Genova. Il Consiglio regionale ha approvato con diciassette voti a favore, quelli del centrodestra, e dodici contrari il Piano di dimensionamento della rete scolastica e il piano dell’offerta formativa 2026. Il documento recepisce le proposte formulate dalle Province di Imperia, Savona e La Spezia e dalla Città metropolitana di Genova dopo le consultazioni sul territorio, e ha ottenuto il parere favorevole unanime del Consiglio delle autonomie locali.
Il piano si muove dentro i contingenti fissati a livello nazionale: il decreto interministeriale 118 del 2026 conferma alla Liguria 169 posizioni di dirigente scolastico per gli anni 2027/2028 e 2028/2029, e ne prevede 168 per il 2029/2030.
Che cosa cambia nel Savonese
Per la provincia di Savona il piano prevede tre dismissioni di plessi di scuola primaria: quello di Carenda, in regione Rollo, nell’istituto comprensivo di Albenga; quello del Borgo, nell’istituto comprensivo di Finale Ligure; e quello di Stella San Martino, nell’istituto comprensivo di Sassello. In senso opposto va invece l’intervento che riguarda l’istituto comprensivo Albenga II, con l’istituzione di una scuola secondaria di primo grado a Villanova d’Albenga.
Sul fronte dell’offerta formativa, all’istituto superiore Boselli-Alberti-Mazzini-Da Vinci di Savona viene soppresso l’indirizzo Turismo e attivato il percorso di secondo livello di istruzione degli adulti «Servizi per la sanità e l’assistenza sociale»; all’istituto Patetta di Cairo Montenotte è attivato il percorso di secondo livello per adulti «Industria e artigianato».
Il voto e le posizioni dei gruppi
Per la maggioranza il capogruppo di Fratelli d’Italia Rocco Invernizzi rivendica «un lavoro condiviso», frutto di «un’ampia fase di concertazione condotta con la Città metropolitana, le Province e i dirigenti scolastici del territorio», e indica fra le novità i nuovi percorsi in informatica, logistica, viticoltura ed enologia, i corsi legati al Made in Italy, l’istruzione per adulti e il liceo tecnologico sperimentale in Valpolcevera. Sugli accorpamenti e le dismissioni, ammette, «è necessario un monitoraggio costante da parte delle istituzioni per limitare i disagi per le famiglie e gli studenti»: «l’efficienza gestionale deve procedere di pari passo con la tutela del diritto allo studio, in particolare nelle zone geograficamente più fragili e nell’entroterra».
Il relatore di minoranza Simone D’Angelo, del Partito democratico, contesta l’impianto: «Il calo demografico è una realtà, ma non può diventare un alibi per ridurre i servizi e restringere le opportunità educative». Secondo il consigliere la giunta «avrebbe dovuto presentare una strategia complessiva per la scuola ligure, non limitarsi a un aggiornamento amministrativo», e il caso più emblematico resta quello di Sestri Levante, con la chiusura della scuola dell’infanzia Rodari e della primaria San Giovanni Bosco: l’emendamento del Pd che chiedeva di stralciare le due chiusure dal piano è stato respinto. «L’assessora Ferro non è stata in grado di fornire una sola motivazione che giustificasse la bocciatura della nostra proposta», sostiene D’Angelo, che parla di una Regione ridotta «a un ruolo puramente notarile».
Contrario anche il Movimento 5 Stelle. «In una Liguria che invecchia e perde giovani, ridurre i presidi educativi rischia di accelerare lo spopolamento e aggravare le disuguaglianze», afferma il capogruppo Stefano Giordano, secondo cui le dismissioni «da Albenga a Sestri Levante meritano una valutazione che vada oltre gli adempimenti amministrativi». Giordano insiste su un punto già sollevato in aula: che il provvedimento non comporti nuovi oneri per il bilancio regionale «non esclude maggiori costi per Comuni e famiglie: distanze, trasporti e difficoltà di accesso possono trasformare una scelta organizzativa in un ostacolo concreto al diritto allo studio».
