Nuove ricerche ai Balzi Rossi per capire come l’uomo di Neanderthal e Homo sapiens si sono adattati ai cambiamenti climatici e ambientali negli ultimi 400 mila anni

Dal 18 al 22 ottobre un gruppo interdisciplinare dell’Università di Pisa e dell’Università Milano Statale ha lavorato nella Grotta del Principe, area archeologica dei Balzi Rossi (Ventimiglia), prelevando con moderne tecniche microinvasive, campioni geologici che saranno sottoposti ad analisi in laboratorio al fine di determinarne l’età, comprendere i processi di sedimentazione e quindi dedurre le caratteristiche dell’ambiente nel passato che ha portato alla loro formazione, con particolare riguardo alle variazioni del livello del mare nel corso degli ultimi 400 000 anni. Le ultime indagini nella Grotta del Principe erano state fatte oltre 20 anni fa.

Pappalardo

Ritorna al centro di intense attività di ricerca scientifica il sito dei Balzi Rossi (Ventimiglia), vicino al confine tra Italia e Francia, uno dei siti europei più importanti per lo studio dell’evoluzione delle popolazioni umane del passato non solo per l’area ligure-provenzale, ma per tutto il Mediterraneo Occidentale.

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Nelle grotte e nei depositi dei Balzi Rossi sono state rinvenute, sin dalla fine del XIX secolo, evidenze di frequentazione da parte di specie umane precedenti alla nostra ed in particolare delle ultime popolazioni di Neanderthal europei e dei più antichi Homo sapiens giunti in Europa. Le sepolture di questi progenitori della nostra specie trovate nelle grotte sono tra le più antiche d’Europa ed estremamente ricche di corredi sepolcrali; non mancano esempi di arte parietale come l’incisione del cavallo (o alce) della grotta del Caviglione e le Veneri, statuine femminili attribuite al Paleolitico superiore.

Un gruppo di ricerca interdisciplinare delle Università di Pisa e Milano, insinergia con gli archeologi preistorici che lavorano nella zona dei Balzi Rossi su siti o tematiche specifiche (Museo di Antropologia del Principato di Monaco, Università di Genova, Università di Trento) ha intrapreso nuove ricerche per studiare come si è modificato il comportamento umano in relazione ai cambiamenti ambientali connessi con le variazioni del livello del mare e con la conseguente disponibilità di risorse naturali. In questo sito, infatti, si rileva l’eccezionale compresenza, in uno spazio limitato, sia di significative tracce geologiche delle passate variazioni del livello del mare, sia di consistenti testimonianze di popolamento umano.

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“Il nostro progetto si propone di studiare come le popolazioni umane reagiscono alle variazioni del livello del mare e alle modificazioni ambientali connesse. Per capire come affrontare le sfide che l’innalzamento del livello del mare in atto ci proporrà in un prossimo futuro, andremo a interrogare le tracce lasciate dagli antichi abitatori del litorale ligure-provenzale, anche di quelli appartenuti a specie umane diverse dalla nostra”, spiega Marta Pappalardo, professoressa ordinaria di Geografia fisica e Geomorfologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa e coordinatrice scientifica del progetto SPHeritage, “Lezioni per il futuro dal patrimonio culturale del passato: quattrocentomila anni di risposta delle popolazioni umane alle variazioni del livello del mare e ai cambiamenti climatici nel Mediterraneo Nord-Occidentale”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del programma FISR2019.

“In questi primi mesi di lavoro, grazie anche ad una collaborazione con il Museo di Antropologia del Principato di Monaco del quale alcuni ricercatori sono membri del nostro team, ci siamo concentrati sulla Grotta del Principe ai Balzi Rossi, dove sono presenti tracce lasciate dall’azione del mare sul litorale risalenti a 300 o 400 mila anni fa. Le analisi di laboratorio ci consentiranno di ricostruire gli ambienti di vita dei nostri lontani antenati e il loro rapporto con le risorse marine”, conclude Marta Pappalardo. 

Il gruppo di ricerca del progetto SPHeritage è composto da esperti in varie discipline nell’ambito delle Scienze della Terra e da Archeologi preistorici provenienti dalle Università di Pisa e Milano Statale ma anche da altri atenei e centri di ricerca (Università di Genova, Ca’Foscari di Venezia, CNR IGG). Le attività vengono svolte grazie alle autorizzazioni concesse dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Imperia e Savona e dal Museo Preistorico Nazionale dei Balzi Rossi.

Durante i periodi interglaciali, ovvero nelle fasi climatiche calde, il paesaggio litorale dei Balzi Rossi era simile all’attuale, come testimoniato da segni di erosione associati a bioincrostazioni e depositi costieri sabbiosi contenenti faune marine evidenti, oltre che nella Grotta del Principe, anche nella Barma Grande, nel Riparo Mochi e in altre cavità del sito.Nelle fasi climatiche fredde, invece, il livello del mare era sino a 100 m più basso dell’attuale, e una pianura costiera ora sommersa, ampia fino a 10 km, separava il litorale dalla falesia dei Balzi Rossi.Nei depositi di sedimenti continentali formatisi durante le glaciazioni presenti nella Grotta del Principe e in altre cavità sono contenuti, associati a manufatti di industria litica, molluschi marini utilizzati sia per scopi alimentari che ornamentali. Grazie alle nuove analisi che saranno sviluppate nell’ambito del progetto SPHeritage i ricercatori cercheranno di capire che tipo di rapporto avessero con le risorse marine i nostri predecessori di diverse specie umane (Homo sapiens, Homo neanderthalensis e Homo heidelbergensis), e come le variazioni del livello del mare abbiano modificato i loro comportamenti. I risultati potranno aiutarci anche a capire cosa potrebbe accadere in futuro nello scenario previsto di riscaldamento climatico globale.