Trasparenza, a Genova trecento responsabili anticorruzione: al centro la nuova direttiva europea

La Giornata della Trasparenza della Regione Liguria, promossa con l'Assemblea legislativa, si è concentrata sui rischi emergenti: digitalizzazione, frodi transnazionali e interferenze nei processi decisionali pubblici. Fra i relatori Anac, Transparency International Italia e la Scuola nazionale dell'amministrazione

Giornata della Trasparenza

Genova. Si è svolta stamattina, nella sala di rappresentanza Liguri nel Mondo di via Fieschi 15, la Giornata della Trasparenza della Regione Liguria 2026, promossa dall’Assemblea legislativa insieme alla Regione: a seguirla, in collegamento, circa trecento responsabili della prevenzione della corruzione provenienti da tutta Italia. Il tema dell’edizione è l’evoluzione della prevenzione della corruzione fra rischi emergenti e nuova direttiva europea, con al centro del dibattito fenomeni corruttivi sempre più legati alla digitalizzazione, alle frodi transnazionali e alle influenze sui processi decisionali pubblici.

Il riferimento normativo è la direttiva (Ue) 2026/1021, approvata da Parlamento europeo e Consiglio il 29 aprile e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione l’11 maggio scorso: sostituisce la decisione quadro del 2003 sulla corruzione nel settore privato e la convenzione sulla corruzione che coinvolge funzionari europei e nazionali, e modifica la direttiva del 2017 sulla tutela penale degli interessi finanziari dell’Unione. Accanto a essa resta il quadro della legge 190 del 2012, mentre la giornata ha messo a fuoco le nuove metodologie di valutazione del rischio e l’etica pubblica.

Gli interventi

«La Regione Liguria si impegna a promuovere la Giornata della Trasparenza per diffondere la cultura della legalità e dell’integrità, per favorire sempre di più la partecipazione civica e prevenire la corruzione con misure rafforzate di conoscibilità dei processi decisionali, degli atti e dell’allocazione delle risorse», afferma l’assessore regionale al Bilancio e al Personale Claudia Morich, secondo cui l’uso combinato di nuovi strumenti tecnologici e di misure uniformi, in attuazione della direttiva, consente di «individuare eventuali rischi o possibili interferenze». «La fiducia dei cittadini nelle istituzioni si costruisce e si rafforza così», aggiunge: «lavorando con continuità e concretezza sull’efficienza, sull’imparzialità e sulla trasparenza della macchina amministrativa».

Il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari insiste sul versante tecnologico: la collaborazione fra istituzioni serve anche «per porre l’attenzione sullo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, strumenti che possono contribuire a migliorare l’efficienza dei servizi, semplificare le procedure e rendere più accessibili le informazioni», ma la loro diffusione «richiede un’attenzione costante alla tutela dei diritti, alla sicurezza dei dati e alla responsabilità delle decisioni amministrative».

Il passaggio più politico arriva dal difensore civico della Liguria Francesco Cozzi, per il quale l’adeguamento alla direttiva «rappresenta un passaggio cruciale e un’importante sfida per il nostro ordinamento»: armonizzare le norme penali dei diversi paesi «significa rendere più incisiva la tutela della legalità e proteggere i principi democratici da infiltrazioni e condizionamenti di interessi privati». Per il legislatore italiano, sostiene, il recepimento delle indicazioni comunitarie — in particolare sui reati di traffico di influenze illecite ed esercizio illecito di funzioni pubbliche — è «l’occasione fondamentale per superare i vuoti di tutela evidenziati anche dalla Corte Costituzionale a seguito dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio».

Al convegno sono intervenuti Luca Nervi, responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di Regione Liguria, Alda Santarella, responsabile della trasparenza del Consiglio regionale, Barbara Coccagna dell’Autorità nazionale anticorruzione, Aistė Galinytė, responsabile della ricerca di Transparency International Italia, Alberto Vannucci, ordinario di Scienza politica all’Università di Pisa, Federico Anghelé, direttore dell’ufficio italiano di The Good Lobby, e Valentina Donini della Scuola nazionale dell’amministrazione.

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