«I giochi online sono un vettore di adescamento per i più piccoli»: l’allarme della Polizia postale in Parlamento

Nella stessa audizione i pediatri chiedono di ritardare il più possibile l'uso dei social

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Roma. Fra i principali canali di adescamento dei minori nella fascia fino ai tredici anni, accanto ai social network e alle applicazioni di messaggistica, c’è il gaming: piattaforme che consentono liberamente l’iscrizione anche ai più piccoli e che permettono normalmente di giocare con sconosciuti. Lo ha affermato Maria Rosaria Romano, direttrice della II divisione del Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, audita oggi dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori.

Il rischio, ha spiegato la dirigente, è duplice: «Da un lato l’empatia che può favorire gli abusi degli adulti e dall’altro l’accesso incontrollato a contenuti violenti o comunque inadeguati, con il rischio di alimentare l’emulazione, come hanno dimostrato molti fatti di cronaca».

In aumento anche i casi di sextortion, il ricatto a sfondo sessuale, e di diffusione non consensuale di immagini intime, sempre più spesso costruite con il deepfake: reati gravi quando colpiscono i minori, e che, ha osservato Romano, i minori commettono con frequenza crescente. A pesare è anche l’intelligenza artificiale, che «ha accresciuto la capacità di produzione di materiale illecito»: «L’aumento di tale materiale oggi è fortemente incentivato dall’Ia».

«Dati preoccupanti, che confermano l’opportunità dell’indagine che abbiamo deliberato e l’esigenza di approfondimento», ha commentato la presidente della commissione Michela Vittoria Brambilla.

Nella stessa seduta è stata ascoltata la Società italiana di pediatria, rappresentata dal presidente Rino Agostiniani, che ha indicato la linea dei pediatri: l’uso dei social media va ritardato il più possibile, anche quando è legalmente consentito o proposto dalle piattaforme, e l’accesso non supervisionato a internet va evitato prima dei tredici anni, per i rischi legati all’esposizione a contenuti inappropriati. «Tredici anni è la soglia che abbiamo incluso nelle linee guida — ha precisato —. Sulla base della revisione della più recente letteratura scientifica ci riserviamo di rivedere queste indicazioni».

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