La Commissione europea rafforza il sostegno alle regioni di confine orientali

La nuova strategia Ue punta su sicurezza, investimenti e connettività per le regioni al confine con Russia, Bielorussia e Ucraina.

Attualità / Politica | La Commissione europea ha varato una strategia articolata per rafforzare il sostegno alle regioni orientali dell’Unione europea che confinano con Russia, Bielorussia e Ucraina. Questo intervento si inserisce in un contesto di crescenti tensioni e difficoltà economiche e sociali determinate dalla guerra in Ucraina, che ha inciso pesantemente sulle condizioni di sicurezza e sviluppo di queste aree.

Le regioni interessate si trovano in nove Stati membri: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Questi territori sono stati esposti a minacce ibride, come forme di guerra non convenzionale, pressioni migratorie strumentalizzate, interruzioni nei flussi commerciali e difficoltà demografiche, con fenomeni di spopolamento e carenza di manodopera.

Dal febbraio 2022, con l’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina, l’UE ha incrementato il proprio impegno politico, tecnico e finanziario nelle regioni di confine, concentrandosi su infrastrutture, resilienza economica, capacità di difesa, energia, connettività e opportunità occupazionali. Le cosiddette “Solidarity Lanes” hanno contribuito a mantenere operativi i flussi commerciali con l’Ucraina. Tuttavia, il perdurare del conflitto richiede un ulteriore rafforzamento del sostegno comunitario.

La strategia della Commissione individua cinque aree prioritarie di intervento. La prima riguarda la sicurezza e la resilienza, con lo sviluppo di iniziative come l’Eastern Flank Watch, la Difesa Europea contro i droni, lo Scudo Aereo e lo Scudo Spaziale europeo. Si prevede inoltre la creazione di una rete di operatori per migliorare la preparazione e la cooperazione transfrontaliera in materia di sicurezza.

In termini di crescita e prosperità regionale, la Commissione punta a facilitare l’accesso ai finanziamenti attraverso la creazione di un nuovo strumento, la EastInvest Facility, che coinvolgerà la Banca europea per gli investimenti, istituzioni finanziarie internazionali e banche promozionali nazionali e regionali. Questo fondo intende sostenere investimenti pubblici e privati nei territori più colpiti. È prevista anche la collaborazione con la Banca Mondiale nell’ambito dell’iniziativa Catching-up Regions per stimolare lo sviluppo economico locale.

L’attenzione si concentra anche sul rafforzamento delle risorse locali, con progetti per integrare elettricamente gli Stati baltici nella rete europea e per sviluppare infrastrutture per l’idrogeno transnazionale, come il Corridoio Nordico-Baltico dell’idrogeno. Tra le priorità figura il sostegno a iniziative di economia circolare, come le “valli di simbiosi industriale” e centri regionali per la bioeconomia.

La connettività rappresenta un altro pilastro, con investimenti volti a migliorare le reti digitali e i trasporti, inclusi strade, ferrovie e porti a doppio uso civile e militare, rafforzando anche i collegamenti transfrontalieri con Ucraina e Moldova. Infine, la strategia si propone di contrastare la depopolazione e la carenza di manodopera attraverso percorsi integrati dall’istruzione all’occupazione, nonché di potenziare le comunità locali tramite programmi per la resilienza mediatica e la lotta alla disinformazione.

Per monitorare l’attuazione delle misure, la Commissione ha annunciato l’avvio di un dialogo politico annuale ad alto livello, con il primo incontro previsto per il 26 febbraio 2026. In quell’occasione sarà firmata la dichiarazione di intenti per l’avvio della EastInvest Facility da parte degli istituti finanziari aderenti.

Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per Coesione e Riforme, Raffaele Fitto, ha sottolineato la rilevanza di questa iniziativa: «Questi non sono solo confini nazionali. Sono confini europei. Sono la frontiera orientale dell’Unione europea. E ciò che accade lì riguarda tutti gli europei». Fitto ha inoltre evidenziato come il sostegno alle regioni di confine sia «una responsabilità politica» oltre che tecnica, richiedendo investimenti che garantiscano alle comunità la possibilità di vivere e lavorare nei propri territori.

La strategia si inserisce in un percorso avviato con la revisione di medio termine della Politica di Coesione 2025, che ha già previsto risorse aggiuntive per queste aree, e anticipa le proposte per il quadro finanziario 2028-2034, che dedicheranno fondi specifici per le regioni di confine nei piani nazionali e regionali di partenariato.

Le difficoltà di questi territori si manifestano in rallentamento della crescita economica, diminuzione degli investimenti, carenza di forza lavoro e aumento delle spese legate alla sicurezza. La nuova strategia europea riconosce tali sfide e punta a un approccio su misura, in grado di coniugare la sicurezza con lo sviluppo socio-economico, per rafforzare la coesione e la stabilità nel lungo termine.

(effe)

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