di Alfredo Sgarlato – La terza serata dell’Albenga Jazz Festival 2024 si apre con la realizzazione di un sogno: la prima esibizione della Rapalline Jazz Band, un ensemble di musicisti giovani, in gran parte locali, diretti dal grande Riccardo Zegna in collaborazione con Corrado Trabuio. Una big band classica, che riprende un repertorio di composizioni di Duke Ellington (per chi scrive il più grande compositore del XX secolo) più due versioni di “Rhapsody in blue” di Gershwin e de “Il mattino” di Edvard Grieg nell’arrangiamento di Duke e del suo braccio destro Billy Strayhorn; la bellezza della musica è indiscutibile, i musicisti, rinforzati da alcuni solisti più esperti come Gianpiero Lo Bello al flicorno, Marco Moro a sax e flauto e Laura Torterolo alla voce, benché innegabilmente giovani mostrano già talento e mestiere notevoli: il vostro cronista, scusandosi perché non ricorda i nomi, ha apprezzato particolarmente tromba e sax alto, ma tutti sono di grande avvenire. La simpatia del Maestro Zegna che introduce i brani col suo humour aggiunge pepe a un concerto che chi come me adora Ellington (ma si era capito, vero?) si è goduto alla grande.

La seconda parte della serata si apre con un riconoscimento all’infaticabile Barbara Locci, madrina del Le Rapalline in Jazz e del Festival che da qui è nato; quindi il concerto di The Jazz Defenders, da Bristol, un quintetto che riprende le varianti più ritmate del jazz nate negli anni ’60, in particolare quel funky jazz nello stile del pianista Horace Silver, che il leader del gruppo George Cooper mi conferma essere il suo musicista preferito. Il gruppo, grande colpo del Direttore Artistico Alessandro Collina, è in anteprima assoluta per l’Italia, e il numeroso pubblico ha potuto apprezzare una formidabile macchina da jazz, musicisti di tecnica e mestiere sopraffini: tempi dispari, continui cambi di melodia e ritmo, alternanza di riff e soli, in una serie di composizioni originali belle anche come scrittura e non solo come esecuzione. Il pianista George Cooper, anche a organo e piano elettrico, sfodera soli scintillanti, veloci, ma con un gran senso melodico, la tecnica spaventosa non è mai fine a sé stessa ma al servizio del ritmo e del feeling. Ottimi i laceranti solo del sassofonista Jake McMurchie, sia nel registro basso che in quello acuto, potremmo, per gli adepti, paragonarlo a Michael Brecker come stile e intensità. Più tradizionale, ma pur sempre valido, il trombettista Nick Malcom. Davvero bravi anche i due ritmi, Jay Darwish al contrabbasso, che sfodera anche un notevole solo spagnoleggiante, e Joost Hendrickx alla batteria, potente e raffinato. Oggi il jazz inglese è il migliore al mondo, pensiamo tanto per non fare nomi a Shabaka Hutchings o a Matthew Halshall, e i Jazz Defenders sono il nuovo nome da seguire di questa fantastica scena.

Una valida edizione dell’Albenga Jazz Festival, con esibizioni tra il buono e lo straordinario, con rivelazioni assolute come i Jazz Defenders o i giovanissimi del Simone Magioncalda Trio. Il lavoro de Le Rapalline Jazz, con i tecnici Alessandro Mazzitelli, Simone Mel ed Emanuele Gianeri, del Direttore Collina e di tutti i volontari è stato encomiabile, e un plauso va anche all’Amministrazione Comunale, alla Fondazione De Mari e ai molti sponsor che hanno reso possibile il Festival. Sotto le stelle del Jazz, come canta l’Avvocato, ci siamo davvero divertiti.

*Foto di LeRapallineInJazz
