Roma. L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha annunciato l’ingresso nel proprio patrimonio documentario dell’Archivio Servadio, donato da Biancamaria Puma, che da oltre trent’anni cura l’eredità intellettuale di Emilio Servadio (1904-1995), fra i primi promotori della psicoanalisi in Italia e studioso dei fenomeni parapsicologici. La donazione è stata accolta dal presidente dell’Istituto Carlo Ossola e dal direttore generale Massimo Bray.
Per Servadio la Treccani non era un luogo qualsiasi. Nel marzo del 1928, a ventiquattro anni, si era trasferito da Genova a Roma per fare il redattore dell’Grande Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, l’opera nata dall’incontro fra Giovanni Gentile e il senatore Giovanni Treccani con l’intento di riunire i maggiori intellettuali italiani in un progetto dichiaratamente apolitico, in un’epoca che apolitica non era. La qualità dei suoi contributi, talvolta in aperto dialogo critico con l’impostazione neoidealista dell’opera, gli valse la stima di Gentile, che gli consentì di proporre voci come Ipnotismo, Spiritismo e Telepatia. La collaborazione durò tutta la vita, interrotta soltanto dai sette anni trascorsi in India.
Quella parentesi fu l’esilio: ebreo, Servadio lasciò l’Italia nel 1938, dopo le leggi razziali, e riparò a Bombay, dove durante la guerra fu internato per oltre tre anni in un campo britannico. Tornò in Italia nel gennaio del 1946.
«Donare l’Archivio Servadio alla Treccani — ha dichiarato Biancamaria Puma — significa restituire al professor Servadio la sua casa intellettuale. Qui la sua opera potrà essere custodita, studiata e tramandata con la dignità che merita». L’Istituto, che ne garantirà conservazione e consultazione, rende così accessibile agli studiosi un fondo che attraversa psicoanalisi, psicologia, parapsicologia, sessuologia, arte, antropologia culturale, poesia e divulgazione scientifica.
A Palazzo Mattei di Paganica le carte di Servadio ritrovano quelle di un compagno di viaggio: nel 2017 Vittoria De Palma aveva donato allo stesso Istituto l’archivio di Ernesto de Martino, quarantasette faldoni del laboratorio di ricerca dell’antropologo. Servadio prese parte alla spedizione demartiniana del 1957 in Lucania, non solo come studioso: si occupò anche dell’organizzazione e procurò il finanziamento attraverso la Parapsychology Foundation di New York. La sua testimonianza di quel viaggio, In viaggio con de Martino nella Lucania rurale tra magia e medicina popolare, è uscita postuma nel 2019 a cura della stessa Puma, ed è stata presentata nella Sala Igea dell’Istituto, che nel 2004 aveva già ospitato la giornata di studi per il centenario della nascita.
Nato a Sestri Ponente, oggi quartiere di Genova, Servadio si era laureato in giurisprudenza con una tesi sull’ipnosi in medicina legale e non aveva mai frequentato ambienti accademici. Fu tra i fondatori della Società psicoanalitica italiana, che presiedette negli anni Sessanta, e portò la questione della telepatia dentro il dibattito psicoanalitico internazionale. Nei trent’anni dopo la sua morte Biancamaria Puma ne ha curato la memoria con pubblicazioni, convegni e il sito emilioservadio.it, che raccoglie oltre tremila articoli.
