di Alfredo Sgarlato – In questo Ottobre che si mantiene mite una gustosa appendice all’estate è stata l’esibizione del sestetto “Miles Davis – John Coltrane Centennial”, organizzato da Le Rapalline in Jazz al Teatro Ambra. Sul palco un gruppo cosmopolita: viennesi il pianista Oliver Kent e il batterista Bernd Reiter, che presenta anche i brani in un discreto italiano; da Toronto il bassista Neil Swainson, già collaboratore di leggende come George Shearing, Woody Shaw, Joe Henderson, e il sassofonista Kirk Mac Donald e la figlia Virginia, clarinettista; infine da New York il trombettista Joe Magnarelli. Come dice il nome del gruppo il sestetto omaggia sia il centenario della nascita di due massimi giganti del Jazz, ovvero Miles Davis e John Coltrane, che l’anno prossimo compirebbero cento anni, sia la straordinaria collaborazione che i due ebbero tra gli anni ’50 e i ’60 del secolo scorso.

Il tributo si ha principalmente nei temi scelti, Davisiane l’apertura “Walkin” e il gran finale con una rilettura swingante di “So what”, di Coltrane “Straight Street”, un tema scritto nel 1957, più alcuni standard amati dai due maestri come la bellissima “On green doplphin street”; e nelle atmosfere, che si mantengono fedeli al momento storico prescelto, mentre non è assolutamente imitativo lo stile dei solisti, che non ricalcano pedissequamente i maestri, e non è facile con due mostri come Davis e Coltrane, ma li ricalcano solo in qualche tratto: Magnarelli per esempio usa la sordina, che Davis amava molto, solo nel bis, e Mc Donald può ricordare il fraseggio di Coltrane solo in alcuni passaggi nelle ballads, momenti in cui ricama solo avvincenti. Una rivelazione la giovane Virginia Mac Donald, che suona il clarinetto, strumento oggi non usatissimo, con uno stile moderno, dal suono secco, lontano sia dalla tradizione swing che da quella Klezmer che usualmente dominano; anche lei inanella a solo gustosi reggendo il confronto con i più esperti accompagnatori.

Tutto il gruppo è molto affiatato, l’interplay è perfetto sia nell’esposizione dei temi che nei solo e nei break, tutti i membri del gruppo si alternano nei solo, non solo i tre fiati ma anche Kent, Swainson e Reiter sono solisti ottimi, il contrabbassista ha una bellissima vena melodica, il pianista swinga brillantemente sui temi veloci senza mai strafare, il batterista è raffinato e mai prevaricante. Magnarelli e Kirk Mac Donald non rubano mai la scena agli altri membri del gruppo, i loro soli sono suadenti e coinvolgenti, tutto il gruppo crea un’atmosfera notevole; “stasera mi sembra di essere a New York”, mi dice il Direttore Artistico Alessandro Collina, e ha ragione, di sicuro che frequentava locali come il Village Vanguard nell’epoca d’oro del Jazz viveva serate come questa. Un teatro Ambra strapieno ha reso omaggio alla più grande stagione del Jazz (e forse non solo del Jazz) con passione e i sei musicisti l’hanno ripagato alla grande. Questa settimana Albenga è davvero una capitale della musica.
*Foto di Renato Pecchini




