Roberto Arlt: Quello che dà sempre ragione e La terribile sincerità

Roberto Arlt descrive l'inquietante ipocrisia umana e esorta alla sincerità come potere personale, indipendente dall'approvazione altrui.

figure in cerca del cosmo - effe
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(effe) – Aguafuertes porteñas (acqueforti di Buenos Aires) è un libro in cui lo scrittore e giornalista argentino Roberto Arlt raccolse molte delle sue collaborazioni scritte tra il 1928 e il 1933, quasi tutte pubblicate ne “El Mundo”, quotidiano dove aveva anche una sua rubrica periodica. Nella raccolta erano inclusi “El que siempre da la razon” (Quello che dà sempre ragione) e “La terrible sinceridad” (La terribile sincerità), due testi che traduco qui in italiano nel mio Taccuino blu.

Quello che dà sempre ragione

Roberto Arlt – C’è un tipo d’uomo che non ha un colore definito, ti dà sempre ragione, sorride sempre, è sempre pronto a condividere il tuo dolore e a sorridere con la tua allegria, e non contraddice mai nessuno, nemmeno per scherzo, né parla male del prossimo, e tutti per lui sono buoni, e, anche se gli si dice in faccia: “Lei è un ipocrita!”, è impossibile fargli abbandonare la sua studiata posizione di equanimità.

Anche quando parla sembra riempirsi di soddisfazione e dà pacche sulle spalle di coloro che ascoltano come se volesse farsi perdonare l’allegria con cui li intrattiene. Questa effigie di uomo mi dà la sensazione di un mostro gelatinoso, enorme, con più profondità dello stesso mare. Non per quello che dice, ma per quello che nasconde. Osservalo.

Cerca sempre qualcosa con cui lusingare la vanità degli altri. È specialista nello scoprire debolezze, non per criticarle o correggerle, ma per elogiarle e condirle d’olio come un’insalata.
Tu sei pigro. Allora il tipo ti dirà:
—Che splendido “fannullone” sei! ti invidio, Capo…
Al contrario, tu hai la pretesa di essere un bel ragazzo. Il tal dei tali ti incontra e, fermandoti, ti mette entrambe le mani sulle giunture delle braccia, ti guarda dolcemente ed esclama:
—Che elegante sei oggi! Che bene! Dove hai comprato quella magnifica cravatta? Uomo fortunato.
Cammini preoccupato di essere malato. Il mio mostro individua la tua ossessione ed esclama, quasi indignato:
—Malato tu? Non scherzare. Ma cosa dici! Malato sono io.
E ipso facto svela una tale collezione di malattie, che quasi tu lo guardi con terrore… e contento di soffrire di una sola malattia.

Mi si dirà: “Sono caratteristiche di un individuo malato, debole”.
Più che un uomo, il mio individuo è un’edera, lenta, inesorabile, avanzatrice. Può tagliare tutti i germogli che vuoi, puoi offendere quest’edera rampicante, nel modo migliore che ti pare. È inutile. Il mostro non reagirà. Cresce con lentezza spaventosa. Inchioda le radici e cresce. Inutile che l’ambiente gli sia avverso, che nessuno voglia aiutarlo, che lo disprezzino, che gli diano a intendere che il peggio può essere atteso da lui. Tempo perso. L’edera, in cambio di ingiurie, ti restituirà fiori, profumo, carezze. Tu lo hai disprezzato e lui si fermerà un giorno stupito davanti a te, esclamando:
—Chi è il tuoi sarto? Che magnifico abito ti ha confezionato! Non è giusto essere così elegante.
Tu fai una battuta di cattivo gusto; l’uomo ride, “si piega in due” e dopo essere stato quasi vittima di una congestione per l’eccesso di risate, dice:
—Che spiritoso sei!… Che incredibile!…
E di nuovo è vittima di un attacco di risate, che gli sale dal ventre fino alla nuca.

Sta bene con tutti. Alcuni lo disprezzano, altri lo compatiscono, pochissimi lo stimano, e alla maggior parte è indifferente. Lui, più di chiunque altro, ha perfetta consapevolezza del disgusto interno che suscita e avanza con più precauzione di un ragno sulla ragnatela che estrae dal suo stomaco.
Sta bene con tutti. Può confidargli un segreto, con la certezza che lo custodirà più gelosamente di una cassaforte.

Puoi fargli una carognata. Prima che tu abbia il tempo di scusarti, ti dirà:
—Capisco. Dimentichiamo. Siamo uomini. Tutti sbagliamo. Ah, ah! Che tipo simpatico!
Impercettibilmente i suoi tentacoli si attaccano. Avvolgendosi alle difese fisse. Non è necessario vederlo per capire dove si trovi. Più untuoso di una biella, si sposta da un punto all’altro con tale efficacia di elasticità che, ovunque ci sia qualcuno da festeggiare o adulare, troverei il suo ampio sorriso, gli occhi brillanti e sorridenti, e le mani beatamente incrociate sul petto.

Non lo sorprenderanno in alcuna contraddizione, salvo le contraddizioni intelligenti in cui lui stesso incorre per dare ragione al suo avversario e lasciarlo più soddisfatto del suo potere intellettuale.

Altri si lamentano. Parlano male della gente, del destino, dei capi, degli amici. Lui, l’unica persona di cui parla male è se stesso. Per gli altri, emana non so da quale parte del suo corpo una tale quantità di olio, che appena qualcuno increspa una parola, lui soffoca la tempesta in un bicchier d’acqua con un barile di grasso.
Ho detto che quest’uomo era un mostro, e che mi incuteva terrore, terrore fisico, proprio come un incubo, perché intuivo in lui profondità maggiori di quelle del mare. Effettivamente: ve lo immaginate questo individuo arrabbiato? O che trama una vendetta?
“La processione si muove dentro.” Esternamente sorride come un idolo cinese, eternamente. Cosa si svolge dentro di lui? Quali tempeste? Non riesco a immaginarlo… puoi essere sicuro che nella solitudine, su quel volto che sorride sempre, si deve disegnare una tale bruttezza taciturna, che al diavolo stesso verrà la pelle d’oca e guarderà con sospetto il suo spettro sulla terra: l’ipocrita.

La terribile sincerità

Roberto Arlt – Mi scrive un lettore:
“La prego di rispondermi, molto seriamente, in che modo si deve vivere per essere felici.”
Gentile signore: Se potessi risponderle, seriamente o con umorismo, su come si deve vivere per essere felici, invece di scrivere articoli, sarei, forse, l’uomo più ricco della terra, vendendo, solo a dieci centesimi, la formula per vivere felici. Vede che assurdità mi chiede.

Credo che ci sia un modo di vivere in relazione con gli altri e con se stessi, che, se non concede la felicità, offre a chi lo pratica una sorta di potere magico di dominio sugli altri: è la sincerità.
Essere sinceri con tutti, e ancora di più con se stessi, anche se ci si danneggia. Anche se l’anima si infrange contro l’ostacolo. Anche se si resta soli, isolati e sanguinanti. Questa non è una formula per vivere felici; credo di no, ma lo è per avere la forza di esaminare il contenuto della vita, le cui apparenze ci stordiscono e ingannano continuamente.

Non guardi cosa fanno gli altri. Non le importi un bruscolino di ciò che pensa il prossimo. Sia se stesso, sopra ogni cosa, sopra il bene e il male, sopra il piacere e il dolore, sopra la vita e la morte. Lei e lei stesso. Nient’altro. E sarà forte come un demonio allora. Forte nonostante tutti e contro tutti. Non importa se il dolore le farà sbattere la testa contro un muro. Si chieda sempre, nel momento peggiore della sua vita, quanto segue:
—Sono sincero con me stesso?
E se il cuore le dice di sì e deve gettarsi in un pozzo, si getti con fiducia. Essendo sinceri, non si farà del male. Sia sicurissimo di questo. Non si farà del male, perché non puoi farsi del male. La vita, la misteriosa vita che governa la nostra esistenza, impedirà che lei si faccia del male gettandosi nel pozzo. La vita, provvidenzialmente, posizionerà, un metro prima che lei arrivi al fondo, un ramo dove si impiglieranno i suoi vestiti, e… si salverà.

Lei mi dirà: “E se gli altri non comprendono che sono sincero?” Che le importa degli altri! La terra e la vita hanno tanti percorsi con altezze diverse, che nessuno può vedere più lontano di quanto permettano i propri occhi. Anche se sale su una montagna, non vedrà un centimetro più lontano di quanto li permetta la vista. Ma mi ascolti bene: il giorno in cui coloro che la circondano si renderanno conto che sta percorrendo un sentiero inesplorato, ma guidato dalla sincerità, quel giorno la guarderanno con stupore, poi con curiosità. E il giorno in cui, con la forza della sua sincerità, dimostrerà loro quanti poteri ha tra le mani, quel giorno saranno i suoi schiavi spirituali, ci creda.

Lei mi dirà: “E se mi sbaglio?”. Non ha importanza. Ci si sbaglia quando si deve sbagliare. Né un minuto prima né un minuto dopo. Perché? Perché così ha deciso la vita, che è quella forza misteriosa. Se si è sbagliato sinceramente, verrà perdonato. O non verrà perdonato. Importa poco. Si continua per la propria strada. Contro vento e marea. Contro tutti, se necessario. E mi creda, arriverà un momento in cui si sentirà più forte, e la vita e la morte diventeranno due giocattoli tra le sue mani. Così, come suona. Vita. Morte. Guarderà quella faccia della moneta e con un calcio la lancerà lontano da sé. Cosa le importano i nomi, se lei con la sua forza è al di là dei nomi?

La sincerità ha una doppia natura curiosa. Non modifica la natura intrinseca di chi la pratica, ma gli concede una sorta di doppia vista, sensibilità curiosa, e che gli permette di percepire la menzogna, e non solo la menzogna, ma anche i sentimenti di chi gli sta accanto.
C’è una frase di Goethe, riguardo a questo stato, che vale un Perù. Dice: “Tu che mi hai messo in questo dedalo, tu mi tirerai fuori da esso”.
È ciò che le dicevo prima.

La sincerità provoca in chi la pratica lealmente una serie di forze violente. Queste forze si manifestano solo quando deve verificarsi quello di: “Tu che mi hai messo in questo dedalo, tu mi tirerai fuori”. E se lei è sincero, percepirà la voce di queste forze. La trascineranno, forse, a compiere atti assurdi. Non importa. Li compia. Se rimarrà sanguinante? Chiaro! Tutto ha un costo su questa terra. La vita non regala nulla, assolutamente. Tutto va comprato con libbre di carne e sangue.

E all’improvviso scoprirà qualcosa che non è la felicità, ma un suo equivalente. L’emozione. La terribile emozione di giocarsi la pelle e la felicità. Non nelle carte, ma trasformandosi in una specie di emozionante carta umana che cerca la felicità, disperatamente, attraverso le combinazioni più straordinarie, più inaspettate. O cosa crede lei? Che è uno di quei multimilionari americani, ieri venditori di giornali, poi carbonai, poi proprietari di circhi, e successivamente giornalisti, venditori di automobili, finché un colpo di fortuna lo posiziona nel luogo in cui inevitabilmente doveva essere?

Quegli uomini sono diventati miliardari perché desideravano esserlo. Sapevano che così avrebbero realizzato la felicità della loro vita. Ma pensi a tutto ciò che si sono giocati per essere felici. E mentre il successo non si materializzava, l’emozione che derivava da ogni giocata li rendeva più forti. Se ne rende conto?

Veda amico: si costruisca una base di sincerità e su quella corda tesa o instabile, attraversi l’abisso della vita con la sua verità in mano, e trionferà. Non c’è nessuno, assolutamente nessuno, che possa farla cadere. E anche coloro che oggi le lanciano pietre, domani si avvicineranno a lei per sorriderle timidamente. Ci creda, amico: un uomo sincero è così forte che solo lui può ridere e avere pietà di tutto.

*”El que siempre da la razon”, “La terrible sinceridad” / Quello che dà sempre ragione e La terribile sincerità, trad. it. © Fabrizio Pinna (effe) | 2025. Riferimento bibliografico: Roberto Arlt, Aguafuertes porteñas, Buenos Aires, Victoria, 1933.

*Il Taccuino blu di effe (Fabrizio Pinna) | 2025

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