Sanità territoriale, Piccardo (Pd): «Efficienza non significhi tagliare i servizi». Nicolò: «Nessuna chiusura»

La vicecapogruppo del Pd chiede che la riorganizzazione della rete territoriale passi dal Piano sociosanitario regionale e non da una revisione struttura per struttura: «I presidi vanno rafforzati, non depotenziati».

Nella foto: Massimo Nicolò, assessore alla Sanità Regione Liguria
Nella foto: Massimo Nicolò, assessore alla Sanità Regione Liguria

Genova. Che cosa è emerso dalla ricognizione delle strutture sanitarie territoriali e ambulatoriali? È la domanda che Katia Piccardo, vicecapogruppo del Partito democratico, ha posto alla Giunta con un’interrogazione discussa in Consiglio regionale. La consigliera chiede che l’intero processo di riorganizzazione della rete territoriale sia ricondotto alla programmazione del Piano sociosanitario integrato regionale, e non affidato a «una revisione struttura per struttura, senza una cornice programmatoria unitaria».

Una razionalizzazione della rete, ha argomentato Piccardo, comporta scelte di programmazione, allocazione di risorse e integrazione sociosanitaria che per legge hanno la loro sede nel Pssir. E i presidi territoriali, ha aggiunto, andrebbero rafforzati, mentre «sembra che la razionalizzazione si stia traducendo in depotenziamenti e dismissioni».

L’assessore alla Sanità Massimo Nicolò ha risposto che l’Azienda tutela della salute Liguria lavora al miglioramento del sistema sanitario pubblico e che ha l’obbligo di monitorare con scrupolo la spesa sociosanitaria, «per assicurare che ogni euro dei contribuenti sia utilizzato per garantire un’assistenza di qualità». La ricognizione, ha assicurato, non è finalizzata a tagli o chiusure ma a un corretto impiego delle risorse: l’assistenza sanitaria non verrà toccata, a salvaguardia della cittadinanza e per non disperdere la rete esistente. Le 32 Case della Comunità, ha aggiunto l’assessore, hanno lo scopo di garantire un’offerta di qualità crescente insieme a efficienza organizzativa.

La replica dopo l’aula

La risposta non ha convinto la consigliera democratica. «Nessuno mette in discussione la necessità di controllare l’impiego delle risorse pubbliche e di garantire che non ci siano sprechi — osserva Piccardo in una nota diffusa dopo la seduta —, anzi ci saremmo aspettati che questo fosse fatto con regolarità e non lasciato a una singola iniziativa diramata recentemente. Questo controllo deve essere ordinario e accompagnarsi a una programmazione trasparente, non diventare il presupposto per ridurre e decurtare la presenza dei servizi sanitari e sociosanitari sul territorio».

La risposta ricevuta in aula, secondo Piccardo, «conferma la preoccupazione, già sollevata da sindaci, amministratori, operatori sanitari e ordini professionali, che la revisione della rete possa tradursi in un arretramento dell’assistenza», soprattutto nei piccoli e medi comuni e nelle aree interne, ma anche nelle zone costiere e genovesi più lontane dai poli ospedalieri. Case e Ospedali di comunità, aggiunge, «devono rafforzare questa rete, non diventare la giustificazione per chiudere i servizi esistenti prima ancora che la nuova organizzazione sia effettivamente operativa». La consigliera chiede infine che la Regione chiarisca «quali sono le ipotesi concrete emerse dalla ricognizione».

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