Cava Giambrigne a Bormida, Scajola: «La Regione non ha autorizzato nulla, si è opposta alla richiesta del privato»

L'assessore alle Attività estrattive risponde in Consiglio regionale all'interrogazione di Jan Casella: il sito è «congelato» dalla disciplina delle cave inattive, ma il privato ha vinto un ricorso al Tar che impone alla Regione di rifare la valutazione d'impatto ambientale

L'assessore di Regione Liguria Marco Scajola
Nella foto: Marco Scajola

Bormida. «La Regione non ha autorizzato nulla» e «si è opposta alla richiesta del privato, anche perché il Comune non vuole che la cava venga riattivata». Lo ha detto in Consiglio regionale l’assessore alle Attività estrattive Marco Scajola, rispondendo a un’interrogazione di Jan Casella (Avs) sulla cava Giambrigne di Bormida.

Scajola ha definito corretta la ricostruzione del consigliere, a eccezione proprio del punto sull’autorizzazione, e ha sottolineato che l’interlocutore ufficiale per questo tipo di attività è sempre il sindaco. Secondo l’assessore il Piano regionale prevede che le cave come quella di Giambrigne siano regolate dalla disciplina delle cave inattive: non sono chiuse, ma «congelate».

In attesa della valutazione di impatto ambientale, però, il privato ha vinto un ricorso al Tar che ha imposto alla Regione di procedere nuovamente alla valutazione. Al momento, ha dichiarato Scajola, la cava è ferma perché il privato non ha fornito alcuni documenti richiesti dalla Regione, ma in ogni caso «non ci sono le condizioni per la riattivazione, che è la conditio sine qua non per esercitare un’attività estrattiva».

L’interrogazione di Casella: «Un reinserimento senza delibera del Consiglio»

Casella, che aveva annunciato l’interrogazione lunedì, ha chiesto alla giunta quale sia stato l’iter procedurale seguito per il reinserimento nel Piano regionale delle attività di cava della cava Giambrigne, sito inattivo nel Comune di Bormida precedentemente stralciato, osservando che non risulta l’adozione di una deliberazione del Consiglio regionale approvativa di una variante al Ptrac che abbia formalmente reinserito il sito.

Il consigliere di Alleanza Verdi Sinistra ha rimarcato che il reinserimento di un sito stralciato per inattività è una variazione sostanziale della pianificazione, che richiede solidi presupposti tecnici ed economici e, soprattutto, il superamento delle motivazioni ambientali e programmatorie che ne avevano decretato l’esclusione.

Casella ha poi elencato una serie di ragioni a favore della dismissione: il vincolo idrogeologico e quello paesistico ambientale, la vicinanza ai siti di importanza comunitaria del Ronco di Maglio, del Lago di Osiglia, del Monte Carmo e del Monte Settepani, la presenza di due sorgenti captate per l’acquedotto oltre che di abitazioni e attività ricettive, e una strada provinciale inadeguata al transito dei veicoli pesanti.

Il consigliere ha infine ricordato che il consiglio comunale di Bormida ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per stralciare la cava Giambrigne dal piano e che contro la riapertura è stata promossa una petizione.

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