Politica / Spiagge | di Mary Caridi. C’è un comune sulla riviera ligure che, invece di aspettare la sentenza del Tar, ha deciso di muoversi in autonomia. Si chiama Andora e, a inizio marzo, ha pubblicato un avviso sul sito istituzionale del comune che in pochi hanno notato nel suo reale significato ma che merita attenzione: il comune cerca privati disposti a investire sulle proprie spiagge, realizzando e gestendo strutture turistico-ricreative a proprie spese. Lo strumento scelto è la finanza di progetto, qualcosa di ben diverso da una gara balneare classica.
A Laigueglia, Pietra Ligure, Ceriale e Sarzana è già allarme rosso. Le recenti sentenze del tar Liguria sui comuni di Pietra Ligure, Laigueglia e Sarzana, oltre alla pronuncia sul comune di Ceriale, hanno lanciato un messaggio inequivocabile: gli attuali concessionari devono lasciare le aree demaniali in tempi rapidi – entro 120 giorni – mentre i comuni devono avviare le gare entro termini precisi.
Il colpo su Ceriale è arrivato per ultimo, a fine febbraio, ed è stato forse il più duro. I giudici hanno scritto nero su bianco che le concessioni oggetto di proroga generalizzata sono divenute inefficaci e non legittimano l’ulteriore permanenza dei titolari sulle aree demaniali – parole che suonano come un vero e proprio avviso di sfratto. Il comune aveva avviato a fine 2025 la procedura per riassegnare gli stabilimenti, ma senza fissare un termine certo di conclusione. Ora la gara dovrà chiudersi entro giugno 2026.
Famiglie che lavorano sulle stesse spiagge da generazioni oggi non sanno se potranno riaprire a giugno. Il sindaco di Laigueglia ha parlato di “partita molto delicata”. Un eufemismo.
Il problema, però, non nasce oggi. La direttiva bolkestein risale al 2006: vent’anni fa l’Europa ha stabilito che le concessioni pubbliche – spiagge comprese – non possono essere prorogate all’infinito, ma devono essere messe a gara per garantire concorrenza e trasparenza. L’Italia ha rinviato per due decenni, tra proroghe, ricorsi e promesse elettorali. Fino a quando i tribunali amministrativi hanno smesso di aspettare.
Il quadro nazionale resta impietoso: a quasi vent’anni dall’introduzione della direttiva, solo 26 comuni in Italia hanno effettivamente avviato le procedure per le concessioni balneari. Il resto del paese, Liguria compresa, è ancora fermo.
Ed è qui che la scelta di Andora diventa interessante. Invece di aspettare una sentenza o un commissariamento, il comune ha deciso di utilizzare uno strumento previsto dal nuovo codice degli appalti (decreto legislativo 36/2023) per gestire il demanio in modo ordinato e, almeno sulla carta, conforme alla normativa europea.
Il meccanismo è semplice: chiunque abbia un progetto concreto per sviluppare un’area costiera può presentarlo entro il 5 maggio 2026. Se ritenuta valida, la proposta dà il via a una gara pubblica aperta a tutti. Il vincitore ottiene la concessione e gestisce l’area a proprie spese, recuperando l’investimento attraverso la gestione. Niente risorse pubbliche, massima trasparenza – almeno in teoria.
Resta però una domanda: la finanza di progetto è davvero compatibile con la bolkestein? Su questo punto non esistono ancora pronunce specifiche. Andora potrebbe aver individuato una via d’uscita, oppure semplicemente guadagnato tempo.
La finanza di progetto è uno strumento solido per opere pubbliche complesse – porti, parcheggi, impianti sportivi – ma applicarla al demanio balneare, nel pieno della tempesta bolkestein, è una scommessa. Nessuno ha ancora chiarito se questa procedura soddisfi pienamente i requisiti europei di concorrenza. Se la risposta fosse negativa, Andora rischierebbe di trovarsi nella stessa situazione degli altri comuni – solo con qualche mese di ritardo.
La vera notizia, forse, non è solo Andora. È il silenzio degli altri. I comuni della riviera sono davanti a una corsa contro il tempo: bandire, valutare e assegnare le concessioni prima dell’estate, evitando il rischio di spiagge senza titolari o di una valanga di ricorsi.
Eppure molti restano fermi, in attesa che qualcosa cambi a Roma o a Bruxelles.
La stagione estiva 2026 è alle porte. Le sentenze anche. E ogni giorno perso riduce lo spazio per trovare una soluzione che tuteli gestori, cittadini e bilanci pubblici.
Andora ha fatto la prima mossa. Giusta o sbagliata, almeno l’ha fatta. Gli altri, per ora, stanno ancora guardando il mare.
