Genova. In Liguria il 10,5% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa: è il dato del 2025 diffuso dall’Istat il 15 ottobre, che fa della Liguria la regione del Nord con l’incidenza più alta, in linea con la media nazionale, pari al 10,8%. Un anno prima l’incidenza regionale era del 7,3%. Il giorno dopo la diffusione dei dati la Uil Liguria ha chiesto alla Regione l’apertura di «un tavolo regionale dedicato a povertà, redditi e potere d’acquisto».
Nel resto del Nord l’incidenza è sensibilmente più bassa: il Piemonte è all’8,7%, la Lombardia al 7%, l’Emilia-Romagna al 6,3%, il Veneto al 5,4%. Questa misura guarda alla spesa delle famiglie rispetto alle soglie di povertà ed è diversa dall’indicatore europeo sul rischio di povertà o esclusione sociale; la stima regionale ha inoltre un margine di errore ampio, con un intervallo di confidenza compreso fra il 7,1% e il 14%, tanto che l’Istituto non inserisce la Liguria fra le variazioni statisticamente significative del 2025, che tra le regioni riguardano le sole Marche.
L’analisi della Uil parte invece dall’altro indicatore, quello europeo che somma rischio di povertà reddituale, grave deprivazione materiale e sociale e bassa intensità lavorativa: in Liguria riguarda quasi un cittadino su cinque, il 19,7% della popolazione, 5,9 punti in più in un anno, dal 13,8% del 2024. L’andamento è opposto a quello nazionale, dove nello stesso periodo la quota è scesa dal 23,1% al 22,6%, e resta sopra la media del Nord-ovest, pari al 14,3% (era 13,9%). A pesare è soprattutto il rischio di povertà reddituale, che in regione passa dal 10,8% al 17,1%; crescono anche la grave deprivazione materiale e sociale, dal 2,1% al 3,9%, e la quota di popolazione in famiglie a bassa intensità lavorativa, dal 4,9% al 7,1%.
I dati provengono dal report «Condizioni di vita e reddito delle famiglie» diffuso dall’Istat il 2 aprile scorso e si basano sull’indagine campionaria europea condotta in Italia su 24.458 famiglie: per i singoli territori i margini di errore delle stime sono più ampi che per il dato nazionale.
Il divario fra le quattro province
Il secondo tassello dell’analisi riguarda le retribuzioni. Secondo il rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile dei territori (BesT), la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti assicurati Inps nel 2023 varia in Liguria di quasi ottomila euro fra la provincia più ricca e quella più povera, e il valore regionale resta sotto la media italiana.
| Territorio | Retribuzione media annua (2023) |
| Genova | 25.580 € |
| La Spezia | 21.892 € |
| Savona | 20.108 € |
| Imperia | 17.682 € |
| Liguria | 23.311 € |
| Italia | 23.630 € |
Un divario, osserva la Uil, che «pone interrogativi sulla qualità e sulla continuità dell’occupazione e sulla distribuzione delle opportunità economiche». Sul fronte opposto, quello delle uscite, il sindacato stima in 2.915 euro la spesa media mensile per consumi delle famiglie liguri nel 2025, contro i 2.782 euro della media nazionale rilevata dall’Istat; a settembre l’inflazione italiana è risalita al 4,2% su base annua, spinta soprattutto dai prezzi dell’energia, mentre il carrello della spesa è cresciuto dell’1,7%.
Bizzarro: «Verificare quanto del benessere arriva nelle tasche delle famiglie»
«Il dato che deve far riflettere è che quasi un ligure su cinque si trova esposto al rischio di povertà o esclusione sociale e che, mentre a livello nazionale si registra un lieve miglioramento, nella nostra regione la situazione peggiora», dichiara Giovanni Bizzarro, segretario confederale della Uil Liguria. «Non possiamo limitarci a valutare l’andamento dell’occupazione o i principali indicatori economici senza verificare quanto del benessere prodotto arrivi concretamente nelle tasche dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie».
Il sindacalista indica tre fronti: redditi e continuità occupazionale, costo della casa, delle bollette, dei trasporti e delle prestazioni sociosanitarie, e infine la fiscalità locale, che secondo Bizzarro «deve essere valutata per il suo impatto sui redditi medio-bassi e per il ritorno effettivo che i cittadini ricevono in termini di servizi».
Di qui la richiesta della Uil di un confronto strutturato con Regione e amministrazioni locali su politiche abitative, sostegno alle famiglie in difficoltà e accessibilità dei servizi pubblici. «Chiediamo un tavolo regionale dedicato a povertà, redditi e potere d’acquisto, capace di affrontare le differenze territoriali e di tradurre i dati in azioni verificabili», conclude Bizzarro. «Contrastare la povertà significa intervenire sui salari, sulla qualità dell’occupazione, sulla fiscalità, sulla casa e sull’accesso alla sanità e al welfare. La crescita economica deve tradursi in migliori condizioni di vita per le persone».
(Ultime correzioni e modifiche articolo: 17-10-2026)
