di Alfredo Sgarlato – Si chiude Ottobre De André 2025 col Gran Concerto per Don Gallo al Teatri Ambra che, come ci dice Gino Rapa, portavoce dei Fieui di Caruggi, non è un tributo a De André ma una festa e un omaggio alla musica italiana. Sono tutti omaggi quindi quelli che si susseguono sul palco, in nome della musica, popolare e d’autore che va tramandata. Primo set con “Caro Lucio”, tributo che il padovano Luca Bettella rende a Lucio Dalla, un artista unico che dopo un periodo di timore reverenziale viene oggi molto riportato in scena. Accompagnato da Vittorio Conte a chitarra e cori e Andrea Colloredo a piano e sax, Bettella propone le canzoni più amate di Dalla, che tutto il pubblico canta in coro. La sua voce è diversa da quella, così particolare, di Lucio, è più calda, ed è un merito, poiché l’imitazione pedissequa risulta noiosa, mentre la reinterpretazione delle classici, essendo musica popolare e non accademica, è la strada giusta da seguire. La musica di Dalla è molto più complessa da eseguire di quella di molti altri cantautori, Dalla veniva dal jazz, Bettella la rende ottimamente grazie a una voce versatile e ben impostata, assecondato da due musicisti tecnicamente validi, belli gli a solo di sax.

Segue Syria, cantante venuta al proscenio col pop sanremese per poi dedicarsi alla canzone d’autore e al rock alternativo, collaborando con alcuni tra i nomi più grandi della scena indipendente (La Crus, Perturbazione, Baustelle), oltre che dedicarsi al teatro. Queste varie anime convivono nelle spettacolo che ha portato in scena ieri, un omaggio a Gabriella Ferri, per lei , romana, una vera madre spirituale. Tra canzone e cabaret l’anima della Ferri torna in vita, anche in questa caso non con l’imitazione ma con la rilettura personale. Syria, per chi non l’aveva mai vista dal vivo e non conosceva gli sviluppi della sua carriera, è stata una vera rivelazione: gran voce, grande presenza scenica, molto savoir faire nell’interagire con pubblico. Non un semplice accompagnatore ma una vera e propria spalla il chitarrista Massimo Germini, chitarrista storico di Vecchioni e ormai presenza stabile a Ottobre De Andrè. Brani celeberrimi come “Dove sta Zazà”, o “La Pansé” o meno noti come “Sor Fregnone”, scritto da Gabriella con Vittorio Nocenzi del Banco, apapssionano e divertono grazie alla fortissima verve di Syria.

Chiude una band storica che più storica non si può, i Dik Dik, con accanto ai leader storici Pietruccio Montalbetti, ottimo chitarrista, e Lallo Sbriziolo, voce e chitarra, Mauro Gazzola voce e tastiere e Gaetano Rubino, batteria. Alcune canzoni famosissime, come “L’isola di Wight”, “Vendo casa”, scritta da Lucio Battisti, “Senza Luce”, cover di un leggendario brano dei Procol Harum, “Il primo giorno di primavera”, scaldano il pubblico che si scatena nel cantarle, per il cronista è un divertimento oltre che ascoltare la musica guardare le reazioni di chi ha queste canzoni abbina chissà quanti ricordi, la band è in perfetta forma, le voci sempre cristalline; anche chi è più giovane, come chi scrive, ascoltava il beat italiano dai 45 giri di genitori e zii, erano i primi ascolti che poi ci avrebbero traghettato verso il rock inglese e americano degli anni d’oro. Come da tradizione gran finale con tutti i musicisti e qualche ospite come la nostra Stefania Fratepietro a cantare “Il Pescatore”.

Un bel pomeriggio di musica, emozioni, nostalgia, ma non solo, perché la musica vince sul tempo.
*Foto di Ginus Costa cortesia di Ottobre De André
