(effe) — Conformità e conformismo sono concetti correlati, ma differiscono per sfumature e contesto, sia in inglese sia in italiano, dove i termini “conformity” e “conformism” riflettono analogamente queste distinzioni.
Conformità (o “conformity” in inglese) si riferisce all’atto di allineare atteggiamenti, credenze o comportamenti a quelli di un gruppo o alle norme sociali stabilite. Questo termine è tipicamente neutro o descrittivo e può applicarsi in diversi contesti, come quelli sociali, culturali o dei gruppi di pari. La conformità non implica necessariamente un profondo impegno personale verso i valori del gruppo; piuttosto, può riflettere considerazioni pratiche, come il desiderio di integrarsi, mantenere l’armonia o evitare conflitti. In italiano, “conformità” spesso indica un’adesione consapevole e talvolta necessaria a regole o standard condivisi.
Conformismo (o “conformism” in inglese) è invece un termine più specifico, con una connotazione generalmente negativa in entrambe le lingue. Descrive una tendenza ad accettare acriticamente le norme, gli atteggiamenti o i comportamenti di un gruppo, spesso a scapito dell’individualità e del pensiero critico. Il conformismo suggerisce un’adesione più profonda e abituale alle aspettative sociali, frequentemente motivata dalla paura di distinguersi o di sfidare lo status quo. In italiano, il termine “conformismo” sottolinea un allineamento passivo e non riflessivo con i punti di vista dominanti o della maggioranza.
In breve, sia in inglese sia in italiano, la conformità (“conformity”) implica un allineamento consapevole e spesso pratico a regole o norme, mentre il conformismo (“conformism”) rappresenta un’adesione passiva e acritica agli standard prevalenti, spesso a scapito dell’individualità e del pensiero critico.
Sono fenomeni complessi che possono presentarsi anche in forme apparentemente paradossali e circolari. Così, ad esempio, la conformità non conformista si manifesta quando un individuo, pur cercando di distinguersi dalla norma dominante, finisce per aderire a un gruppo o a una sottocultura che ha i propri codici, regole e comportamenti condivisi. In questo senso, il desiderio di “non conformarsi” porta comunque a una forma di conformità, poiché l’individuo si allinea a un diverso insieme di aspettative sociali. D’altra parte, la conformità conformista rappresenta l’adesione ai valori, alle norme e ai comportamenti della maggioranza o della cultura dominante. In questo caso, l’individuo accetta e si conforma consapevolmente o inconsapevolmente a ciò che è considerato “normale” o socialmente accettabile. Questi due tipi di conformità dimostrano come il comportamento umano sia spesso influenzato dal bisogno di appartenenza e identità, sia nel seguire la maggioranza sia nel cercare di distinguersi da essa, creando comunque nuovi schemi di appartenenza che a volte possono finire per essere altrettanto conformisti rispetto a quelli contestati. E così via.
Cass R. Sunstein, nella Prefazione al suo libro Conformity: The Power of Social Influences (2019), sviluppa una riflessione articolata sul fenomeno della conformità sociale, analizzandone le dinamiche, le implicazioni e le contraddizioni anche in democrazia. La sua argomentazione si muove tra due poli opposti: da un lato, la conformità come elemento positivo, capace di favorire la coesione sociale e la trasmissione di valori condivisi; dall’altro, la conformità come forza distruttiva, capace di alimentare atrocità, soffocare la creatività e perpetuare errori collettivi.
La natura ambivalente della conformità
Sunstein introduce il tema della conformità sottolineandone la natura duale. Da un lato, essa rappresenta una “colla sociale” che tiene insieme le comunità, promuovendo valori come la generosità, la considerazione per gli altri e il rispetto per la dignità umana. Dall’altro, la conformità è anche responsabile di alcune delle peggiori tragedie della storia, come l’Olocausto, il terrorismo contemporaneo e l’ascesa di regimi totalitari. Questa tensione tra il lato costruttivo e quello distruttivo della conformità è il cuore della riflessione dell’autore.
L’analisi di Sunstein si fonda su due idee principali. La prima è che le azioni e le affermazioni degli altri forniscono informazioni su ciò che è vero e giusto. Questa dinamica si basa su un meccanismo epistemico: gli individui tendono a prendere le credenze e i comportamenti altrui come una guida per orientarsi. La seconda idea è di natura sociale: la conformità è motivata dal desiderio di appartenenza e approvazione. Anche quando un individuo è in disaccordo con il gruppo, può scegliere di adeguarsi per mantenere la propria posizione sociale. Questo processo, secondo Sunstein, può portare a una trasformazione interna, dove il conformismo esteriore si tramuta in un cambiamento reale delle credenze personali.
Conformità e tecnologia: la nuova era digitale
Un aspetto particolarmente interessante del discorso di Sunstein è il collegamento tra la conformità e le moderne tecnologie, in particolare Internet e i social media. Questi strumenti, osserva l’autore, ampliano enormemente le possibilità di accesso alle informazioni, permettendo agli individui di esplorare una pluralità di prospettive. Tuttavia, essi rafforzano anche le dinamiche di conformità, poiché gli utenti tendono a gravitare verso comunità online che rafforzano le loro convinzioni preesistenti. Questo fenomeno, noto come “filtro a bolle” o “echo chamber,” limita l’esposizione a opinioni divergenti e crea tribù ideologiche sempre più polarizzate.
Sunstein sottolinea che, sebbene la tecnologia abbia il potenziale di superare i confini culturali e geografici, essa può anche intensificare le pressioni conformiste. Gli individui, infatti, cercano approvazione e riconoscimento all’interno delle proprie reti sociali digitali, esitando a esprimere opinioni contrarie per il timore di essere ostracizzati. Questo fenomeno, secondo l’autore, riflette una rinascita del tribalismo, in cui le appartenenze a gruppi politici, religiosi o etnici diventano sempre più marcate.
Il potere trasformativo della conformità
Un elemento cruciale nell’argomentazione di Sunstein è la capacità della conformità di modellare non solo i comportamenti, ma anche le convinzioni profonde degli individui. Questo processo, che potremmo definire di “interiorizzazione conformista,” è ciò che rende la conformità un fenomeno così potente e pervasivo. L’autore illustra come, in contesti di isolamento o omogeneità culturale, le credenze individuali tendano a riflettere quelle del gruppo di appartenenza. Allo stesso tempo, però, riconosce l’esistenza di individui ribelli, che sfidano le norme sociali e contribuiscono all’innovazione e al progresso.
Un giudizio sfumato
Sunstein evita di proporre una valutazione univoca sulla conformità, preferendo invece un approccio sfumato e analitico. Da un lato, egli riconosce che la conformità è essenziale per il funzionamento delle società umane, in quanto promuove l’ordine e la cooperazione. Dall’altro, mette in guardia contro i suoi pericoli, sottolineando come essa possa soffocare l’individualità e perpetuare ingiustizie. La sua analisi si concentra quindi sulle dinamiche della conformità, piuttosto che su un giudizio morale netto.
Sunstein sviluppa e approfondisce queste e altre sue argomentazioni nei quattro capitoli del libro (How Conformity Works; Cascades; Group Polarization; Law and Institutions), traendone un bilancio in chiaroscuro per la realtà americana contemporanea sulla quale sono in particolare focalizzati. Cass R. Sunstein è un giurista, accademico e saggista statunitense, attualmente insegna ad Harward ed è noto per i suoi studi interdisciplinari che combinano diritto, economia comportamentale, sociologia e psicologia, che lo hanno portato a sviluppare anche concetti relativamente innovativi come il “nudge” (spinta gentile), in collaborazione con Richard Thaler, premio Nobel per l’economia (è un autore molto prolifico, e alcuni suoi libri, come quello sulla “spinta gentile”, si trovano anche in traduzione italiana). Il libro Conformity: The Power of Social Influences (New York, New York University Press, 2019) nasce dalle Oliver Wendell Holmes, Jr., Lectures tenute ad Harvard nel 2003 sul tema “Conformity and Dissent”. Successivamente, le lezioni furono ampliate e trasformate nel libro Why Societies Need Dissent, pubblicato da Harvard University Press (2005). Sunstein ha poi deciso una quindicina d’anni dopo di riprendere il testo originale, più breve e focalizzato, per creare una versione aggiornata con una nuova prefazione e integrazioni che riflettono gli sviluppi delle scienze sociali dal 2003 ad oggi. Volendo lo si potrebbe considerare come parte di un trittico, in continuità con altri due libri che Sunstein ha pubblicato lo stesso anno: On Freedom (Princeton University Press, 2019) e How Change Happens (MIT Press, 2019).
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
