famiglia; coordinare un monitoraggio periodico sulle strutture residenziali di accoglienza, istituendo un apposito registro degli Michela Vittoria Brambilla Roma 13-2-2014affidamenti temporanei.

Inoltre: vigilare, in collaborazione con le Regioni e gli Enti locali, sulle condizioni e sul soggiorno dei minori all’interno delle case famiglia, anche avvalendosi delle forze dell’ordine; individuare criteri e meccanismi di verifica della validità e della utilità dei progetti di affido previsti per ciascun minore e su questi avviare capillari controlli sul territorio nazionale; riferire circa le difficoltà e le disfunzioni relative alle case famiglia e proporre gli opportuni interventi agli enti preposti; vigilare sulla gestione dei fondi pubblici stanziati per l’accoglienza dei minori nelle strutture residenziali e il loro effettivo e corretto stanziamento da parte delle amministrazioni locali, verificando che il rendiconto delle spese sostenute dalle case famiglia sia pubblicizzato e giustificato; predisporre ogni anno una relazione sulle condizioni e sulla gestione delle case famiglia presenti nel territorio nazionale e sulla condizione delle adozioni e garantirne la diffusione attraverso la pubblicazione sul proprio sito istituzionale.

Secondo lo studio più aggiornato, pubblicato nel n.26 della collana del Ministero del lavoro e delle politiche sociali “Quaderni della ricerca sociale”, al 31/12/2011 erano 29.388 i minori fuori famiglia accolti nelle famiglie affidatarie o in comunità (cifra frutto in parte di stime, per la carenza di dati in alcune Regioni), con un’equa ripartizione tra bambini e ragazzi in affido (14.397) e accolti in servizi residenziali (14.991). Era di nazionalità straniera il 17 per cento dei minori accolti in famiglie, circa un bambino su tre fra gli ospitati in comunità. Il 60 per cento degli accolti in famiglia erano in affidamento da più di due anni, nel 74 per cento dei casi l’affidamento è giudiziale. È questa la modalità prevalente anche per il collocamento nei servizi residenziali, ma i dati sono lacunosi.

* (Foto di © Mario Marianella, Roma 13-2-2014)

** Vedi rettifica e precisazioni Avv. Giorgio Aldo Maccaroni (Presidente A.I.DI.F. – Avvocatura Italiana per i Diritti delle Famiglie) – Roma, 14-2-2014

4 Commenti

  1. Case famiglia e GIUDICI ONORARI
    La giustizia è un concetto,sono le persone che spesso non sono all’altezza.
    Case famiglia uno scandalo subdolo.

  2. Casa famiglia, bambini sequestrati dalla legge.
    Compiacenza di molti Giudici onorari, conflitto di interesse che con forme diverse interagiscono con le case famiglia.
    Una vergogna nazionale, un vero scandalo sulla pelle delle famiglie più deboli, sui bimbi.
    Pare che la Brambilla voglia intervenire a questo clamoroso scandalo che vede coinvolti molti indirettamente Giudici onorari e suoi tirapiedi.

  3. E sempre più spesso, pur di non affrontare la realtà del problema in capo ad uno dei genitori, si sprecano minacce e relazioni piene di falsità e di abuso per creare un clima di terrore. Pregando che sotto non ci sia anche la connivenza di favori che si annidano nei servizi pubblici.
    E’ una vergogna che questo paese continua a non voler vedere per non mettere in discussione il penoso operato dei suoi pubblici ufficiali.

  4. Tutte le decisioni potrebbero essere valide …mah!!!! se il Codice Deontologico dell’Ordine dei Servizi Sociali e degli Psicologi , non viene applicato e rispettato …..la vita dei bambini e delle loro famiglie resteranno SEMPRE in mano a persone senza scrupoli….

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