Ericsson ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo che riguardava 131 dipendenti della sede genovese degli Erzelli, sostituendola con un percorso di uscite volontarie incentivate. L’annuncio è arrivato ieri, 5 ottobre, al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dopo l’interlocuzione diretta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni con l’amministratore delegato di Ericsson Italia, Andrea Missori. Alla decisione è seguita una fitta sequenza di prese di posizione, dai sindacati al Comune fino alle forze politiche di ogni schieramento: concordi sul risultato, divise su chi lo abbia ottenuto.
Che cosa è stato deciso al Mimit
Il ritiro è stato comunicato dall’azienda al tavolo che il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva convocato al Mimit per lunedì 5 ottobre. «Siamo lieti che l’azienda abbia accolto la richiesta del Presidente del Consiglio, annunciando al tavolo convocato al Mimit il ritiro dei licenziamenti e l’attivazione di procedure consensuali, con esodi incentivati e volontari», ha dichiarato Urso nella nota diffusa dal ministero.
La procedura, aperta nelle settimane precedenti, riguardava 131 dei 329 dipendenti della sede genovese ed era legata alla chiusura del reparto di ricerca e sviluppo dedicato alla tecnologia ottica. Il percorso che ha portato al tavolo romano era cominciato a metà settembre: il 15 settembre il Consiglio regionale della Liguria aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi, che impegnava la Giunta ad attivarsi con urgenza «anche attraverso l’attivazione di un tavolo presso il Ministero» e a convocare un tavolo territoriale di crisi con Confindustria e Comune di Genova, per favorire la ricollocazione dei lavoratori ad alta competenza tecnologica presso altre aziende liguri.
Il 24 settembre, su richiesta unanime dei capigruppo e dopo l’audizione di lavoratori e organizzazioni sindacali, il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari aveva convocato per il 2 ottobre un incontro con i parlamentari eletti in Liguria: a quella data il tavolo del Mimit del 5 ottobre era già fissato, insieme all’iter per l’audizione di Ericsson e dei sindacati davanti alla commissione Attività produttive della Camera. Il 1° ottobre i lavoratori hanno incrociato le braccia per quattro ore con un presidio davanti al Salone Nautico, in concomitanza con l’inaugurazione. Dall’incontro del 2 ottobre è uscito il documento unitario della politica ligure portato poi al ministero, che tra i punti condivisi indicava il ritiro della procedura e un coinvolgimento nazionale sulle relazioni industriali dell’azienda.
Sull’entità dell’incentivo la nota del Mimit non dice nulla. Il dato circola invece nei comunicati politici: la deputata Ilaria Cavo, presente al tavolo, parla di un incentivo «finora non previsto di 48 mensilità», mentre il Movimento 5 Stelle indica una proposta «fino a 48 mensilità per chi accetta di uscire entro il 2026». Secondo Cavo l’azienda ha inoltre dichiarato di voler rimanere a Genova con le altre unità presenti sul sito.
I sindacati: «Frutto della mobilitazione», ma è la ventottesima procedura
L’incontro romano era stato chiesto dal sindacato, e dal sindacato arriva la prima lettura del risultato. «Siamo soddisfatti per questo risultato frutto della lotta dei lavoratori e per l’interessamento di politica e istituzioni e naturalmente per l’intervento del presidente del Consiglio», dichiarano Sonia Montaldo, segretaria generale della Slc Cgil di Genova, e Alessandro Pagano, segretario generale della Camera del lavoro di Genova. I due aggiungono però un dato di contesto tutt’altro che rassicurante: «Continueremo a tenere alta l’attenzione perché comunque questa è la ventottesima procedura che i dipendenti Ericsson hanno dovuto subire in pochi anni». Per la Slc Cgil la tutela dell’occupazione va di pari passo con la necessità di «rilanciare il sito produttivo nell’ottica della cittadella tecnologica degli Erzelli».
La sindaca Salis ringrazia Meloni
Dal Comune la lettura è istituzionale e scavalca gli schieramenti. La sindaca Silvia Salis, che ha seguito l’incontro romano in videocollegamento mentre l’assessore al lavoro Emilio Robotti era presente in sala, parla di «grande soddisfazione, innanzitutto per i lavoratori e le loro famiglie, che hanno vissuto settimane di preoccupazione per il proprio futuro». E prosegue: «Apprezzo che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia ascoltato la protesta dei lavoratori in occasione dell’inaugurazione del Salone Nautico di Genova e la ringrazio per il suo intervento. Questo risultato è stato possibile grazie alla lotta dei lavoratori, che hanno tenuto alta l’attenzione sulla vertenza».
In una nota congiunta con Robotti, la sindaca ricorda di aver chiesto «ai ministri competenti l’apertura di un tavolo nazionale» e indica il passaggio successivo: «Da qui occorre partire per discutere di piano industriale e investimenti, valorizzando il patrimonio di competenze presente agli Erzelli». Il Comune, annunciano, resterà «in costante contatto con Confindustria, per capire la reale capacità del territorio di assorbire i lavoratori che aderiranno alla procedura di esodo volontario».
La Regione e le rassicurazioni sul sito
Anche dalla Regione il ringraziamento va a Palazzo Chigi. «Ringraziamo il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che è intervenuta personalmente: la sua posizione è risultata determinante per la positiva soluzione della vertenza», scrivono il presidente Marco Bucci con gli assessori Alessio Piana, allo Sviluppo economico, e Paolo Ripamonti, alle Vertenze aziendali. Al tavolo romano Piana era presente in sala, Ripamonti collegato da remoto.
Il comunicato della Giunta riferisce anche le rassicurazioni ricevute dall’azienda, ed è il passaggio che pesa più di ogni rivendicazione: «La dismissione di una linea di prodotto non rappresenta in alcun modo la dismissione della sede di Erzelli». La Regione parla inoltre di un tavolo di monitoraggio annunciato, che dovrebbe servire a «individuare le soluzioni migliori non solo per superare l’attuale fase di difficoltà dell’azienda, ma anche per costruire insieme percorsi di crescita e sviluppo sul territorio».
Il centrodestra rivendica la telefonata di Palazzo Chigi
A rivendicare la paternità politica del risultato è il gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale. «Determinante è stato l’intervento diretto della presidente Giorgia Meloni, che ha avuto un’interlocuzione personale con l’amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori, contribuendo in maniera decisiva alla svolta», scrive il gruppo, che ricorda come la priorità del ritiro fosse già stata indicata nella riunione interistituzionale del 2 ottobre, alla quale erano collegati il senatore Gianni Berrino e il deputato e coordinatore regionale Matteo Rosso. La consigliera Lilli Lauro aggiunge un ringraziamento alla premier «per essersi occupata personalmente di questa vertenza», e il gruppo ne rivolge un altro al presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari «per aver coordinato il tavolo interistituzionale».
Sulla stessa linea il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi: «È la dimostrazione che quando il Governo interviene con determinazione, le soluzioni si possono trovare». Per Rixi il ritiro è «un punto di partenza» e l’obiettivo ora è far sì che «Erzelli torni a essere un sito capace di attrarre investimenti, innovazione e occupazione qualificata».
Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati e vicepresidente della Commissione attività produttive della Camera, presente al tavolo, insiste sul cambio di impostazione: «Chi lascerà l’azienda lo farà non per obbligo ma per scelta, su base volontaria e incentivato». Rivendica anche la scelta di portare la vertenza a livello nazionale e legge l’intervento di Meloni – che aveva incontrato i lavoratori al Salone Nautico – come «il segno di una premier e di un governo che ascoltano i lavoratori». Chiede infine «un tavolo di monitoraggio ma sgombro da quei licenziamenti che erano irricevibili».
Le opposizioni: «Merito dei lavoratori», e un richiamo a Palazzo Chigi
I quattro parlamentari liguri del Partito Democratico – Alberto Pandolfo, Valentina Ghio, Luca Pastorino e Lorenzo Basso – ribaltano l’ordine dei meriti: il ritiro è «il risultato dell’impegno innanzitutto delle lavoratrici, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali», oltre che del lavoro delle istituzioni «a tutti i livelli». E rispondono per le rime a chi parla di strumentalizzazione: chi lo fa «non è chiaramente a conoscenza della realtà, e della mobilitazione nata attorno a questa vertenza». Il punto che li preoccupa è il dopo: «sarà fondamentale capire quale impatto avranno queste scelte sull’organico e sulle competenze presenti a Genova», perché «la vertenza non si chiude con il ritiro dei licenziamenti».
Più ruvido il tono del comunicato congiunto di PD Liguria, PD Genova e gruppi consiliari in Regione e in Comune, firmato da Davide Natale, Armando Sanna, Francesco Tognoni e Martina Caputo: «Da parte nostra nessuna speculazione politica e invitiamo Palazzo Chigi ad avere un linguaggio più istituzionale». Ricordano di aver chiesto l’intervento del governo «anche alla luce delle dichiarazioni dell’Ad che diceva che ‘investire in Italia non conviene’», e definiscono l’accordo «solo l’inizio di un percorso che deve concludersi dando stabilità al polo genovese».
L’europarlamentare Brando Benifei mette l’accento sul precedente: «Bene che il Governo, per una volta, ci ascolti e ascolti i lavoratori e il territorio», e prende atto che «gli strumenti europei di cui eravamo pronti a verificare possibilità d’utilizzo non sono più necessari». Chiede ora «un piano di rilancio aziendale per il polo genovese», «pretendendo rispetto per gli investimenti fatti dal pubblico».
Per Alleanza Verdi e Sinistra, la capogruppo regionale Selena Candia e il consigliere Jan Casella – vicepresidente della commissione Lavoro – parlano di «dietrofront» e di un «disastro sociale» evitato, attribuendo il risultato allo «sforzo congiunto delle forze politiche, riunite nel tavolo istituzionale genovese» e ringraziando in particolare l’assessore comunale al lavoro Emilio Robotti. Collegano poi la vertenza a un problema più ampio: la Liguria è una regione «dove le opportunità occupazionali scarseggiano, spingendo molti liguri a emigrare», e lo sviluppo del polo tecnologico serve anche a «invertire la tendenza demografica negativa degli ultimi anni».
Il M5S: «Una battaglia, non la guerra»
La posizione più cauta è quella del Movimento 5 Stelle. I capigruppo Luca Pirondini (Senato), Stefano Giordano (Regione Liguria) e Marco Mesmaeker (Comune di Genova) accolgono il ritiro «con soddisfazione ma contestualmente con estrema prudenza, se non con riserva», e sollevano l’unico rilievo di merito sulla soluzione trovata: le uscite incentivate non valgono allo stesso modo per tutti. «Si tratta di una soluzione che può rappresentare un’opportunità per un lavoratore di 63 o 64 anni ormai vicino alla pensione, ma che assume un significato completamente diverso per chi ne ha 50 o 55 e ha ancora molti anni di lavoro davanti».
Da qui il timore che «l’emergenza occupazionale fosse stata semplicemente rinviata» e che, «uscita dopo uscita», si arrivi «comunque a un progressivo ridimensionamento delle professionalità e delle competenze presenti agli Erzelli». La richiesta è di «garanzie precise su investimenti, livelli occupazionali, ricerca e sviluppo» e di un piano industriale per il sito. La chiusura è una stoccata a chi ha rivendicato la vittoria: «Continueremo a seguire la vertenza Ericsson con la serietà di chi guarda al futuro vero dei lavoratori e non alla facile comunicazione pre-elettorale di chi annuncia di aver vinto una guerra. In realtà, abbiamo vinto solo una prima faticosissima battaglia».
