di Fabrizio Pinna. Firenze. «Sarebbe un errore nutrire timori o coltivare addirittura il rifiuto di strumenti che già sostengono e possono ulteriormente incrementare in misura significativa il benessere collettivo». Ma, insieme, «occorre agire rapidamente e con efficacia perché non prevalgano usi impropri e incontrollati di questa straordinaria tecnologia». È il passaggio sull’intelligenza artificiale dell’intervento con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiuso ieri, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la cerimonia di apertura del quinto Festival delle Regioni e delle Province autonome.
Sulla regolamentazione, il capo dello Stato ha rivendicato il ruolo dell’Unione europea, «all’avanguardia, come avviene in diversi ambiti e come sarebbe saggio riconoscere», che ha già adottato una disciplina fra le più avanzate al mondo. Il rischio, ha osservato, è quello – riconosciuto talvolta dalle stesse big tech – che lo sviluppo dei modelli porti a «una perdita di controllo dei processi tecnologici», con una competizione «sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti» e esiti che la scienza non è oggi in grado di prevedere. Restare spettatori, ha aggiunto, metterebbe a repentaglio «i valori fondativi della centralità della vita umana e, al contempo, della nostra democrazia»: già ora la manipolazione dell’informazione e la diffusione di notizie false attraverso la rete condizionano le opinioni pubbliche e ne orientano le scelte.
Il Festival cadeva nei venticinque anni dalla riforma del Titolo V, oggetto della lectio magistralis del vicepresidente della Corte costituzionale Luca Antonini. Una riforma approvata a maggioranza e segnata dal clima di fine legislatura, ha ricordato Mattarella, ma i cui principi erano condivisi dalla gran parte delle forze politiche e che si è rivelata «un punto di equilibrio, una valida base per realizzare un modello nuovo di autonomia regionale».
La sanità e il conto del Pnrr
La parte più diretta del discorso ha riguardato il Servizio sanitario nazionale e ciò che il Pnrr vi ha investito. L’Italia, ha ricordato il presidente, è stata la principale beneficiaria europea del dispositivo per la ripresa e la resilienza, con oltre 194 miliardi di euro, 166 dei quali già ricevuti: il 37 per cento è andato a finalità sociali e 15,6 miliardi specificamente alla salute. Nell’ultima rata figurano l’attivazione di 1.270 case di comunità e 327 ospedali di comunità, oltre seimila nuovi posti letto di terapia intensiva e semintensiva, 3.200 grandi apparecchiature sanitarie e l’assistenza in telemedicina di 566 mila persone.
Sono interventi, ha osservato Mattarella, resi necessari da quanto si è sperimentato durante la pandemia, quando hanno pesato «i limiti di una organizzazione sanitaria incentrata sui grandi ospedali e sui medici di base» e l’assenza di strutture intermedie capaci di avvicinare le cure ai territori. Da qui il passaggio rivolto alle amministrazioni regionali: spetta a loro «garantire che le innovazioni introdotte si consolidino e che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati», una responsabilità a cui tutte «– particolarmente quelle in ritardo rispetto a standard adeguati – hanno il dovere di corrispondere».
È il capitolo che tocca più da vicino anche la Liguria, dove le case della comunità stanno entrando lentamente nelle abitudini dei cittadini: nell’Area 2 di Ats Liguria, che comprende Savonese, Valbormida e Albenganese, ne sono operative sei e nei primi sette mesi di quest’anno hanno registrato 9.003 accessi agli ambulatori dei medici di medicina generale, passando dai 79 di gennaio ai 3.738 di luglio. Se poi abbiano già migliorato «effettivamente la qualità dei servizi erogati» è ancora tema di numerose controversie politiche, e la questione resta aperta al dibattito.
Nel pomeriggio di ieri, alla Galleria dell’Accademia, la Conferenza delle Regioni si è riunita in seduta speciale per adottare l’Agenda delle Regioni e delle Province autonome per il futuro del Paese e firmare due documenti: un protocollo d’intesa con la Cassa depositi e prestiti, il cui amministratore delegato Dario Scannapieco era fra gli ospiti, e un documento con l’Upi, rappresentata dal presidente Enzo Lattuca, per la valorizzazione delle Province: enti necessari, vi si sostiene, a garantire la coerenza fra programmazione regionale ed esigenze dei Comuni e a sostenere la capacità amministrativa degli enti locali più piccoli e fragili. È un tema su cui il capo dello Stato era intervenuto una settimana prima a Imperia, all’assemblea annuale dell’Upi, chiedendo di far uscire le Province dal «limbo» in cui l’inerzia del legislatore le ha lasciate.
La cerimonia della mattina era stata aperta dai saluti della sindaca di Firenze Sara Funaro e del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, e dall’intervento del presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga. Il Festival, intitolato «Il futuro è passato da qui», si chiude oggi con due panel fra presidenti di Regione e ministri e il passaggio di consegne al Lazio, che ospiterà la sesta edizione nel 2027.
