L’ultimo cocomeraio tra Savona e Ventimiglia: la storia di Salvatore ad Albenga

A Pontelungo sopravvive una tradizione nata nel 1962: "Siamo rimasti soli contro la grande distribuzione, ma qui c’è ancora l’amore per la qualità"

Ad Albenga, a Pontelungo, gestito da Salvatore, l'ultimo "melonaro"

Attualità | di Mary Caridi. C’era un tempo in cui le sere d’estate in Liguria profumavano di mare e di fette d’anguria fresche, tagliate al momento nei chioschi lungo la strada. Di quella bella tradizione, oggi è rimasto un solo, ultimo baluardo. Si trova ad Albenga, a Pontelungo, ed è gestito da Salvatore, l’ultimo “melonaro” rimasto in attività nel tratto che va da Savona fino a Ventimiglia.

Una storia di resistenza commerciale e passione familiare che va avanti da oltre sessant’anni.

Un’avventura nata nel 1962 , grazie alla mamma di Salvatore, la signora Lucia Lumia, che per prima ha dato il via a questa “grande avventura”. Da allora il chiosco non ha mai smesso di dissetare residenti e turisti.

“È un’attività che ho sempre fatto con amore”, racconta Salvatore, lo sguardo fiero di chi conosce la terra e i suoi frutti. “Mi piace ancora oggi andare personalmente a vedere i campi nel Mantovano, nel Cremonese, a Reggio Emilia, Bologna, Ferrara… Zone che ho girato e continuo a girare spessissimo per scegliere il meglio”.

Il contrasto tra gli anni d’oro e il presente è evidente. Negli anni ’60 i chioschi erano pochi, ma il boom è arrivato tra il 1970 e il 1975, quando nella sola zona di Albenga  si contavano ben 13 ” melonari ” in attività. Oggi, Salvatore è rimasto solo nella sfida contro i giganti del sottocosto.

A cambiare le regole del gioco è stata la grande distribuzione organizzata. Salvatore non si nasconde dietro a un dito e spiega con lucidità la crisi dei piccoli commercianti tradizionali di fronte ai prezzi stracciati dei supermercati:

“La concorrenza delle grandi catene è stata più forte, è cambiato il commercio. Spesso i supermercati vendono le angurie a 25 centesimi al chilo, quando io in campagna, dai produttori, le pago 60 centesimi. Perché succede?”

La risposta, Salvatore, l’ha cercata e trovata parlando direttamente con i coltivatori:

“L’anguria viene usata dai grandi marchi come un ‘prodotto civetta’, un occhio di richiamo. Ti attirano con il cocomero sottocosto e poi, una volta dentro, riempi il carrello con il riso, il pane, il prosciutto. È così che si perde la cultura del prodotto”.

Nonostante le difficoltà e le logiche di mercato schiaccianti, il chiosco di Pontelungo resta un punto di riferimento per chi cerca la qualità, il profumo vero della frutta selezionata e, soprattutto, il valore del rapporto umano.

Salvatore confessa di pensare al futuro, consapevole che il tempo passa: “Spero di continuare ancora per qualche anno, poi so che mi fermerò”. Ma fino a quel giorno, ad Albenga, si potrà ancora gustare il sapore autentico dell’estate di una volta, difesa con orgoglio dall’ultimo melonaro. 

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