Idee e letture. Le metafore, la storia e la storiografia

Fernández-Sebastián esplora il ruolo chiave delle metafore nella comprensione e narrazione della storia contemporanea.

effe — Il libro di Javier Fernández-Sebastián intitolato Key Metaphors for History: Mirrors of Time (Routledge, 2024) rappresenta un’analisi approfondita e innovativa sull’importanza e l’utilità delle metafore nella comprensione e nella scrittura della storia, nonché sulla cultura storica riflessa da queste metafore. Lo studio si colloca in un crocevia fra la storia concettuale, la teoria della storia e la metaforologia, proponendosi di esaminare come storici, politici, giornalisti e intellettuali abbiano utilizzato risorse metaforiche per rappresentare concetti fondamentali quali tempo, memoria, passato, presente e futuro.

Fernández-Sebastián parte dalla constatazione che, nonostante la centralità della metafora nei processi cognitivi, la storiografia ha a lungo ignorato o addirittura osteggiato il suo uso, soprattutto a causa di un’eredità razionalista, positivista e scientista che ha relegato la metafora a mero ornamento retorico o a elemento di finzione. Egli sostiene che questa diffidenza è stata superata solo recentemente grazie all’intervento di teorici della storia come Hayden White e Frank Ankersmit, e di studiosi della metaforologia come Hans Blumenberg, che hanno evidenziato come la narrazione storica sia strutturata in modo metaforico e come le metafore costituiscano strumenti cognitivi indispensabili per la costruzione del sapere storico.

Il volume si articola in due parti principali. La prima parte riguarda le metafore concettuali per la storia, con un’analisi dettagliata delle immagini e dei tropi più ricorrenti usati per descrivere la storia, gli storici, la memoria e il tempo. Vengono esplorate metafore classiche come quella dello specchio, della costruzione, o della prospettiva, nonché immagini più dinamiche che vedono la storia come un treno in movimento o come un tribunale. L’autore distingue anche tra metafore e contro-metafore, sottolineando la varietà e la complessità delle rappresentazioni simboliche del passato e del tempo.

La seconda parte si concentra sui concetti storico-disciplinari più rilevanti, quali fonte, evento, processo, rivoluzione, crisi, modernità, progresso, declino e transizione, mettendo in luce come ciascuno di essi poggi su basi metaforiche che ne influenzano la percezione e l’interpretazione. Ad esempio, la rivoluzione viene spesso rappresentata come un torrente o uno tsunami, mentre il progresso è figurato attraverso immagini di avanzamento, scale o macchine a vapore. Queste metafore non solo riflettono visioni culturali e politiche, ma possono anche determinare cambiamenti paradigmatici nella storiografia e nella filosofia della storia.

Fernández-Sebastián sottolinea inoltre che le metafore non sono semplici ornamenti linguistici, ma strumenti fondamentali per esplorare e rendere comprensibile ciò che è altrimenti inaccessibile o astratto. Le metafore fungono da “strumenti di colonizzazione semantica” dell’ignoto, permettendo di trasferire conoscenze da un dominio più familiare a uno meno conosciuto (p. 6). Questa funzione cognitiva è tanto più cruciale in ambito storico, dove i concetti di tempo, memoria e narrazione sono intrinsecamente complessi e sfuggenti.

Il lavoro prende le mosse dalle riflessioni di filosofi e studiosi del linguaggio, da Aristotele a Nietzsche, da Ortega y Gasset a Hans Blumenberg, per poi orientarsi verso una lettura storica e culturale delle metafore pertinenti, privilegiando l’analisi delle loro trasformazioni all’interno del contesto occidentale degli ultimi due secoli. Fernández-Sebastián riconosce i limiti della propria indagine, che non ambisce a essere esaustiva, ma selettiva e descrittiva, privilegiando quelle metafore che hanno avuto un ruolo chiave nella cultura storica e che riflettono i mutamenti epistemici e culturali più significativi.

Un aspetto centrale del saggio è l’attenzione alla relazione bidirezionale fra storia e metafora: da un lato, la storia come campo di studio delle metafore che modellano la percezione del passato; dall’altro, la metafora come elemento costitutivo della narrazione e della teoria storica stessa. In questo senso, Fernández-Sebastián propone una sorta di “auto-riflessione” dello storico sulla propria posizione e sul proprio ruolo nella costruzione del sapere storico.

Il testo dedica anche spazio alla distinzione fra metafora e metonimia nel discorso storico, evidenziando come la memoria storica si configuri spesso come metonimia, con una dimensione spaziale e affettiva, in contrapposizione alla metafora, più legata alla rappresentazione intellettuale e temporale del passato. Viene inoltre messa in luce la funzione identitaria e politica delle metafore storiche, capaci di modellare le narrazioni collettive e di orientare l’immaginario sociale.

Key Metaphors for History si configura dunque come un’opera rilevante per studiosi e cultori di storia, scienze sociali e umanistiche, poiché offre una prospettiva innovativa e interdisciplinare che valorizza il ruolo delle metafore non solo come strumenti linguistici ma come chiavi di accesso indispensabili per la comprensione della storia e della sua scrittura. Fernández-Sebastián invita a superare i pregiudizi positivisti più rigidi, ancora diffusi anche a livello accademico, per riconoscere che la metafora non è un ostacolo, ma un alleato essenziale nella ricerca storica, capace di aprire nuovi orizzonti interpretativi e di rivelare la natura dinamica e complessa del rapporto tra passato, presente e futuro.

*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025

IL LIBRO. Fernandez Sebastian, Javier. Key Metaphors for History : mirrors of time. London ; New York : Routledge, 2024.

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