Saggio. Albenga 1988–2026: donne in Comune

Le amministratrici albenganesi dall’ultimo Consiglio della "Prima Repubblica" alla giunta Tomatis bis

Stemma del municipio all'entrata del Palazzo comunale di Albenga

Saggio | di Fabrizio Pinna. Quest’anno si festeggia l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica e del diritto di voto alle donne e anche Anci Liguria per gli amministratori locali ha dedicato iniziative alla memoria delle 21 donne elette nel 1946 all’Assemblea Costituente. È la nobile origine di un lungo processo ancora in corso in tutte le varie articolazioni in cui è organizzato lo stato. Guardiamone un frammento.

La storia, anche quella più recente, delle donne nel Comune di Albenga non procede in linea retta. Non è la marcia ordinata di un’emancipazione che avanza a passo costante verso le pari opportunità e la parità di genere, ma una vicenda fatta di slanci e battute d’arresto, di presenze isolate e di ritorni, di soglie a lungo intravviste e infine varcate. Tra il 1988 e il 2026 le donne entrano in Consiglio, siedono in giunta, reggono assessorati di peso, attraversano maggioranza e opposizione; arrivano alla fascia di sindaco con (Rosalia) Rosy Guarnieri e, nel 2024, a una giunta in cui tre assessori su cinque sono donne, e tra loro una – Silvia Pelosi – vicesindaco. Eppure la mappa resta irregolare: a cicli di presenza folta se ne sono alternati altri in cui le amministratrici si contano sulle dita di una mano.

Questo saggio breve scritto per AlbengaCorsara.it ne segue le tracce, guardando a ciò che rimane e a ciò che muta col tempo. È certamente uno sguardo parziale e circoscritto, che illumina solo alcuni aspetti lasciandone in ombra molti altri non meno importanti ed essenziali in un Comune, come quello maggiore – va da sé – della composizione del personale amministrativo dove le donne ad Albenga numericamente superano oggi gli uomini, sebbene permangano alcune disparità settoriali e negli incarichi apicali; oppure, altro tassello, i CdA. Ad ogni modo, qui parleremo solo della direzione “politica” dell’ente, ripercorrendone alcune tappe significative. Altro limite netto che ci siamo posti, non entreremo nel merito dei dibattiti che hanno accompagnato i mutamenti di questi ultimi decenni.

1. Il 1988: le donne nell’ultimo Comune della “Prima Repubblica”

Il punto di partenza è il Consiglio eletto nel novembre 1988 e insediato nel gennaio 1989. Inizialmente è ancora la stagione dei partiti novecenteschi tradizionali dominanti — PCI, DC, PSI, PLI, PRI, PSDI — e la struttura politica resta marcatamente maschile. Le donne, però, ci sono, sebbene circoscritte nell’area di centrosinistra: Gisella Airaudi, Daniela Bari e Rosa Gorlero (in quota Pci e poi Pds), Maggiorina Ivaldi (Pli, Partito Liberale Italiano) e Nicoletta Mantica (Psdi, Partito Socialista Democratico Italiano). E non restano ai margini: Gorlero, Ivaldi e Mantica varcano la soglia della giunta, con incarichi assessorili distribuiti lungo le diverse fasi della consiliatura, segnata dal cataclisma politico nazionale che travolgerà i partiti dell’epoca.

È un dato che precede la cesura istituzionale del 1993. Prima di allora il Comune vive dentro un modello in cui contano gli equilibri di partito e la mediazione consiliare più della figura del sindaco, sebbene non manchino personalità forti e caratterizzanti come quella celebre di Viveri. Le donne entrano quindi in una macchina poco personalizzata e più collegiale, ma anche più chiusa: la presenza c’è, la leadership piena no. Figura emblematica è Rosa Gorlero, consigliera e assessore supplente tra il 1989 e il 1990, poi assessore effettivo dal dicembre 1990 fino alla sospensione del Consiglio nel luglio 1993; accanto a lei Ivaldi e Mantica compiono lo stesso passaggio, dal banco consiliare all’esecutivo, nella fase che segue il rimpasto di metà mandato.

Sono anni di turbolenze politiche nazionali che si riflettono anche a livello locale. Si vive al tramonto di un’epoca politica, simbolicamente marcata dalla caduta del Muro di Berlino (1989), segnata dall’emergere ambivalente di Verdi e Lega, dalla trasformazione-dissoluzione dei due maggiori partiti del dopoguerra, PCI e DC, dai referendum elettorali del 1991 e 1993, dall’inchiesta “Mani pulite”, dal crollo di partiti tradizionali come il Psi, il Pri e il Pli, e dalle elezioni del 1994 che, con la nascita di Forza Italia e AN (frattura dal Msi), origineranno un cambiamento della geografia politica ancora in corso ai giorni nostri. Se si accetta una periodizzazione di massima abbastanza condivisa (Ignazi et alii: 2022), per il sistema politico italiano gli anni 1992-2008 sono quelli della “grande trasformazione” seguiti, con la crescita del M5S, da una traiettoria “Dal bipolarismo al tripolarismo (2008-2022)” e, dopo la pandemia, da un riassetto oggi ancora in corso di definizione. È il contesto più generale, che qui richiamiamo a grandi linee come sfondo, in cui si muovono anche i cambiamenti territoriali ricordati in un altro saggio breve (2000-2026: Come è cambiata la mappa politica e amministrativa di Albenga negli ultimi 25 anni). È anche l’epoca della legge 142/90 sull’“Ordinamento delle autonomie locali”, poi riassorbita nel TUEL (D. Lgs. 267/2000, il Testo Unico degli Enti Locali) che con le modifiche intervenute negli anni continua a configurare molti aspetti della vita comunale, così come la riforma del titolo V della Costituzione avvenuta a inizio millennio (Legge Costituzionale 3/2001).

2. Il 1993: l’elezione diretta cambia il Comune, non la vecchia grammatica

Il 1993 è uno spartiacque a livello amministrativo. La legge 25 marzo 1993, n. 81 introduce l’elezione diretta del sindaco e ridisegna il funzionamento dei Comuni: il voto non costruisce più soltanto un’assemblea, ma investe direttamente una figura di governo. Ad Albenga, nella consiliatura aperta dal voto del 21 novembre 1993, la presenza femminile si distribuisce su più livelli. In Consiglio siedono — o subentrano nel corso del mandato — Maria Gaudenti (Indipendente), Federica Lantero (indipendente), Concetta Ministeri (civica), Anna Chiara Gualandi (indipendente) e, dal 1996, Maddalena Agosto (Pds); in giunta operano Paola Bonacchi, Giovanna Nante, la stessa Gaudenti e Rosa Bellantoni.

È una fase più ricca della precedente, ma non ancora stabile. Le donne sono in maggioranza e negli incarichi di governo, però il vertice — il sindaco Angelo Viveri, divenuto espressione del Pds nato nel 1991 dalle ceneri del Pci — resta maschile. Interessante è la varietà dei profili: non un’unica appartenenza, ma consigliere e assessore di area progressista, figure indipendenti, amministratrici entrate per subentro. La presenza femminile non coincide con un partito, anche se l’area di riferimento resta sostanzialmente quella di centrosinistra: attraversa per intero la transizione del sistema locale nel periodo della cosiddetta fine della “Prima Repubblica”.

3. Il 1997: la contrazione

Alla stagione ampia del 1993-1997 segue un brusco restringimento. Nel Consiglio eletto nel novembre 1997 (con sindaco ancora Viveri al II turno) le donne presenti nel quadro amministrativo sono soltanto due, entrambe consigliere e nessuna in giunta: Maria Gaudenti, in una lista locale, e Rosy Guarnieri, per la Lega Nord, che si era presentata come candidata sindaco (esclusa dal ballottaggio, aveva comunque ottenuto al primo turno 1016 voti, il 6,40%). È la prova che la presenza femminile non cresce per automatismo con il nuovo sistema elettorale: l’elezione diretta del sindaco accentua la personalizzazione della politica, ma non garantisce di per sé più rappresentanza. Anzi, in questa fase il Comune torna a essere assai maschile nella sua composizione effettiva.

Quella di Guarnieri è però una presenza destinata a pesare, oltre a riempire un vuoto significativo nel centrodestra. Consigliera d’opposizione nel 1997, negli anni successivi sarà assessore, poi di nuovo consigliera, infine sindaca: una delle traiettorie più lunghe e riconoscibili dell’intera storia amministrativa albenganese recente.

4. 2001-2010: Guarnieri e Vespo, due percorsi lunghi e opposti

Nel 2001, con l’elezione di Mauro Zunino (centrodestra), la presenza femminile è esigua ma politicamente significativa: Rosy Guarnieri entra in giunta come assessore; (Concetta) Simona Vespo siede in Consiglio da indipendente. Caduto il sindaco, dopo lo scioglimento del Consiglio nel dicembre 2004, la gestione dell’ente passa a una donna, Narcisa Livia Brassesco, commissaria straordinaria fino alle elezioni del 2005. Con l’amministrazione di Antonello Tabbò (2005) la mappa resta stretta: (Giuseppina) Pina Verrazzani assessore, Guarnieri di nuovo in Consiglio con la Lega Nord (ancora una volta candidata sindaco esclusa dal ballottaggio, al primo turno aveva avuto 1.622 voti, il 10,55 %), Vespo consigliera nell’area civica di centrosinistra.

In questi anni si fissano due percorsi quasi speculari. Guarnieri cresce nel centrodestra e nella Lega, fino a diventare il volto più riconoscibile della destra cittadina; Vespo attraversa più cicli del centrosinistra amministrativo, prima consigliera, poi assessore. L’una costruisce una leadership identitaria e di battaglia; l’altra una continuità di governo paziente e radicata. Sono i due modi, opposti, in cui una donna poteva allora costruirsi un’autorevolezza politica ad Albenga.

5. Il 2010: Rosy Guarnieri, la soglia del sindaco donna

Nel 2010 Albenga elegge Rosy Guarnieri sindaca. È la svolta più visibile dell’intero arco 1988-2026: per la prima volta una donna raggiunge il vertice dell’amministrazione. La fonte ministeriale la registra come eletta con la Lega Nord il 30 marzo 2010; il mandato si interrompe il 27 novembre 2013 con le dimissioni della metà più uno dei consiglieri, che aprono all’ennesima gestione commissariale del Comune, che fu retto da Giuseppe Montella in attesa di nuove elezioni.

La portata simbolica è grande, ma il quadro non va idealizzato. L’amministrazione Guarnieri porta temporaneamente una donna alla guida della città senza però generare una presenza femminile ampia nel resto della struttura: in Consiglio, tra le donne, figura Simona Vespo per il Partito Democratico; nel 2012 Cristina Porro (Lega) entra in giunta come assessore; nel 2013 Emanuela Guerra (Pd) subentra come consigliera. È, in certa misura, il paradosso della stagione: la conquista del vertice non si traduce in una trasformazione complessiva della rappresentanza. Albenga ha la sua sindaca, ma è una leadership femminile forte dentro un sistema ancora prevalentemente maschile.

6. Il 2014: la prima vera espansione

La consiliatura 2014-2019 segna un nuovo salto quantitativo netto. Il contesto normativo è negli anni molto cambiato: il Decreto Legge n. 2/2010 aveva imposto un taglio del 20 % dei seggi in province e comuni (passati ad Albenga da 20 a 16, rispetto alle elezioni precedenti) e la legge 215 del 2012 promuove il riequilibrio di genere in consigli e giunte degli enti locali e introduce, nei Comuni sopra i 5.000 abitanti, la doppia preferenza di genere; nelle quote di lista ora nessun genere può superare i 2/3 dei candidati consiglieri e anche i risvolti della cosiddetta legge Delrio (L. n. 56/2014) contribuiranno inoltre a definire limiti più vincolanti. Le liste e il voto amministrativo cambiano dunque cornice, e ad Albenga le donne aumentano in modo evidente proprio quando diminuiscono i posti disponibili. In giunta con il nuovo sindaco Giorgio Cangiano siedono Paola Giovanna Allaria (civica) e Simona Vespo (Pd) — quest’ultima per la prima volta assessore dopo anni di sola militanza consiliare. In Consiglio compaiono, lungo il mandato, Rosy Guarnieri (Lega, consigliera candidata sindaca, scomparsa nel marzo 2018 dopo essere stata eletta in Parlamento), Emanuela Guerra (Pd), Eleonora Molineris (civica), Ginetta Perrone (FI), Emanuela Picasso (Pd), Liliane Plumeri (Pd), Cristina Porro (Lega), Camilla Vio (civica) e Paola Deandreis (Pd).

Il punto non è ovviamente solo numerico. La presenza femminile cessa di essere precaria eccezione (o quasi): anche se resiste una più marcata prevalenza nel centrosinistra, le donne sono comunque in maggioranza e in opposizione, nel Partito Democratico, in Forza Italia, nella Lega, nelle liste civiche. Non c’è più «la donna forte» o «la donna in giunta», ma una pluralità di amministratrici che affianca e compete – con crescente forza di consenso elettorale – per gli incarichi con i colleghi uomini. È anche un cambio generazionale: accanto a volti già noti emergono figure nuove come Camilla Vio, destinata alla giunta del ciclo successivo. La rappresentanza non è ancora parità vera e propria, ma comincia a farsi struttura e consuetudine radicata. E in alcuni casi la passione e l’impegno civico sono anche la prosecuzione di una lunga tradizione famigliare, come nel caso di Silvia Pelosi (che segue le orme dello stimato e compianto padre anche nelle deleghe), o altri nomi che forse si potrebbero aggiungere.

7. Il 2019: stabilizzazione e continuità

Nella nuova cornice normativa, con la prima amministrazione Tomatis (2019-2024) la presenza femminile si consolida. La giunta nasce con Silvia Pelosi e Simona Vespo assessore; dopo le dimissioni di Vespo, nel novembre 2020, entra Marta Gaia. In Consiglio siedono Ilaria Calleri, la stessa Gaia, Emanuela Guerra, Martina Isoleri, Cristina Porro, Claudia Ramò, Camilla Vio e, dal dicembre 2020, Cristina Garello.

Le urne del 2019 raccontano già una competitività femminile cresciuta ulteriormente: nella lista «Insieme per il Futuro» Vespo è la più votata dopo il capolista (378 preferenze), davanti a Pelosi (315); e nella Lega la candidata più votata in assoluto è Cristina Porro, con 561 preferenze, che era riuscita a capitalizzare anche la sua presenza come candidata alle europee. Le donne in Consiglio continuano però a essere concentrate nel campo civico-progressista, dove ci sono Pelosi, Gaia, Guerra, Isoleri, Ramò, Vio e Garello; fuori dai giochi Perrone, nell’opposizione di centrodestra resta solo Porro.

Un episodio del 2020 illumina comunque meglio di molte statistiche il peso ormai assunto dalle norme sulla parità. Annunciando la sostituzione della dimissionaria Vespo, il sindaco precisa che la nuova assessore «dovrà essere donna per la parità di genere in giunta»: il subentro di Marta Gaia non è una “concessione”, bensì consuetudine e vincolo istituzionale che struttura le scelte (l’art. 1, c. 137, della L. n. 56/2014, ha formalmente sancito che “nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti [NdA: successivamente anch’essi inclusi], nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico”). Ma il dato politico più rilevante di questa fase è la continuità. Guerra, Porro, Perrone, Casa, Vio, Gaia, Pelosi non sono presenze episodiche: nell’ultimo quindicennio tornano da una consiliatura all’altra, cambiano ruolo, entrano in giunta, si radicano. È qui che la storia delle donne in Comune smette di essere un elenco di nomi e diventa un gruppo dirigente.

8. Il 2024-2026: meno donne in Consiglio, più donne al governo

Il 2024 impone una distinzione più netta tra donne elette, donne in Consiglio e donne in giunta. Alle comunali Riccardo Tomatis è riconfermato sindaco con il 56,84%; la sua coalizione di centrosinistra, fortemente civica e senza simboli di partito, ottiene 10 seggi, mentre al candidato di centrodestra Nicola Podio e alle liste politiche collegate ne vanno 6, compreso quello del candidato sindaco. Tra le più votate della maggioranza figurano Marta Gaia (415 preferenze) e Camilla Vio (365) in «Insieme per il Futuro», mentre Silvia Pelosi è in assoluto la più votata di «Civica 24» con 471 preferenze; nella minoranza, Ginetta Perrone raccoglie 230 voti in Forza Italia e Marina Casa 160 nella lista Podio Sindaco, 40 in più rispetto alle precedenti elezioni.

La composizione effettiva dopo la formazione della giunta sposta però il baricentro. Pelosi, Gaia e Vio entrano nell’esecutivo: Silvia Pelosi – con deleghe a Bilancio, Edilizia scolastica e Società partecipate — amplia le competenze rispetto al quinquennio precedente ed è la prima donna a ricoprire la vicesindacatura nell’intero arco 1988-2026; Marta Gaia è assessore a Cultura, Politiche sociali, Distretto socio-sanitario e Abbattimento barriere architettoniche; Camilla Vio assessore a Turismo, Eventi, Politiche giovanili e Commercio. Le nomine in giunta innescano i subentri in Consiglio: per la maggioranza entrano Emanuela Guerra, Monica Tomatis e Barbara Vullo; in minoranza siedono Ginetta Perrone e Marina Casa. La fotografia 2024 è dunque questa, peraltro poi rimasta fino a oggi invariata: cinque donne in Consiglio e tre in giunta, con una vicesindaca.

Il dato è meno lineare di quanto sembri. Rispetto al picco del 2014, le donne sedute in Consiglio non sono il numero più alto della serie; ma il loro peso nell’esecutivo è massimo — tre assessori su cinque. È una trasformazione qualitativa più che quantitativa: le donne non sono solo presenti, governano deleghe centrali. E la dinamica prosegue a mandato in corso: nel gennaio 2026, con la nascita della DMO provinciale «Ligurian Riviera», l’assessore Camilla Vio assume anche la delega al Comitato Locale Turismo, prima in capo al presidente del Consiglio. Un assessorato femminile che non si limita a esistere, ma si espande.

9. Uno sguardo d’insieme

Messa in fila, la serie storica racconta per il periodo 1988–2026 un percorso sicuramente non lineare ma comunque complessivamente ascendente, con una netta accelerazione nell’ultimo decennio, agevolata dalla nuova legislazione e dai mutamenti sociali, politici e culturali in corso.

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Almeno tre osservazioni si impongono. Primo: l’accesso al governo segue e accompagna quello al Consiglio, senza ricorsi alle chiamate esterne per gli assessorati. Già nel 1989 e nel 1993 le donne non restano ai banchi consiliari ma entrano in giunta; non a caso le due fasi di vera contrazione, il 1997 e il 2001, coincidono con la quasi totale assenza di assessore donne. Secondo: il soffitto più alto è stato infranto due volte, a quattordici anni di distanza. La fascia di sindaco è stata indossata da una sola donna, Rosy Guarnieri (2010); la vicesindacatura, mai femminile in oltre trent’anni, è stata conquistata da Silvia Pelosi (2024). Due primati isolati, non ancora una consuetudine che potrà dunque consolidarsi solo in futuro. Terzo: la presenza femminile albenganese si regge più sulla continuità di poche protagoniste che su un ricambio ampio. Trentaquattro donne distinte hanno ricoperto una carica nel periodo, ma molte attraversano più consiliature. Questo si accentua nell’area di centrodestra che continua a faticare molto più del centrosinistra nell’esprimere nuove forti candidature femminili. È comunque un aspetto che si ritrova pressoché identico tra gli amministratori uomini, molti presenti in Consiglio ormai da 20—25 anni, alcuni senza soluzione di continuità.

10. Le protagoniste di lungo corso

Alcune figure scandiscono questa storia come fili rossi. Simona Vespo è una delle presenze più longeve: consigliera nel 2001, 2005 e 2010, poi assessore nel 2014 e nel 2019, per quasi vent’anni consecutivi di amministrazione, dal banco dell’opposizione all’esecutivo. Rosy Guarnieri attraversa cinque mandati (1997, 2001, 2005, 2010, 2014) con una parabola ascendente che culmina nella carica di sindaca, per poi proseguire e interrompersi prematuramente per la sua scomparsa nel 2018.

Emanuela Guerra, militante di partito fin da giovanissima, è una costante della stagione recente: in Consiglio nel 2010, 2014, 2019 e di nuovo nel 2024. Camilla Vio compie il percorso dal Consiglio (2014, 2019) alla giunta (2024), dove la sua delega si amplia nel 2026. Cristina Porro alterna giunta (2010) e Consiglio (2014, 2019), prima di uscire di scena insieme alla Lega nel 2024, della quale è stata anche segretaria cittadina; cosa comporterà il suo ultimo approdo quest’anno alla destra estrema di Vannacci si vedrà forse alle prossime elezioni. Marta Gaia e Silvia Pelosi, entrambe affacciatesi nel 2019, salgono nel 2024 rispettivamente alla riconferma in giunta e alla vicesindacatura. Più indietro nel tempo, Maria Gaudenti lega il Consiglio del 1993 a quello del 1997. A queste si aggiunge, fuori dal circuito elettivo ma al vertice dell’ente, Narcisa Livia Brassesco, commissaria straordinaria nel 2004-2005.

11. Tutte le donne in Comune, per ciclo amministrativo

1988-1993 Gisella Airaudi, consigliera; Daniela Bari, consigliera; Rosa Gorlero, consigliera e assessore; Maggiorina Ivaldi, consigliera e assessore; Nicoletta Mantica, consigliera e assessore.

1993-1997 Paola Bonacchi, assessore; Maria Gaudenti, consigliera e poi assessore; Federica Lantero, consigliera; Giovanna Nante, assessore; Concetta Ministeri, consigliera; Anna Chiara Gualandi, consigliera; Maddalena Agosto, consigliera; Rosa Bellantoni, assessore.

1997-2001 Maria Gaudenti, consigliera; Rosy Guarnieri, consigliera (candidata sindaco).

2001-2005 Rosy Guarnieri, assessore; Simona Vespo, consigliera; Narcisa Livia Brassesco, commissaria straordinaria.

2005-2010 Pina Verrazzani, assessore; Rosy Guarnieri, consigliera (candidata sindaco); Simona Vespo, consigliera.

2010-2013 Rosy Guarnieri, sindaca; Simona Vespo, consigliera; Cristina Porro, assessore; Emanuela Guerra, consigliera.

2014-2019 Paola Giovanna Allaria, assessore; Simona Vespo, assessore; Rosy Guarnieri, consigliera (candidata sindaco); Emanuela Guerra, consigliera; Eleonora Molineris, consigliera; Ginetta Perrone, consigliera; Emanuela Picasso, consigliera; Liliane Plumeri, consigliera; Cristina Porro, consigliera; Camilla Vio, consigliera; Paola Deandreis, consigliera.

2019-2024 Silvia Pelosi, assessore; Simona Vespo, assessore; Ilaria Calleri, consigliera; Marta Gaia, consigliera e poi assessore; Emanuela Guerra, consigliera; Martina Isoleri, consigliera; Cristina Porro, consigliera; Claudia Ramò, consigliera; Camilla Vio, consigliera; Cristina Garello, consigliera.

2024-2026 Silvia Pelosi, vicesindaca; Marta Gaia, assessore; Camilla Vio, assessore; Emanuela Guerra, consigliera; Monica Tomatis, consigliera; Barbara Vullo, consigliera; Ginetta Perrone, consigliera; Marina Casa, consigliera.

12. Dalla presenza alla responsabilità

«Donne in Comune» non significa soltanto contare quante amministratrici sono passate da Palazzo Civico. Significa osservare come e dove si sono posizionate: in Consiglio o in giunta, alla guida della città o nei ruoli di subentro, in maggioranza o all’opposizione, nei partiti o nelle liste civiche. Da questo punto di vista, tra il 1988 e il 2026 Albenga passa da una presenza femminile intermittente a una presenza strutturale, per quanto ancora discontinua.

Quattro considerazioni di riepilogo. La prima: Albenga ha naturalmente avuto donne in Comune ben prima delle norme recenti sul riequilibrio di genere; già nel 1989 compaiono consigliere e assessore, e così è stato anche nei decenni precedenti che qui non abbiamo considerato. La differenza è che all’epoca la loro presenza passava esclusivamente per la mediazione dei partiti, e che dopo il 1993 la politica comunale è diventata più personalizzata senza per questo farsi automaticamente più aperta. La seconda: Rosy Guarnieri resta la figura di rottura più forte — consigliera, assessore, sindaca — l’unica donna ad aver guidato la città; ma la sua esperienza dimostra anche che una donna al vertice non basta a trasformare l’insieme della rappresentanza. La terza riguarda il 2014: da quel momento le donne diventano una presenza segnatamente stabile e plurale, distribuita — sebbene in maniera non omogenea – tra maggioranza, opposizione, giunta, civiche e partiti, e le coalizioni cominciano a schierare candidature femminili sempre più competitive. La quarta riguarda il 2024: la giunta Tomatis bis non tocca il massimo (numerico) della presenza in Consiglio, ma sposta il baricentro nell’esecutivo, con tre assessori su cinque e una vicesindaca.

Il cammino non è concluso. Se usciamo dai confini cittadini, vediamo che in tutta la Liguria, composta da 234 comuni, i sindaci uomini oggi sono 199 mentre quelli donne sono 35, con una percentuale reale dell’85,04% di uomini e del 14,96% di donne. Nella Provincia di Savona, che conta 69 comuni, i sindaci uomini sono 64 e le donne solo 5, nessuna delle quali nei centri più popolosi, con percentuali rispettivamente del 92,75% e del 7,25%. Alle elezioni del 2024 che avevano interessato 40 dei 69 comuni savonesi, solo in 12 erano presenti candidate sindaco donne (in tutto 14, a Finale e Celle erano in due, a fronte delle 47 maschili). Sono dati sostanzialmente in linea con quelli nazionali e di molte realtà regionali.

Questo sbilanciamento evidenzia a colpo d’occhio che, sebbene le leggi elettorali e le norme degli enti garantiscano oggi un migliore equilibrio di genere tra i banchi dei consigli e degli assessorati, la scelta dei partiti e delle coalizioni per la leadership apicale, ovvero la candidatura a sindaco, ricade invece ancora quasi esclusivamente su profili maschili. Tendenzialmente in Liguria le candidature femminili si trovano perlopiù in piccoli centri dell’entroterra o in liste civiche minori oppure di opposizione con scarse probabilità storiche di vittoria, mentre è raro appaiano come leader di coalizioni principali (centrodestra o centrosinistra) nei comuni più popolosi, in quelli sopra i 15.000 abitanti o nei capoluoghi di provincia, dove la competizione politica è più polarizzata.

La piramide del potere locale in Liguria, basata sui dati estratti dall’archivio Open Data del Ministero dell’Interno, mostra chiaramente come la presenza femminile aumenti spostandosi dalle cariche monocratiche, come quella di sindaco, agli organi esecutivi e collegiali. Infatti, mentre le donne, come abbiamo visto, rappresentano solo il 14,96% dei sindaci in Liguria e il 7,25% nella Provincia di Savona, la loro presenza tra i consiglieri è più alta, con il 34,10% in Liguria e il 33,40% nella Provincia di Savona. Ancora maggiore è la rappresentanza femminile tra gli assessori, che raggiunge il 39,20% in Liguria e il 38,80% nella Provincia di Savona, vicini insomma alla soglia minima di genere oggi stabilita per legge.

È il quadro d’insieme in cui si trova anche Albenga. La città ha avuto una sindaca, ma una sola; ha oggi una vicesindaca e tre assessore su cinque, ma un Consiglio ancora lontano dalla parità; ha conosciuto molte consigliere, ma poche sono diventate leader di coalizione. Nel 1988 le donne erano dentro un sistema di partiti ancora novecentesco; nel 2026 sono dentro il cuore della macchina amministrativa. Il punto, ormai, non è più dimostrare che possono esserci a pieno titolo e diritto. È capire quanto potere esercitano, quali deleghe governano, quale continuità costruiscono — e se la prossima generazione di amministratrici albenganesi saprà trasformare la presenza in direzione politica.

Fonti e bibliografia

Chi scrive (n. 1970) è stato ed è anche osservatore di fenomeni locali, periodicamente più attento o distratto su Albenga; anche al di là del personale vissuto quotidiano, inevitabilmente negli anni si sedimentano nella memoria frammenti di episodi, appunti, ricerche occasionali, letture di statistiche, resoconti, studi, comunicati, interviste, dichiarazioni scritte od orali, opinioni, articoli. È la trama di fondo che organizza le più recenti ricerche specifiche fatte per la stesura di questo saggio, costretto dalla scrittura a riordinare le idee, verificare dati, colmare amnesie o lacune, almeno in parte. Per scendere più a fondo su alcuni aspetti solo sparsamente accennati sarebbero certamente necessarie ulteriori e differenti ricerche, ma il tempo non lo consente. Qui committente, finanziatore ed esecutore della ricerca coincidono, ma delle scadenze bisogna pur darsele ugualmente e rispettarle. Del resto l’obiettivo di un saggio breve non può essere l’esaustività, ma il delineare e mettere a fuoco alcuni aspetti che mostrino elementi di interesse non effimero. Per queste (e altre) ragioni non ha quindi senso stilare ora un repertorio o una bibliografia analitica completa e mi limito a sintetizzare solo alcune indicazioni. Per i dati principali, punto di riferimento – nonostante alcune imperfezioni che ancora hanno nelle schedature – sono i vari archivi dell’Anagrafe degli amministratori locali e regionali (https://dait.interno.gov.it/elezioni/anagrafe-amministratori) ed Eligendo, l’Archivio storico delle elezioni (https://elezionistorico.interno.gov.it/); per gli anni più recenti, dal 2009, restano validi come riferimenti complementari i resoconti dei risultati delle varie tornate elettorali che si trovano qui in AlbengaCorsara News, i quali per la maggior parte sono elaborazioni fatte da me personalmente di volta in volta su dati del Ministero dell’Interno, della Prefettura di Savona e dell’Ufficio elettorale del Comune di Albenga; ci sono anche alcune utili precisazioni divulgate dall’Ufficio stampa comunale. In particolare, per la parte finale di questo saggio: riepiloghi del voto e preferenze 2014, 2019 e 2024, composizione della giunta (20 giugno 2024) e del Consiglio comunale, dimissioni dell’assessore Simona Vespo (24 novembre 2020), aggiornamento delle deleghe turistiche e DMO «Ligurian Riviera» (19 gennaio 2026). Per uno sguardo sintetico, il già ricordato saggio breve 2000-2026: Come è cambiata la mappa politica e amministrativa di Albenga negli ultimi 25 anni. Riferimenti normativi: legge n. 142/90 (sull’“Ordinamento delle autonomie locali”); legge 25 marzo 1993, n. 81 (elezione diretta del sindaco); TUEL (D. Lgs. 267/2000, il Testo Unico degli Enti Locali); Legge Costituzionale 3/2001 (la riforma del titolo V della Costituzione ); decreto legge n. 2/2010 (riduzione seggi); legge 23 novembre 2012, n. 215 (riequilibrio di genere negli enti locali); legge n. 56/2014 (la cosiddetta legge Delrio, art. 1 c. 137 sulle quote minime di genere in giunta). I testi si possono trovare nella Gazzetta Ufficiale (https://www.gazzettaufficiale.it/), in siti istituzionali o portali specialistici. La cosa più certa è che i tanti cambiamenti, spesso frammentari, intervenuti negli ultimi decenni presentano “Un quadro complesso e mutevole, che ha posto e pone in difficoltà coloro che operano nelle autonomie locali, così come coloro che sono impegnati a studiarle” (Vandelli: 2015, p. 9). La bussola migliore per non perdere l’orientamento resta la manualistica universitaria curata da autorevoli docenti e giuristi, che fornisce il punto base dal quale si può poi partire per eventuali approfondimenti su questioni specifiche; tra i vari testi che ho avuto presenti e consultato ne indico in particolare due: 1) più generale il libro di Andrea Cardone, Fulvio Cortese e Andrea Deffenu, Istituzioni di diritto pubblico, Torino, Giappichelli, 2024 (c’è anche una seconda edizione del 2025), consente di abbracciare a colpo d’occhio tutta l’architettura della nostra Repubblica che, secondo il dettato introdotto dalla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione, «è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato» (legge cost. n. 3/2001, in merito all’art. 114); e, più focalizzato, per chiarezza espositiva, coerenza e ricchezza analitica, 2) Luciano Vandelli, Il sistema delle autonomie locali, Bologna, il Mulino, 2015 (la prima edizione uscì nel 2004; la più recente, postuma a due anni dalla sua morte, è del 2021). Vale la pena ricordare anche che a ogni tornata l’Anci (https://www.anci.it/) pubblica, in quaderni o fascicolo, un Vademecum aggiornato sulle elezioni amministrative dove è sinteticamente chiarito l’essenziale (l’ultimo è del 2026 e se ne possono reperire facilmente edizioni elettroniche anche in tanti siti istituzionali dei Comuni). Per il contesto politico generale gli studi interessanti sono molti, ma mi limito a indicarne tre: 1) Seddone, Antonella, and Marco Valbruzzi. 2020. “Beyond the Crisis … Resilience and Adaptation. Italian Political Parties and Their Organizational Transformations. [1994-2018]” Contemporary Italian Politics 12 (4): 394–410. doi:10.1080/23248823.2020.1853376. 2) Ignazi, Piero – Wellhofer, Spencer – Risso, Enzo, Elezioni e partiti nell’Italia repubblicana, Bologna, il Mulino, 2022. 3) Vassallo Salvatore – Verzichelli Luca (a cura di), Il bipolarismo asimmetrico. L’Italia al voto dopo il decennio populista, Bologna, il Mulino, 2023.

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