Attualità | di Mary Caridi. Partecipazione e confronto al Chiostro Ester Siccardi, dove si è svolto un incontro dedicato alle ragioni del “No” in vista del referendum in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo. A introdurre l’iniziativa è stato Alberto Lazzari del Coordinamento Democrazia e Costituzione, seguito dagli interventi dell’avvocato Giorgio Cangiano e dell’ex magistrato Fiorenza Giorgi.
Nel suo intervento, l’avvocato Cangiano ha posto l’attenzione sui costi della riforma, sottolineando come la creazione di un secondo Consiglio Superiore della Magistratura e di una Alta Corte di Giustizia comporterebbe un aumento della spesa pubblica senza benefici concreti per i cittadini. Secondo il legale, le priorità dovrebbero essere altre: investire in nuove risorse di personale per alleggerire il carico dei tribunali e potenziare il sistema carcerario con nuove strutture.
Cangiano ha inoltre evidenziato come la vera sfida sia rafforzare la credibilità della magistratura: “Far passare il concetto che l’esito di un processo dipenda dalla corrente del magistrato mina alla base la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario”.
Sulla stessa linea l’ex magistrato Fiorenza Giorgi, che ha ribadito la necessità di investimenti strutturali: “Con i fondi del PNRR sono stati assunti giovani, ma spesso, a causa delle carenze negli organici, non vengono impiegati in modo adeguato rispetto alle loro competenze”. Giorgi ha anche criticato alcuni strumenti informatici introdotti dal Ministero, ritenuti causa di rallentamenti nel lavoro quotidiano dei magistrati.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla situazione delle carceri italiane, più volte oggetto di condanne a livello internazionale per le condizioni ritenute inadeguate. “Chi commette un reato deve essere punito – ha sottolineato – ma il numero dei suicidi tra i detenuti, venti volte superiore a quello della popolazione libera, evidenzia condizioni disumane che non possono essere ignorate”.
Secondo i relatori, la riforma non inciderebbe sull’efficienza complessiva del sistema giudiziario. Tra i punti contestati anche una delle principali argomentazioni a favore del “Sì”, ovvero la presunta mancanza di equilibrio tra accusa e difesa. Una tesi respinta durante l’incontro: “Le numerose assoluzioni e archiviazioni dimostrano il contrario – è stato evidenziato – anche perché il pubblico ministero ha il dovere di sostenere pure gli elementi a favore dell’imputato, mentre il difensore è tenuto esclusivamente alla sua difesa”.
In chiusura, è stata espressa contrarietà anche all’ipotesi del sorteggio, ritenuto non adeguato a garantire qualità ed equilibrio nel sistema. Secondo quanto emerso nel dibattito, esisterebbe infatti il rischio che magistrati estratti a sorte possano risultare più esposti all’influenza dei membri laici, nominati dalla politica e potenzialmente portatori di indirizzi riconducibili alla maggioranza di turno.
Un incontro che ha offerto spunti critici e alimentato il dibattito cittadino in vista del voto.





