Savona. La Lega Giovani di Savona scende in piazza a sostegno del decreto scuola varato dal Governo: il presidio informativo è in programma oggi, sabato 17 ottobre, dalle 15.30 al gazebo della Lega in corso Italia. «La scuola deve essere un luogo di libertà, formazione e vera integrazione. Condividere diritti e doveri è il presupposto fondamentale di ogni convivenza civile», afferma il coordinatore provinciale del movimento giovanile Edoardo Ghezzi, annunciando l’iniziativa.
Il provvedimento è il decreto-legge 170 del 30 settembre, in vigore dal 1° ottobre e da convertire in legge entro il 29 novembre. L’articolo 12 vieta di partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari «con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto», salvo «specifiche e certificate ragioni sanitarie» o ragioni legate alle attività didattiche; la violazione è punita con una sanzione da 200 a 1.000 euro, che se l’autore è minorenne ricade su chi esercita la responsabilità genitoriale. L’accertamento spetta al dirigente scolastico, la sanzione al prefetto, e i regolamenti d’istituto dovranno adeguarsi.
Lo stesso articolo impone alle scuole di segnalare ai servizi sociali i casi in cui le barriere linguistiche dei genitori stranieri ostacolano il percorso scolastico dei figli: i servizi definiscono allora un progetto di sostegno alla genitorialità che prevede per i genitori un corso gratuito di italiano fino al livello A2 presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, con esoneri per chi ha limitazioni di apprendimento certificate. Anche qui, se il percorso non viene svolto nonostante una formale diffida, il prefetto può applicare una sanzione da 200 a 1.000 euro.
L’articolo 13 fissa invece, dall’anno scolastico 2027/2028, il tetto del 30% nelle classi iniziali: nella scuola primaria riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; nelle secondarie di primo e secondo grado gli studenti stranieri che non hanno frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema nazionale di istruzione. Quando le iscrizioni non consentono di rispettare il limite, gli uffici scolastici territoriali distribuiscono gli alunni fra le scuole vicine, tenendo conto della prossimità al domicilio; per le iscrizioni in corso d’anno la regola vale già da quest’anno scolastico. Alle scuole che non riescono comunque a rientrare nei limiti è destinato un fondo di 3,4 milioni di euro per il 2027 e di 14,1 milioni dal 2028, per attività extracurricolari di potenziamento dell’italiano.
Le ragioni della Lega Giovani
«Il divieto di coprire integralmente il volto durante le attività scolastiche, con le eccezioni previste, risponde a esigenze di riconoscibilità e comunicazione», spiega Ghezzi. «La relazione tra insegnanti e studenti richiede partecipazione e confronto. Riteniamo inoltre fondamentale tutelare l’autonomia delle ragazze: nessuna imposizione familiare, sociale o religiosa deve limitare la libertà, l’istruzione o le opportunità».
Sul tetto del 30% il movimento giovanile parla di «uno strumento da accompagnare con interventi educativi concreti»: «Conoscere l’italiano permette di seguire le lezioni, stringere relazioni e partecipare pienamente alla società. Per questo servono corsi di lingua, sostegno agli insegnanti e coinvolgimento delle famiglie. Vogliamo evitare che le difficoltà linguistiche si trasformino in isolamento e disuguaglianza nelle possibilità di apprendimento».
Su altri due temi la Lega Giovani va oltre il contenuto del decreto, che non contiene disposizioni né sul contrasto all’estremismo né sui simboli religiosi nelle aule. Il primo è appunto il fanatismo: «Nessuna ideologia può pretendere di anteporre le proprie imposizioni alla legge, alla libertà individuale e alla parità tra uomini e donne», sostiene Ghezzi. «La libertà religiosa va rispettata; intimidazioni, coercizione e radicalizzazione vanno contrastate. Difendere questi principi significa tutelare anche chi, all’interno delle comunità religiose, vuole vivere liberamente e rifiuta il fanatismo».
Il secondo è quello dei crocifissi: «L’Italia ha profonde radici cristiane, che fanno parte della sua storia, della sua cultura e delle sue tradizioni. Per questo riteniamo che i crocifissi debbano essere mantenuti nelle aule e ripristinati dove sono stati rimossi. Il rispetto delle altre fedi può convivere con la valorizzazione della nostra identità. Accogliere chi arriva nel nostro Paese non deve comportare la rinuncia alla nostra cultura».
«A Savona e in tutta la provincia chiediamo istituzioni presenti e una scuola sostenuta con strumenti adeguati», conclude il coordinatore provinciale, già intervenuto a luglio sulla sicurezza in Darsena. «Accoglienza e responsabilità devono procedere insieme: lingua italiana, rispetto delle leggi e pari dignità sono le basi su cui costruire un futuro comune».
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