Fondo di garanzia Pmi, Liguria e altre quattro Regioni chiedono la proroga nel 2027

Con Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, la Liguria chiede continuità alle condizioni di accesso al credito oltre il 31 dicembre 2026.

L’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessio Piana
L’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessio Piana

Genova. La Liguria e altre quattro Regioni chiedono al Governo di prorogare nel 2027 il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, confermando le condizioni operative oggi in vigore. La richiesta è contenuta in una lettera ai ministri dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con l’obiettivo di assicurare continuità al sostegno al credito oltre il 31 dicembre 2026.

Con la Liguria hanno sottoscritto l’iniziativa Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Firmano gli assessori allo Sviluppo economico Alessio Piana per la Liguria, Vincenzo Colla, anche vicepresidente dell’Emilia-Romagna, Guido Guidesi per la Lombardia, Andrea Tronzano per il Piemonte e Massimo Bitonci per il Veneto.

Le cinque amministrazioni chiedono una decisione tempestiva, attraverso il primo provvedimento normativo utile, accompagnata da una comunicazione chiara a banche, confidi e imprese. Il punto è consentire di programmare investimenti, piani industriali e operazioni di medio-lungo periodo con un quadro prevedibile.

Il Fondo di garanzia facilita l’accesso al credito attraverso una garanzia pubblica sui finanziamenti. Le modalità applicate nel 2025 sono state prorogate per tutto il 2026 dal decreto Milleproroghe: fra le principali coperture figurano il 50% per i finanziamenti destinati alla liquidità e l’80% per quelli a fronte di investimenti. La scadenza richiamata riguarda questa disciplina operativa.

Secondo gli assessori, le regole attuali hanno sostenuto l’accesso al credito e gli investimenti legati a innovazione, crescita dimensionale delle imprese, transizione digitale ed energetica, rafforzamento delle filiere e presenza sui mercati esteri. I firmatari indicano nel Fondo uno strumento di politica industriale particolarmente rilevante in una fase di trasformazione tecnologica e organizzativa e di incertezza economica e geopolitica.

L’iniziativa si inserisce nella collaborazione del Distretto manifatturiero del Nord e segue il confronto del 23 ottobre a Milano con l’Associazione bancaria italiana, nel quale l’accesso al credito è stato individuato come una priorità per la competitività del sistema produttivo. Le stesse cinque Regioni avevano già presentato a settembre un documento unitario sull’Industrial Accelerator Act.

Nella lettera le amministrazioni richiamano il peso manifatturiero, delle esportazioni e degli investimenti privati in ricerca dei rispettivi territori. La loro tesi è che sostenere le imprese di quest’area produca ricadute sull’intero Paese. Una conferma tempestiva delle misure, concludono i firmatari, darebbe fiducia al sistema produttivo e sosterrebbe crescita, innovazione, occupazione e competitività.

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