Benvenuti, cari lettori, a un nuovo appuntamento con la nostra rubrica! L’idea di questa intervista è nata oggi durante una passeggiata mattutina, quando sono rimasta impigliata in una ragnatela dove si intrecciavano fili invisibili di parole e segni, come in una danza silenziosa. Non riuscendo a districarmene ho pensato di chiedere aiuto al Professor Ferdinand de Saussure, che poi gentilmente ha accettato di concedermi anche un’intervista decisamente meno accademica del solito.
Zefira: Buongiorno, Professor de Saussure! È un vero piacere averla qui con noi, anche se… diciamo, in versione un po’ più “pop” del solito. Pronto a parlare di linguistica in modo un po’ meno accademico?
Ferdinand de Saussure: Buongiorno, Zefira. Diciamo che uscire dai miei appunti di studio è un’esperienza nuova, ma sono curioso di vedere dove ci porterà questa conversazione.
Zefira: Partiamo da una domanda semplice semplice: cos’è per lei il linguaggio? Mi raccomando, niente definizioni accademiche o scolastiche, solo parole da “salotto” o panchina nel parco!
Saussure: Allora, il linguaggio è come un gioco – un gioco di segni. Immaginiamo una partita a scacchi: le pedine, o meglio, i pezzi non hanno senso da soli, ma dentro il gioco acquisiscono valore. Così le parole prendono significato solo in relazione alle altre parole.
Zefira: Ah, quindi niente “parola magica” che spiega tutto! Mi piace. Lei ha parlato di “significante” e “significato”. Potrebbe spiegarci questi termini senza farci venir mal di testa già di prima mattina?
Saussure: Provo. Il “significante” è la forma della parola, cioè i suoni o le lettere che usiamo per pronunciarla o scriverla. Il “significato” è il concetto o l’idea che quella parola evoca nella nostra mente. Per esempio, la parola “albero” (significante) richiama nella testa di tutti noi l’immagine di un albero (significato).
Zefira: Molto chiaro! Allora, secondo lei, il legame tra significante e significato è… come dire… un po’ arbitrario?
Saussure: Esatto. Non c’è nulla di naturale o necessario che faccia sì che la parola “albero” significhi proprio l’albero con le foglie e il tronco. In altre lingue, lo stesso concetto ha suoni completamente diversi. Questo è ciò che chiamo arbitrarietà del segno linguistico.
Zefira: Quindi potremmo inventarci una lingua dove “albero” si chiama “blufar” e nessuno potrebbe obiettare?
Saussure: Precisamente. Finché tutti accettano il gioco, la comunicazione funziona. È come una convenzione sociale.
Zefira: Lei ha anche introdotto l’idea di “langue” e “parole”. Cosa ci racconta di questa distinzione?
Saussure: “Langue” è il sistema linguistico condiviso da una comunità, l’insieme delle regole e dei codici. “Parole” è l’uso concreto e individuale di quel sistema, cioè quando parliamo o scriviamo. È come la differenza tra le regole di un gioco e le partite che si giocano.
Zefira: Mi sta dicendo che ogni volta che parlo con mia nonna o un amico sto facendo “parole”, ma sto pure usando la “langue” italiana?
Saussure: Esatto, Zefira. Lei utilizza il sistema condiviso, ma lo interpreta e lo personalizza nel suo modo di parlare.
Zefira: Parliamo allora ancora un po’, però di tempo. Lei ha vissuto tra Ottocento e Novecento, un periodo di grandi cambiamenti culturali e scientifici. Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro?
Saussure: Era un’epoca di fermento, sì. La linguistica stava cercando di trasformarsi in una scienza vera e propria, non più solo studio storico delle lingue ma analisi strutturale e sistematica. Volevo mostrare che la lingua va studiata come un sistema di relazioni, non solo come una lista di parole o nomi.
Zefira: Ecco perché è considerato uno dei padri della linguistica strutturale! Ma, se potesse scegliere, con quale parola descriverebbe la sua vita?
Saussure: Hmm… direi “relazione”. Tutto nella lingua, e forse nella vita, dipende dalle relazioni tra elementi, non dagli elementi isolati.
Zefira: Interessante! Se potesse parlare con un giovane studente di linguistica oggi, cosa gli direbbe?
Saussure: Gli direi di non dimenticare mai che il linguaggio è un sistema vivo e in evoluzione, e che il suo studio richiede di guardare alle connessioni, non solo ai singoli pezzi. E, naturalmente, di divertirsi nel gioco dei segni, senza rimanere impigliati in una ragnatela come è successo a lei stamattina.
Zefira: Grazie, Professor Saussure! È stato un viaggio bellissimo tra parole, segni e significati. Un’ultima curiosità: lei pensa che oggi, con i social media, il linguaggio stia cambiando troppo?
Saussure: Il linguaggio cambia sempre, Zefira. I social media sono solo un nuovo terreno di gioco, con nuove regole e nuovi segni. Il compito dello studioso è osservare questi cambiamenti e capire come si integrano nel sistema più ampio.
Zefira: Fantastico! Grazie ancora per la sua disponibilità e per averci fatto sorridere un po’ con la linguistica!
Saussure: Grazie a lei, è stato un piacere condividere il mio pensiero in modo così vivace. Alla prossima partita a scacchi… ehm, alla prossima chiacchierata!
Zefira: Alla prossima!
