effe — A un certo punto, ogni dicembre, arriva la domanda fatale: “Tu cosa fai a Capodanno?”
Non è una richiesta di informazioni. È un confronto silenzioso. Una verifica sociale. Una piccola trappola.
Qualunque risposta diamo, suona sempre leggermente difensiva. Perché il Capodanno ideale è sempre quello degli altri.
Ecco allora sei modi diversi (e un po’ goffi) di festeggiare il Capodanno, tutti imperfetti, tutti legittimi.
1. La festa “imperdibile” che non lo era
È quella che sulla carta prometteva tutto: gente giusta, musica giusta, atmosfera giusta.
Poi arrivi, guardi l’orologio, e cominci a pensare a quando potrai andare via senza sembrare scortese.
Non è un fallimento totale. È solo la distanza tra aspettativa e realtà.
Il problema non è la festa: è l’idea che dovesse essere memorabile per forza.
2. Il Capodanno in casa difeso come scelta consapevole
“Restiamo tranquilli, ce la godiamo.”
Lo dici con convinzione, e in parte lo pensi davvero.
Poi però, a mezzanotte, dai un’occhiata al telefono.
Non per invidia, dici. Per curiosità antropologica.
Il Capodanno in casa funziona, ma ha bisogno di essere continuamente giustificato.
3. Il Capodanno improvvisato
Deciso all’ultimo. Senza un piano preciso.
“Vediamo che succede.”
A volte è una benedizione, a volte un lento deragliare da un luogo all’altro.
È il Capodanno che rifiuta la programmazione, ma finisce comunque per subirla.
4. Il Capodanno che finisce prima di mezzanotte
C’è sempre qualcuno che alle undici e mezza è già stanco.
O semplicemente lucido.
È una scelta che va spiegata, quasi scusata.
Come se andarsene presto fosse una mancanza di rispetto verso l’anno che arriva.
E invece è solo una forma di onestà fisica ed emotiva.
5. Il Capodanno passato a lavorare (o fingendo di non lavorare)
Turni, scadenze, reperibilità.
Oppure lavoro che aleggia, anche quando non lo stai facendo davvero.
È il Capodanno meno raccontato, quello che non finisce nelle storie.
Eppure è il più diffuso. Perché il mondo non si ferma, nemmeno quando brindiamo.
6. Il Capodanno che non è andato come previsto, ma neanche male
Non era quello che avevi immaginato.
Ma non è nemmeno da dimenticare.
È il Capodanno medio, normale, umano.
Quello che non produce grandi racconti, ma lascia una sensazione accettabile. E forse basta.
Alla fine, qualunque modo scegliamo, il Capodanno ha una strana capacità:
ci fa sentire leggermente fuori posto, anche quando siamo esattamente dove avevamo deciso di essere.
Nel terzo articolo guarderemo cosa succede dopo, quando il rumore si spegne e resta solo l’anno nuovo da abitare.
Capodanno, istruzioni per l’uso (più o meno). Trittico di fine d’anno.
- Sei cose che facciamo ogni Capodanno pensando che sia l’ultima volta
- Sei modi diversi (e un po’ goffi) di festeggiare il Capodanno
- Sei pensieri che arrivano puntuali nei primi giorni dell’anno nuovo
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
