
Imperia. «Qui finisce l’Italia», aveva detto dal palco Claudio Scajola, sindaco di Imperia e presidente della Provincia. «Vorrei completare l’immagine: qui comincia l’Italia», ha replicato Sergio Mattarella, intervenuto oggi al Teatro Cavour alla trentanovesima assemblea annuale dell’Unione delle Province d’Italia, che si chiude domani. Il presidente della Repubblica ha concluso una cerimonia aperta da Agnese Carletti, presidente della Provincia di Siena, e proseguita con l’intervento di Scajola, il saluto del presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la relazione del presidente dell’Upi Enzo Lattuca. Presenti ai lavori anche Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e il sindaco della Città Metropolitana di Genova Sillvia Salis.
Il passaggio politicamente più netto riguarda la condizione in cui le Province si trovano da oltre un decennio. Il percorso che doveva portarle verso «ruoli e responsabilità residuali», ha ricordato Mattarella, è stato interrotto da «un giudizio sfavorevole del corpo elettorale», ma a quella decisione «non si è data poi attuazione coerente»: «L’inerzia del legislatore ha lasciato la Provincia nel guado». Di qui la richiesta: «Occorre metter fine alla transizione incompiuta, occorre fare uscire questa istituzione – ripeto – dal “limbo”».
Il richiamo non è nuovo, ed è lo stesso Mattarella a segnalarlo con quell’inciso, «ripeto»: un anno fa, alla trentottesima assemblea dell’Upi, a Lecce, aveva usato la stessa immagine — «Le Province non possono essere destinate a un eterno “limbo”» — davanti alla stessa transizione incompiuta, alle incertezze su ruolo, funzioni e risorse e al riassetto costituzionale mai realizzato dopo la riforma del 2014. Dodici mesi dopo la richiesta torna identica.
A quella incompiutezza il capo dello Stato collega anche il modo in cui si scelgono gli amministratori provinciali: la pari dignità che la Costituzione riconosce a Comuni, Città metropolitane, Province, Regioni e Stato «si riflette sulla necessità del carattere democratico degli organi di governo delle Province. Questo tema non può più essere rimandato o accantonato». È il sistema con cui il 22 novembre si tornerà a votare anche in provincia di Savona, dove il corpo elettorale è formato dai sindaci e dai consiglieri comunali dei 69 Comuni, con voto ponderato.

L’incertezza, ha avvertito Mattarella, non resta confinata all’ente: «Si riverbera sul servizio che essa può rendere ai cittadini, ai territori che circondano i centri urbani capoluogo, alle aree interne e montane che sono più lontane dalle grandi infrastrutture dei trasporti, ai Comuni medi e piccoli che hanno bisogno di supporto e di coordinamento». C’è poi la questione dell’identità territoriale, perché la provincia resta «una dimensione di riferimento», anche per come lo Stato organizza i propri servizi sul territorio. «Il vuoto prodotto rischia di assumere un rilievo sempre crescente, intaccando potenzialità presenti in tanti territori e incidendo sugli stessi diritti dei cittadini che li abitano».
Il presidente ha riconosciuto alle Province il contributo dato all’attuazione del Pnrr, «in un quadro di precarietà», e in particolare gli interventi di edilizia scolastica, ricordando che il piano «dovrà proseguire oltre il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza». Sul futuro ha indicato la strada del dialogo con le Regioni, «per trovare un nuovo stabile equilibrio e conferire piena efficienza al governo locale», e ha messo in guardia dal rischio che l’inerzia, protraendosi, frammenti le funzioni provinciali «diversificando le competenze di Regione in Regione».
Lo spopolamento e i giovani
Un capitolo del discorso è dedicato allo squilibrio demografico. Lo spopolamento delle aree «meno favorite in termini di sviluppo, di infrastrutture, di servizi» costituisce «un freno nel cammino dei prossimi anni, anche sotto il profilo della natalità», mentre una migliore valorizzazione delle diversità può dare al Paese «maggiore dinamismo, maggiore crescita, migliore qualità della vita». Contrastare lo spopolamento, «ridurre la migrazione forzata dei giovani», valorizzare borghi e territori a rischio di abbandono è «una grande missione nazionale, a cui le istituzioni, nel loro insieme, devono dedicarsi».
Il richiamo sulle violenze
Dall’impegno al servizio dei cittadini Mattarella è passato alla sicurezza delle comunità, «nelle città e nei borghi, dove ogni violenza è inaccettabile», esprimendo «la piena solidarietà della comunità nazionale» alle forze dell’ordine e «in particolare ai quasi 200 loro feriti nei giorni scorsi», dopo gli scontri del fine settimana in diverse città italiane. Serve, ha aggiunto, «una analisi intelligente e approfondita» e «una attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti», una condizione «che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili».
L’assemblea di Imperia si propone di definire un’agenda programmatica da portare all’attenzione della prossima legislatura: «È un impegno che va nella direzione auspicata», ha commentato Mattarella, che ha chiuso richiamando il «dovere di pensare insieme al futuro di cui vogliamo essere artefici».
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