(effe) – “Personalmente, non vedo molte cose come le vedono i pittori futuristi. Questo perché non provo per quelle cose ciò che loro provano. Questa è la mia tragedia, non la loro”. Nel suo libro Forty immortals lo scrittore Benjamin De Casseres incluse anche “Marinetti and Futurism”, che traduco ora qui in italiano nel mio Taccuino blu.
Benjamin De Casseres — Tutti i nuovi movimenti sono mortali. Sono elementari. Nascono da qualche sublime trasgressione morale, intellettuale o fisica. I rinnovatori e i precursori di ogni rinascimento non portano pace, ma una spada. La guerra è eterna come la materia, il moto e il cambiamento. I Cristo, gli Spinoza, i Darwin, gli Hugo, i Whitman, i Wagner arrivano per dinamizzare e distruggere. Sono nella sfera intellettuale ciò che terremoto, fulmine e tuono sono nel mondo fisico. Tutto ripete le leggi elementari della fisica. Tutto ciò che è grande, potente e purificante si ottiene con il sangue. Tutto ciò che è sublime è una forma di malvagità elevata alla massima potenza.
Grandi profeti, nuovi arrivati, araldi, lanciano tegole dai tetti e piantano in luoghi segreti enormi bombe a tempo che potrebbero non compiere il loro lavoro religiosamente mortale per cinquant’anni dopo essere state piantate; ma funzionano automaticamente e irreparabilmente. Cristo ha piantato una macchina del tempo che ha fatto a pezzi il mondo antico. Così fecero anche Lutero, Rousseau, Voltaire, Blake e Stirner.
L’esagerazione incommensurabile del reale e del comune è una necessità quando si affronta l’eterna volontà di stupidità. La compiacenza deve essere spazzata via dalle sue fondamenta e i tumori del comfort morale, intellettuale ed estetico devono essere estirpati con coltelli giganti.
L’evoluzione è gestazione. La rivoluzione è parto. L’evoluzione è il seme e il solco. La rivoluzione è l’Evento, il nono mese portentoso dell’embrione. I Catalina e i Robespierre precedono tutte le “albe”. In un’altra sfera arrivano gli Hugo, i Wagner, i Whitman – i Marinetti. Se il risultato è ironico, non importa. Il gesto è sublime. La passione, il colpo superbo e mortale, la maestosa traiettoria descritta nell’azzurro, questi contano.
Non ci sono valori morali; ci sono solo altitudini estetiche. Dalla quarta dimensione dell’immaginazione, i grandi criminali sono pari ai grandi santi. Purché siano entrambi sublimi, ogni Napoleone supererà ogni Spinoza e un Lucifero byroniano sarà al livello di una Maria Maddalena.
F. T. Marinetti possiede l’alata anima profetica, la passione distruttrice di un grande genio poetico e utilizza il discorso infuocato di un Avatar. La vecchia Italia è scomparsa insieme al sublime d’Annunzio. Marinetti emerge dalle rovine, una visione di fiamme e tuoni, cantando la gloria della vita, la divinità dell’impatto, la legittimità della velocità, della guerra, del sesso fine a se stesso, della moderna vertigine di nervi, carne e mente che fissa il suo obiettivo nel millenario volo del Domani.
Fa parte di quella grande reazione contro l’ultraterreno iniziata da Stirner e Nietzsche. La materia e la forza sono divine per sempre. Il succhiasangue eterno, lo spirituale, deve essere crocifisso di nuovo. Via i salvatori vampiri della razza! Alla gogna e alla croce con coloro che bestemmiano contro la materia! Estirpare per sempre i calunniatori del sole, del fallo, di Mammona! Solo l’innata pornografia degli spiritualisti incappucciati e ascetici ha trasformato il corpo della donna in un fetore e porcile. Ogni negatore della carne e della materia è condotto nel suo paradiso di velluto al suono di mille grugniti, come Sant’Antonio. L’atto sessuale è sublime. La materia è l’unico mistero e l’unica realtà.
Il futuro appartiene sempre al materialista. Lo spiritualista è una regressione, un atavismo, una perversione dell’istinto del tempo e dell’istinto sessuale.
Marinetti nell’arte ha cercato di rompere tutti i vecchi schemi. Nel discorso, nella scrittura, nella musica, nella pittura, nella scultura, spazza via tutte le forme precedenti, cercando nella natura, nella realtà, nella materia, una nuova lingua per l’Istinto. Un impossibile Titano che colpisce le ineluttabili vette del Passato con i suoi strumenti terrestri! Quelle vette non cederanno mai; ma osserva il volo, l’estasi e l’esaltazione di un Poeta mentre cammina di sole in sole e posa i suoi sandali fiammeggianti sullo zenit del mondo. I suoi canti appassionati ci tornano indietro e li chiamiamo i suoi libri. È folle, divinamente folle, ironicamente folle, sanamente folle.
L’anima di Marinetti è per sempre in un movimento vertiginoso. Egli è il Futurismo. È, e probabilmente rimarrà, l’unico Futurista, poiché al di fuori di Marinetti la parola non ha significato. I suoi libri sprizzano passione. Le sue pagine, siano di prosa o di poesia, siano in “Mafarka” o ne “L’aeroplano del Papa,” sono giganteschi mosaici e arabeschi di lampi, arcobaleni e geyser sulfurei. Metafore e similitudini colpiscono il nostro cervello come grandine, picchiandoci, accecandoci, riducendoci a una poltiglia informe di estasi estetica. Uno giace folgorato. Uno pensa a Hugo, Blake, l’Apocalisse e lo “Zarathustra” di Nietzsche. È come un terremoto in una costellazione, una caduta di milioni di stelle dal polo dei cieli verso la terra, uno spettacolo pirotecnico organizzato su Marte per il piacere di chi vive su Venere! Una grande orgia ninfalettica di sonorità sontuose!
I poeti futuristi, di cui Marinetti è l’anima, rappresentano anche una violenta reazione contro l’intellettualismo. È il ritorno dal Nirvana. Dalle astrazioni gelide si lanciano nelle giungle del concreto. Celebrano e immortalano la vita quotidiana. Fortezze, eserciti, mulini, navi, colossali ciminiere, locomotive, automobili e porti sono glorificati, e nella violenza del verso libero entrano in unione ipostatica con l’universale Spirito d’Energia. La vita deve essere vissuta, non pensata. Se Marinetti non fosse nato poeta, sarebbe stato un brigante, un Napoleone, un Cecil Rhodes o un magnate di New York.
I Futuristi hanno la cosmofobia, ma, a differenza di Kant, Schopenhauer e gli intellettuali, trovano il loro cosmo nel relativo, nel materiale, nel transitorio, nel fugace. Invece di proclamare dai solai dell’astratto, sono scesi nel mercato con le maniche rimboccate e le picche in mano. Corrono sui sepolcri delle teorie morte e portano le teorie “vive” sulle loro picche. Hanno abbandonato gli occhiali da studio e saccheggiato le fortezze per i binocoli militari. Spinoza era ebbro di Dio; i Futuristi sono ebbri di vita. Sono gli Euclide del caos, i Beethoven della dissonanza, i Dante che cantano le glorie dell’Inferno nelle orecchie dei dannati.
I Futuristi hanno la cosmofobia, ma, a differenza di Kant, in mondi non realizzati di loro creazione. Cercano il colossale, il gigantesco, l’enorme, lo stupefacente. Cercano di imporsi sulla modernità con un atto di superba audacia. Sono Alberich, Fafner, Fasolt, Gargantua. Sulle incudini del loro lirismo forgiano la bellezza del “tempo a venire” con la materia grezza del mondo brutto che ci circonda. Nei loro poemi i loro sogni sono titanici e satanici. Sono i Raffaello del Brutto.
Sono i revenant della sanità mentale e della salute in un mondo di poeti alcolizzati, dottrinari anemici e saggisti da boudoir. I manifesti di Marinetti, che lancia in tutto il mondo in tre o quattro lingue, risuonano come un richiamo di montagna. Uno stile solcato dalla salute rossa della gioventù. È, infatti, il Terrore Rosso della Salute che si è scagliato in un mondo tubercoloso e malconcio.
Un atavismo? Sì. È un ritorno all’Eterna Giovinezza; un ritorno dall’Ideale del Vampiro a una Realtà sanguigna. Un atavismo davvero! Ci riporta all’apice di una vita frenetica perduta, alla gioventù dionisiaca e bacchica del mondo, alla gloria della Grecia e al tabernacolo dei sensi, ai Te Deum della sensazione e ai sontuosi rituali della forza materiale.
Dalle pacifiche catacombe di uno stato di Grazia, ci invita alle prospettive allucinanti della trasgressione perpetua. Sono molto antichi questi Futuristi, antichi quanto i primi panteisti che baciarono la terra con passione e “scagliarono le loro lance verso il sole.”
Nella pittura esplorano ciò che si cela dietro il fenomenico. Ci offrono i geroglifici delle emozioni e delle sensazioni. Non solo sostituiscono il sentimento alla vista, ma si sostituiscono alla natura. Evocano l’altro lato delle immagini, il rovescio del sogno ispirato. È il vero misticismo del realismo, o il realismo del misticismo (per usare il gergo della convenzione e degli standard artistici normali). Una nuova visione del mondo richiede una nuova tecnica.
Se il dipinto della scuola futurista è stravagante, può comunque essere grande. E non nonostante la sua stravaganza, ma proprio per essa. Qualsiasi cosa nuova è stravagante. La stravaganza è una tendenza alla variazione, la legge della vita e del cambiamento. Monet era una volta uno stravagante, così come Whitman e Wagner. Tutti e tre ora sono nel Pantheon degli Immortali, e quelle oscillanti catacombe – i teschi degli accademici e dei maestri – ora oscillano con rinnovati terrori di fronte all’audace stravaganza della Visione Futurista.
“Stravaganza” è la parola che la Stupidità usa in presenza del raro.
Dove ci sono degli standard per qualcosa? Dove si trovano, in quale mente, in quale segreta montagna della luna, in quale rivelazione? Poesie di straordinaria bellezza sono uscite dai manicomi. Il raro e il normale sono contraddizioni in termini. Il bello e il popolare sono concezioni antitetiche. Gli standard cambiano man mano che il cervello cambia. I valori si trasformano con ogni nuova emozione. L’arte, il pensiero o il sentimento che non è anarchico nella sua fase iniziale non sarà mai grande. Tutto ciò che è grande, luminoso e immortale nasce come un Caino.
Personalmente, non vedo molte cose come le vedono i pittori futuristi. Questo perché non provo per quelle cose ciò che loro provano. Questa è la mia tragedia, non la loro. Prendi un aborigeno dalla sua terra natale australiana e portalo al Metropolitan Museum of Art. Cosa penserebbe di un Rubens, un Rodin, un Manet? La tradizione è sempre un aborigeno: nell’arte, nella morale, nella fisica e nella letteratura.
Un pittore futurista sta per dipingere un’acciaieria a Pittsburgh in piena attività. Essendo un poeta, quando il suo sguardo cade sulla struttura, le pareti crollano. C’è un’esplosione di immagini nella sua mente. Fuoriescono dal subconscio milioni di impressioni perdute, idee e sensazioni vaghe. L’edificio non esiste più. Egli trasferisce su tela il tumulto psicologico della sua anima. Potrebbe essere un immenso trattato sociale a colori. Potrebbe essere un’ode al lavoro. Potrebbe essere una testimonianza della satanica brama di ricchezza dei moderni Baroni Ladri del mondo occidentale. Potrebbe essere un inno che celebra il rumore, la fiamma e l’acciaio fuso. Ma qualunque cosa sia, sarà un resoconto sincero e spontaneo della visione psichica di un pittore.
Per questo motivo, nelle tele futuriste l’individuo è tutto; l’arte stessa ha poca importanza. È la rinascita del Romanticismo nell’arte. Il Regno del Reale è dentro di te. Qualunque cosa tu senta è vera. Io – quell’io che si reincarna perpetuamente, che è l’inizio di ogni male e di ogni bellezza e di ogni saggezza e di ogni stupidità – sono l’universo.
È il ringiovanimento del tolemaicismo, la nuova proclamazione dell’egocentricità della Natura.
Questi pittori, poeti e scultori che circondano Marinetti si trovano al Rubicone dell’Ignoto. È il crollo dell’Intellettuale e l’anatema formale pronunciato su tutti i processi logici. Ancora una volta hanno rimosso la pietra dalla sempre spalancata sepoltura dell’Abitudine. Ancora una volta alcune Certezze comode si sono allontanate dai loro promontori per cadere nell’abisso del Dubbio. Ancora una volta l’occhio vergine del Nuovo si confronta con lo sguardo ottuso della Tradizione.
“Mafarka il futurista,” considerato il capolavoro di Marinetti e per il quale fu imprigionato, è di una grandezza nietzscheana. Deriva direttamente da “Così parlò Zarathustra”. Ritrae il superuomo in azione. Arde di una bellezza innominabile e terribile. Marfarka-el-Bar è l’uomo della Volontà, colui che scrive il suo nome nel fuoco. La sua volontà è una sorta di lava ribollente che emana da ogni atomo del suo corpo. È re di Tell-al-Kebir e, cosa ancora più grande, re di se stesso. “Voglio superare me stesso creando, con il solo sforzo del mio cuore, una gioventù più radiosa della mia, una gioventù immortale!” esclama. Non temere nulla. Disdegna la morte. Vivi la vita con estasi. Misura la tua grandezza dal numero di cose che la tua Volontà ha schiacciato. Apri ampiamente le narici della tua coscienza e assorbi il selvaggio sapore salato dei tuoi istinti. La sobrietà di qualsiasi tipo è una maledizione. Battaglia e intossicazione, dolore e vittoria giustificano la vita. Strofina l’acido nelle tue ferite per far impazzire e rafforzare la tua volontà. Tieni la pistola dello scopo premuta contro la tempia della tua debolezza. Sii crudele con nessuno tranne te stesso. Ogni giorno porta un sé morto sulla picca della tua volontà. L’anima è un tafano mostruoso che punge materia e mente per un’azione e una trasformazione incessanti.
Il Futurismo, nella sua molteplice gloria, si è manifestato come una protesta dell’istintivo e poetico nell’anima umana contro la sanità incolore e l’intellettualismo inerte dei tempi.
*”Marinetti and Futurism” / Marinetti e il Futurismo, trad. it. © Fabrizio Pinna (effe) | 2025. Riferimento bibliografico: Benjamin De Casseres, Marinetti e il Futurismo, in Id., Forty immortals, New York, Seven Arts Publishing Company, 1926, pp. 246-256.
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
