Vaccarezza chiede scusa dopo la frase controversa in Consiglio Regionale su Pertini

Il consigliere ligure si scusa ma si difende dalle richieste di dimissioni e ribadisce il diritto al dissenso politico

Angelo Vaccarezza

Politica | Il consigliere regionale ligure Angelo Vaccarezza è al centro di una controversia seguita a un increscioso episodio avvenuto martedì durante l’ultima seduta del Consiglio Regionale, caratterizzata da un acceso dibattito e da tensioni tra maggioranza e opposizione in merito a questioni nate intorno all’ordine del giorno per l’Apposizione della Medaglia d’oro al Valor Militare sul gonfalone di Zara. Al termine della discussione, Vaccarezza ha pronunciato una frase che ha suscitato critiche e polemiche: rispondendo a una richiesta di scuse rivolte al presidente Sandro Pertini, al quale peraltro è intitolata la stessa aula dell’assemblea ligure, ha detto «Gli farò una telefonata».

Il consigliere ha infine oggi espresso rammarico per questa affermazione, definendola «una frase che assolutamente non mi rende onore» e ha chiesto scusa pubblicamente, riconoscendo l’errore. L’episodio ha portato la minoranza a chiedere in questi giorni le dimissioni di Vaccarezza dai suoi incarichi di Segretario d’Aula e di Consigliere Incaricato. Riguardo alla prima carica, egli ha precisato che, essendo stato eletto con il solo sostegno della maggioranza, si dimetterebbe qualora il suo gruppo decidesse di revocargli la fiducia. Invece, per quanto concerne l’incarico conferitogli dal presidente della Regione Marco Bucci, ha sottolineato che la revoca spetterebbe al presidente stesso.

Nel chiarimento che ha fornito, Vaccarezza ha ribadito il diritto di esprimere le proprie opinioni, sottolineando il principio democratico che consente valutazioni anche critiche sull’operato politico di figure pubbliche. Il consigliere ha espresso un giudizio critico sugli anni del dopoguerra, in particolare riguardo al trattamento riservato agli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia, e ha menzionato la mancata giustizia per le vittime delle foibe e per i bambini uccisi a Vergarolla nel 1946.

Vaccarezza ha inoltre contestato alcune scelte politiche di quel periodo, citando in particolare la concessione della massima onorificenza della Repubblica Italiana al maresciallo Tito, e ha espresso una valutazione negativa anche sul ruolo di alcuni protagonisti, incluso l’allora presidente Sandro Pertini, nelle relazioni con l’ex Jugoslavia.

Il consigliere savonese ha infine ribadito la sua disponibilità a confrontarsi con il presidente del Consiglio, la maggioranza e il presidente della Regione, ma ha chiarito che non intende rinunciare alle sue idee né al diritto di dissenso. A tal proposito ha fatto un paragone: «Se io incontrassi una persona di sinistra e gli chiedessi: “Che giudizio dai dei sette anni di Presidenza Pertini e del settennato di Presidenza Cossiga?”, mi darebbe un giudizio profondamente diverso. Ecco, anch’io». Di seguito, il messaggio integrale di scuse del consigliere regionale Angelo Vaccarezza, “Il dovere delle scuse, il diritto alle mie idee”.

(Red- Corsara)

«Come credo abbiate letto, in questo momento sono oggetto di una polemica e di una serie di attacchi sulla carta stampata e sui social.

È successo che martedì, alla fine di un dibattito molto acceso in Consiglio Regionale, terminato con urla e accuse pesanti dai banchi della minoranza nei miei confronti, io ho sbottato con una frase di cui onestamente non sono orgoglioso e per cui non ho nessun problema a chiedere scusa. L’argomento era la richiesta di scuse verso il Presidente Pertini e io ho risposto: “Gli farò una telefonata”. E’ una frase che assolutamente non mi rende onore. E, visto che non sono uno che si nasconde dietro un dito, riconosco di aver sbagliato e chiedo scusa per averla detta.

Il clima con l’opposizione in Consiglio Regionale – e devo fare i complimenti al Presidente Stefano Balleari che cerca sempre di tenere la situazione sotto controllo – non sempre consente di confrontarsi in maniera civile e democratica: spesso si urla e qualche volta si dicono cose che sarebbe bene non dire.

A seguito di questa mia frase sono state richieste dalla minoranza le mie dimissioni, sia da Segretario d’Aula che da Consigliere Incaricato. Per quanto riguarda il Segretario d’Aula, visto che sono stato eletto in questo ruolo con i soli voti della maggioranza, qualora la maggioranza stessa mi dicesse di non avere più fiducia in me, senza tanti problemi rassegnerei le mie dimissioni. Per quanto riguarda il ruolo di Consigliere Incaricato, visto che la nomina arriva dal Presidente Bucci, se il Presidente ritenesse di revocarmi l’incarico, ne avrebbe pieno diritto. 

Però su una cosa voglio essere chiaro: se ho sbagliato, e ho sbagliato, a pronunciare quella frase, rivendico però il mio diritto ad esprimere le mie opinioni. Perché siamo in democrazia. Quella democrazia di cui spesso tanti si riempiono la bocca, consente di avere la possibilità di giudicare in modo particolare l’azione politica di qualcuno e di poter formulare un giudizio positivo o negativo. 

Ed io do un giudizio profondamente negativo degli anni del dopoguerra che hanno visto 350.000 italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia accolti come se fossero dei traditori perché avevano scelto l’Italia da italiani. Erano italiani due volte: per nascita e per scelta. E come dimenticare che non solo gli infoibati durante la guerra, ma anche gli infoibati alla fine della guerra, cioè quelli che sono finiti nelle foibe solo perché erano italiani, non hanno avuto giustizia? Come dimenticare i 100 bambini di Vergarolla, 18 agosto 1946 – eravamo già una Repubblica – che ancora oggi aspettano giustizia?

Ecco, quel pezzo di storia d’Italia a me non è mai piaciuto. E quindi non condivido le scelte dei protagonisti che in quel pezzo di storia d’Italia hanno fatto in modo che il maresciallo Tito fosse insignito della più alta onorificenza della Repubblica Italiana e che per un lungo periodo fosse descritto come una figura di cui l’Europa non poteva fare a meno e come un fulgido esempio di democrazia. Quindi ritengo un mio diritto criticare chi di quegli anni fu il protagonista, compreso l’allora Presidente Sandro Pertini, riguardo ai rapporti con la ex Jugoslavia.

Detto questo, rimango a disposizione sia del Presidente del Consiglio, della maggioranza e del Presidente Bucci, ma non verrò mai meno alle mie idee e al mio diritto al dissenso nei confronti di chiunque. 

Chiudo con un esempio: se io incontrassi una persona di sinistra e gli chiedessi: “Che giudizio dai dei sette anni di Presidenza Pertini e del settennato di Presidenza Cossiga?”, mi darebbe un giudizio profondamente diverso. Ecco, anch’io.» Angelo Vaccarezza, consigliere Regione Liguria.

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