Savona ha il saldo più squilibrato del Nord fra pensioni e lavoratori, Cia: Manovra non adeguata

Anp-Cia contro la manovra: «Minime irrisorie e disparità fiscali»

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Savona. Nel 2025 in provincia di Savona sono state erogate 119.490 pensioni a fronte di 110.164 occupati: un saldo negativo di 9.326 che è il più ampio fra tutte le province del Nord Italia. Lo rileva l’Ufficio studi della Cgia di Mestre in un’analisi diffusa il 23 ottobre, nella quale Savona si colloca al settantanovesimo posto su 102 province monitorate.

Le province settentrionali con più pensioni che lavoratori attivi sono undici, ma nessuna arriva al livello savonese: la seconda è Biella, con un saldo di 9.153, seguita da Rovigo e Vercelli. Nella stessa condizione, in Liguria, c’è La Spezia, con un disavanzo però di appena 602 unità. La Liguria è l’unica regione del Nord con il segno meno, a quota 4.767. Un altro indicatore dello stesso studio colloca la regione al secondo posto in Italia per quota di over 50 fra i dipendenti privati: 35,6 ogni cento, contro una media nazionale del 32,7.

Un chiarimento sul metodo aiuta a leggere meglio questi numeri: il confronto è fra le pensioni erogate, che la Cgia ricava dai dati Inps, e gli occupati censiti dall’Istat. Non si tratta quindi di un conteggio di persone, perché un singolo pensionato può percepire più di un trattamento — di vecchiaia, ai superstiti, di invalidità o assistenziale.

È su questo sfondo che si colloca la presa di posizione dell’Anp, l’associazione dei pensionati della Confederazione italiana agricoltori, contro il disegno di legge di bilancio per il 2027 approvato dal Consiglio dei ministri. La contestazione riguarda due punti. Il primo è l’importo delle pensioni minime, che la manovra porterebbe attorno ai 629 euro mensili: «Di fronte all’inflazione elevata e al forte aumento dei costi energetici, considerare adeguato l’incremento è irrisorio», afferma Gianna Benedetti, presidente provinciale dell’Anp-Cia savonese. Il secondo è la riduzione dell’indicizzazione per i trattamenti superiori al minimo, cioè del meccanismo che adegua gli assegni al costo della vita: per Benedetti si tratta di «una vera e propria svalutazione del potere d’acquisto dei pensionati».

Quelle risorse, sostiene l’associazione, dovrebbero semmai essere destinate «all’istruzione per i giovani, al rafforzamento della sanità pubblica o al sostegno alle persone fragili». L’Anp savonese, che associa 3.152 pensionati, contesta inoltre quelle che definisce «scelte fiscali del tutto inique, come la flat tax destinata solo ad alcuni soggetti, che generano un’evidente disparità di prelievo».

Accanto al capitolo previdenziale, la presidente richiama il fronte dei servizi nei Comuni dell’entroterra: la mancanza di medici di medicina generale, la riduzione del trasporto pubblico, la chiusura dei negozi di vicinato. Sono i temi dell’assemblea interregionale che a metà ottobre ha portato a Genova oltre trecento delegati di sei regioni del Nord, a rivendicare il «diritto a restare» nelle valli. Lì l’associazione aveva messo in fila i numeri della sanità ligure: 116 medici di famiglia mancanti, e dei 339 incarichi messi a bando quest’anno soltanto 28 assegnati, con 51 sedi scoperte nel Savonese. Un ultimo dato spiega perché la questione previdenziale e quella dei servizi si tengano insieme: la pensione media di un coltivatore diretto è di 804,14 euro al mese, che scendono a 665,26 per le donne.

La sede provinciale della Cia savonese è ad Albenga, in regione Torre Pernice. Benedetti è presidente provinciale dei pensionati dal luglio del 2022.

(effe)

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