(effe) — Lontano parente di Spinoza, Benjamin De Casseres (1873-1945) è stato un giornalista, critico, poeta e saggista americano noto per il suo stile di scrittura molto estroso. esuberante e passionale. Era conosciuto per le sue opinioni audaci e non convenzionali, spesso sfidando le norme sociali più puritane e sostenendo la libertà personale e l’espressione di sé, un po’ nella tradizione di Whitman. Emerson, Thoreau, trovando poi consonanze anche con il filosofo e sociologo francese Georges Palante. Nel giornalismo culturale, in sintonia con l’amico James Huneker (1857-1921), creò ponti con la cultura europea, guardando in particolare alla Francia fin de siécle e Belle Époque, e a riviste culturali come il Mercure de France. Spirito libertario, De Casseres fu antiproibizionista e negli ultimi anni, poco prima della morte, quando iniziava già a intravvedersi l’inizio della “guerra fredda”, anticomunista radicale. Alla fine degli anni Venti collaborò anche a «The American Mercury», dove si legge una Nota editoriale che lo presentava ai lettori attraverso un profilo da lui stesso tracciato. «The American Mercury» è una rivista politica e letteraria americana fondata nel 1924 dal giornalista e saggista H. L. Mencken (1880-1956) e dal critico teatrale George Jean Nathan (1882-1958); Mencken lasciò la direzione nel 1933 e il periodico ebbe vari passaggi di proprietà, fino alla chiusura definitiva nel 1984, quando il periodico aveva ormai da decenni compiuto una totale deriva ideologica nella peggiore estrema destra antisemita e razzista. Nel primo periodo tra le due guerre ebbe comunque collaborazioni provocatorie ma anche di pregio, come quelle di F. Scott Fitzgerald, Langston Hughes e Sinclair Lewis, il primo scrittore americano ad aver vinto il Nobel per la letteratura. Traduco ora qui in italiano nel mio Taccuino blu il profilo di Benjamin De Casseres che apparve nel gennaio 1928 in «The American Mercury».
Benjamin De Casseres, il cui “Red-Ink Days” appare in questo numero, si è descritto come un “rinnegato di Filadelfia e un ebreo apostata.” È un discendente collaterale del filosofo Spinoza dal lato paterno, e di origine bavarese e ungherese dal lato materno. È nato a Filadelfia nel 1873 e ha trascorso molti anni lì come giornalista. Arrivò a New York nel 1899 e iniziò immediatamente la sua lunga carriera come collaboratore per giornali e riviste, oltre che come scrittore per magazine e libri. I suoi contributi a The American Mercury sono i seguenti: “Five Portraits on Galvanized Iron” dicembre 1926; “The Complete American” febbraio 1927; “The Broadway Mind” ottobre 1927; “Elegy in a Malty Mood” novembre 1927; e “Red-Ink Days”.
Il signor De Casseres ha ricevuto pochissima istruzione formale. Lasciò le scuole pubbliche all’età di tredici anni, avendo avuto, come dice lui,
un presentimento psichico che qualsiasi altra dose di quella droga standardizzata avrebbe danneggiato il pieno fiorire del mio genio, che si manifestò per la prima volta negli uffici del Philadelphia Press, dove fui assunto come fattorino di Charles Emory Smith, ma invece, senza invito, scrissi poesie e paragrafi editoriali con grande stupore non solo di Mr. Smith, ma anche di A. K. McClure, George W. Childs, Bill Singerly e degli altri superuomini della Filadelfia di quei giorni. Iniettato nella sala di correzione delle bozze perché ero un ragazzo troppo brillante per il consumo editoriale, ho rifiutato di rileggere più del necessario, occupandomi invece di critica drammatica per il redattore drammatico, James O. G. Duffy, che vide in me un William Winter ultra-radicale. La sala composizione e le stanze editoriali del Press, insieme a sette anni di frequenza notturna al bar di Green con i lavoratori dei giornali e i tipografi di Filadelfia, furono la mia università.
Ho visto New York per la prima volta il giorno dell’intitolazione del Grant’s Tomb1. Mi piacque il Memoriale, l’Haymarket di Bill Corey e [il ristorante birreria] Lüchow. Due anni dopo feci di New York la mia casa, entrando nella sala di correzione del Sun, dove erano ancora presenti le nobili tradizioni di Charles A. Dana. Immediatamente suscitai la curiosità dei signori Mitchell e Kingsbury con le mie lettere al Sun su Dio, il misticismo, il fatalismo. Lafcadio Hearn, Schopenhauer e Lamarck, tutti stampati per i loro curiosi angoli nichilistici. Evitavo tutti i circoli letterari professionali e mi associavo solo con coloro che conoscevano la vita nei suoi aspetti più crudi: giornalisti, tipografi, baristi, giocatori d’azzardo e coloro che credevano che Bryan volesse bombardare la Corte Suprema. Ero solito tenere corte da Mike Lyons nel Bowery quasi ogni giorno dalle due alle otto di mattina.
Ho iniziato a scrivere per il vecchio Bookman e il Critic, ora defunto, nel 1901, e sono stato il primo uomo, a mia conoscenza e convinzione, a salutare Arthur Symons in America. In quel periodo ho scritto un libro di poesie, “Il divoratore di ombre”, che è stato pubblicato solo nel 1915. Senza alcun riguardo per la forma ortodossa, ho incarnato in questi versi il mio nichilismo dionisiaco. Dopo aver letto questo libro, George Sterling scrisse: “Se fossi Dio, avrei paura di te, Ben”. Ho continuato a scrivere articoli filosofici e letterari per le riviste fino al 1906, quando sono andato a Città del Messico per aiutare a fondare El Diario, un quotidiano spagnolo. Scrivevo editoriali quotidiani e domenicali di natura così incendiaria che fui avvisato dal Palazzo di lasciare il Messico come “straniero indesiderato.” Ho lasciato il Messico di fretta, ho passato un po’ di tempo con le signorine a L’Avana e sono tornato a New York come correttore di bozze per l’Herald. Nel frattempo, ho continuato a scrivere libri senza preoccuparmi dell’opinione pubblica. Ora sono ventidue, di cui solo cinque sono stati pubblicati. Tra questi ci sono altri due libri di poesia, “Soli Neri” e “Litanie della Negazione.” Attualmente, tra le altre cose, sono critico drammatico per Arts and Decoration.
Ora sono impegnato in un lavoro di vita, di natura autobiografica, intitolato “Fantasia Impromptu: Le Avventure di un Fauno Intellettuale.” Il primo volume di 115.000 parole è stato completato. È erotico, filosofico e letterario, ed è dedicato ai “Fauni, Ninfe, Egoisti, Satanisti e Godalepts della Posterità.” Il mio ultimo libro pubblicato è stato “Quaranta Immortali”. Il mio lavoro è stato elogiato da Thomas Hardy, Remy de Gourmont, Maurice Maeterlinck, Jack London, Havelock Ellis ed Edgar Saltus. Alcuni dei miei scritti sono stati tradotti in francese e di recente il Dott. Oscar Levy, l’editore dell’edizione inglese di Nietzsche, ha tradotto alcuni dei miei articoli del The American Mercury per Das Tage-Buch, di Berlino.
Per nulla scoraggiato dal mio fallimento nel trovare un editore americano disposto a pubblicare il mio intero lavoro, continuo a scrivere libro dopo libro per mio piacere. Sono tutti soggettivi, riflettendo i miei entusiasmi dinamici e la mia personalità ironica e distruttiva. Sono un egoista e individualista convinto, un aristocratico che disprezza la massa, ritenendo immanenti solo due parole: Bellezza e Potere. Non sono mai stato in Europa. Credo che il Principe di Galles sia il più elegante del mondo. Amo i bambini piccoli, la musica, la birra tedesca, i vini francesi, i cani e le donne all’antica. Penso che i tre uomini più grandi che l’umanità abbia prodotto siano Shakespeare, Spinoza e Beethoven, anche se vorrei includere nella lista anche Napoleone, Nietzsche, Chopin, Whitman e Shelley. L’uomo più indimenticabile che abbia mai incontrato è stato James Huneker. L’uomo che voglio dimenticare per sempre è Bryan. Le mie tre antipatie sono le flapper, il socialismo e le opere di Theodore Dreiser.
*”Editorial | Notes [Benjamin De Casseres]” / Benjamin De Casseres (visto da De Casseres), trad. it. © Fabrizio Pinna (effe) | 2025. Riferimento bibliografico: Editorial | Notes, in «The American Mercury», gennaio 1928, pp. XXXIII-XXXVIII.
- [N. d. T.: La Tomba di Grant, o General Grant National Memorial, fu inaugurato a New York il 27 aprile 1897 in occasione del 75° anniversario della nascita Ulysses S. Grant, 18° presidente degli Stati Uniti e generale comandante durante la Guerra Civile. La cerimonia di inaugurazione attirò una grande folla, inclusi il presidente William McKinley e altri dignitari, segnando all’epoca un importante evento nazionale negli Stati Uniti] ↩︎
*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025
