Sanità, Arboscello: «Con la manovra si esce dal dettato costituzionale, la Liguria vada alla Consulta»

La richiesta arriva dopo la bocciatura unanime delle Regioni

Nella foto: il consigliere regionale Roberto Arboscello
Nella foto: il consigliere regionale Roberto Arboscello

Genova. Se la legge di bilancio non cambierà sul finanziamento della sanità, le Regioni dovranno portare il Governo davanti alla Corte costituzionale, e fra queste anche la Liguria. Lo chiede Roberto Arboscello, vicepresidente del Consiglio regionale e consigliere del Partito democratico eletto nel savonese.

«Si definanziano sanità e scuole, che sono invece due settori fondamentali», afferma Arboscello. «Ma soprattutto sul finanziamento alla sanità ci si sta allontanando da ciò che prevede la Costituzione, si sta uscendo dal dettato costituzionale». Il punto, sostiene, è il rapporto fra chi fissa gli obiettivi e chi deve raggiungerli: «Il Governo non può decidere in modo unilaterale sul finanziamento delle prestazioni essenziali, fissando gli obiettivi per poi scaricare sulle regioni il compito di raggiungerli senza fornire i trasferimenti adeguati». E ancora: «Il Governo non può fissare i Lea, definanziare il sistema sanitario e scaricare la responsabilità sulle regioni».

I Lea sono i livelli essenziali di assistenza, l’elenco delle prestazioni che il Servizio sanitario deve garantire a tutti: li definisce lo Stato, le Regioni devono assicurarli. Quanto al ricorso, la strada esiste ed è l’articolo 127 della Costituzione, che consente a una Regione di impugnare una legge dello Stato entro sessanta giorni dalla pubblicazione; a deliberarlo, però, è la Giunta regionale, non il Consiglio. In Liguria significa la Giunta guidata da Marco Bucci, cioè la maggioranza di centrodestra alla quale Arboscello si oppone.

La richiesta arriva il giorno dopo una presa di posizione che ha attraversato gli schieramenti. Mercoledì, riunita in seduta straordinaria, la Conferenza delle Regioni ha chiesto all’unanimità a Governo e Parlamento «di indirizzare ogni risorsa finanziaria disponibile a favore dell’incremento ulteriore del Fondo sanitario nazionale»: un documento condiviso quindi anche dalla Liguria. «Nessuno intende disconoscere la realtà: i fondi per la sanità sono aumentati in questi anni di Governo Meloni», ha dichiarato il presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga. «Il problema, semmai, è che la spesa corre più del finanziamento e con questa manovra di bilancio rischiamo di non riuscire più a garantire la copertura dei Lea». Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale aveva già evocato lo stesso strumento indicato ora da Arboscello, il ricorso alla Consulta.

I numeri in discussione sono questi. La manovra porta il Fondo sanitario nazionale a 146,3 miliardi nel 2027, con una crescita di oltre tre miliardi e mezzo rispetto all’anno in corso, per arrivare a 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 nel 2029. Le Regioni ne avevano chiesti oltre diciotto in più; il ministro della Salute Orazio Schillaci aveva indicato in 5,5 miliardi il fabbisogno aggiuntivo. Secondo i conti della Fondazione Gimbe di Bologna, che da anni segue l’andamento della spesa sanitaria, in rapporto al prodotto interno lordo il fondo scende dal 6,14 per cento del 2026 al 6,11 nel 2027, al 5,98 nel 2028 e al 5,87 per cento nel 2029: è questo il punto su cui si innesta la parola «definanziamento», perché la cifra assoluta cresce mentre il peso sull’economia del Paese diminuisce. Il Governo replica che il fondo non è mai stato così alto.

Il passaggio che riguarda più da vicino la Liguria è quello demografico. «Questo vale ancor più per la Liguria, una delle regioni più anziane, che a seguito della manovra rischierebbe di dover aumentare la fiscalità, sempre che anche questo sia possibile», afferma Arboscello. I dati disponibili vanno in questa direzione: secondo il censimento permanente dell’Istat, nel 2024 la Liguria ha un indice di vecchiaia di 283,3 anziani ogni cento giovani contro una media nazionale di 207,7, ed è la regione più anziana d’Italia; la provincia di Savona è la più anziana della regione, con 308,1 e un’età media di 50,4 anni, ed è anche l’unica delle quattro province liguri in cui la popolazione continua a calare. Sul versante fiscale, l’addizionale regionale all’Irpef in Liguria è già oggi all’1,23 per cento fino a 28 mila euro di reddito, al 3,18 fra 28 e 50 mila e al 3,23 oltre i 50 mila, secondo i dati del Dipartimento delle finanze.

Sul finanziamento nazionale il Consiglio regionale ligure si era già diviso due giorni fa, nella seduta che ha approvato la legge sui salari accessori del personale sanitario. L’ordine del giorno di Armando Sanna (Pd), che chiedeva al Governo di portare il Fondo sanitario nazionale al 7 per cento del Pil, è stato respinto; sono stati invece approvati quattro ordini del giorno del Movimento 5 Stelle, uno dei quali sull’incremento strutturale dello stesso fondo.

(effe)

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