Fantascienza, il nuovo realismo

di Alfredo Sgarlato – Mai come in questo periodo sono in voga le distopie, l’immaginare un futuro peggiore del presente. Mai come oggi le peggiori intuizioni della fantascienza distopica appaiono realizzate: stiamo vivendo una pandemia, con un disastro climatico incombente, in un’epoca di povertà diffusa, senza una reale alternativa politica, con un forte regresso nei diritti dei lavoratori e la libertà di abbindolare con le fake news spacciata per libertà di pensiero.

La fantascienza, a lungo considerata letteratura/cinema di serie B, si prende la sua rivincita. Finalmente scrittori come Kurt Vonnegut (che è limitante però catalogare come solo fantascientifico, vedi https://www.albengacorsara.it/2020/05/06/kurt-vonnegut-lumanista-beffardo/), Ray Bradbury, James G. Ballard e soprattutto Philip K, Dick, il più grande di tutti, sono considerati tra i maggiori del secolo scorso, e se ne è colta, oltre alla preveggenza, la grande profondità psicologica. Va detto che i loro romanzi spesso sono di un realismo agghiacciante, e fantastica è solo la cornice in cui sono ambientati: un esempio su tutti “Noi marziani” di Dick.

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Philip K. Dick

Oggi non sono più rispettati (fortunatamente) i confini tra i generi, e un maestro della narrativa psicologica come Ian McEwan si cimenta nella fantascienza e sforna un capolavoro come “Macchine come me“, mentre non sembra rivolta al pubblico di nicchia una distopia magistrale come “Terminus radioso” di Antoine Volodine. Ma è nel cinema e nelle serie tv che la fantascienza impazza nuovamente. Accanto a tanti remake inutili abbiamo visto un valido seguito di “Blade runner“, un gioiellino sottovalutato come l’apparentemente demenziale “Idiocracy” di Mike Judge, e soprattutto tanti film dove la distopia è legata alla disparità di classe, da “In time” di Andrew Niccol (secondo me un’ottima idea sfruttata male) a “District 9” ed “Elysium” di Neill Blomkamp, al Bong Joon Ho non ancora superpremiato di “Snowpiercer“, fino a quelli, più in chiave horror, di Jordan Peele.

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“Idiocracy”, il futuro presidente degli U.S.A.

Ma è nelle serie tv dove la fantascienza stravince, spesso mescolando due modelli base, il già citato Philip K. Dick (una serie è tratta da uno dei suoi capolavori, “The man in the high castle“, in Italia “La svastica sul sole“), e il surrealismo di David Lynch: dall’apripista “Lost” al fondamentale “Black Mirror” successi come “Westworld“, “Fringe“, “Stranger things“, “The OA“, “The end of the fucking world“, “Tales from the loop” e tantissime altre, in un florilegio di realtà alternative o virtuali, universi paralleli, doppi, cloni, robot, poteri misteriosi, spesso inseriti in un realismo di fondo, con grande spazio alla complessità psicologica dei personaggi.

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San Junipero

Da notare come molte serie, o episodi cult (vedi “San Junipero” episodio 3 x 04 di Black Mirror), siano ambientate negli anni ’80. Età dell’oro, periodo commercialmente più sfruttabile? Forse semplicemente il periodo in cui la maggioranza degli autori era ragazzo… Per alcuni l’ultimo periodo storico con una moda e una cultura immediatamente riconoscibili; sicuramente un periodo di transizione, con l’inizio della svolta conservatrice in politica, e l’esplosione della tecnologia e la nascita delle comunità immaginarie (vedi https://www.albengacorsara.it/2020/03/05/fenomeni-social-i-e-sincronicita/) in campo sociale. Ma ad allontanare l’idea di un’età dell’oro, presente o futura, ci pensa il tono oscuro quando non apocalittico delle serie citate.

C era una volta a Hollywood Quentin Tarantino
C’era una volta a Hollywood

Alla fine l’unico vero utopista, l’unico nei cui film alla fine vincono i buoni, risulta essere Quentin Tarantino, che sembrava tanto cattivo. Dall’antirazzismo di “Django unchained“, a “Bastardi senza gloria“, dove è una donna ebrea a uccidere Hitler (in un cinema, ovviamente), a “C’era una volta a Hollywood” dove la controfigura di un attore di insuccesso, la sfiga fatta persona, si trova ad essere motore positivo della Storia. Se, come diceva Fellini, si fa cinema per mostrare a Dio di essere più in gamba di lui, Tarantino stravince a mani basse.