di Alfredo Sgarlato – La tredicesima edizione dell’Albenga Jazz Festival ha presentato due gustose anteprime. Il 7 agosto nella Cattedrale di San Michele il Maestro Carlo Benatti ha eseguito al grand’organo Serassi alcune sonate di Padre Davide da Bergamo, compositore dell’800 poco noto, le cui opere basate su incalzanti crescendo che ricordano quelli rossiniani, incantando il pubblico presente. Domenica 24 agosto in Piazza San Domenico la banda Giuseppe Verdi di Albenga, diretta dal Maestro Raffaele Esposto e rinforzata da alcuni solisti tra cui Giampaolo Casati alla tromba, Roberto Moretti al sax baritono e Edoardo Vruna al piano, esegue alcuni standard immortali di Duke Ellington, Anton Carlos Jobim, e altri grandi della musica afroamericana, resi con arrangiamenti perfetti e interpretazioni gustose dei solisti, tutti molto ispirati.
Da lunedì 25 gli eventi si moltiplicano. Alla mattina il Prof. Giannino Balbis presenta il libro “Around me jazz”, di Umberto Germinale, uno dei maggiori fotografi specializzati in jazz in circolazione, che si rivela anche ottimo scrittore e narratore di aneddoti, che vedono protagonisti giganti della musica come Dexter Gordon ed Herbie Hancock.

Il nome di Hancock torna al proscenio nel pomeriggio quando si esibisce l’E-V-O Project, formazione elettrica guidata dal pianista Edorardo Vruna. Il quartetto esegue brani dal repertorio dal jazz rock degli anni ’70, Hancock soprattutto ma anche Chick Corea e Allan Holdsworth, oltre a una straordinaria rilettura della splendida “Naima”, probabilmente il più bel tema scritto da John Coltrane. Benché i musicisti siano ancora molto giovani, solo il bassista Federico Fugassa è un volto ben conosciuto da chi bazzica i concerti a ponente, mostrano una notevole maturità stilistica. Impeccabili sul piano tecnico, Vruna, il raffinato batterista Simone Giuffra e il talentoso chitarrista Matteo Maffezzoli, sostenuti dal preciso treno ritmico di Fugassa, non hanno assolutamente il difetto che spesso si riscontra in formazioni dedite a questo filone, quello di esagerare nel virtuosismo, ma anzi suonano con grande eleganza e personalità. Suonare poi un repertorio poco sfruttato è un ulteriore asso nella manica: davvero un bel concerto.
Alla sera il debutto della Rapalline Jazz Band, formazione nata all’interno del festival e diretta dal grande Riccardo Zegna. Trattandosi di un esordio si poteva temere di ascoltare una formazione ancora acerba: non è assolutamente stato così. Ad un ascolto al buio chiunque avrebbe potuto dire che quella in ascolto era una band rodata da anni di tournée. A impreziosire la big band un quartetto di cantanti, Chantal Saroldi, Lorenzo Milanese, Cristina Meschia e Maria Grazia Scarzella, anche loro dotati di tecnica e talento. Il repertorio si basa soprattutto su Duke Ellington (per chi scrive il più grande compositore del ‘900) ma non manca il doveroso omaggio a Thelonius Monk, e qualche altro standard, come “There will never be another you” ottimamente resa da Milanese. Brani meravigliosi come “Lush life”, “Mood indigo”; “Come sunday” fanno venire i brividi anche se la serata è ancora calda. Si aggiunga poi la naturale simpatia del Maestro Zegna, che rischia di compromettere la serata quando l’ottimo pianista Zeno non riesce a smettere di ridere per i giochi di parole che Zegna regala tra un pezzo e l’altro, e la serata diventa indimenticabile. Applausi a scena aperta da parte del folto pubblico presente, ma non poteva andare diversamente con un concerto così coinvolgente. E per fortuna ce ne aspettano altri ancora.
*Foto di Roberto Ruaro














