Fermo pesca a strascico in Liguria: operatori chiedono sostegno e strategie condivise 

Operatori liguri chiedono strategie condivise e governance regionale per il futuro del settore

Economia / Politica | La pesca a strascico in Liguria affronta una fase di incertezza a seguito dell’introduzione di un fermo di 60 giorni imposto dal Ministero dell’Agricoltura. Il provvedimento, senza precedenti in Italia, limita l’attività fino al 30 novembre 2025, con ripercussioni sul settore e richieste di sostegno economico e programmazione per il futuro da parte degli operatori liguri.

Il fermo pesca e le sue implicazioni | La recente misura ministeriale ha stabilito un periodo di sospensione continuativa di sessanta giorni per la pesca a strascico in tutta l’area tirrenica, che comprende il Mar Ligure, il basso Tirreno e la Sardegna. Questa decisione, frutto di un negoziato con la DG Mare della Commissione Europea, ha evitato una chiusura totale delle attività fino alla fine del 2025, ma ha sollevato preoccupazioni per la mancanza di certezze operative e di pianificazione per la stagione successiva. Il decreto prevede inoltre un ulteriore fermo di quattro settimane e una ripresa delle attività autorizzate a partire dal 1° dicembre 2025, con particolare attenzione alle imbarcazioni impegnate nella cattura dei gamberi di profondità.

Reazioni degli operatori e richieste di sostegno | Nel corso dell’incontro tenutosi a Genova, rappresentanti delle principali associazioni di categoria liguri, quali Coldiretti Pesca Liguria, Confcooperative – FedAgriPesca Liguria e Legacoop Liguria – Settore Agroalimentare, hanno manifestato le difficoltà generate da questa misura. Come hanno evidenziato Daniela Borriello, Augusto Comes e
Lara Servetti, il fermo di 60 giorni “ha permesso di evitare una chiusura totale delle attività”, ma ha anche “impedito una reale pianificazione del lavoro, generando forte incertezza”. Le stesse organizzazioni hanno sollecitato un intervento regionale integrativo, oltre ai ristori già garantiti dal Ministero, per sostenere un comparto cruciale per l’economia costiera. Gli operatori hanno ribadito la volontà di lavorare e non di dipendere da sussidi, sottolineando la necessità di una strategia definita e condivisa per il 2026.

Proposte per la gestione futura e dialogo istituzionale | Le associazioni di categoria, in accordo con gli operatori locali, hanno chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che coinvolga istituzioni e rappresentanti della pesca. L’obiettivo è di definire un plafond di giornate di pesca per ogni imbarcazione, basato su criteri equi e storicità delle attività, e di individuare misure tecniche che evitino ulteriori riduzioni. Inoltre, si auspica una gestione flessibile e aderente alle specificità del Mar Ligure. L’incontro si è svolto in un clima costruttivo, ma accompagnato da un senso di preoccupazione per le prospettive del comparto e con la disponibilità a passare dalla protesta alla proposta. In assenza di risposte tempestive, sono ipotizzate nuove iniziative di mobilitazione per tutelare un settore strategico per l’economia regionale e nazionale.

Visione strategica e governance territoriale | Tra gli obiettivi condivisi vi è la regionalizzazione della gestione della pesca, con l’adozione di un Piano di Gestione Ligure fondato su dati scientifici e sulle particolarità locali. Tale progetto dovrebbe essere realizzato attraverso la collaborazione tra Regione Liguria, i Gruppi di Azione Costiera (GAC) e il G.A.L. Fish Liguria, al fine di garantire una governance più efficace e aderente alle esigenze specifiche del territorio ligure. Questo approccio mira a conciliare sostenibilità ambientale e continuità produttiva, valorizzando le risorse marine e tutelando il lavoro degli operatori.

(Red. Corsara)

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