Regione Liguria adotta il termine “atèfano” per definire i genitori che hanno perso un figlio

Il Consiglio regionale ha adottato “atèfano” per definire i genitori che affrontano la perdita di un figlio, su proposta del consigliere Vaccarezza e dell’associazione “Rachele Franchelli" di Albenga

Il consigliere di Regione Liguria Consigliere Angelo Vaccarezza con il direttivo dell'Associazione Rechele Franchelli di Albenga

Attualità | La Regione Liguria ha ufficialmente “adottato” il neologismo “atèfano” per indicare la condizione dei genitori che affrontano la perdita di un figlio. La decisione è stata assunta all’unanimità dal Consiglio regionale, che oggi ha approvato una mozione presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Vaccarezza, su proposta dell’associazione “Rachele Franchelli – Uno sguardo senza confini APS”.

Il termine “atèfano” nasce dall’esigenza di colmare un vuoto lessicale presente nella lingua italiana, che fino a oggi non disponeva di una parola specifica per descrivere questa particolare sofferenza. Il neologismo deriva dal greco antico: “a-” indica la privazione, “tè-” richiama “téknon” (figlio) e “-fano” si collega a “orphanòs” (privo, orfano).

L’associazione promotrice è stata fondata lo scorso anno dalla famiglia di Rachele Franchelli, una ragazza di Albenga scomparsa a 16 anni a causa di un tumore raro. L’organizzazione si occupa di sostenere giovani pazienti oncologici e le loro famiglie.

Il consigliere Vaccarezza ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “Sono davvero felice per il voto di oggi in Consiglio Regionale, grazie al quale Regione Liguria promuoverà la conoscenza e la diffusione della nuova parola ‘atèfano’ attraverso i propri canali di comunicazione e in occasione di eventi, convegni o iniziative pubbliche specifiche, dedicate ai temi della famiglia, della sanità e del sociale”. Ha inoltre precisato che il riconoscimento di una parola nuova in lingua italiana avviene attraverso l’uso diffuso, non tramite un’autorità specifica, e ha auspicato un’estensione futura della proposta a livello nazionale.

Al momento della votazione erano presenti in aula Silvia Ravera e Gastone Franchelli, rispettivamente madre e fratello di Rachele. Hanno spiegato che “la nostra Associazione è nata dal desiderio di convertire il dolore per la morte di Rachele in qualcosa di bello, di positivo”. Hanno aggiunto che “dare un nome a questo tipo di dolore è un modo per renderlo più riconoscibile, per dargli dignità e per permettere alla comunità di accogliere e di supportare chi è in questa condizione”.

La mozione, oltre a sancire l’adozione del termine, impegna la Regione a promuoverne la diffusione tramite i propri canali istituzionali e nelle occasioni pubbliche legate ai temi della famiglia, della sanità e del sociale. Altri enti locali hanno manifestato interesse verso questo percorso, che potrebbe portare a una proposta formale al Governo.

(Red. Corsara)

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