Centrale 118 di Savona, il Consiglio regionale respinge la sospensione dell’accorpamento

Arboscello (Pd) e Casella (Avs): “Non abbiamo chiesto di bloccare a priori la riforma, ma di fermarsi il tempo necessario per approfondire le criticità”

stetoscopio e smartphone

Centrale 118 di Savona. Il Consiglio regionale della Liguria ha respinto ieri pomeriggio, con 16 voti contrari del centrodestra e 9 favorevoli, l’ordine del giorno 442, primo firmatario Roberto Arboscello (Pd), che impegnava la Giunta a sospendere il processo di centralizzazione del servizio 118 in un’unica Centrale operativa regionale, per rispondere alle criticità emerse e per coordinarsi con il percorso nazionale di riforma del sistema di emergenza sanitaria territoriale.

Illustrando il documento, Arboscello ha detto di non essere contrario alle razionalizzazioni in quanto tali, ma alle riforme realizzate prima di mettere in campo le strutture tecnologiche e la formazione del personale, come denunciato da alcuni tecnici. Parere contrario è arrivato dall’assessore alla Sanità Massimo Nicolò. Nel dibattito sono intervenuti anche Jan Casella (Avs), Rocco Invernizzi (FdI), Enrico Ioculano (Pd) e Davide Natale (Pd).

È il secondo pronunciamento dell’Aula sullo stesso tema in meno di quattro mesi: il 30 giugno era stato bocciato, con 15 voti contrari e 11 favorevoli, un precedente ordine del giorno dello stesso consigliere che chiedeva di mantenere la completa operatività della centrale savonese.

In una nota diffusa oggi, dopo la discussione in Aula, Arboscello e Casella sono tornati sulla richiesta respinta. “Non si può liquidare con un voto contrario una richiesta che nasce da preoccupazioni concrete, sollevate da chi lavora ogni giorno nel sistema dell’emergenza-urgenza. Con il nostro ordine del giorno abbiamo chiesto di mantenere pienamente operativa la centrale del 118 di Savona e di aprire un confronto serio sulle conseguenze dell’accorpamento delle centrali liguri. Non abbiamo chiesto di bloccare a priori la riforma, ma di fermarsi il tempo necessario per approfondire le criticità e individuare la soluzione migliore per il nostro territorio”, dichiarano i due consiglieri.

“Le preoccupazioni non sono né allarmismo né una battaglia di campanile – aggiungono –. Riguardano il funzionamento concreto del sistema di emergenza, il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti e la capacità di garantire interventi tempestivi, soprattutto nelle situazioni più complesse. La centrale savonese rappresenta un presidio operativo con una lunga esperienza, costruita anche grazie alla conoscenza approfondita di un territorio caratterizzato da vallate e collegamenti che richiedono competenze specifiche. Sono aspetti che meritano risposte tecniche”.

“Abbiamo posto una domanda precisa – proseguono –: se si verificasse una grave emergenza mentre la riforma è a regime, con la centrale di Savona chiusa e tutte le funzioni concentrate a Genova, saremmo certi di poter garantire lo stesso livello di efficacia e coordinamento? È una domanda legittima, alla quale bisogna rispondere con dati, analisi e un confronto con chi opera sul campo. Per questo abbiamo chiesto di coinvolgere i tecnici, i vertici delle centrali operative e l’assessorato competente, verificando le criticità emerse nelle precedenti fasi di accorpamento e valutando tutte le soluzioni possibili. La Regione ha il dovere di ascoltare queste osservazioni e di dimostrare, prima di procedere, che la riorganizzazione sia davvero la scelta migliore per garantire la sicurezza dei cittadini”.

Sulle fasi già compiute del riordino, che ha portato nella centrale unica del San Martino prima il Tigullio e poi l’Imperiese, i consiglieri del Pd avevano segnalato in primavera problemi sulla geolocalizzazione dei mezzi, sulle dotazioni radio e sugli organici medici.

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