Manuel del la Revilla: Ascesa, caduta e risalita dei partiti

I partiti attraversano entusiasmo irrazionale e riflessione matura, evolvendo da azione impulsiva a strategia ponderata per raggiungere il successo. (Revilla)

politica e bandiere - effe

(effe) – Traduco qui in italiano nel mio Taccuino blu “Los partidos populares” (I partiti popolari) che lo scrittore spagnolo e docente di letteratura Manuel de la Revilla Moreno pubblicò nell’Anuario Republicano Federal.

Manuel de la Revilla — Nella storia dei partiti popolari ci sono due periodi essenzialmente distinti. Nel primo, un periodo di entusiasmo spontaneo e irriflessivo in cui il partito, appena apparso nell’arena politica, lancia la sua bandiera in aria, ebbro di gioia e speranze, senza considerare altro se non la giustizia della sua causa, né aspirare ad altro fine se non al suo immediato trionfo.

In questo periodo la ragione tace e la passione si agita; il calcolo politico, l’abilità nel fare, la misura nel dire, sono qualità sconosciute al partito, e l’esagerazione dell’idea, l’energia della parola, l’impeto dell’azione, costituiscono i suoi caratteri e forse la sua gloria. Nessuno pensa allora a esporre o discutere i dogmi, ma a proclamarli con gioia; nessuno a fornire ragioni, ma a accumulare immagini pittoresche e imprecazioni ardenti; nessuno a seguire il corso degli eventi e ad adattare a essi la condotta del partito, né a studiare le condizioni del paese e del tempo in cui si vive.

Tutti, al contrario, preferiscono alla ragione che convince il discorso poetico che rapisce, all’arte politica che salva, la commozione rivoluzionaria che perturba, alla lotta del Parlamento o della stampa, il fragore del combattimento che si svolge sulle barricate. Periodo bello come l’infanzia, ma infruttuoso come essa; periodo eroico e veramente epico, ma perturbatore e pericoloso; periodo di drammatiche peripezie, di sublimi episodi, ma anche di sanguinoso e doloroso epilogo!

Sanguinoso e doloroso, in effetti, perché quando il partito, accecato dal suo entusiasmo, infiammato dalla fede, esaltato dalla parola magica dei suoi tribuni, dalle promesse olimpiche dei suoi ideologi, e forse dalle provocazioni dei suoi avversari, giudica giunto il momento di applicare a sorpresa il suo ideale in un paese che ancora non lo comprende, e di trasformare tutte le condizioni della vita come si cambia una scenografia, ricorre alle armi, e dopo una lotta titanica in cui da ogni casa emerge un eroe e da ogni barricata un martire, soccombe sconfitto, non di fronte alla forza bruta, ma di fronte all’inflessibile forza della realtà delle cose.

E così, mentre i vincitori si rallegrano del trionfo e i vinti espiano in lontani climi la loro nobile illusione e il loro generoso ardore, il partito torna su se stesso e, riflettendo sulla propria sventura, entra in un nuovo periodo di riflessione in cui, istruito dall’avversità, comprende la necessità di adottare un percorso diverso e di scendere dalle altezze a cui lo aveva portato la fantasia, fino alla fredda ma ineludibile realtà.

Arrivato il partito a questo secondo periodo della sua vita, si accorge con stupore che durante i suoi primi passi si è curato di tutto tranne che di esporre chiaramente e semplicemente le sue idee, né tanto meno di determinare la linea di condotta; che invece di fare una politica di attrazione con gli avversari o gli indifferenti, ha fatto repulsione grazie alle sue esagerazioni; che nel suo sforzo di reclutare masse di sostenitori, non ha verificato se tra essi ci fossero più elementi dannosi che utili, più nemici mascherati che veri amici; che invece di pensatori seri e abili politici, ha cercato al suo servizio utopisti smarriti, oratori retorici e agitatori di mestiere; che, insomma, quella linea di condotta che pensava gli avrebbe dato il trionfo, o almeno la generale stima, ha reso impossibile il primo e diminuito la seconda.

Tocca quindi al partito riorganizzare e depurare le sue fila disperse, allontanare gli elementi pericolosi, mettere alla guida uomini di valore e di energia e, soprattutto, esporre nuovamente con estrema precisione e chiarezza e con squisita arte politica i suoi principi fondamentali, le sue aspirazioni e i mezzi che intende utilizzare per conseguirle.

In questo modo, quando il partito riesce a formare un credo conforme alle esigenze dell’ideale puro e alle necessità della pratica, e a tracciare una linea di condotta inflessibile senza ostinazione, tollerante senza compromessi, abile senza intrighi, energica senza violenza, attraente senza condiscendenza; in una parola, degna di un partito serio, può aspirare che arrivi un giorno in cui la forza stessa dei fatti e la lenta ma sicura trasformazione dell’opinione pubblica, gli conferiscano un potere che, raggiunto prematuramente con la forza delle armi, sarebbe il più pernicioso dei retaggi, e ottenuto a tempo debito con la forza della ragione, è il più desiderabile dei beni.

“Los partidos populares” (I partiti popolari) / Ascesa, caduta e risalita dei partiti, trad. it. © Fabrizio Pinna (effe) | 2025. Riferimento bibliografico: Manuel de la Revilla, Los partidos populares, «Anuario Republicano Federal» (1870), pp. 577-580.

*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025

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