Regione Liguria, inizia la selezione per l’impianto di chiusura ciclo dei rifiuti

Domani la pubblicazione dell’avviso per partenariati pubblico-privati destinati alla progettazione e gestione.

Consiglio Regione Liguria

Politica e ambiente | La Regione Liguria apre la fase operativa per il futuro impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti: domani martedì 15 aprile è prevista la pubblicazione dell’avviso pubblico con cui Arlir raccoglierà le proposte di partenariato pubblico-privato per progettazione, realizzazione e gestione dell’infrastruttura. Il termine per presentare le candidature è fissato al 30 giugno.

Il passaggio segna un avanzamento concreto dentro una partita che la giunta considera strategica da tempo: dotare la Liguria di un impianto in grado di trattare sul territorio i rifiuti indifferenziati residui, riducendo il ricorso alle discariche e soprattutto la dipendenza da impianti fuori regione, voce che negli anni ha inciso anche sui costi del sistema.

L’atto approvato dalla giunta demanda ad Arlir l’apertura della procedura e definisce il perimetro della seconda fase del percorso, successiva all’avviso esplorativo dei mesi scorsi che aveva già raccolto l’interesse di operatori del settore waste-to-energy. Da questa fase dovranno arrivare proposte corredate da progetto di fattibilità e piano economico-finanziario, passaggio preliminare alla futura gara per l’affidamento in concessione attraverso finanza di progetto, secondo quanto previsto dal Codice dei contratti pubblici.

Nel fissare i criteri della procedura, la Regione mette al centro alcuni punti: sostenibilità economica, riduzione delle tariffe per cittadini e imprese, tempi di realizzazione, prestazioni ambientali, competitività della tariffa di conferimento e ricadute positive per il territorio che ospiterà l’impianto. È qui che la questione ambientale si intreccia apertamente con quella politica e industriale: la chiusura del ciclo viene presentata non solo come una scelta tecnica, ma come una leva per contenere i costi e ridisegnare l’autonomia regionale nella gestione dei rifiuti. Tutti aspetti che hanno sollevato molte critiche da parte dell’opposizione.

L’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone definisce quello del 15 aprile un «passaggio decisivo», sostenendo che il punto non più rinviabile sia «superare la dipendenza da altre regioni» e ridurre così i costi per cittadini e imprese, oltre a minimizzare l’uso delle discariche. Sul versante tecnico-amministrativo, il direttore di Arlir Sergio Tommasini insiste invece su un altro aspetto: «Non stiamo decidendo oggi dove localizzarlo, né imponendo una tecnologia o un modello societario predefinito», ma aprendo un percorso competitivo che selezioni «la migliore soluzione per i liguri».

Resta sullo sfondo il nodo più delicato, che per ora la Regione evita di sciogliere: dove sorgerà l’impianto e con quale configurazione definitiva. L’avviso non individua infatti una localizzazione né una tecnologia vincolata, ma chiede al mercato di formulare proposte dentro un quadro già orientato dall’obiettivo politico di fondo: chiudere in Liguria il trattamento del residuo indifferenziato. L’ipotesi che l’impianto possa trovare posto in Valbormida è stata ed è fortemente contestata sul territorio, e questo rimane dunque come ulteriore incognita. Secondo l’avviso esplorativo precedente richiamato nel provvedimento, la capacità minima attesa è di 220 mila tonnellate annue, estendibile fino a circa 320 mila in presenza di sinergie con rifiuti speciali. [Leggi: Regione Liguria avvia la selezione per l’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti].

La scelta della giunta apre quindi una fase nuova, ma non ancora conclusiva. Da domani il dossier esce dal terreno delle dichiarazioni d’intenti e passa a quello delle proposte industriali. È lì che si misureranno, insieme, la reale sostenibilità economica dell’operazione, la tenuta ambientale del progetto e la capacità della Regione di reggere politicamente una delle partite più sensibili del suo ciclo dei rifiuti.

effe / Red. Corsara

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