«I paesi dell’entroterra muoiono»: i pensionati agricoli a Genova rivendicano il diritto a restare

Più di trecento delegati di sei regioni del Nord alla festa interregionale dell'Anp-Cia. Fra i modelli presentati, l'esperienza di Neirone, dove l'Asl 4 ha preso in carico il 75 per cento degli anziani con due infermieri, la telemedicina e due camper

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Genova. «Un paese non muore tutto in una volta. Prima chiude un negozio, poi la scuola, quindi c’è un bus in meno, i giovani se ne vanno. Rimangono solo gli anziani». Con questa premessa l’Anp-Cia, l’associazione dei pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, ha riunito a Genova oltre trecento delegati per la festa interregionale delle regioni del Nord.

Il punto di partenza sono i redditi. Secondo i dati Inps citati dall’associazione, l’importo medio mensile della pensione dei coltivatori diretti è di 804,14 euro, che scendono a 665,26 euro per le donne: cifre che, osserva l’Anp, non garantiscono l’autonomia economica in territori dove mancano servizi sanitari, medici e infrastrutture.

Nelle sei regioni coinvolte nell’assemblea — Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia — risiedono oltre 7,1 milioni di pensionati Inps, più del 46 per cento della platea nazionale. La Liguria, con 445.844 pensionati, detiene il primato dell’incidenza degli over 65, pari al 29 per cento dei residenti, con un’età media di 49,5 anni e 59,4 centenari ogni centomila abitanti.

I medici che mancano

Il quadro sanitario è il nodo. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe pubblicata nel marzo 2026, al 1° gennaio 2025 in Liguria mancavano 116 medici di medicina generale per raggiungere il parametro di riferimento di un medico ogni 1.200 assistiti. Fra il 2019 e il 2024 il numero dei professionisti si è ridotto del 15,1 per cento, ed entro il 2028 altri 215 medici raggiungeranno i settant’anni.

La difficoltà di reclutamento emerge dalla procedura regionale del 2026: a fronte di 339 incarichi vacanti messi a bando nelle cinque aree territoriali liguri, soltanto 31 hanno ricevuto un’accettazione iniziale, scesa a 28 conferimenti effettivi dopo le verifiche amministrative.

AreaIncarichi scoperti
Genovese149
Imperiese64
Savonese51
Chiavarese39
Spezzino36
Totale339
Incarichi di medicina generale messi a bando dalla Regione nel 2026. Dati diffusi dall’Anp-Cia.

Il modello di Neirone

Fra le esperienze presentate a Genova, quella messa a punto a Neirone dall’Area sociosanitaria locale 4 di Ats Liguria. «Abbiamo coinvolto tutti gli attori sul territorio, dal sindaco al parroco, dal farmacista alla Pro Loco — spiega Daniela Mortello, direttrice dei distretti sociosanitari dell’Asl 4 —. In questo modo abbiamo preso in carico il 75 per cento degli anziani, sostanzialmente tutti quelli che hanno necessità di cure specifiche».

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L’organizzazione poggia su un’équipe di base di due infermieri, affiancati quando necessario da un medico, da un assistente sociale o da altre figure specialistiche, sul servizio di telemedicina con un infermiere in presenza e uno specialista da remoto, e su due camper che garantiscono ecografie, screening, vaccinazioni e visite ginecologiche. «Il risultato è stato evidente: meno accessi al pronto soccorso e ora anche un Punto Salute in una struttura messa a disposizione dal Comune», aggiunge Mortello, che cita il caso di due centenarie seguite a domicilio con operatori fidelizzati, evitando ricoveri o case di riposo.

Dalle altre regioni arrivano esperienze analoghe: nelle Langhe il servizio «Contrasporto», un pulmino da otto posti che accompagna le persone all’ospedale o alle case di comunità, e le «Sentinelle della salute», over 65 che diffondono informazioni su vaccinazioni, ambulatori e screening nei luoghi di aggregazione; in provincia di Pavia un servizio di radiologia domiciliare per persone non trasportabili, con quasi mille prestazioni erogate fino ad agosto; nella montagna modenese un «camper della salute», la telemedicina e il potenziamento della rete dell’emergenza.

Il «doppio divario»

«Anche nelle zone interne dell’entroterra ligure, come l’Imperiese, la Fontanabuona, la Val Bormida, la Valle Scrivia, la Val di Vara e l’alta valle Arroscia, appare evidente da una parte la debolezza del reddito da pensione percepito dai residenti, dall’altra la progressiva desertificazione dei servizi essenziali di cittadinanza — spiega Giancarlo Cassini, presidente dell’Anp-Cia Liguria —. Questa convergenza, definita il “doppio divario”, genera una trappola socio-economica di marginalizzazione, che trasforma territori ricchi di potenziale in aree ad alto rischio di deprivazione».

«Dobbiamo smettere di programmare i servizi partendo solo dai centri urbani più forti — prosegue —. Per noi il “diritto a restare” nelle proprie valli deve tradursi in garanzie effettive: sanità di prossimità, mobilità, connessione digitale e botteghe di paese. Quando chiude l’ultimo spaccio, una frazione muore». Fra le proposte dell’associazione, sportelli di facilitazione digitale per l’uso delle piattaforme pubbliche, momenti di aggregazione e animazione culturale, assistenza personalizzata per il controllo analitico delle pensioni.

Per il presidente di Cia Agricoltori Liguria Stefano Roggerone la regione «si attesta nell’ambito nazionale quale laboratorio avanzato dell’invecchiamento»: i suoi indicatori demografici, sostiene, «anticipano di circa vent’anni le dinamiche che interesseranno il resto dell’Unione europea», il che ne farebbe «il banco di prova ideale per sviluppare modelli assistenziali replicabili su scala nazionale».

Il presidente nazionale dell’Anp-Cia Matteo Valentino rivendica il ruolo dell’associazione, che conta 400 mila iscritti: «La sanità pubblica deve essere in grado di garantire a ogni cittadino la stessa dignità, la stessa attenzione e la stessa tempestività, sulla base del bisogno clinico e non del Cap di appartenenza». Per il presidente nazionale di Cia Cristiano Fini, garantire i servizi essenziali nelle aree interne «non è una concessione, ma l’unico argine concreto contro lo spopolamento».

All’evento è intervenuto anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessio Piana, che ha richiamato la legge regionale 6 del 2025 per favorire la vita e il lavoro nell’entroterra, nel quadro della Strategia nazionale aree interne che in Liguria coinvolge 108 Comuni: «Ad oggi sono 23 le imprese che hanno aperto in Comuni entro i 2.500 abitanti grazie alle agevolazioni regionali di 300 euro al mese per cinque anni e circa 1.700 le attività esistenti che hanno ricevuto i ristori regionali di 3.600 euro sulle spese di gestione. Un segnale di attenzione che ci accorgiamo non possa risolvere il problema».

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