Albenga Jazz festival 2026 serata finale

di Alfredo Sgarlato – Chiusura col botto per la quattordicesima edizione dell’Albenga Jazz Festival, dedicata a Massimo Bianchi, socio fondatore prematuramente scomparso e amato da tutti. Alla mattina presentazione di due libri con CD dedicati a Kurt Weill, scritti e cantati dalla brava Renata Ghiso, molto interessante; Weill è uno di quegli artisti di cui tutti conoscono una o due canzoni, grazie alle mille interpretazioni, ma si conoscono poco la vita e gli ideali.

Nel tardo pomeriggio esibizione itinerante dei Nola French Quarter, con incursioni nei negozi e gran finale in Piazza del Popolo, affollata anche se assolata. I cinque musicisti di Tolone, marching band nello stile dei primordi, sono solisti molto validi: la cantante Mathilde Hugo Martin ha una bella voce, i fiatisti Julien Montefusco, tromba, Olivier Deboure trombone e Guillaime Coinon, basso tuba, inanellano ottimi a solo e Olivier Toussaint, banjo, swinga che è un piacere. Classici immortali come “Caravan”, “All of of me”, “L.O.V.E.”, sono riadattati allo stile hot jazz, e si ascoltando con piacere sopraffino.

Gran finale con The Essence, tre musicisti genovesi, Rodolfo Cervetto alla batteria, Tommaso Perazzo al piano e Riccardo Barbera al contrabbasso e uno di Torino, Flavio Boltro alla tromba, che non hanno niente da invidiare alle più blasonate formazioni di oltreoceano. Cervetto è un batterista tra i più fantasiosi in circolazione, un solista molto più che un semplice accompagnatore, inventa continuamente figure ritmiche complesse ma mai puramente virtuosistiche, tappeto perfetto per un gruppo che coniuga classicità e modernità. Perazzo è giovanissimo ma già lanciato nell’empireo del jazz, ha collaborato tra gli altri con Samara Joy, la rivelazione degli ultimi anni. Pianista eccezionale, dallo stile elegante, raffinato, che spezza i fraseggi con attacchi percussivi, alternandoli con passaggi delicati, mostrando una sensibilità fortissima. Boltro non ha bisogno di presentazioni, è uno dei migliori trombettisti italiani, lirico, intenso, a suo agio sia coi tempi veloci che con le ballads, e sempre molto melodico nei solo, anche nei brani più ritmati, come quando dialoga con Cervetto in un passaggio in duo. Infine Riccardo Barbera, contrabbassista versatile, a suo agio con molti generi musicali (ricordo un bellissimo concerto al fianco di Armando Corsi), perfetto per completare il quartetto.

La band esegue composizioni di Boltro alternate con temi di grandissimi come Michel Petrucciani, Thad Jones, Roy Hargrove, più come bis una bellissima cover di Pino Daniele, ad omaggiare il Miles Davis che sorprendeva i critici suonando canzoni di Michael Jackson. Un jazz molto moderno, complesso nelle strutture armoniche e ritmiche, ma con un grande afflato melodico, che viene per questo apprezzato del pubblico che ha gremito Piazza San Michele, creando un interplay coi musicisti che, sentendo il calore della folla, danno il meglio, regalando un’esibizione tra le migliori a cui ho assistito in quest’estate ricca di appuntamenti. Un sentito ringraziamento all’associazione Le Rapalline in Jazz, con tutti i volontari, i fonici Alessandro Mazzitelli e Simone Mel, che nonostante i problemi economici e burocratici che rendono il lavoro culturale sempre più difficile continuano a offrirci un festival di qualità altissima, a Comune, Fondazione De Mari e sponsor che credono (giustamente) in loro, e a tutto il pubblico presente, ma non alla pioggia che ha rovinato una serata.

*Foto di Renato Pecchini, Roberto Ruaro, Giampaolo Grollero

Annuncio affiliato